»La Motta. Per vostre lettere dell’undeci del presente mese di Febraro,

qual ho ricevute nel medesimo dì ad hora tarda, hò visto che scrivete,

che per voler effettuar la causa a porto, mandate li Gentilhuomini

per ostaggi da vostra banda, cioè Monsignor de Musnai, e Monsignor

Dummoble; e che noi habbiamo a mandar nostri ostaggi per securtà

vostra; et havete mandati li nomi delli Giudici, per voi eletti, cioè

Monsignor de Bruglie, e Monsignor Murabrat, e Monsignor de Bruet,

Etum Sutte; e che à Monsignor della Palizza vostro Superiore non

ha parso voler far lo assecuramento, significandone, che in vostra

compagnia verranno tredici persone, che ve porteranno li elmetti, e

tredici altri, che vi porteranno li cavalli, e che oltre li predetti

verranno sedici Gentilhuomini a vedere. Respondemo che mandamo li

nostri ostaggi, e sono Angelo Galeoto Gentilhuomo Napolitano, et

Albernatio Gentilhuomo Spagnuolo, e per vostra cautela con loro la

securtà dell’Illustrissimo Gran Capitano per lo campo per voi, e

vostri compagni, per tredici persone vi porteranno l’elmetti, e tredici

altri vi condurranno vostri cavalli, e per li quattro Giudici da voi

eletti, e nominati in vostre lettere de cinque dell’instante. E perchè

sapete apparer per vostre lettere, per le quali dichiarastivo, che

manderestivo l’assecuramento del campo di Monsignor de la Palizza

vostro Superiore, et anco per vostre lettere de sei del presente

scrivete che Domenica prima futura manderestivo li ostaggi, e per

loro la securtà de tutta nostra banda, e che noi similmente dovessimo

mandar nostri ostaggi, e per loro la securtà de nostra banda. Però

stamo in gran admiratione, che non abbiate adempito il tenor de vostre

lettere, massime circa il mandar dell’assecuramento predetto del

campo, e di tutta vostra banda, insieme con li vostri ostaggi. E che

al presente allegate non parer à Monsignor de la Palizza far detto

assecuramento del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per

voi offerta, e declarata, ne date causa d’admiratione, e suspitione;

et ancora havete lasciato di mandar l’assecuramento delli Giudici per

noi eletti, quai sono Messer Francesco Zurlo, Messer Diego de Vela,

Messer Francesco Spinola, e Messer Alonso Lopes. E perche non dovete

ignorare, che li assicuramenti del campo, e delli Giudici sono delli

principali, e più necessarii provedimenti, che si richiedono in tal

causa. Per tanto replicamo per le presenti che vogliate mandare el

predetto assecuramento del campo de Monsignor de la Palizza, come

per vostre lettere havete scritto, et ordinato, e con l’assecuramento

delli Giudici, nello modo, e forma, che insieme con lo presente noi

mandamo a voi dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano per maggior

vostra cautela, declarandove, che siamo contenti dell’assecuramento

de Monsignor de la Palizza per evitar ogni calunnia, et à tal effetto

questa sera ne conduremo in Andri. Quanto alla parte, che scrivete, che

verranno con voi sedici altri Gentilhuomini a vedere. Rispondemo che

lo Illustrissimo Signore Gran Capitano hà prohibito, et espressamente

comandato, che non debbiamo condurre, ne admettere in nostra compagnia,

eccetto tredici persone, che porteranno li elmetti, tredici altre,

che conduranno li cavalli, e quattro Giudici disarmati, come spetta

à loro officio, secondo la continentia dell’assecuramento fatto dal

Illustrissimo Signor Gran Capitano, qual ve mandamo, e non possemo

in alcun modo presumere altramente — Da Barletta à 12 di Febr. 1503 —

Hettorre Fieramosca.

El tenor dell’assecuramento dell’Illustrissimo Signor Gran Capitano

segue in tal modo

»_Consalvus Fernandus Dux terræ novæ Serenissimarum, et Catholicarum

Majestatum Regis, et Reginæ Hispaniæ, Siciliæ citra, et ultra Farum,

Hierusalem etc. in hoc Regno Locumtenens, et Capitaneus etc._ Perchè

Hettorre Fieramosca, e suoi compagni al numero di tredici, alla

giornata deputata da la Motta, et altrettanti suoi compagni Francesi

pretendono combattere tra loro nello campo specificato fra Andri,

e Corato, nello luoco, dove combatterono D. Alonso, e Baiardo; Et

oltre la cautela dell’ostaggi reciprocamente prestiti, e guidati

per l’Illustrissimo D. Diego de Mendozza, bisogna l’assecuramento

del campo; Donde noi per maggior efficacia per tenor della presente

declaramo per quanto spetta alla banda del prenominato Hettorre, e

suoi compagni Italiani, _authoritate qua fungimur_ delle Cattoliche,

e Serenissime Maestà assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato,

dove combatterono detti Don Alonso, e Baiardo per tutta la predetta

giornata, che seran li tredici dell’instante mese di Febraro, statuita

per detti Francesi, che da nullo stipendiario, Capitano, armigero,

pedone, gente d’armi, et altri sudditi delle Cattoliche Maestà di

qualunque conditione, e stato, per alcun modo serà dato impedimento,

molestia, ne perturbatione alli predetti la Motta, e suoi compagni

Francesi, et à tredici persone, che porteranno loro elmetti, e

tredici altri che condurranno loro cavalli: e similmente guidamo, et

assecuramo Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor de

Bruet, et Etum Sutte Giudici eletti per li prefati la Motta, e suoi

compagni Francesi, acciocche con Messer Francesco Zurlo, Messer Diego

de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso Lopes Giudici eletti

per li prenominati Hettorre, e suoi compagni con nostra volontà,

consenso, et autorità, possano giudicare, e pienamente esercitare

loro officio. Comandando, ordinando, et imponendo da parte delle

Cattoliche Maestà, e nostra, a tutti, e singoli Capitanei, armigeri,

stipendiarii, soldati, pedoni, gente d’armi, et altri sudditi delle

Cattoliche Maestà, di qualsivoglia condition, e grado che niun debbia

per alcun modo _directe, vel indirecte, tacite, vel expresse_, dare

impedimento, molestia, e peturbatione, ne usare alcuna perturbatione,

o soverchiarla al detto combattere, ne infringere, o vero contravenire

al presente assecuramento, _immo_ quello inviolabilmente osservare,

secondo la sua serie, e tenore, non fando lo contrario, per quanto

ciascuno desidera evitar l’ira, et indignatione delle Cattoliche

Maestà, e fuggire la pena della vita. _In cujus rei testimonium, ac

securitatem, et cautelam, quorum interest_, havemo fatto le presenti

lettere suscritte di nostra propria mano, con la impression del nostro

solito sigillo — Datum in Barletta alli 11 di Febraro 1503 — _Consalvus

Ferrandus_«.

Radunati insieme li tredici Cavalieri Italiani in Andri, et ivi con

loro, Prospero Colonna, e ’l Duca di Termoli, et altri Cavalieri

Italiani, e Spagnuoli la domenica di sera alli dodeci del mese, fu

conchiuso, che senz’altro lo lunedì seguente, ch’era la giornata

deputata con lo nome del Signor Iddio si dovessero presentar al

campo: Ma perche mai si può far cosa alcuna per l’huomini senza il

favor del Signor, che ’l tutto vede, et opera, lo lunedì matino li

tredici Cavalieri accompagnati da gli prenominati andarono alla messa

devotissimamente, volendo procedere in una cosa di tanta importanza, e

fama christianamente, e con sollennità di religione, sperando non per

questo haverseli aggiungere più animo di quel che haveano, ma da un tal

debito, et honor restar confirmatissimi in quello haveano deliberato.

E così communicato il Prete, al fin della messa, lo Hettor Fieramosca

andò da Prospero Colonna, e lo pregò li concedesse, posser richiedere

li suoi compagni d’un sollenne giuramento, lo che piacque al Prospero

Colonna: e così Hettor se voltò a suoi compagni, humanissimamente

pregandoli gli piacesse giurare quel medesimo, che lui giurava, al

che risposero quei Cavalieri, ch’eran contentissimi seguirlo in ogni

fortuna. Lui se inginocchiò avanti l’altare, dove il Prete ancor

diceva la messa, e poste le mani gionte sopra l’Evangelio giurò ad alta

voce, voler prima morire, che uscir dal campo per sua volontà, altro

che vincitore, e prima eligersi la morte, che mai rendersi per vinto

con sua bocca; e poi vedendo alcuni de’ suoi compagni haver bisogno

d’ajuto, far in tal caso, come desiderasse, fosse fatto in persona

sua, per ricuperation de’ suoi compagni, ancorchè sapesse di perder

la vita. Fatto tal giuramento diede luogo a gli altri, quai di buona

voglia fero il simile giuramento, et anco di stare ad un volere, ad

un’eseguire, per quanto la buona sorte, e forza di ciascuno bastasse.

Partiti dalla messa, se n’andaro alla stanza di Prospero Colonna, dove

fero giontamente colatione, e poi se n’andorno allegramente ad armare,

et armati montorno à cavallo, havendo aspettato lo salvo condotto

che doveva mandar la Motta, e così s’avviaro nell’ordine che segue;

ma perchè l’assecuramento promesso da Monsignor de la Motta non era

venuto, for tutti di parere che se ne dovessero protestare, e fu fatta

la protestation infrascritta.

_Protestation fatta per Hettorre Fieramosca, e suoi compagni._

»_In Dei nomine amen. Anno a nativitate Redemptoris nostri Jesu

Christi millesimo quingentesimo tertio. Pontificatus vero Beatissimi in

Christo Patris, et Domini nostri Domini Alexandri divina providentia

Papæ Sexti Anno XI. die vero 13 mensis Februarii in civitate Andri._

In presentia di me Antonio de Musco _Apostolica authoritate publico

Notario_, e dell’infrascritti testimonii. Per lo presente pubblico

documento facemo noto, e manifesto come essendo comparso avante di

noi lo magnifico Hettorre Fieramosca, tanto per suo proprio nome,

quanto per l’infrascritti suoi compagni circostanti, e consentienti

che sono Guglielmo Albamonte Siciliano, Francesco Salamone Siciliano,

Gioan Capocci da Roma, Marco Corallaro da Napoli, Giovanni Braccalone

da Roma, Lodovico d’Abenavole da Capua, Hettor Giovenale Romano,

Bartolomeo Fanfulla da Parma, Romanello da Forli, Pietro Riczio da

Parma, Mariano d’Abignenti da Sarno, e Moele da Paliano, e dice che

Carles de Togues titolato la Motta Francese per sue lettere dirette

ad esso Hettorre have declarato, che mandaria lo assecuramento del

campo spedito per Monsignor de la Palizza suo superiore, e che dopoi

el prefato Carles la Motta per altre sue lettere have scritto ad esso

Hettorre, per le quali allegava non haver parso à Monsignor della

Palizza far detto assecuramento, nondimeno per esso Hettorre essere

stato replicato a la Motta, per lettere, che quello sapea apparere per

due sue lettere de cinque, e de sei del detto mese, haver promesso

l’assecuratione del campo, e de tutta sua banda, e che al presente

allegasse non parer à Monsignor de la Palizza far detto assecuramento

del campo, essendo cosa tanto debita, e necessaria, e per esso la

Motta offerta, e declarata, dava causa admiratione, e suspitione ad

esso Hettorre, e suoi compagni. E considerando, che l’assecuration del

campo, e delli Giudici sia uno delli principali, e più necessarii, et

oportuni provedimenti, che se richiede in lor causa: Però de nuovo

fa istanza al prefato Carles, che debbia mandar l’assecuramento

predetto del campo, e delli Giudici eletti per esso Hettorre, e

compagni, secondo la forma dell’assecuration qual essi mandavano al

prefato Carles la Motta e suoi compagni, espedita per l’Illustrissimo

Sig. Gran Capitano Luogotenente Generale delle Cattoliche Maestà per

assecuramento di detto campo, e delli Giudici eletti per lo detto

Carles, e suoi compagni: Declarando ancora, che se contentavano esso

Hettorre, e suoi compagni del detto assecuramento, se dovesse far da

Monsignor de la Palizza, per quietar ogni calunnia, notificandoli, che

per abbreviar il camino, la sera se conduccano in Andri, aspettando lo

assecuramento, aviso, e requisition d’esso Carles la Motta; Essendo

esso Hettorre, e suoi compagni in tal espedition armati, ad ordine,

e pronti, si protestano, che non sia attribuita à loro negligentia, o

mora, ne ad alcuna tergiversazione; ma solo si debbia imputare à detto

Carles. E standosi in tal protestatione, essendo circa diecesette hore,

sopragiunse il Trombetta destinato da la Motta, e consegnò al detto

Hettorre, e compagni l’assecuramento de Monsignor de la Palizza; Dopo

della recettion del quale, subito detto Hettorre, e compagni, senza

perdere alcun momento di tempo si posero in camino a comparer al campo,

richiedendo me sopradetto Notario, che delle cose predette, hora,

tempo, e recettion di detto assecuramento, e della celerità del partir

loro al comparir in detto campo, et altri gesti, ne dovesse far publico

documento, in testimonio della verità. Donde io predetto Notario,

volendo sodisfar alla predetta richiesta, come giusta, e ragionevole,

de tutte le prenarrate cose, ho fatto lo presente publico documento, à

chiarezza della verità scritto de mia propria mano, e roborato del mio

solito segno, essendo presente nel medesimo luogo l’Illustrissimo Marco

Antonio Colonna, Giovanne Carrafa Conte di Policastro, li Magnifici

Indico Lopes Hiala, Gismundo de Sanguine, e Martin Lopes, Testimonii

rogati alle cose predette«.

El tenor dell’assecuration di Monsignor de la Palizza siegue in tal modo

»_Jacobus de Cabannes Dominus Palitiæ Christianissimi Regis

Zamburlanus, ac Provinciarum terræ Bari, et Aprutii Gubernator etc._

Perchè la Motta, e suoi compagni al numero di tredici Francesi, han

da comparire alli tredici del presente mese di Febraro alla giornata

deputata per Hettor Fieramosca, e tanti altri suoi compagni Italiani,

pretendenti combattere contro esso la Motta, e compagni in lo campo

fra loro specificato fra Andri, e Corato, in lo luoco, dove combattero

D. Alonso, e Baiardo, et oltre la cautela delli ostaggi reciprocamente

prestiti, e guidati per noi, e lo Signor D. Diego de Mendozza, bisogna

l’assecuramento del campo: Onde noi per maggior efficacia, per tenor

della presente declaramo, per quanto spetta alla banda del prenominato

la Motta e compagni Francesi, _authoritate qua fungimur_ del

Christianissimo Rè, assecuramo detto luogo fra Andri, e Corato, dove

combattero D. Alonso, e Baiardo per tutta la giornata delli tredici

dell’instante mese di Febraro, statuta per detti Italiani, che da nullo

Capitanio, armigero, stipendiario, pedone, gente d’armi, e sudditi

della Cristianissima Maestà, de qualunque condition, e stato, in alcun

modo non serà dato impaccio, impedimento, molestia, ne perturbation

alcuna alli predetti Hettorre Fieramosca, e compagni Italiani, et

alle tredici persone, che porteranno loro elmetti, et a tredici altri

che conduran loro cavalli, e similmente guidamo, et assicuramo Messer

Francesco Zurlo, Diego de Vela, Messer Francesco Spinola, et Alonso

Lopes, Giudici eletti per li prenominati Hettorre e compagni, acciocchè

insieme con Monsignor de Bruglie, Monsignor de Murabrat, Monsignor

de Bruet, et Etum Sutte, Giudici eletti per li predetti la Motta,

e suoi compagni, con nostra volontà, consenso, et autorità possano

giudicare, et esercitare pienamente lor officio; Comandando, imponendo,

et ordinando da parte della Christianissima Maestà, e nostra, à tutti,

e singoli Capitanei, armigeri, stipendiarii, pedoni, gente d’armi,

e sudditi della Christianissima Maestà di qualunque conditione, e

grado, che nessuno debbia per alcun modo _directe, vel indirecte_

dar impedimento, o molestia, perturbatione, o nocumento alcuno, ò

vero usare soverchiaria alcuna al detto combattere, ne infringere, e

contravenire al presente assecuramento, _immo_ osservar quello, secondo

la sua serie, e tenore, non fando il contrario, per quanto ciascuno

desidera evitare l’ira, e la indignatione della Christianissima Maestà,

e fuggire la pena della vita. _In cujus rei fidem, et testimonium, ac

securitatem, et cautelam quorum interest_, havemo fatte le presenti

lettere suscritte di nostra propria mano, e con la impression del

nostro solito sigillo — Da Ruvo à 12 Febraro 1503 — _Cabannes — Dominus

Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao Mandatario_«.

_Ordine del procedere che fè nell’andar al campo Hettorre Fieramosca, e

compagni Italiani, e del combattimento, e vittoria conseguita._

Partendo da Andri Hettorre Fieramosca, e compagni per comparer al

campo, procedevano nel modo che segue. Primo andavano tutti li tredici

cavalli delle persone, portati da tredici Capitani de’ fanti, l’uno

appò l’altro, con debito intervallo, copertati, et armati secondo

il bisogno richiedea. Dopoi col medesimo ordine seguitavano li

combattitori a cavallo, armati di tutte armi da gli elmetti in fuora.

Seguivano appresso loro tredici Gentilhuomini, che portavano gli

elmetti, e le lanze delli prenominati combattitori, e continuavano

il camino verso detto campo; et essendo vicino a quello un miglio,

trovaro quattro Giudici Italiani, quali fero intendere ch’erano stati

insieme con quattro Giudici Francesi, e che haveano segnato il campo,

et ordinati li patti del combattere, ma che li combattitori Francesi

insino a quell’hora non erano gionti, onde parve ad Hettorre, e

compagni procedere avanti, e condotti vicino al campo ad un mezzo tiro

di balestra, Hettorre, e compagni smontaro da cavallo, e fatta oratione

al Motor di sù, dopoi Hettorre parlò a suoi compagni nel modo, che

segue.

_Oratione d’Hettorre à suoi compagni._

»Compagni, e Fratelli miei: Se io pensassi che queste mie poche

parole vi dovesser aggiunger più animo che quel che dalla natura vi

è concesso, certo m’ingannarei, havendo visto voi per insino a qui

allegramente esser condotti à questa sì magnanima impresa, e demostrato

chiaramente quell’animo, che da qualsivoglia coraggioso Cavaliero si

mostrerebbe in simil caso: Ond’io, conoscendo il valor vostro esser sì

grande, e fermo in questo nobile esercitio, per esser sol di voi stata

fatta honorabile elettione, son in tutto sodisfatto, e contento, ma

perchè gl’inimici insino a quì non son comparsi al campo, in questo

spatio di tempo, che ne avanza, m’è parso manifestarvi el presaggio

dell’animo mio, il quale vi rende certi de indubitata vittoria in

questa impresa, vedendovi sì ardenti, e volonterosi a conquistar

quell’honore, che Iddio, e la benigna fortuna ne promette. Altri ne

tempi passati han combattuto per natural, et inveterata inimicitia,

altri per iracondia, alcun altri per ingiuria ricevuta, alcun altri

per cupidità di robba, tesori, e stati, e beni di fortuna, altri per

amor di donne, e chi per un’occorrenza, e chi per un’altra, secondo che

l’occasione se gli porgeva. Voi hoggi combatterete con la buon’hora

principalmente per la gloria, ch’è lo più pretioso, et honorato

preggio, che dalla fortuna si potesse proponere à gli valenti huomini:

Questa vi infiamma, questa vi accompagna all’immortalità, liberandovi

da ogni caso di vil morte, fandovi famosi esempi, e perpetue materie de

gloriosi raggionamenti appresso li nostri posteri. Oltra di ciò dovete

sapere, che non solo portate hoggi questo sì vostro particolar honore

in su le vostre braccia, ma insieme con voi, l’honor, e la gloria di

tutta la nation Italiana, e nome Latino, e perciò non si manchi per

voi ridurla in quell’altezza di fama, che fu al tempo, che diede legge

al mondo, e tanto più contra tali, e sì insolenti nemici, da i quali

dall’antico tempo siamo stati spesse volte non senza lor gran danno

danneggiati, e provocati: Però hoggi gli mostreremo, che sopravive anco

in noi quel seme de nostri progenitori, che tante volte gli assuefer

à portar il giogo Italiano. E serà questa nostra indubitata vittoria

con precedente mal segno della lor futura, e vicina calamità: si che

horsù Cavalieri strenuissimi, e fratelli miei, con prospero, e felice

augurio avvicinamoci al luogo, dove tal impresa se die seguire; perchè

son certo, che saran molto maggiori gli effetti e portamenti vostri,

che le mie parole, e la mia gran speranza«. E finito tal raggionamento,

e fatta la debita oratione a Dio, montaro à cavallo à detti cavalli

copertati, ponendosi ciascuno l’elmetto in su la testa, e le lanze alla

coscia, e se avviaro verso il campo.

Dall’altra parte la Motta, e compagni, avendo già inviato

l’assecuramento del campo, e de’ Giudici ad Hettorre, dovendo comparire

a sì generoso spettacolo, non li parve fuor di proposito intercedere

la gratia di nostro Signore, come persone Christianissime, e per tanto

accompagnati da Monsignor de la Palizza, et altri Cavalieri Francesi,

si conferiro alla Chiesa, e lui ordinò, si dicesse sollennemente

la messa, quale fu ascoltata con attenta divotione da tutti; Finita

la messa Monsignor de la Palizza, portò la Motta, e suoi compagni,

et altri Cavalieri Francesi a sua posada, et ivi con allegrezza si

ristororno tutti di conveniente cibo. Dopoi ciascuno de combattenti

s’andò ad armare de tutte armi, come el bisogno richiedeva, et armati

si radunaro tutti giontamente avanti Monsignor de la Palizza, ove la

Motta voltosi a Monsignor detto de la Palizza, e lo supplicò li volesse

concedere, che potesse dire alcune poche parole à que’ suoi compagni,

lo che volentieri essendoli concesso, cominciò a parlar in tal modo.

_Oration de la Motta à suoi compagni._

»Se dall’esperienza, la qual’è maestra di tutte le cose, si può pigliar

giuditio, Cavalieri, compagni, e fratelli miei, certo io non dubito,

che di questa impresa, della qual hoggi per noi s’ha da far prova,

ne riportaremo quell’honore, quella vittoria, che dalle altre insino

a questo tempo la nostra nation Francesa ha riportato, e vi dovete

ramentar, che gli nostri progenitori più volte han fatto gustar à

Romani, che signoreggiorno l’universo, et a tutta la nation Italiana,

quanto l’armi Francese in ogni tempo se siano prevalute, e come le

armi Francese habbiano difensata la nostra santa fè Christiana, et

havuto honor in tutte le battaglie, e giornate insino à questo tempo

occorse. Hora non credo, che queste mie parole siano necessarie a farvi

acquistar più valore di quel che in voi veggio, e mi rendo certo, che

discendete dal medesimo seme di quei nostri antepassati, li quali

han lasciata di loro certa fama al mondo. Pur mi è parso ridurvi à

memoria tutto questo, acciò ciascun di voi debbia considerare che hoggi

sostentaremo con le nostre lanze l’honor di tutta la nostra nation

Francesa, e dovemo tutti considerare, che restando noi vincitori di

questa impresa come son certo, che con l’ajuto di nostro Signore così

sarà, restaremo appresso de tutti nostri posteri sempre vivi, et in

tutta questa nostra Provintia d’Europa si raggionerà per tutte l’età

della nostra gloria. Horsù, poichè tanto condegno premio se ci promette

di questa impresa, vogliamo con lo nostro animo invitto far tutto lo

nostro potere d’acquistar tanto premio. E benchè tal vittoria non sia

cosa nuova alla nation nostra, havendomo noi havuta di prossimo simil

vittoria contra la nation Spagnuola, questa serà più gloriosa, perchè

la nation Italiana s’è vantata sempre in questo generoso esercitio

d’armi, valer, e posser star a fronte alla nostra nation Francesa.

Di modo, che vincendo questa, ne trovaremo vincitori di tutti. Non

mi occorre dir altro, perchè son certissimo, che non può mancar, che

ciascun de voi farà più che quel ch’in ciò io spero, e desidero«.

E qui pose fine al suo ragionamento. E levatosi ciascuno in piedi,

s’abbracciorno, e baciorno tutti. E tolto combiato da Monsignor de la

Palizza, e da altri Cavalieri Francesi, che ivi se ritrovorno, ciascuno

montò à cavallo, e se ordinorno nel proceder in questo modo.

Cenno storico sull'antichissima città di Ruvo nella Peucezia · 第 32 / 36 段