Francese ad Indico Lopez, al quale parve far intendere ad alcuni
Italiani, quanto per la Motta con parole, e con scritto gli era stato
esposto, e consultandosi com’era debito, le predette occorrenze con
Prospero Colonna, e quel considerando in tal causa doversi procedere
con i convenienti modi, fece aggregation de Cavalieri, esponendo ogni
particolarità delle cose predette, quali furono disputate, e discusse
con ogni oportuna diligenza, tanto circa le parole prolate per la
Motta, quanto anco circa la continentia della sua lettera. E benchè
per le parole usate per la Motta, s’havesse potuto fondare giustissima
querela per gl’Italiani, pure per estinguere ogni alteratione, ch’era
per succedere con Spagnuoli, donde haveriano potuto emergere pernitiose
dissentioni, et ancora perchè la Motta escludeva espressamente non
voler combattere, se non _sub justa quærela_, proponendo quella delle
cento corone, e le spoglie: e non ostante che si conoscesse apertamente
detta querela non esser degna, ne conveniente a Cavalieri; pure ad
evitare ogni imputatione di subterfugio, si concluse, che destramente,
e con attitudine s’attendesse a pigliar la difensione, tenendosi ferma
speranza, se ne dovesse ottenere gloriosa vittoria, secondo infinite
volte havevano conseguito altri Italiani provocati da Francesi, per
lo che molti Italiani supplicaro, e fero instanza per intrar a tal
impresa; Ma perchè Hettorre Fieramosca li giorni passati havea pigliato
la querela contra Monsignor Frumet Luogotenente del Vicerè Francese,
confutando la particola delle sue lettere, nelle quali diceva non
doversi più fidar, nè d’Italiani, nè de Spagnuoli, e riprobandolo,
come mendace, havendo prorotto così nel suo scrivere, e lo Monsignor
di Frumet non havea risposto al detto Hettorre, et attento che nel
progresso del parlare de la Motta con Indico Lopez era fatta mentione
di tal materia, per le antedette cause, et altri degni respetti, fu
determinato si concedesse la predetta defensione al detto Hettorre
Fieramosca, e suoi compagni, e che si rispondesse a la Motta per lo
Indico Lopez come ad esso apparteneva, e per lo prenominato Ettorre nel
modo che segue.
_Lettera d’Indico Lopez a la Motta._
»La Motta. Ho ricevuto vostre lettere date in Ruvo a 28 del presente
mese di Gennajo, per le quali scrivete del combattere di dieci Francesi
contra diece Italiani. Rispondo che quanto contiene in dette vostre
lettere, l’ho fatto intendere ad alcuni Italiani, e perchè quelli per
loro lettere scrivono a voi sopra tal materia pienamente, però non
mi estendo in altro, persuadendomi fermamente, che troverete, come
ho detto, l’Italiani ferventissimi a sodisfare al loro honore. — Da
Barletta a 29 di Gennaro 1503 — Di V. S. — Indico Lopez«.
_Lettera di Hettorre Fieramosca a la Motta._
»La Motta. Lo Signor Indico Lopez ha fatto intendere ad alcuni Italiani
haver ricevute lettere vostre de’ 28 del presente mese di Gennaro,
per le quali dicete haver trovati dieci huomini d’armi Francesi per
combattere con diece huomini d’armi Italiani, cento corone, e le
spoglie, cioè l’armi, e cavalli. Vi dico, che quantunque questa non sia
querela conveniente à Cavalieri; per farvi conoscere come gl’Italiani
son huomini, che amano la conservation dell’honor loro; Io, e diece
altri huomini d’armi Italiani, che faranno il numero d’undeci, semo
per difendere dette cento corone, armi, e cavalli, e sodisfare alla
requisition vostra. Declarate dunque luogo comune con uguale segurtà, e
la giornata, avisando tre dì prima, a tale possiamo comparire a tempo —
Da Barletta a’ 29 Gennaro 1503. — Hettorre Fieramosca«.
_Lettera de la Motta ad Hettorre Fieramosca._
»Hettorre Fieramosca. Ho ricevuto vostre lettere scritte a 29 di
Gennajo, per le quale mi scrive che il Signor Indico Lopez ha fatto
intendere ad alcuni Italiani haver ricevuto lettere mie alli 28 del
presente mese, nelle quali io scriveva, haver trovati diece huomini
d’armi Francesi per combattere con dieci huomini d’armi Italiani,
cento corone, e le spoglie: Io ho scritto le lettere al Signor Indico
Lopez, perchè sua Signoria, trovandomi loco in Barletta, mi parlò che
haveano de huomini da bene Italiani, gli risposi che lo credeva bene,
e così mi disse che haveano disfidato Monsignor di Frumet con dieci
huomini d’armi Francesi, gli risposi che se havessero mandato qua in
Ruvo, io li haveria trovati, e mi disse se io mi confidava trovare
diece Francesi che sua Signoria si confidava trovarne diece huomini da
bene Italiani. Io li promisi trovar diece huomini da bene Francesi,
come ho fatto: e toccando alle cento corone, cavalli, et armi che mi
scrivete non sia sufficiente querela à Cavalieri: Io scrissi al Signor
Indico Lopez, che noi non volevamo combattere, se non sotto iusta
querela, e così per non havere altra querela al presente, scrissi a
sua Signoria che piacendo a loro, combatteriamo cento corone, e le
spoglie per ciascuno: In quanto mi scrivete, che Italiani amano la
conservatione del loro honore, e che voi, e dieci huomini d’armi che
faranno undici, siete per difendere le dette cento corone, armi, e
cavalli, credo siate huomini da bene, e che le difenderete bene, e che
accettiate il combattere, piace assai a me, et a miei compagni; e così
noi da nostra banda siamo per difender l’honor nostro, le cento corone,
armi, e cavalli. Quanto mi scrivete, lo luogo sia comune, e di ugual
sicuritate: Lo luogo sarà fra Andri, e Corato. Lo dì sarà da hoggi a
dodici dì, che saranno li undici di Febraro. Et aviserò tre dì avanti
che sarà all’otto del detto, e vi manderò li nomi delli gentilhuomini,
che combatteranno, e così mi mandarete voi, e venuti li nomi, mandaremo
nostri ostaggi in Andri, e li vostri manderete in Corato per ugual
securità di tutte due le bande. Da Ruvo all’ultimo di Gennaio 1503.
E perchè sono stato pregato da due altri Gentilhuomini, che voleriano
essere del combattere, vi sforzerete trovarne due altri, che saranno
tredici per banda — La Motta«.
Sopra le particole delle premisse precedenti lettere, fu tra li
Cavalieri Italiani disputato, si incumbeva doversi reprovare Carles
la Motta, considerando che le parole da quello dette in vilipendio
d’Italiani nel raggionamento fatto con lo Signor Indico Lopez,
dissentivano dal tenor delle sopradette particole, e dimostravano
disditta: E benchè per tal contradittione la Motta s’havesse potuto
reprovare, pure per haversi accettata la querela per esso proposta,
e per le cause allegate nella prima discussione, e per molti altri
rispetti, fu pretermisso estendersi in questo altrimenti: E similmente
fu ventilata l’altra particola delle predette lettere de la Motta, in
la querela pretendeva voler difendere l’honor loro, cento corone, armi,
e cavalli, perchè alcuni Cavalieri esperti rivocavano in dubio, se la
Motta in aumento di sue raggioni potria subintrare alla difensione,
e trahere quella a loro parte: Et essendo detti, e replicati molti
argomenti sovra tal materia, finalmente fu concluso, che la difensione
per nissun modo competeva a la Motta, havendo esso proposto la querela,
e dimostrava nelle sue agitationi tener luogo di Procuratore.
_Lettere d’Hettorre Fieramosca responsive a la Motta._
»La Motta. Ho inteso quanto scrivete per vostre lettere dell’ultimo
del prossimo passato mese di Gennajo, per le quali tra le altre parti
d’esse lettere replicate sovra il combattere de’ vostri compagni
Francesi, contra altrettanti Italiani, che per non aver altra querela,
havete scritto al Signor Indico Lopez, che combatterete cento corone,
e le spoglie per ciascuno, e che avete piacer assai, che io, e miei
compagni habbiamo accettato il combattere, e che lo luogo commune
serà per lo campo infra Andri, e Corato, e che lo dì serà all’undici
di Febraro, e che avisarete all’otto di detto mese, che serà tre dì
avanti, e manderete i nomi delli Gentilhuomini che combatteranno, e
così io habbia a mandare i nomi de’ miei compagni a voi, e che havuti
li nomi, manderete li ostaggi vostri in Andri, e che noi habbiamo a
mandare li nostri in Corato per ugual sigurtà di tutte le due bande.
Rispondo; Io e miei compagni havemo accettato di buona volontà la
querela che voi proposta avete, quantunque non sia querela conveniente
à Cavalieri, per farvi solo conoscere come gl’Italiani amano la
conservation del loro honore, e così stamo parati di sostentare di
buon animo, e difendere le cento corone per ciascuno, armi, e cavalli:
E quando haverete mandati i nomi delli huomini, che pretendono
combattere, io manderò a voi i nomi de’ miei compagni, e delli ostaggi
che mandarete in Andri, similmente corrisponderemo in mandar li
nostri in Ruvo, e non in Corato per esservi la peste; avvertendovi,
che bisogna specificatamente nominare il luogo comune infra Andri, e
Corato: e se oltra la securtà dell’ostaggi vi parerà che lo campo si
assicuri per li superiori, declaratelo, e provedete dal canto vostro,
che noi provederemo dal nostro. Quanto alla parte che scrivete, esser
stato pregato da due altri Gentilhuomini, che vorriano essere del
combattere, e che io ne debbia trovar due altri, che saranno al numero
di tredici per banda. Rispondo che siamo al numero di tredici, secondo
scrivete, e pronti ad ogni vostra requisitione — Da Barletta a 2 di
Febraro 1503 — Hettorre Fieramosca«.
_Replicatione de la Motta ad Hettorre Fieramosca._
»Hettorre Fieramosca. Ho inteso quanto per vostre lettere delli 2 di
Febraro ne scrivete, replicando, che voi, e vostri compagni di buona
volontà avete accettata la querela per me proposta; replicando ancora,
non essere stata conveniente a Cavalieri; ma per farne conoscere,
che gl’Italiani son huomini, che amano la conservatione del loro
honore, che state parati a sostentar di buon animo le cento corone
per ciascuno, le armi, e cavalli: Vi rispondo, senza più replicar,
che io, e miei compagni siamo similmente paratissimi a difendere le
nostre cento corone, arme, e cavalli per ciascuno da nostra banda,
così bene come voi. In quanto a quello che mi scrivete, che quando
io haverò mandato i nomi de’ Gentilhuomini, che pretendono combattere
con voi, che manderete i nomi de’ vostri, io vi manderò li nomi Lunedì
prossimo futuro, e li ostaggi li manderò Domenica, che serà oggi ad
otto in Barletta, e voi li manderete in Ruvo, per ugual suspitione
della peste, secondo in vostre lettere scrivete. Del specificare, e
nominare il luogo proprio, serà come ho scritto fra Andri, e Corato,
la dove combatterono Baiardo, e D. Alonso. Quanto mi scrivete, se
oltre la securtà degli ostaggi mi paresse che ’l campo si assecurasse
per i Superiori, che lo declari, e proveda da mia banda, che voi
provederestivo dalla vostra. Noi manderemo li ostaggi, e manderemo
l’assecuramento de Monsignor de la Palizza nostro Superiore in questa
banda, e promettemo la fè nostra, che da nostra banda non ci serà
inganno, ne soverchiaria alcuna, ne da questa gente d’armi che sono
da qua sotto lo governo di Monsignor de la Palizza, ne di tutti gli
altri che sono al servizio del Christianissimo Re in questo Regno: E
similmente ne manderete voi l’assecuramento de’ vostri Superiori, e
prometterete la fè vostra, non c’esser inganno, ne soverchiaria alcuna
delle genti che servono li Cattolici Re, e Regina in questo Regno. Del
numero delli tredici, ne scrivete, ne piace. Del dì del combattere,
che vi havemo scritto, che saria stato alli undici del presente, non
pensavo fosse stato il Sabbato, nel qual giorno alcuni di nostri hanno
divotione, e desiderano guardarlo, e così la Domenica communemente la
guardaremo tutti; si che non dispiacendovi, serà Lunedì, che seranno
li tredici del presente mese di Febraro. Ne declararete quanti Giudici
volete siano per banda, per vedere, e come volete che vengano armati, o
disarmati, il tutto ne darete per aviso — Da Ruvo a 5 di Febraro 1503 —
la Motta.
_Lettere de la Motta ad Hettorre Fieramosca._
»Hettorre Fieramosca. Perchè, come vi ho scritto, hoggi che è Lunedì,
mandarvi li nomi de’ Gentilhuomini, che seranno del nostro combattere,
ve li mando, e sono questi — Marco de Frange — Giraut de Forzes — Gran
Jan de Aste — Martellin de Sambris — Pier de Ligie — Jacobo della
Fuontiena — Eliot de Baraut — Giovan de Landes — Saccet de Saccet —
Francisco de Pisa — Jacopo de Guigne — Nanti de la Frasce — Carles de
Togues, detto Monsignor de la Motta — Et avisarete per vostre lettere,
e mandarete i nomi de’ vostri, e de quanti ostaggi volete che mandiamo
da vostra banda, e ne manderete al presente la sicurtà dell’ostaggi,
acciò possano venire sicuramente, e per quello ne porterà sicurtà
de’ nostri, ve manderemo la sicurtà de’ vostri ostaggi, e per loro la
sicurtà de vostra banda, e senza altro scrivere, lunedì che saranno
li tredici del presente, ne troverete nello loco nominato nelle mie
lettere — Da Ruvo a 6 di Febraro 1503 — la Motta.
_Lettere di Hettorre Fieramosca di Capua._
»La Motta. Ho ricevuto due vostre lettere date in Ruvo a cinque, et
a sei del presente, nelle quali havete mandato li nomi delli huomini
pretendono combattere, e scrivete la prorogatione della giornata
alli tredici del detto mese, e che manderete i vostri ostaggi
domenica prima che verrà, per quelli manderete la sicurtà di tutta
vostra banda, e che io, e miei compagni habbiamo a mandare i nostri
ostaggi in Ruvo, per evitare la suspition della peste, e con loro la
securtà de nostra parte, e specificate lo proprio loco infra Andri,
e Corato, dove combatterono Don Alonso, e Baiardo, e che oltre li
ostaggi, manderete lo assecuramento di Monsignor della Palizza vostro
superiore, e promettete la fè vostra, che da vostra banda non serà
inganno, ne soverchiaria alcuna, ne da questa gente d’armi che sono
quà sotto lo governo di Monsignor della Palizza, ne da tutte le altre
genti, che sono al servitio del Cristianissimo in questo Regno: E che
similmente noi debbiamo mandare lo assecuramento, e nostra fè, che non
ci sia inganno, ne soverchiaria alcuna de tutte le genti d’armi delle
Cattoliche Maestà Re, e Regina in questo Regno. Et oltre di ciò dicete,
che s’habbia a declarare quanti Giudici si hanno da eligere per banda,
e che per quelli porteranno la sicurtà de’ vostri ostaggi manderete la
sicurtà de’ nostri. E finalmente concludete, che senz’altro scrivere,
lunedì che saranno i tredici del presente, vi troverete nel luogo
nominato in vostre lettere; et io volendo corrispondere a vostre
requisitioni, vi mando particolarmente i nomi de’ miei compagni che
siamo al numero di tredici, e son questi — Guglielmo d’Albamonte —
Mariano d’Abignenti da Sarno — Francisco Salamone — Giovanni Capoccio
da Roma — Marco de Napoli — Giovan de Roma — Lodovico d’Abenavole de
Capua — Hettorre Romano — Bartolomeo Fanfullo — Romanello — Riczio
de Parma — Moele de Paliano — Fieramosca di Capua — Et anco mandamo
guidatico, et assecuramento per li ostaggi vostri, che possano venire
in Barletta, e per lo presente (come havete offerto) mandarete simil
guidatico, et assecuramento per li ostaggi nostri, che si possano
condurre in Ruvo: Et in lo modo, et ordine, che manderete li ostaggi
vostri in Barletta con la sicurtà di Monsignor de la Palizza, e
de tutta vostra banda, mandaremo nostri ostaggi in Ruvo, con lo
assecuramento del Signore Don Diego de Mendozza, e de tutta nostra
banda: e promettemo nostra fè, che da nostra banda non sarà inganno, ne
soverchiaria alcuna da questa gente d’armi, nè da tutte altre che sono
al servizio delle Cattoliche Maestà in questo Regno. Dell’elettione
delli Giudici, sapete che bisogna, siano huomini per tal officio, di
conditione, prattichi, et esperti, però quando avisarete distintamente
la elettione da voi fatta, io, e miei compagni provederemo a tale
effetto oportunamente, e vi avisaremo de nostra elettione, et avertite
che gli huomini, che han da venire a vedere, siano di ugual numero così
dalla parte vostra come dalla nostra, e se deve declarar, et determinar
per li Superiori, che assecurano il campo. Potrete dunque far opera,
che Monsignor de la Palizza habbia a significarlo al Signor D. Diego de
Mendozza, e per commune loro disposizione s’habbia a declarare quanti
han da venire dall’una, e l’altra parte. Che finalmente concludeti, che
senz’altro scrivere, Lunedì che saranno li tredici dell’instante mese,
vi trovarete al luogo destinato dalle vostre lettere: Vi rispondo, che
in la medema forma, io, e miei compagni, compareremo con li cavalli
copertati, e con le persone nostre armate de tutt’armi, con lanze,
spade, stocchi, et altre armi manuperabili, a sostentar, e difendere,
secondo ho scritto per altre mie lettere — Da Barletta a dì 7 di
Febraro 1503 — Hettorre Fieramosca«.
E ’l tenor dell’assecuramento del Signor D. Diego de Mendozza siegue in
tal modo.
_»Don Diecus de Mendozza Serenissimarum, et Catholicarum Majestatum
armorum Capitaneus etc._
»Perchè Hettorre Fieramosca, e suoi compagni al numero di tredici
Italiani ne haveno fatto intendere doverno comparere in la giornata
deputata per la Motta, et altrettanti suoi compagni Francesi, quai
pretendono combatter contro essi Italiani in lo campo intra loro
specificato, fra Andri, e Corato, e per segurtà dell’una, e l’altra
parte se haveno da mandare ostaggi reciprocamente, et acciò quelli
seran mandati per la Motta, e suoi compagni Francesi, non abbiano
a dubitare di pater molestia, pericolo, ne detrimento alcuno. Per
tenor della presente, _sub verbo, et fide nobilium_, guidamo, ed
assecuramo li Gentilhuomini, che per li predetti la Motta, e suoi
compagni seranno destinati per ostaggi, che possano venir liberi, e
securamente in Barletta, e commorar in detta Terra, secondo la forma
de loro obbligationi, e conventioni; e dopoi detti ostaggi possano
ritornare in Ruvo senza impedimento, ne danno alcuno in loro persone,
ne in robbe, declarando a tutti, e singoli Capitanei, stipendiarii,
soldati, pedoni, et altre genti d’armi suddite delle Cattoliche Maestà,
et imponendoli da parte di quelle, che debbiano osservare alli predetti
ostaggi la presente forma di guidatico, e salvocondotto, _juxta_ sua
serie, e tenore, e così nello venire di detti ostaggi in Barletta,
e commorar in detta Terra, come ancora nel ritornare in Ruvo. Non
facendo il contrario per quanto ciascuno desidera evitare l’ira, et
indignatione di dette Cattoliche Maestà, et evitare la pena della vita.
E per declaratione della verità, cautela, e securtà di tutti ostaggi
havemo spedite le presenti subscritte di nostra propria mano, e con la
impressione del nostro solito sigillo — Di Barletta a 7 di Febraro 1503
— _Don Diecus de Mendozza_.
_Lettere de la Motta responsive ad Hettorre._
»Hettorre Fieramosca. Ho ricevuto vostre lettere, e quelle intese,
e rispondo hoggi, che sono li undici del presente mese di Febraro
risolutamente, come per voler effettuar, e mandar lo negotio a
porto, vi mando li presenti Gentilhuomini per ostaggi da nostra
banda, quai sono Monsignor de Musnai, e Monsignor Dummoble, a tal
che con securtà possiate venire. Perloche voi manderete i vostri
ostaggi per nostra securtà, acciò con gratia di nostro Signore Iddio
lunedì primo che saran li tredici del presente mese, ambe le parti
si possano condurre in lo loco appontato, dove combattero Monsignor
Baiardo, e D. Afonso fra Andri, e Corato. E perchè in dette lettere ci
dimandate l’assecuramento dell’Illustre Monsignor della Palizza nostro
Superiore, a sua Illustre Signoria non have parso di farlo; Però vi
dicemo, che senza dubio alcuno vogliate liberamente venire, che vi
promettemo la fè nostra, possate securamente venire, che ne da noi, ne
da nostra banda, ne da gente, sono in questo Regno al servitio della
Cristianissima Maestà, vi sarà usata soverchiaria alcuna, dovendovi
donar il campo sicuro; E quando dubitassivo dell’opposito, e si facesse
soverchiarla, da mò ci donamo per vostri prigioni: E dovendosi far
questo medesimo per voi, ne prometterete, per voi, e vostre bande, e
tutte genti sono in questo Regno per servizio delle Cattoliche Maestà
Re, e Regina d’Ispagna. E volendo dar effetto al sopradetto, non ci
accade altra securtà, ne dilation di tempo, per havermo una con miei
compagni in detto tempo deliberato in detto luogo comparere con li
cavalli copertati, e nostre persone armate de tutte arme necessarie,
dovendovi trovar in detto luoco, e dì alle dieceotto hore, o vero
avante, acciò s’habbia tempo di posser eseguire i nostri desiderii,
fandovi intendere, che noi condurremo là quattro Giudici eletti da
nostra banda, e tredici altri huomini ne condurranno li cavalli, e
sedici Gentilhuomini verranno à vedere, per li quali tutti prenominati
non vi sarà altro che porti armi, eccetto noi deputati al combattere,
e li quattro Giudici, e li altri Gentilhuomini verranno a vedere, e li
ventisei che meneranno li cavalli, e condurranno l’elmetti, veneranno
disarmati; Però vi dicemo, se volete, tutti li sopradetti vengono in
nostra compagnia à detto numero, se hanno da comprendere nel medesimo
assecuramento, come noi altri: E volendo voi condurre altrettanti
in simil modo dal canto, e banda vostra, declaramo se intendano nel
medesimo assecuramento per noi, e nostra banda, venendono in vostra
compagnia. Ancora vi mandamo li nomi delli Giudici, secondo qui da
basso vederete notati — Da Ruvo à gli 11 di Febraro 1503 — La Motta —
Li nomi delli Giudici sono questi — Monsignor de Bruglie — Monsignor de
Murabrat — Monsignor de Bruet — Etum Sutte.
El tenor dell’assecuration de Monsignor della Palizza siegue in tal
modo.
»_Jacobus de Cabannes Dominus Politico Christianissimi Regis
Zamburlanus, ac Provinciarum Terræ Bari, et Aprutii Gubernator._ Perche
la Motta, e suoi compagni al numero di tredici, ne han fatto intendere
doverno comparere in la giornata deputata per essi, et altrettanti
Italiani, à causa che pretendono combattere in lo campo specificato fra
Andri, e Corato, e per securtà dell’una, e dell’altra parte si devono
mandar l’ostaggi reciprocamente, et acciò quelli seranno mandati da
Hettorre Fieramosca, e suoi compagni, non abbiano a dubitar di patir
molestia, pericolo, ne detrimento alcuno. Per tenor della presente _sub
verbo, et fide nobilium_, guidamo, et assecuramo due Gentilhuomini,
e tre famegli per uno, che per li predetti Hettorre, e suoi compagni
seranno destinati per ostaggi, che possano venire liberi, e sicuri in
Ruvo, e commorar in detta terra, secondo la forma de loro obligatione,
e conventioni; E dopoi detti due ostaggi, e famegli ritornar in
Barletta senza impedimento alcuno, o danno in loro persone, e robbe,
declarando a tutti, e singuli Capitanei, stipendiarii, e soldati della
Cristianissima Maestà, et imponendoli da parte di essa, che debbiano
osservar alli predetti ostaggi la presente forma di guidatico, e
salvocondotto _juxta_ la sua serie, e tenore, così nello venir di detti
ostaggi in Ruvo, e commorar in detta terra, come ancora nel ritornar in
Barletta, non fando lo contrario, per quanto ciascuno desidera evitar
l’ira, et indignatione di detta Maestà, e fuggir la pena della vita.
E per declaration della verità, cautela, e securtà di detti ostaggi,
havemo espedita la presente securtà di nostra propria mano, e con la
impression del nostro solito sigillo — Da Ruvo alli 11 di Febraro
1503 — _Cabannes — Dominus Gubernator mandavit mihi Joanni Nicolao
Mandatario_.
_Lettere d’Hettorre responsive à la Motta._