Le sopradette lettere della Motta, fur consegnate per lo Trombetta

Francese ad Indico Lopez, al quale parve far intendere ad alcuni

Italiani, quanto per la Motta con parole, e con scritto gli era stato

esposto, e consultandosi com’era debito, le predette occorrenze con

Prospero Colonna, e quel considerando in tal causa doversi procedere

con i convenienti modi, fece aggregation de Cavalieri, esponendo ogni

particolarità delle cose predette, quali furono disputate, e discusse

con ogni oportuna diligenza, tanto circa le parole prolate per la

Motta, quanto anco circa la continentia della sua lettera. E benchè

per le parole usate per la Motta, s’havesse potuto fondare giustissima

querela per gl’Italiani, pure per estinguere ogni alteratione, ch’era

per succedere con Spagnuoli, donde haveriano potuto emergere pernitiose

dissentioni, et ancora perchè la Motta escludeva espressamente non

voler combattere, se non _sub justa quærela_, proponendo quella delle

cento corone, e le spoglie: e non ostante che si conoscesse apertamente

detta querela non esser degna, ne conveniente a Cavalieri; pure ad

evitare ogni imputatione di subterfugio, si concluse, che destramente,

e con attitudine s’attendesse a pigliar la difensione, tenendosi ferma

speranza, se ne dovesse ottenere gloriosa vittoria, secondo infinite

volte havevano conseguito altri Italiani provocati da Francesi, per

lo che molti Italiani supplicaro, e fero instanza per intrar a tal

impresa; Ma perchè Hettorre Fieramosca li giorni passati havea pigliato

la querela contra Monsignor Frumet Luogotenente del Vicerè Francese,

confutando la particola delle sue lettere, nelle quali diceva non

doversi più fidar, nè d’Italiani, nè de Spagnuoli, e riprobandolo,

come mendace, havendo prorotto così nel suo scrivere, e lo Monsignor

di Frumet non havea risposto al detto Hettorre, et attento che nel

progresso del parlare de la Motta con Indico Lopez era fatta mentione

di tal materia, per le antedette cause, et altri degni respetti, fu

determinato si concedesse la predetta defensione al detto Hettorre

Fieramosca, e suoi compagni, e che si rispondesse a la Motta per lo

Indico Lopez come ad esso apparteneva, e per lo prenominato Ettorre nel

modo che segue.

_Lettera d’Indico Lopez a la Motta._

»La Motta. Ho ricevuto vostre lettere date in Ruvo a 28 del presente

mese di Gennajo, per le quali scrivete del combattere di dieci Francesi

contra diece Italiani. Rispondo che quanto contiene in dette vostre

lettere, l’ho fatto intendere ad alcuni Italiani, e perchè quelli per

loro lettere scrivono a voi sopra tal materia pienamente, però non

mi estendo in altro, persuadendomi fermamente, che troverete, come

ho detto, l’Italiani ferventissimi a sodisfare al loro honore. — Da

Barletta a 29 di Gennaro 1503 — Di V. S. — Indico Lopez«.

_Lettera di Hettorre Fieramosca a la Motta._

»La Motta. Lo Signor Indico Lopez ha fatto intendere ad alcuni Italiani

haver ricevute lettere vostre de’ 28 del presente mese di Gennaro,

per le quali dicete haver trovati dieci huomini d’armi Francesi per

combattere con diece huomini d’armi Italiani, cento corone, e le

spoglie, cioè l’armi, e cavalli. Vi dico, che quantunque questa non sia

querela conveniente à Cavalieri; per farvi conoscere come gl’Italiani

son huomini, che amano la conservation dell’honor loro; Io, e diece

altri huomini d’armi Italiani, che faranno il numero d’undeci, semo

per difendere dette cento corone, armi, e cavalli, e sodisfare alla

requisition vostra. Declarate dunque luogo comune con uguale segurtà, e

la giornata, avisando tre dì prima, a tale possiamo comparire a tempo —

Da Barletta a’ 29 Gennaro 1503. — Hettorre Fieramosca«.

_Lettera de la Motta ad Hettorre Fieramosca._

»Hettorre Fieramosca. Ho ricevuto vostre lettere scritte a 29 di

Gennajo, per le quale mi scrive che il Signor Indico Lopez ha fatto

intendere ad alcuni Italiani haver ricevuto lettere mie alli 28 del

presente mese, nelle quali io scriveva, haver trovati diece huomini

d’armi Francesi per combattere con dieci huomini d’armi Italiani,

cento corone, e le spoglie: Io ho scritto le lettere al Signor Indico

Lopez, perchè sua Signoria, trovandomi loco in Barletta, mi parlò che

haveano de huomini da bene Italiani, gli risposi che lo credeva bene,

e così mi disse che haveano disfidato Monsignor di Frumet con dieci

huomini d’armi Francesi, gli risposi che se havessero mandato qua in

Ruvo, io li haveria trovati, e mi disse se io mi confidava trovare

diece Francesi che sua Signoria si confidava trovarne diece huomini da

bene Italiani. Io li promisi trovar diece huomini da bene Francesi,

come ho fatto: e toccando alle cento corone, cavalli, et armi che mi

scrivete non sia sufficiente querela à Cavalieri: Io scrissi al Signor

Indico Lopez, che noi non volevamo combattere, se non sotto iusta

querela, e così per non havere altra querela al presente, scrissi a

sua Signoria che piacendo a loro, combatteriamo cento corone, e le

spoglie per ciascuno: In quanto mi scrivete, che Italiani amano la

conservatione del loro honore, e che voi, e dieci huomini d’armi che

faranno undici, siete per difendere le dette cento corone, armi, e

cavalli, credo siate huomini da bene, e che le difenderete bene, e che

accettiate il combattere, piace assai a me, et a miei compagni; e così

noi da nostra banda siamo per difender l’honor nostro, le cento corone,

armi, e cavalli. Quanto mi scrivete, lo luogo sia comune, e di ugual

sicuritate: Lo luogo sarà fra Andri, e Corato. Lo dì sarà da hoggi a

dodici dì, che saranno li undici di Febraro. Et aviserò tre dì avanti

che sarà all’otto del detto, e vi manderò li nomi delli gentilhuomini,

che combatteranno, e così mi mandarete voi, e venuti li nomi, mandaremo

nostri ostaggi in Andri, e li vostri manderete in Corato per ugual

securità di tutte due le bande. Da Ruvo all’ultimo di Gennaio 1503.

E perchè sono stato pregato da due altri Gentilhuomini, che voleriano

essere del combattere, vi sforzerete trovarne due altri, che saranno

tredici per banda — La Motta«.

Sopra le particole delle premisse precedenti lettere, fu tra li

Cavalieri Italiani disputato, si incumbeva doversi reprovare Carles

la Motta, considerando che le parole da quello dette in vilipendio

d’Italiani nel raggionamento fatto con lo Signor Indico Lopez,

dissentivano dal tenor delle sopradette particole, e dimostravano

disditta: E benchè per tal contradittione la Motta s’havesse potuto

reprovare, pure per haversi accettata la querela per esso proposta,

e per le cause allegate nella prima discussione, e per molti altri

rispetti, fu pretermisso estendersi in questo altrimenti: E similmente

fu ventilata l’altra particola delle predette lettere de la Motta, in

la querela pretendeva voler difendere l’honor loro, cento corone, armi,

e cavalli, perchè alcuni Cavalieri esperti rivocavano in dubio, se la

Motta in aumento di sue raggioni potria subintrare alla difensione,

e trahere quella a loro parte: Et essendo detti, e replicati molti

argomenti sovra tal materia, finalmente fu concluso, che la difensione

per nissun modo competeva a la Motta, havendo esso proposto la querela,

e dimostrava nelle sue agitationi tener luogo di Procuratore.

_Lettere d’Hettorre Fieramosca responsive a la Motta._

»La Motta. Ho inteso quanto scrivete per vostre lettere dell’ultimo

del prossimo passato mese di Gennajo, per le quali tra le altre parti

d’esse lettere replicate sovra il combattere de’ vostri compagni

Francesi, contra altrettanti Italiani, che per non aver altra querela,

havete scritto al Signor Indico Lopez, che combatterete cento corone,

e le spoglie per ciascuno, e che avete piacer assai, che io, e miei

compagni habbiamo accettato il combattere, e che lo luogo commune

serà per lo campo infra Andri, e Corato, e che lo dì serà all’undici

di Febraro, e che avisarete all’otto di detto mese, che serà tre dì

avanti, e manderete i nomi delli Gentilhuomini che combatteranno, e

così io habbia a mandare i nomi de’ miei compagni a voi, e che havuti

li nomi, manderete li ostaggi vostri in Andri, e che noi habbiamo a

mandare li nostri in Corato per ugual sigurtà di tutte le due bande.

Rispondo; Io e miei compagni havemo accettato di buona volontà la

querela che voi proposta avete, quantunque non sia querela conveniente

à Cavalieri, per farvi solo conoscere come gl’Italiani amano la

conservation del loro honore, e così stamo parati di sostentare di

buon animo, e difendere le cento corone per ciascuno, armi, e cavalli:

E quando haverete mandati i nomi delli huomini, che pretendono

combattere, io manderò a voi i nomi de’ miei compagni, e delli ostaggi

che mandarete in Andri, similmente corrisponderemo in mandar li

nostri in Ruvo, e non in Corato per esservi la peste; avvertendovi,

che bisogna specificatamente nominare il luogo comune infra Andri, e

Corato: e se oltra la securtà dell’ostaggi vi parerà che lo campo si

assicuri per li superiori, declaratelo, e provedete dal canto vostro,

che noi provederemo dal nostro. Quanto alla parte che scrivete, esser

stato pregato da due altri Gentilhuomini, che vorriano essere del

combattere, e che io ne debbia trovar due altri, che saranno al numero

di tredici per banda. Rispondo che siamo al numero di tredici, secondo

scrivete, e pronti ad ogni vostra requisitione — Da Barletta a 2 di

Febraro 1503 — Hettorre Fieramosca«.

_Replicatione de la Motta ad Hettorre Fieramosca._

»Hettorre Fieramosca. Ho inteso quanto per vostre lettere delli 2 di

Febraro ne scrivete, replicando, che voi, e vostri compagni di buona

volontà avete accettata la querela per me proposta; replicando ancora,

non essere stata conveniente a Cavalieri; ma per farne conoscere,

che gl’Italiani son huomini, che amano la conservatione del loro

honore, che state parati a sostentar di buon animo le cento corone

per ciascuno, le armi, e cavalli: Vi rispondo, senza più replicar,

che io, e miei compagni siamo similmente paratissimi a difendere le

nostre cento corone, arme, e cavalli per ciascuno da nostra banda,

così bene come voi. In quanto a quello che mi scrivete, che quando

io haverò mandato i nomi de’ Gentilhuomini, che pretendono combattere

con voi, che manderete i nomi de’ vostri, io vi manderò li nomi Lunedì

prossimo futuro, e li ostaggi li manderò Domenica, che serà oggi ad

otto in Barletta, e voi li manderete in Ruvo, per ugual suspitione

della peste, secondo in vostre lettere scrivete. Del specificare, e

nominare il luogo proprio, serà come ho scritto fra Andri, e Corato,

la dove combatterono Baiardo, e D. Alonso. Quanto mi scrivete, se

oltre la securtà degli ostaggi mi paresse che ’l campo si assecurasse

per i Superiori, che lo declari, e proveda da mia banda, che voi

provederestivo dalla vostra. Noi manderemo li ostaggi, e manderemo

l’assecuramento de Monsignor de la Palizza nostro Superiore in questa

banda, e promettemo la fè nostra, che da nostra banda non ci serà

inganno, ne soverchiaria alcuna, ne da questa gente d’armi che sono

da qua sotto lo governo di Monsignor de la Palizza, ne di tutti gli

altri che sono al servizio del Christianissimo Re in questo Regno: E

similmente ne manderete voi l’assecuramento de’ vostri Superiori, e

prometterete la fè vostra, non c’esser inganno, ne soverchiaria alcuna

delle genti che servono li Cattolici Re, e Regina in questo Regno. Del

numero delli tredici, ne scrivete, ne piace. Del dì del combattere,

che vi havemo scritto, che saria stato alli undici del presente, non

pensavo fosse stato il Sabbato, nel qual giorno alcuni di nostri hanno

divotione, e desiderano guardarlo, e così la Domenica communemente la

guardaremo tutti; si che non dispiacendovi, serà Lunedì, che seranno

li tredici del presente mese di Febraro. Ne declararete quanti Giudici

volete siano per banda, per vedere, e come volete che vengano armati, o

disarmati, il tutto ne darete per aviso — Da Ruvo a 5 di Febraro 1503 —

la Motta.

_Lettere de la Motta ad Hettorre Fieramosca._

»Hettorre Fieramosca. Perchè, come vi ho scritto, hoggi che è Lunedì,

mandarvi li nomi de’ Gentilhuomini, che seranno del nostro combattere,

ve li mando, e sono questi — Marco de Frange — Giraut de Forzes — Gran

Jan de Aste — Martellin de Sambris — Pier de Ligie — Jacobo della

Fuontiena — Eliot de Baraut — Giovan de Landes — Saccet de Saccet —

Francisco de Pisa — Jacopo de Guigne — Nanti de la Frasce — Carles de

Togues, detto Monsignor de la Motta — Et avisarete per vostre lettere,

e mandarete i nomi de’ vostri, e de quanti ostaggi volete che mandiamo

da vostra banda, e ne manderete al presente la sicurtà dell’ostaggi,

acciò possano venire sicuramente, e per quello ne porterà sicurtà

de’ nostri, ve manderemo la sicurtà de’ vostri ostaggi, e per loro la

sicurtà de vostra banda, e senza altro scrivere, lunedì che saranno

li tredici del presente, ne troverete nello loco nominato nelle mie

lettere — Da Ruvo a 6 di Febraro 1503 — la Motta.

_Lettere di Hettorre Fieramosca di Capua._

»La Motta. Ho ricevuto due vostre lettere date in Ruvo a cinque, et

a sei del presente, nelle quali havete mandato li nomi delli huomini

pretendono combattere, e scrivete la prorogatione della giornata

alli tredici del detto mese, e che manderete i vostri ostaggi

domenica prima che verrà, per quelli manderete la sicurtà di tutta

vostra banda, e che io, e miei compagni habbiamo a mandare i nostri

ostaggi in Ruvo, per evitare la suspition della peste, e con loro la

securtà de nostra parte, e specificate lo proprio loco infra Andri,

e Corato, dove combatterono Don Alonso, e Baiardo, e che oltre li

ostaggi, manderete lo assecuramento di Monsignor della Palizza vostro

superiore, e promettete la fè vostra, che da vostra banda non serà

inganno, ne soverchiaria alcuna, ne da questa gente d’armi che sono

quà sotto lo governo di Monsignor della Palizza, ne da tutte le altre

genti, che sono al servitio del Cristianissimo in questo Regno: E che

similmente noi debbiamo mandare lo assecuramento, e nostra fè, che non

ci sia inganno, ne soverchiaria alcuna de tutte le genti d’armi delle

Cattoliche Maestà Re, e Regina in questo Regno. Et oltre di ciò dicete,

che s’habbia a declarare quanti Giudici si hanno da eligere per banda,

e che per quelli porteranno la sicurtà de’ vostri ostaggi manderete la

sicurtà de’ nostri. E finalmente concludete, che senz’altro scrivere,

lunedì che saranno i tredici del presente, vi troverete nel luogo

nominato in vostre lettere; et io volendo corrispondere a vostre

requisitioni, vi mando particolarmente i nomi de’ miei compagni che

siamo al numero di tredici, e son questi — Guglielmo d’Albamonte —

Mariano d’Abignenti da Sarno — Francisco Salamone — Giovanni Capoccio

da Roma — Marco de Napoli — Giovan de Roma — Lodovico d’Abenavole de

Capua — Hettorre Romano — Bartolomeo Fanfullo — Romanello — Riczio

de Parma — Moele de Paliano — Fieramosca di Capua — Et anco mandamo

guidatico, et assecuramento per li ostaggi vostri, che possano venire

in Barletta, e per lo presente (come havete offerto) mandarete simil

guidatico, et assecuramento per li ostaggi nostri, che si possano

condurre in Ruvo: Et in lo modo, et ordine, che manderete li ostaggi

vostri in Barletta con la sicurtà di Monsignor de la Palizza, e

de tutta vostra banda, mandaremo nostri ostaggi in Ruvo, con lo

assecuramento del Signore Don Diego de Mendozza, e de tutta nostra

banda: e promettemo nostra fè, che da nostra banda non sarà inganno, ne

soverchiaria alcuna da questa gente d’armi, nè da tutte altre che sono

al servizio delle Cattoliche Maestà in questo Regno. Dell’elettione

delli Giudici, sapete che bisogna, siano huomini per tal officio, di

conditione, prattichi, et esperti, però quando avisarete distintamente

la elettione da voi fatta, io, e miei compagni provederemo a tale

effetto oportunamente, e vi avisaremo de nostra elettione, et avertite

che gli huomini, che han da venire a vedere, siano di ugual numero così

dalla parte vostra come dalla nostra, e se deve declarar, et determinar

per li Superiori, che assecurano il campo. Potrete dunque far opera,

che Monsignor de la Palizza habbia a significarlo al Signor D. Diego de

Mendozza, e per commune loro disposizione s’habbia a declarare quanti

han da venire dall’una, e l’altra parte. Che finalmente concludeti, che

senz’altro scrivere, Lunedì che saranno li tredici dell’instante mese,

vi trovarete al luogo destinato dalle vostre lettere: Vi rispondo, che

in la medema forma, io, e miei compagni, compareremo con li cavalli

copertati, e con le persone nostre armate de tutt’armi, con lanze,

spade, stocchi, et altre armi manuperabili, a sostentar, e difendere,

secondo ho scritto per altre mie lettere — Da Barletta a dì 7 di

Febraro 1503 — Hettorre Fieramosca«.

E ’l tenor dell’assecuramento del Signor D. Diego de Mendozza siegue in

tal modo.

_»Don Diecus de Mendozza Serenissimarum, et Catholicarum Majestatum

armorum Capitaneus etc._

»Perchè Hettorre Fieramosca, e suoi compagni al numero di tredici

Italiani ne haveno fatto intendere doverno comparere in la giornata

deputata per la Motta, et altrettanti suoi compagni Francesi, quai

pretendono combatter contro essi Italiani in lo campo intra loro

specificato, fra Andri, e Corato, e per segurtà dell’una, e l’altra

parte se haveno da mandare ostaggi reciprocamente, et acciò quelli

seran mandati per la Motta, e suoi compagni Francesi, non abbiano

a dubitare di pater molestia, pericolo, ne detrimento alcuno. Per

tenor della presente, _sub verbo, et fide nobilium_, guidamo, ed

assecuramo li Gentilhuomini, che per li predetti la Motta, e suoi

compagni seranno destinati per ostaggi, che possano venir liberi, e

securamente in Barletta, e commorar in detta Terra, secondo la forma

de loro obbligationi, e conventioni; e dopoi detti ostaggi possano

ritornare in Ruvo senza impedimento, ne danno alcuno in loro persone,

ne in robbe, declarando a tutti, e singoli Capitanei, stipendiarii,

soldati, pedoni, et altre genti d’armi suddite delle Cattoliche Maestà,

et imponendoli da parte di quelle, che debbiano osservare alli predetti

ostaggi la presente forma di guidatico, e salvocondotto, _juxta_ sua

serie, e tenore, e così nello venire di detti ostaggi in Barletta,

e commorar in detta Terra, come ancora nel ritornare in Ruvo. Non

facendo il contrario per quanto ciascuno desidera evitare l’ira, et

indignatione di dette Cattoliche Maestà, et evitare la pena della vita.

E per declaratione della verità, cautela, e securtà di tutti ostaggi

havemo spedite le presenti subscritte di nostra propria mano, e con la

impressione del nostro solito sigillo — Di Barletta a 7 di Febraro 1503

— _Don Diecus de Mendozza_.

_Lettere de la Motta responsive ad Hettorre._

»Hettorre Fieramosca. Ho ricevuto vostre lettere, e quelle intese,

e rispondo hoggi, che sono li undici del presente mese di Febraro

risolutamente, come per voler effettuar, e mandar lo negotio a

porto, vi mando li presenti Gentilhuomini per ostaggi da nostra

banda, quai sono Monsignor de Musnai, e Monsignor Dummoble, a tal

che con securtà possiate venire. Perloche voi manderete i vostri

ostaggi per nostra securtà, acciò con gratia di nostro Signore Iddio

lunedì primo che saran li tredici del presente mese, ambe le parti

si possano condurre in lo loco appontato, dove combattero Monsignor

Baiardo, e D. Afonso fra Andri, e Corato. E perchè in dette lettere ci

dimandate l’assecuramento dell’Illustre Monsignor della Palizza nostro

Superiore, a sua Illustre Signoria non have parso di farlo; Però vi

dicemo, che senza dubio alcuno vogliate liberamente venire, che vi

promettemo la fè nostra, possate securamente venire, che ne da noi, ne

da nostra banda, ne da gente, sono in questo Regno al servitio della

Cristianissima Maestà, vi sarà usata soverchiaria alcuna, dovendovi

donar il campo sicuro; E quando dubitassivo dell’opposito, e si facesse

soverchiarla, da mò ci donamo per vostri prigioni: E dovendosi far

questo medesimo per voi, ne prometterete, per voi, e vostre bande, e

tutte genti sono in questo Regno per servizio delle Cattoliche Maestà

Re, e Regina d’Ispagna. E volendo dar effetto al sopradetto, non ci

accade altra securtà, ne dilation di tempo, per havermo una con miei

compagni in detto tempo deliberato in detto luogo comparere con li

cavalli copertati, e nostre persone armate de tutte arme necessarie,

dovendovi trovar in detto luoco, e dì alle dieceotto hore, o vero

avante, acciò s’habbia tempo di posser eseguire i nostri desiderii,

fandovi intendere, che noi condurremo là quattro Giudici eletti da

nostra banda, e tredici altri huomini ne condurranno li cavalli, e

sedici Gentilhuomini verranno à vedere, per li quali tutti prenominati

non vi sarà altro che porti armi, eccetto noi deputati al combattere,

e li quattro Giudici, e li altri Gentilhuomini verranno a vedere, e li

ventisei che meneranno li cavalli, e condurranno l’elmetti, veneranno

disarmati; Però vi dicemo, se volete, tutti li sopradetti vengono in

nostra compagnia à detto numero, se hanno da comprendere nel medesimo

assecuramento, come noi altri: E volendo voi condurre altrettanti

in simil modo dal canto, e banda vostra, declaramo se intendano nel

medesimo assecuramento per noi, e nostra banda, venendono in vostra

compagnia. Ancora vi mandamo li nomi delli Giudici, secondo qui da

basso vederete notati — Da Ruvo à gli 11 di Febraro 1503 — La Motta —

Li nomi delli Giudici sono questi — Monsignor de Bruglie — Monsignor de

Murabrat — Monsignor de Bruet — Etum Sutte.

El tenor dell’assecuration de Monsignor della Palizza siegue in tal

modo.

»_Jacobus de Cabannes Dominus Politico Christianissimi Regis

Zamburlanus, ac Provinciarum Terræ Bari, et Aprutii Gubernator._ Perche

la Motta, e suoi compagni al numero di tredici, ne han fatto intendere

doverno comparere in la giornata deputata per essi, et altrettanti

Italiani, à causa che pretendono combattere in lo campo specificato fra

Andri, e Corato, e per securtà dell’una, e dell’altra parte si devono

mandar l’ostaggi reciprocamente, et acciò quelli seranno mandati da

Hettorre Fieramosca, e suoi compagni, non abbiano a dubitar di patir

molestia, pericolo, ne detrimento alcuno. Per tenor della presente _sub

verbo, et fide nobilium_, guidamo, et assecuramo due Gentilhuomini,

e tre famegli per uno, che per li predetti Hettorre, e suoi compagni

seranno destinati per ostaggi, che possano venire liberi, e sicuri in

Ruvo, e commorar in detta terra, secondo la forma de loro obligatione,

e conventioni; E dopoi detti due ostaggi, e famegli ritornar in

Barletta senza impedimento alcuno, o danno in loro persone, e robbe,

declarando a tutti, e singuli Capitanei, stipendiarii, e soldati della

Cristianissima Maestà, et imponendoli da parte di essa, che debbiano

osservar alli predetti ostaggi la presente forma di guidatico, e

salvocondotto _juxta_ la sua serie, e tenore, così nello venir di detti

ostaggi in Ruvo, e commorar in detta terra, come ancora nel ritornar in

Barletta, non fando lo contrario, per quanto ciascuno desidera evitar

l’ira, et indignatione di detta Maestà, e fuggir la pena della vita.

E per declaration della verità, cautela, e securtà di detti ostaggi,

havemo espedita la presente securtà di nostra propria mano, e con la

impression del nostro solito sigillo — Da Ruvo alli 11 di Febraro

1503 — _Cabannes — Dominus Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao

Mandatario_.

_Lettere d’Hettorre responsive à la Motta._

Cenno storico sull'antichissima città di Ruvo nella Peucezia · 第 31 / 36 段