[28] L’antica strada della Guardiola che da Canosa mena a Ruvo si è

resa troppo malagevole ed è rimasta oggi perfettamente abbandonata. La

novella bellissima strada aperta fra Canosa ed Andria, Corato, Ruvo,

Terlizzi, Bitonto etc. molto al di sopra dell’antica via Trajana, oltre

di essere più gaja, offre un comodo che nulla fa desiderare. È quindi

quella la strada che da tutti oggi è battuta.

[29] _Guilelmus Appulus Poema Normannum lib. II vers. 27 et sequ._

[30] _Giannone Storia Civile etc. lib. IX cap. II._

[31] _Summonte Storia di Napoli tom. II cap. II pag. 186._

[32] _Troyli Storia Napolitana tom. I part. II cap. IX della Provincia

di Bari._

[33] _Muratori Rerum Italicarum Scriptores Tom. V pag. 251._

[34] _Muratori Rerum Italicarum Scriptores tom. X pag. 297._

[35] _Pontanus De Bello Neapolitano lib. IV._

[36] _Frontinus de Coloniis capi XIII._

[37] _Robertus Stephanus Thesaur. Linguæ Latinæ tom. IV verbo_ Rubi.

[38] _Cellarii Geographia lib. II cap. IX sect. IV §. 483._

[39] _Idem dicto lib. II cap. IX sect. IV §. 533._

[40] _Cicero Oratio pro Archita cap. X._

[41] _Strabo lib. VI pag. 281 in fine._

[42] _Pomponius Mela De situ Orbis lib. II._

[43] _Silius Italicus lib. XII vers. 397._

[44] _Magnan Miscellanea Numism. Tom. III Tav. 39._

[45] _Dionys. Halicarnass. Antiquit. Roman. lib. I._

[46] _Plinii II. Natur. Histor. lib. III cap. V._

[47] _Dionys. Halicarnass. lib. X. Ab U. C. anno 300._

[48] Jamblico nel capo XXIX dice così: _Per hæc utique studia tota

Italia Philosophis repleta fuit, quæque antea obscura erat Pythagoræ

causa Magna Græcia cognominata est, plurimis in ea Philosophis, Poetis,

et Legislatoribus clarescentibus_.

Porfirio ha detto al n. 20 che Pitagora aveva un gran seguito, ed i

suoi discepoli erano tanto allettati, ed incantati dalle sue lezioni,

_ut non amplius in suas domos discedere sustinerent; sed una cum

liberis, et conjugibus ingenti Homacoio ædificato condiderint illam,

quae ab omnibus Magna Græcia vocata est in Italia: leges quoque,

ac statuta ab ipso, tanquam divina præcepta acceperint, præter quæ

quidquam facere illicitum sibi duxerunt_.

[49] _Cicero Tusculan. lib. I cap. 16._

[50] _Idem Tusculan. lib. II. cap. 17._

[51] _Gellius N. A. lib. III cap. 17._

[52] Secondo questa opinione otto sarebbero state le Regioni che

componevano la Magna Grecia, cioè la Locrese, la Cauloniate, la

Scillatica, la Sibaritica, la Eracleese, la Metapontina e la Tarantina,

alle quali aggiungono taluni anche la Petelina dalla città denominata

_Petelia_ che Virgilio la crede una picciola città fondata da

Filottete, la quale si rese dappoi grande ed illustre.

[53] È una gran disgrazia che questi libri, e specialmente quello di

Porcio Catone non sia giunto fino a noi. Ci avrebbe date lo stesso

le notizie opportune di tante città della Italia, la origine delle

quali pe’l soverchio Laconismo degli antichi Geografi è rimasta in una

perfetta oscurità.

[54] Cristofaro Cellario nella sua Geografia antica lib. II cap. IX

sez. IV §. 566 crede favolose le diciassette età, o siano generazioni

prima della Guerra di Troja quì mentovate. Conviene però nel fatto

riportato da Dionigi di Alicarnasso, cioè nella venuta nell’Italia di

Oenotro e Peucezio, e non si potrebbe in ciò non convenire venendo lo

stesso fatto contestato anche dagli altri antichi Scrittori Greci e

Latini, i quali ne sapevano più di noi come anderemo or ora a vederlo.

[55] _Dionys. Halicarnassi lib. I._

[56] _Pausaniæ Arcadica, sive lib. VIII cap. III._

[57] _Idem loco supra citato cap. XLIII._

[58] _Strabo lib. VI pag. 277 ad 282._

[59] _Plinius lib. III cap. XI._

[60] _Eclogæ seu excerpta ex libro XXI Diodori Siculi Cap. IV._

[61] _Strabo dicto lib. VI pag. 283._

[62] _Ptolomæi Geographia lib. I cap. I._

[63] _Diodorus Siculus Bibliotheca Histor. lib. XX. cap. 80 pag. 714._

[64] _Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. X pag. 297._

[65] _Cellarius Geograph. antiqua lib. II cap. IX sect. IV §. 570._

[66] _Pratilli Via Appia lib. IV cap. 6._

[67] Convengo nell’antichità della città di Altamura, poichè anche

ivi si trovano buoni vasi fittili ed altri oggetti di antichità. Ma

non sono persuaso appieno che sia questa l’antica città chiamata _Sub

Lupatia_ nell’Itinerario di Antonino, poichè non corrispondono le

distanze in esso indicate.

[68] _Dominici de Gravina Chronicon De rebus in Apulia gestis.

Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. XII pag. 604._

[69] _Regest. Serenissimi Regis Caroli II ann. 1309 lit. B. fol. 148 a

t._

[70] _Cedularium Reginæ Joannæ II ann. 1415 fol. 128._

[71] _Regest. Caroli I anni 1772 lit. B. fol. 205._

[72] Si noti che il Garagnone è chiamato _Castrum_, vocabolo il quale

corrisponde all’antico castello che ivi vi è, innanzi mentovato.

[73] _Regest. Reg. Roberti anni 1324 lit. B. fol. 94._

[74] _Fasciculus 86 fol. 55._

[75] Li tre Registri Angioini quì riportati corrispondono perfettamente

a ciò che dice Domenico di Gravina che il Casale di Garagnone era

governato dal Nobile Fra Rengaldo _Ordinis Sacræ Domus Hospitalis_.

[76] _Ptolomæus lib. III cap. I._

[77] _Plinius lib. III cap. XI._

[78] _Horat. Sermonum lib. II sat. I vers. 34 et sequ._

[79] Risulta da ciò che il primo tratto del fiume Ofanto, ove sbocca

nel mare tre miglia lungi dalla città di Barletta, era ai tempi di

Strabone navigabile, e che la città di Canosa vi aveva un porto sei

stadj o siano tre quarti di un miglio lungi dalla sua foce.

[80] Le isole Diomedee quì indicate sono oggi chiamate _Isole di

Tremiti_ e da Cornelio Tacito _Trimetum lib. IV Annalium cap. 7_.

Tolomeo alla fine del capo I del libro III della sua Geografia dice che

siano cinque; ma Strabone n’enumera due.

[81] _Strabo lib. VI pag. 284._

[82] Questa favola l’ha elegantemente esposta Ovidio nel libro XIV

delle Metamorfosi favola 10. Dice che un Legato di Turno di nome

_Venulo_ essendosi presentato a Diomede per dimandargli soccorso nella

guerra in cui si trovava impegnato col Trojano Enea, Diomede si scusò

mettendogli in veduta tutte le traversie che aveva sofferte per l’ira

di Venere madre di Enea. Ma uno de’ suoi compagni di nome _Acmene_ di

carattere ardito, ed irritato inoltre da tante sofferenze, proruppe in

invettive contro la Dea e disse, che altro ci può far ella di peggio?

Il di lei odio contro tutti li seguaci di Diomede lo sprezziamo. Sotto

un gran Duce grande anche è la nostra forza. Li suoi detti dal minor

numero furono applauditi e dal maggior numero de’ suoi compagni furono

ripresi. Mentre si accingeva a rispondere gli mancò la voce, gli

crebbero le piume e rimase convertito in un uccello. La stessa sorte

toccò a tutti gli altri che avevano a lui aderito. Virgilio nel libro

XI dell’Eneide al verso 242, e seguenti reca la richiesta del soccorso

fatta da _Venulo_ ambasciatore di Turno a Diomede, e la di costui

prudente risposta. Fa menzione anche della stessa favola; ma cenna che

i di lui compagni erano stati già cangiati in uccelli prima dell’arrivo

di Venulo, poichè Diomede nell’esporre a costui le traversie da lui

sofferte s’incaricò anche della perdita già fatta de’ suoi compagni nel

modo predetto.

_Nunc etiam horribili visu portenta sequuntur,_

_Et socii amissi petierunt æthera pennis,_

_Fluminibusque vagantur aves (heu dira meorum_

_Supplicia!), et scopulos lacrymosis vocibus implent._

[83] _Livii Histor. lib. XXV cap. 12._

[84] _Arnobius lib. IV pag. 119._

[85] _Silius Italicus lib. VIII vers. 242._

[86] _Idem lib. IX vers. 60 et sequent._

[87] _Plinius lib. III cap. XI._

[88] _Ptolomæus lib. III cap. I._

[89] Li soli cittadini di Ruvo che si sono dimostrati amanti di

conservare le antichità patrie sono stati i seguenti. Il fu Arcidiacono

D. Giuseppe Caputi ha conservati tutti i vasi che si trovarono ne’

suoi fondi suburbani in occasione di essersi scavato il terreno per

piantarsi una vigna. Sono questi molti, ma non scelti. Vi sono pero

tra essi de’ vasi pregevoli. Altri, benchè in minor quantità, ne hanno

riuniti D. Salvatore Fenicia, l’attuale Arcidiacono D. Vincenzo Ursi,

e ’l fu mio cugino D. Pietro Cotugno, uomini colti, ed istruiti, ed

amanti dell’onore della nostra Patria. Non posso che lodare sommamente

questo loro sentimento che lo avrei desiderato anche in altri che hanno

preferito l’interesse, benchè non fossero stati bisognosi.

[90] _Anacreon De amatoribus Odarium._

[91] _Apulej asinus aureus lib. II._

[92] _Mazochii Commentarium ad Tabulas Heracleæ Diatriba III cap. 4

Sect. I Nota 10 pag. 121 et 122._

[93] _Virgil. Georg. 1 vers. 262._

[94] _Idem Georg. III vers. 157._

[95] _Tacitus Annalium lib. III._

[96] _Raul-Rochette Peintures antiques inedites etc. pag. 434 a 442

Planche XV._

[97] _Q. Smyrnæi Derelictorum etc. lib. I._

[98] Di cotesta zona ne ha parlato Omero nel libro XIV della Iliade v.

214, e seguenti. Dice che Giunone si rivolse a Venere per conoscere il

modo in cui avesse potuto piacere più a Giove, ed ispirargli un amore

più caldo. Venere rispose che veniva volentieri a prestarsi alla di lei

richiesta.

_Dixit, et a pectoribus solvit acu pictum cingulum_

_Varium: in eo autem ei illecebres omnes factæ sunt:_

_Ibi inest quidem amor, inest desiderium, inest colloquium,_

_Blandiloquentia, quæ decipit mentem valde etiam prudentum._

_Hoc ei imposuit manibus, verbisque dixit, et compellavit_

_Accipe nunc hoc cingulum, tuoque impone sinui_

_Contextum varie, in quo omnia facta sunt: neque te puto_

_Irritam redituram in eo quodcumque manibus tuis cupis._

[99] _Raul-Rochette Monumens inédites d’antiquité figurée Grecque,

Etrusque, et Romaine. Odisséide §. 2 pag. 259 à 262._

[100] Ibidem Planche XLIX L. A.

[101] _Stat Briseis, Diomedes supra ipsam, et apud eos Iphis Helenæ

formam admirantibus simillimi. Sedet ipsa Helena. Et prope eam

Eurybates. Ulyssis esse hunc præconem coniicimus; est tamen adhuc

imberbis. Ancillæ ibidem sunt duæ, e quibus Panthalis Helenæ adsistit.

Electra heræ calceum subligat. Diversa ab his nominibus sunt quæ

Homerus in Iliade usurpat, quo loco Helenam, et cum ea ancillas ad

muros euntes facit. Sedet supra Helenam vir purpureo velatus amiculo,

mæstus ut qui maxime: Helenum esse Priami filium fucile intelligas, vel

prius quam inscriptionem legas. Pausaniæ Phocica, sive lib X. cap. 25._

[102] _Pausaniæ Boeotica sive lib. IV cap. 35._

[103] _Idem Eliacorum posterior sive lib. VI cap. 24._

[104] _Plinii Histor. Nat. lib. XXXV cap. XL n. 26._

[105] _Declaustre Dictionnaire Mythologique mot Graces._

[106] _Millingen Considerations sur la Numismatique d’Italie pag. 151._

[107] _Virgil. Buccol. Ecloga X. vers 26._

[108] _Idem Georg. III vers. 392._

[109] _Pausanias in Arcadicis, sive lib. VIII cap. 30._

[110] _Natalis Comitis Mithologia lib. V Cap. 6._

[111] _Diodorus Siculus Bibliotheca Histor. lib. IV cap. 37 pag. 168,

et 169._

[112] _Dionys Halicarnass. lib. VII circa finem._

[113] Non ometto che i vasi di Ruvo non sono deturpati da quelle

stomachevoli oscenità che sono troppo familiari ne’ vasi di Corneto,

di Vulci, e di Canino. Le pitture oscene le condanna giustamente

Aristotile _Polit. VII 15 (vulg. 17)_, le ripruova con indignazione

Properzio _eleg. II 5 vers. 19 et sequ._ Il gusto di Tiberio per queste

pitture fu vituperato da tutti gli Scrittori. Inveisce acremente contro

le stesse S. Clemente Alessandrino _in Protrept. pag. 52, e 53_. La

continenza, e moderazione de’ vasi di Ruvo in questa parte onora molto

la morale tanto degli antichi abitanti della nostra città che de’

Pittori.

[114] Ne’ Registri Normanni, Angioini ed Aragonesi che recherò in

seguito è questa città chiamata _Terlitium_, e non _Turricium_. Nelle

carte della Geografia antica pubblicate da diversi Scrittori manca

questo nome estraneo alla stessa. Ma ne’ registri Pubblici, e nelle

carte Geografiche recenti è chiamata _Terlizzi_. Non si cangiano i nomi

delle città riconosciuti dalla Pubblica Autorità per potergli adattare

ai voli della propria fantasia, come ha fatto quì il Sig. Martorelli.

[115] Tra le tavole di Eraclea, ed un vasellino vi è quel divario

che passa tra un Elefante, ed una formica. Malgrado ciò il dottissimo

Canonico Mazocchi non sognò mai di ripetere l’antichità di quella città

dalle sole tavole ivi rinvenute, ma anche dalla Storia, dalla Geografia

antica, e dalle monete: anzi questo nostro illustre, e sodo Scrittore

fu molto cauto nello sbilanciare il suo avviso sia sull’antichità, sia

sulla origine Greca delle nostre città, e no ’l fece altrimenti che

sull’appoggio di sicuri monumenti, e specialmente delle antiche monete,

le quali non possono fallire. Non si è inteso ancora che su di un

vasellino trovato per azzardo in un sepolcro, siasi elevata una Torre,

e creata una supposta antica città sconosciuta del tutto agli antichi

Scrittori e Geografi, senza essersi riflettuto che quel sepolcro ha

potuto appartenere ad altra convicina città sicuramente antica, e che

un sepolcro antico si può trovare anche nel territorio di una città

recente. Per ragionarsi a questo modo bisogna aver la testa molto

riscaldata.

[116] Giacchè siam passati alle frivolezze sta bene che quì si osservi

che nell’Italiano si dice _Terlizzi_, e non _Terlizzo_, e che i

Popolari dicono _Terrizz_, e non _Turrizzo_. Il linguaggio popolare del

luogo io lo conosco assai meglio di Martorelli.

[117] Avrebbe dovuto quì far conoscere il Sig. Martorelli i nomi

degli _uomini dottissimi_ che gli fecero pervenire la copia di cotesta

lapide, e ’l luogo ove possa la stessa essere osservata da chi ne sia

curioso. Non si comprende poi come nella parola mutilata _Turri_...

abbia egli letta con tanta chiarezza, e felicità il nome della città

chiamata _Turricium_ creata solo dalla forza della sua immaginazione!

Molto meno ci ha fatto sapere come il suo _Turricium_ possa combinarsi

colla parola FIL. che la precede. Le due parole unite insieme darebbero

il seguente risultamento _Filius Turricii_. Corrisponde lo stesso a

meraviglia al concetto del Signor Martorelli!!! In fine non è cosa meno

lepida il vedersi che da una pretesa lapide che segna l’anno DCCCVI ne

abbia egli inferito che il suo _Turricium_ già esisteva _inter Apuliæ

urbes felicioribus sæculis!_ Belle visioni!

[118] È cosa veramente mirabile che ciò che non vide Plinio che visse

ai tempi di Trajano lo abbia veduto Martorelli tanti secoli dopo! Il

primo nel luogo riportato innanzi al Capo III ci fece conoscere un per

uno i nomi delle antiche città della Peucezia, tra le quali _Ruvo_

e _Bitonto_. E ’l _Turricium_ di Martorelli dov’è? È ben curioso

anche l’essersi quì detto che la nobile città denominata _Turricium_

era edificata _prope viam Trajanam!_ La via Trajana però, di cui si

vedono ancora gli avanzi, menava direttamente da Ruvo a Bitonto allo

stesso modo che si vede riportata anche nell’Itinerario di Antonino, e

nell’Itinerario Gerosolimitano. La città di Terlizzi è a due miglia di

distanza dalla via Trajana al lato sinistro di essa. Come si è potuto

portare tant’oltre il travedimento anche su i fatti che cadono sotto i

sensi?

[119] _Martorellius De Regia Theca Calamaria Prolegomena._

[120] Si noti che nella Tavola Peutingeriana cotesto _Rudas_ non si

vede riportato col solito segno che distingue le città. Si vede bensì

tal nome scritto vicino ad una laguna che sembra un lago, il quale

comunica col mare Adriatico per mezzo di un canale segnato nella Tavola

suddetta nel sito intermedio tra Barletta e Trani. Quindi cotesto

antico corso di acqua che un tempo partiva da un lago ora scomparso

pare che non possa esser altro che quella vasta, e profonda _lama_, o

sia vallone che vi è a mezza via tra Barletta e Trani, sul quale ora

passa la bella strada consolare della marina per mezzo di un ponte ben

lungo e magnifico ch’è convenuto ivi formarsi con una spesa non lieve.

[121] _Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. X pag. 297._

[122] _Regest. Caroli I anni 1274 lit. B. fol. 322 a t._

[123] Non manco quì di avvertire che lo Stemma della nostra città

adoperato ne’ tempi a noi più vicini (giacchè quale fosse stato lo

Stemma antico non si conosce), è una pianta di _Rovo fiorito_ messo

in una testa. È chiaro che i nostri colti Antenati adottarono nel ciò

fare l’errore di Roberto Stefano e di altri. Ora però che si è venuto

a conoscere la sua illustre origine per lo innanzi ignota, bisogna che

cotesto errore sia corretto, ed il vero Stemma della nostra città si

prenda dalle antiche monete che ci fanno conoscere la vera etimologia

del suo nome, come saremo or ora a vederlo.

[124] _Dionys. Halicarnass. lib. I._

[125] _Pausaniæ Arcadica, seu liber VIII cap. 43._

[126] _Virgil. Æneid. lib. XI vers. 246._

[127] _Servius ad Virgil. Æneid. lib. VIII vers. 9._

[128] _Strabo lib. VIII p. 360. Pausaniæ Messenica, sive lib. IV Cap.

31. Stephanus Bizantinus de Urbibus in verbo Thurii._

[129] _Strabo lib. VIII pag. 386._

[130] _Herodot. Histor. lib. 1 Cap. 145._

[131] _Pausaniæ Arcadica, sive lib. VIII Cap. 15 in fine._

[132] _Strabo lib. VIII pag. 387._

[133] _Idem pag. 388._

[134] _Pausaniæ Arcadica, sive lib. VIII cap. 25._

[135] _Pausaniæ Achaica, sive lib VII cap. 6._

[136] _Herodotus lib. I cap. 145._

[137] _Millingen Considerations sur la numismatique de l’ancienne

Italie. Rubi in Peucetia pag. 150._

[138] _Pratilli Via Appia Cap. XIV pag. 528._

[139] _Dionys Halicarnass. lib. I._

[140] _Virgilius Eclog. X. vers. 31._

[141] _Frontinus De coloniis cap. XIII._

[142] _Pratilli Via Appia lib. IV cap. XIV._

[143] _Tacitus Annalium I cap. 54._

[144] _Svetonius in vita Tiberii Claudii Cæsaris cap. VI._

[145] _Idem in vita Serv. Sulpic. Galbæ cap. VIII._

[146] _Brissonius de Verbor. significat. verbo Augustalis._

[147] _Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. IV pag. 47._

[148] _Idem Tom. V pag. 77._

[149] _Lupi Protospatæ Rerum in Regno Neapolitano gestarum ab anno 850

usque ad annum 1102 Breve Chronicon apud Muratorium dicto Tom. V pag.

45._

[150] Non si comprende in primo luogo con quali facoltà abbia potuto

il Vescovo di Ruvo donare al Priore di Montepeloso una parte de’ beni

della sua Chiesa. Molto meno s’intende il perchè volle esigere la

scorta di un uomo a cavallo tutte le volte che si recava non solo a

Bari, ma anche a Canosa. Per Bari essendo stato il Vescovo di Ruvo

sempre suffraganeo dell’Arcivescovo di Bari, si può intendere il

perchè esser poteva obbligato a fare questo viaggio. Ma per Canosa

bisogna dire che vi siano stati allora tra le due città altri rapporti

Ecclesiastici a noi ignoti.

[151] _Alexandri Telesini Cœnobii Abbatis Historia lib. I cap. X et

sequent. et signanter cap. XVIII et XIX apud Muratorium dicto Tom. V

pag. 618 et 619._

[152] _Virgilius Georg. lib. I vers. 266._

[153] _Faber Basilius Thesaurus linguæ latinæ verbo_ Rubeus.

[154] Cotesto Alessandro fratello di Tancredi dev’essere quegli che

l’Abate Telesino nel luogo innanzi trascritto, e nel capo XXXIII e

seguenti del libro II della sua Storia lo chiama _Alexander Comes_.

[155] _Romualdi Salernitani Chronicon apud Muratorium Rer. Ital.

Scriptor. Tom. VII pag. 186._

[156] _Falconis Beneventani Chronicon apud Muratorium dicto Tom. V pag.

109 et 115._

[157] _Abbas Telesinus loco supra citato cap. XLI ad XLVI. Falco

Beneventanus loco supra citato pag. 115._

[158] _Romualdi Salernitani Chronicon loco supra citato pag. 196 lit.

E._

[159] _Hugonis Falcandi Historia Sicilia apud Muratorium dicto Tom. V

pag. 262 et sequent._

[160] _Romualdus Salernitanus loco supra citato pag. 209 lit. B._

[161] _Richardi de S. Germano Chronicon apud Muratorium Rerum Ital.

Script. Tom. VII pag. 977 lit. D._

[162] _Ughellius Italia sacra Tom. VII Episcopus Rubensis._

[163] _Constitutio Regni Magnæ Curiæ lib. I tit. 48, et Constitutio

Post mortem Baronis lib. III tit. 25._

[164] Vi dev’essere quì un errore di nome in cui cadde l’amanuense che

copiò e registrò l’originale Privilegio, giacchè il concessionario che

quì è chiamato _Rodulfus de Colna_ ne’ Registri posteriori che saranno

più giù riportati è chiamato _Arnulfus de Colant_. Anzi è notabile che

in una Lettera Regia scritta al Giustiziere della Terra di Bari nello

stesso anno 1269 per taluni danni recati dagli uomini di Molfetta nel

territorio di Ruvo si legge così. _Ranulfi de Colant Domini Terræ Rubi.

Regest. Caroli I anni 1269 lit. B fol. 187_ a t.

[165] _Regest. Caroli I anni 1269 Lit. J fol. I._

[166] La rimota antichità della Chiesa di Calentano la pruova anche una

lapide che ivi vi è. Si vede ora questa incastrata in uno delle mura

della Sacrestia; ma sono stato assicurato che stava prima nella scala

dell’abitazione del Cappellano. Che non molti anni indietro uno de’

passati Cappellani la fece torre con poco accorgimento da quel sito,

e situare nella detta Sacrestia, la di cui costruzione si mostra molto

più antica dell’epoca segnata nella lapide suddetta nel modo che siegue

MCCCCXXXIII

HOC OPVS DEVOVIT FIERI

FRATER ANDREAS DE CVRNIMO

AD HONOREM

B. M. V. MATRIS DE CALENTANO

MAGISTER PALMIRI

FECIT

[167] _Regest. Caroli I anni 1268 lit. A fol. 155 a t._

[168] _Regest. Caroli I anni 1277 lit. F fol. 24 108, et 233 a t. Anni

1278 lit. B fol. 67 a t. Et anni 1279 lit. B fol. 42._

[169] _Regestum Caroli I anni 1272 lit. A fol. 108 a t._

[170] _Dicto Regest. fol. 21 a t._

[171] _Regest. Caroli I anni 1276 et 1277 lit. A fol. 82._

[172] _Regest. Caroli I anni 1274 lit. B fol. 320 a t._

[173] Vi dev’essere quì nel Registro per necessità o un errore di data

nella Lettera del Re, o un errore nella indicazione del tempo assegnato

alla esecuzione degli ordini da lui dati. Come mai i feudatarj chiamati

al servizio militare avrebbero potuto trovarsi a S. Germano undici

giorni prima del dì 25 Gennajo, data della lettera, colla quale veniva

loro ciò ordinato?

[174] _Regest. Caroli II ann. 1291 lit. A fol. 79 a t. et fol. 113._

[175] _Fasciculus 86 fol. 55._

[176] Dal confronto di cotesti Registri viene a conoscersi l’epoca

di quella informazione senza data de’ feudatarj e suffeudatarj della

Terra di Bari di cui innanzi ho parlato. Costando dai Registri di Carlo

II testè riportati che la città di Ruvo nell’anno 1291 era tuttavia

posseduta dalla famiglia _de Colant_, e da quelli del Re Roberto che

nell’anno 1310 Galeraimo _de Juriaco_ aveva perduta quella città per

contumacia, è conseguenza che la predetta informazione nella quale è

riportato come Feudatario di Ruvo Roberto _de Juriaco_ è dell’epoca del

Re Carlo II. Cotesto Roberto nell’anno 1291 non era ancora Feudatario

di Ruvo, e nell’anno 1310 aveva cessato di vivere, posto che il feudo

di Ruvo era passato a Galeraimo che lo perde per la sua contumacia.

Un registro dunque che parla del detto Roberto è del tempo intermedio,

quando regnava ancora Carlo II.

[177] Non è nella lettera nominalmente indicato il feudatario di Ruvo

a cui era stata diretta. Ma dalla data di essa dell’anno 1307 e dalle

cose dette innanzi risulta che non poteva questi esser altri che

Roberto, o Galeraimo _de Juriaco_.

[178] Il Capitolo del Re Carlo I quì trascritto è registrato con

migliore ortografia al num. 83 de’ suoi Capitoli riportati nel Codice

delle nostre antiche leggi. Pruova lo stesso gli abusi della prepotenza

Baronale a cui fu nella necessità di apporre un freno.

[179] _Regest. Caroli II anni 1306 et 1307 lit. B fol. 227._

[180] Ambrogio Calepino nel suo Vocabolario dice cosa è la giumella di

cui quì si parla. _Giumella sorta di misura, ed è tanto quanto cape nel

concavo di ambe le mani per lo lungo accostate insieme_ quantum cavis

manibus continetur.

[181] Ciò pruova che in ogni tempo si è continuato a mantenere in Ruvo

quelle officine di vasi fittili che ci hanno dati tanti capi-lavori

antichi di belle e capricciose forme.

[182] Vi è quì sicuramente un errore nel Registro perchè queste parole

non s’intendono.

[183] _Regest. Caroli II anni 1307 lit. B fol. 115._

[184] Fin dal tempo del Re Carlo I il Feudatario di Ruvo si querelò

di quello di Terlizzi perchè contro ogni dritto stendeva le mani sul

territorio di Ruvo e cercava usurparlo a danno suo e degli abitanti

della città di Ruvo. Quindi scrisse il Re nel dì 14 dicembre 1269 una

lettera molto energica al Giustiziere della Terra di Bari perchè si

fosse conferito di persona sul luogo e con tutta diligenza e fedeltà

avesse verificato l’esposto, e trovandolo vero, avesse imposto al

Feudatario di Terlizzi _sub certa pœna_, e nel suo nome che non avesse

più osato di stendere le mani sul territorio di Ruvo. _Regest. Caroli I

anni 1269 lit. D fol. 109 a t._

Cenno storico sull'antichissima città di Ruvo nella Peucezia · 第 34 / 36 段