qual ho ricevute nel medesimo dì ad hora tarda, hò visto che scrivete,
che per voler effettuar la causa a porto, mandate li Gentilhuomini
per ostaggi da vostra banda, cioè Monsignor de Musnai, e Monsignor
Dummoble; e che noi habbiamo a mandar nostri ostaggi per securtà
vostra; et havete mandati li nomi delli Giudici, per voi eletti, cioè
Monsignor de Bruglie, e Monsignor Murabrat, e Monsignor de Bruet,
Etum Sutte; e che à Monsignor della Palizza vostro Superiore non
ha parso voler far lo assecuramento, significandone, che in vostra
compagnia verranno tredici persone, che ve porteranno li elmetti, e
tredici altri, che vi porteranno li cavalli, e che oltre li predetti
verranno sedici Gentilhuomini a vedere. Respondemo che mandamo li
nostri ostaggi, e sono Angelo Galeoto Gentilhuomo Napolitano, et
Albernatio Gentilhuomo Spagnuolo, e per vostra cautela con loro la
securtà dell’Illustrissimo Gran Capitano per lo campo per voi, e
vostri compagni, per tredici persone vi porteranno l’elmetti, e tredici
altri vi condurranno vostri cavalli, e per li quattro Giudici da voi
eletti, e nominati in vostre lettere de cinque dell’instante. E perchè
sapete apparer per vostre lettere, per le quali dichiarastivo, che
manderestivo l’assecuramento del campo di Monsignor de la Palizza
vostro Superiore, et anco per vostre lettere de sei del presente
scrivete che Domenica prima futura manderestivo li ostaggi, e per
loro la securtà de tutta nostra banda, e che noi similmente dovessimo
mandar nostri ostaggi, e per loro la securtà de nostra banda. Però
stamo in gran admiratione, che non abbiate adempito il tenor de vostre
lettere, massime circa il mandar dell’assecuramento predetto del
campo, e di tutta vostra banda, insieme con li vostri ostaggi. E che
al presente allegate non parer à Monsignor de la Palizza far detto
assecuramento del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per
voi offerta, e declarata, ne date causa d’admiratione, e suspitione;
et ancora havete lasciato di mandar l’assecuramento delli Giudici per
noi eletti, quai sono Messer Francesco Zurlo, Messer Diego de Vela,
Messer Francesco Spinola, e Messer Alonso Lopes. E perche non dovete
ignorare, che li assicuramenti del campo, e delli Giudici sono delli
principali, e più necessarii provedimenti, che si richiedono in tal
causa. Per tanto replicamo per le presenti che vogliate mandare el
predetto assecuramento del campo de Monsignor de la Palizza, come
per vostre lettere havete scritto, et ordinato, e con l’assecuramento
delli Giudici, nello modo, e forma, che insieme con lo presente noi
mandamo a voi dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano per maggior
vostra cautela, declarandove, che siamo contenti dell’assecuramento
de Monsignor de la Palizza per evitar ogni calunnia, et à tal effetto
questa sera ne conduremo in Andri. Quanto alla parte, che scrivete, che
verranno con voi sedici altri Gentilhuomini a vedere. Rispondemo che
lo Illustrissimo Signore Gran Capitano hà prohibito, et espressamente
comandato, che non debbiamo condurre, ne admettere in nostra compagnia,
eccetto tredici persone, che porteranno li elmetti, tredici altre,
che conduranno li cavalli, e quattro Giudici disarmati, come spetta
à loro officio, secondo la continentia dell’assecuramento fatto dal
Illustrissimo Signor Gran Capitano, qual ve mandamo, e non possemo
in alcun modo presumere altramente — Da Barletta à 12 di Febr. 1503 —
Hettorre Fieramosca.
El tenor dell’assecuramento dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano
segue in tal modo
»_Consalvus Fernandus Dux terræ novæ Serenissimarum, et Catholicarum
Majestatum Regis, et Reginæ Hispaniæ, Siciliæ citra, et ultra Farum,
Hierusalem etc. in hoc Regno Locumtenens, et Capitaneus etc._ Perchè
Hettorre Fieramosca, e suoi compagni al numero di tredici, alla
giornata deputata da la Motta, et altrettanti suoi compagni Francesi
pretendono combattere tra loro nello campo specificato fra Andri,
e Corato, nello luoco, dove combatterono D. Alonso, e Baiardo; Et
oltre la cautela dell’ostaggi reciprocamente prestiti, e guidati
per l’Illustrissimo D. Diego de Mendozza, bisogna l’assecuramento
del campo; Donde noi per maggior efficacia per tenor della presente
declaramo per quanto spetta alla banda del prenominato Hettorre, e
suoi compagni Italiani, _authoritate qua fungimur_ delle Cattoliche,
e Serenissime Maestà assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato,
dove combatterono detti Don Alonso, e Baiardo per tutta la predetta
giornata, che seran li tredici dell’instante mese di Febraro, statuita
per detti Francesi, che da nullo stipendiario, Capitano, armigero,
pedone, gente d’armi, et altri sudditi delle Cattoliche Maestà di
qualunque conditione, e stato, per alcun modo serà dato impedimento,
molestia, ne perturbatione alli predetti la Motta, e suoi compagni
Francesi, et à tredici persone, che porteranno loro elmetti, e
tredici altri che condurranno loro cavalli: e similmente guidamo, et
assecuramo Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor de
Bruet, et Etum Sutte Giudici eletti per li prefati la Motta, e suoi
compagni Francesi, acciocche con Messer Francesco Zurlo, Messer Diego
de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso Lopes Giudici eletti
per li prenominati Hettorre, e suoi compagni con nostra volontà,
consenso, et autorità, possano giudicare, e pienamente esercitare
loro officio. Comandando, ordinando, et imponendo da parte delle
Cattoliche Maestà, e nostra, a tutti, e singoli Capitanei, armigeri,
stipendiarii, soldati, pedoni, gente d’armi, et altri sudditi delle
Cattoliche Maestà, di qualsivoglia condition, e grado che niun debbia
per alcun modo _directe, vel indirecte, tacite, vel expresse_, dare
impedimento, molestia, e peturbatione, ne usare alcuna perturbatione,
o soverchiarla al detto combattere, ne infringere, o vero contravenire
al presente assecuramento, _immo_ quello inviolabilmente osservare,
secondo la sua serie, e tenore, non fando lo contrario, per quanto
ciascuno desidera evitar l’ira, et indignatione delle Cattoliche
Maestà, e fuggire la pena della vita. _In cujus rei testimonium, ac
securitatem, et cautelam, quorum interest_, havemo fatto le presenti
lettere suscritte di nostra propria mano, con la impression del nostro
solito sigillo — Datum in Barletta alli 11 di Febraro 1503 — _Consalvus
Ferrandus_«.
Radunati insieme li tredici Cavalieri Italiani in Andri, et ivi con
loro, Prospero Colonna, e ’l Duca di Termoli, et altri Cavalieri
Italiani, e Spagnuoli la domenica di sera alli dodeci del mese, fu
conchiuso, che senz’altro lo lunedì seguente, ch’era la giornata
deputata con lo nome del Signor Iddio si dovessero presentar al
campo: Ma perche mai si può far cosa alcuna per l’huomini senza il
favor del Signor, che ’l tutto vede, et opera, lo lunedì matino li
tredici Cavalieri accompagnati da gli prenominati andarono alla messa
devotissimamente, volendo procedere in una cosa di tanta importanza, e
fama christianamente, e con sollennità di religione, sperando non per
questo haverseli aggiungere più animo di quel che haveano, ma da un tal
debito, et honor restar confirmatissimi in quello haveano deliberato.
E così communicato il Prete, al fin della messa, lo Hettor Fieramosca
andò da Prospero Colonna, e lo pregò li concedesse, posser richiedere
li suoi compagni d’un sollenne giuramento, lo che piacque al Prospero
Colonna: e così Hettor se voltò a suoi compagni, humanissimamente
pregandoli gli piacesse giurare quel medesimo, che lui giurava, al
che risposero quei Cavalieri, ch’eran contentissimi seguirlo in ogni
fortuna. Lui se inginocchiò avanti l’altare, dove il Prete ancor
diceva la messa, e poste le mani gionte sopra l’Evangelio giurò ad alta
voce, voler prima morire, che uscir dal campo per sua volontà, altro
che vincitore, e prima eligersi la morte, che mai rendersi per vinto
con sua bocca; e poi vedendo alcuni de’ suoi compagni haver bisogno
d’ajuto, far in tal caso, come desiderasse, fosse fatto in persona
sua, per ricuperation de’ suoi compagni, ancorchè sapesse di perder
la vita. Fatto tal giuramento diede luogo a gli altri, quai di buona
voglia fero il simile giuramento, et anco di stare ad un volere, ad
un’eseguire, per quanto la buona sorte, e forza di ciascuno bastasse.
Partiti dalla messa, se n’andaro alla stanza di Prospero Colonna, dove
fero giontamente colatione, e poi se n’andorno allegramente ad armare,
et armati montorno à cavallo, havendo aspettato lo salvo condotto
che doveva mandar la Motta, e così s’avviaro nell’ordine che segue;
ma perchè l’assecuramento promesso da Monsignor de la Motta non era
venuto, for tutti di parere che se ne dovessero protestare, e fu fatta
la protestation infrascritta.
_Protestation fatta per Hettorre Fieramosca, e suoi compagni._
»_In Dei nomine amen. Anno a nativitate Redemptoris nostri Jesu
Christi millesimo quingentesimo tertio. Pontificatus vero Beatissimi in
Christo Patris, et Domini nostri Domini Alexandri divina providentia
Papæ Sexti Anno XI. die vero 13 mensis Februarii in civitate Andri._
In presentia di me Antonio de Musco _Apostolica authoritate publico
Notario_, e dell’infrascritti testimonii. Per lo presente pubblico
documento facemo noto, e manifesto come essendo comparso avante di
noi lo magnifico Hettorre Fieramosca, tanto per suo proprio nome,
quanto per l’infrascritti suoi compagni circostanti, e consentienti
che sono Guglielmo Albamonte Siciliano, Francesco Salamone Siciliano,
Gioan Capocci da Roma, Marco Corallaro da Napoli, Giovanni Braccalone
da Roma, Lodovico d’Abenavole da Capua, Hettor Giovenale Romano,
Bartolomeo Fanfulla da Parma, Romanello da Forli, Pietro Riczio da
Parma, Mariano d’Abignenti da Sarno, e Moele da Paliano, e dice che
Carles de Togues titolato la Motta Francese per sue lettere dirette
ad esso Hettorre have declarato, che mandaria lo assecuramento del
campo spedito per Monsignor de la Palizza suo superiore, e che dopoi
el prefato Carles la Motta per altre sue lettere have scritto ad esso
Hettorre, per le quali allegava non haver parso à Monsignor della
Palizza far detto assecuramento, nondimeno per esso Hettorre essere
stato replicato a la Motta, per lettere, che quello sapea apparere per
due sue lettere de cinque, e de sei del detto mese, haver promesso
l’assecuratione del campo, e de tutta sua banda, e che al presente
allegasse non parer à Monsignor de la Palizza far detto assecuramento
del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per esso la
Motta offerta, e declarata, dava causa admiratione, e suspitione ad
esso Hettorre, e suoi compagni. E considerando, che l’assecuration del
campo, e delli Giudici sia uno delli principali, e più necessarii, et
oportuni provedimenti, che se richiede in lor causa: Però de nuovo
fa istanza al prefato Carles, che debbia mandar l’assecuramento
predetto del campo, e delli Giudici eletti per esso Hettorre, e
compagni, secondo la forma dell’assecuration qual essi mandavano al
prefato Carles la Motta e suoi compagni, espedita per l’Illustrissimo
Sig. Gran Capitano Luogotenente Generale delle Cattoliche Maestà per
assecuramento di detto campo, e delli Giudici eletti per lo detto
Carles, e suoi compagni: Declarando ancora, che se contentavano esso
Hettorre, e suoi compagni del detto assecuramento, se dovesse far da
Monsignor de la Palizza, per quietar ogni calunnia, notificandoli, che
per abbreviar il camino, la sera se conduccano in Andri, aspettando lo
assecuramento, aviso, e requisition d’esso Carles la Motta; Essendo
esso Hettorre, e suoi compagni in tal espedition armati, ad ordine,
e pronti, si protestano, che non sia attribuita à loro negligentia, o
mora, ne ad alcuna tergiversazione; ma solo si debbia imputare à detto
Carles. E standosi in tal protestatione, essendo circa diecesette hore,
sopragiunse il Trombetta destinato da la Motta, e consegnò al detto
Hettorre, e compagni l’assecuramento de Monsignor de la Palizza; Dopo
della recettion del quale, subito detto Hettorre, e compagni, senza
perdere alcun momento di tempo si posero in camino a comparer al campo,
richiedendo me sopradetto Notario, che delle cose predette, hora,
tempo, e recettion di detto assecuramento, e della celerità del partir
loro al comparir in detto campo, et altri gesti, ne dovesse far publico
documento, in testimonio della verità. Donde io predetto Notario,
volendo sodisfar alla predetta richiesta, come giusta, e ragionevole,
de tutte le prenarrate cose, ho fatto lo presente publico documento, à
chiarezza della verità scritto de mia propria mano, e roborato del mio
solito segno, essendo presente nel medesimo luogo l’Illustrissimo Marco
Antonio Colonna, Giovanne Carrafa Conte di Policastro, li Magnifici
Indico Lopes Hiala, Gismundo de Sanguine, e Martin Lopes, Testimonii
rogati alle cose predette«.
El tenor dell’assecuration di Monsignor de la Palizza siegue in tal modo
»_Jacobus de Cabannes Dominus Palitiæ Christianissimi Regis
Zamburlanus, ac Provinciarum terræ Bari, et Aprutii Gubernator etc._
Perchè la Motta, e suoi compagni al numero di tredici Francesi, han
da comparire alli tredici del presente mese di Febraro alla giornata
deputata per Hettor Fieramosca, e tanti altri suoi compagni Italiani,
pretendenti combattere contro esso la Motta, e compagni in lo campo
fra loro specificato fra Andri, e Corato, in lo luoco, dove combattero
D. Alonso, e Baiardo, et oltre la cautela delli ostaggi reciprocamente
prestiti, e guidati per noi, e lo Signor D. Diego de Mendozza, bisogna
l’assecuramento del campo: Onde noi per maggior efficacia, per tenor
della presente declaramo, per quanto spetta alla banda del prenominato
la Motta e compagni Francesi, _authoritate qua fungimur_ del
Christianissimo Rè, assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato, dove
combattero D. Alonso, e Baiardo per tutta la giornata delli tredici
dell’instante mese di Febraro, statuta per detti Italiani, che da nullo
Capitanio, armigero, stipendiario, pedone, gente d’armi, e sudditi
della Cristianissima Maestà, de qualunque condition, e stato, in alcun
modo non serà dato impaccio, impedimento, molestia, ne perturbation
alcuna alli predetti Hettorre Fieramosca, e compagni Italiani, et
alle tredici persone, che porteranno loro elmetti, et a tredici altri
che conduran loro cavalli, e similmente guidamo, et assicuramo Messer
Francesco Zurlo, Diego de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso
Lopes, Giudici eletti per li prenominati Hettorre e compagni, acciocchè
insieme con Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor
de Bruet, et Etum Sutte, Giudici eletti per li predetti la Motta,
e suoi compagni, con nostra volontà, consenso, et autorità possano
giudicare, et esercitare pienamente lor officio; Comandando, imponendo,
et ordinando da parte della Christianissima Maestà, e nostra, à tutti,
e singoli Capitanei, armigeri, stipendiarii, pedoni, gente d’armi,
e sudditi della Christianissima Maestà di qualunque conditione, e
grado, che nessuno debbia per alcun modo _directe, vel indirecte_
dar impedimento, o molestia, perturbatione, o nocumento alcuno, ò
vero usare soverchiaria alcuna al detto combattere, ne infringere, e
contravenire al presente assecuramento, _immo_ osservar quello, secondo
la sua serie, e tenore, non fando il contrario, per quanto ciascuno
desidera evitare l’ira, e la indignatione della Christianissima Maestà,
e fuggire la pena della vita. _In cujus rei fidem, et testimonium, ac
securitatem, et cautelam quorum interest_, havemo fatte le presenti
lettere suscritte di nostra propria mano, e con la impression del
nostro solito sigillo — Da Ruvo à 12 Febraro 1503 — _Cabannes — Dominus
Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao Mandatario_«.
_Ordine del procedere che fè nell’andar al campo Hettorre Fieramosca, e
compagni Italiani, e del combattimento, e vittoria conseguita._
Partendo da Andri Hettorre Fieramosca, e compagni per comparer al
campo, procedevano nel modo che segue. Primo andavano tutti li tredici
cavalli delle persone, portati da tredici Capitani de’ fanti, l’uno
appò l’altro, con debito intervallo, copertati, et armati secondo
il bisogno richiedea. Dopoi col medesimo ordine seguitavano li
combattitori a cavallo, armati di tutte armi da gli elmetti in fuora.
Seguivano appresso loro tredici Gentilhuomini, che portavano gli
elmetti, e le lanze delli prenominati combattitori, e continuavano
il camino verso detto campo; et essendo vicino a quello un miglio,
trovaro quattro Giudici Italiani, quali fero intendere ch’erano stati
insieme con quattro Giudici Francesi, e che haveano segnato il campo,
et ordinati li patti del combattere, ma che li combattitori Francesi
insino a quell’hora non erano gionti, onde parve ad Hettorre, e
compagni procedere avanti, e condotti vicino al campo ad un mezzo tiro
di balestra, Hettorre, e compagni smontaro da cavallo, e fatta oratione
al Motor di sù, dopoi Hettorre parlò a suoi compagni nel modo, che
segue.
_Oratione d’Hettorre à suoi compagni._
»Compagni, e Fratelli miei: Se io pensassi che queste mie poche
parole vi dovesser aggiunger più animo che quel che dalla natura vi
è concesso, certo m’ingannarei, havendo visto voi per insino a qui
allegramente esser condotti à questa sì magnanima impresa, e demostrato
chiaramente quell’animo, che da qualsivoglia coraggioso Cavaliero si
mostrerebbe in simil caso: Ond’io, conoscendo il valor vostro esser sì
grande, e fermo in questo nobile esercitio, per esser sol di voi stata
fatta honorabile elettione, son in tutto sodisfatto, e contento, ma
perchè gl’inimici insino a quì non son comparsi al campo, in questo
spatio di tempo, che ne avanza, m’è parso manifestarvi el presaggio
dell’animo mio, il quale vi rende certi de indubitata vittoria in
questa impresa, vedendovi sì ardenti, e volonterosi a conquistar
quell’honore, che Iddio, e la benigna fortuna ne promette. Altri ne
tempi passati han combattuto per natural, et inveterata inimicitia,
altri per iracondia, alcun altri per ingiuria ricevuta, alcun altri
per cupidità di robba, tesori, e stati, e beni di fortuna, altri per
amor di donne, e chi per un’occorrenza, e chi per un’altra, secondo che
l’occasione se gli porgeva. Voi hoggi combatterete con la buon’hora
principalmente per la gloria, ch’è lo più pretioso, et honorato
preggio, che dalla fortuna si potesse proponere à gli valenti huomini:
Questa vi infiamma, questa vi accompagna all’immortalità, liberandovi
da ogni caso di vil morte, fandovi famosi esempi, e perpetue materie de
gloriosi raggionamenti appresso li nostri posteri. Oltra di ciò dovete
sapere, che non solo portate hoggi questo sì vostro particolar honore
in su le vostre braccia, ma insieme con voi, l’honor, e la gloria di
tutta la nation Italiana, e nome Latino, e perciò non si manchi per
voi ridurla in quell’altezza di fama, che fu al tempo, che diede legge
al mondo, e tanto più contra tali, e sì insolenti nemici, da i quali
dall’antico tempo siamo stati spesse volte non senza lor gran danno
danneggiati, e provocati: Però hoggi gli mostreremo, che sopravive anco
in noi quel seme de nostri progenitori, che tante volte gli assuefer
à portar il giogo Italiano. E serà questa nostra indubitata vittoria
con precedente mal segno della lor futura, e vicina calamità: si che
horsù Cavalieri strenuissimi, e fratelli miei, con prospero, e felice
augurio avvicinamoci al luogo, dove tal impresa se die seguire; perchè
son certo, che saran molto maggiori gli effetti e portamenti vostri,
che le mie parole, e la mia gran speranza«. E finito tal raggionamento,
e fatta la debita oratione a Dio, montaro à cavallo à detti cavalli
copertati, ponendosi ciascuno l’elmetto in su la testa, e le lanze alla
coscia, e se avviaro verso il campo.
Dall’altra parte la Motta, e compagni, avendo già inviato
l’assecuramento del campo, e de’ Giudici ad Hettorre, dovendo comparire
a sì generoso spettacolo, non li parve fuor di proposito intercedere
la gratia di nostro Signore, come persone Christianissime, e per tanto
accompagnati da Monsignor de la Palizza, et altri Cavalieri Francesi,
si conferiro alla Chiesa, e lui ordinò, si dicesse sollennemente
la messa, quale fu ascoltata con attenta divotione da tutti; Finita
la messa Monsignor de la Palizza, portò la Motta, e suoi compagni,
et altri Cavalieri Francesi a sua posada, et ivi con allegrezza si
ristororno tutti di conveniente cibo. Dopoi ciascuno de combattenti
s’andò ad armare de tutte armi, come el bisogno richiedeva, et armati
si radunaro tutti giontamente avanti Monsignor de la Palizza, ove la
Motta voltosi a Monsignor detto de la Palizza, e lo supplicò li volesse
concedere, che potesse dire alcune poche parole à que’ suoi compagni,
lo che volentieri essendoli concesso, cominciò a parlar in tal modo.
_Oration de la Motta à suoi compagni._
»Se dall’esperienza, la qual’è maestra di tutte le cose, si può pigliar
giuditio, Cavalieri, compagni, e fratelli miei, certo io non dubito,
che di questa impresa, della qual hoggi per noi s’ha da far prova,
ne riportaremo quell’honore, quella vittoria, che dalle altre insino
a questo tempo la nostra nation Francesa ha riportato, e vi dovete
ramentar, che gli nostri progenitori più volte han fatto gustar à
Romani, che signoreggiorno l’universo, et a tutta la nation Italiana,
quanto l’armi Francese in ogni tempo se siano prevalute, e come le
armi Francese habbiano difensata la nostra santa fè Christiana, et
havuto honor in tutte le battaglie, e giornate insino à questo tempo
occorse. Hora non credo, che queste mie parole siano necessarie a farvi
acquistar più valore di quel che in voi veggio, e mi rendo certo, che
discendete dal medesimo seme di quei nostri antepassati, li quali
han lasciata di loro certa fama al mondo. Pur mi è parso ridurvi à
memoria tutto questo, acciò ciascun di voi debbia considerare che hoggi
sostentaremo con le nostre lanze l’honor di tutta la nostra nation
Francesa, e dovemo tutti considerare, che restando noi vincitori di
questa impresa come son certo, che con l’ajuto di nostro Signore così
sarà, restaremo appresso de tutti nostri posteri sempre vivi, et in
tutta questa nostra Provintia d’Europa si raggionerà per tutte l’età
della nostra gloria. Horsù, poichè tanto condegno premio se ci promette
di questa impresa, vogliamo con lo nostro animo invitto far tutto lo
nostro potere d’acquistar tanto premio. E benchè tal vittoria non sia
cosa nuova alla nation nostra, havendomo noi havuta di prossimo simil
vittoria contra la nation Spagnuola, questa serà più gloriosa, perchè
la nation Italiana s’è vantata sempre in questo generoso esercitio
d’armi, valer, e posser star a fronte alla nostra nation Francesa.
Di modo, che vincendo questa, ne trovaremo vincitori di tutti. Non
mi occorre dir altro, perchè son certissimo, che non può mancar, che
ciascun de voi farà più che quel ch’in ciò io spero, e desidero«.
E qui pose fine al suo ragionamento. E levatosi ciascuno in piedi,
s’abbracciorno, e baciorno tutti. E tolto combiato da Monsignor de la
Palizza, e da altri Cavalieri Francesi, che ivi se ritrovorno, ciascuno
montò à cavallo, e se ordinorno nel proceder in questo modo.