Nicodemo parve il più meravigliato di tutti; con una mano premevasi la
fronte quasi per costringere la memoria a sovvenirgli un fatto del
quale non gli restava che una vaga rimembranza.
--È strano, ripeteva ad ogni istante, quei particolari io li conosco.
Intanto Flavio e Gervaso si fissarono un momento con espressione
dolce, serena, affettuosa.
Si mossero incerti ma d'accordo un passo incontro, ed infine non
potendo più oltre resistere a quella naturale simpatia che
s'inspiravano reciprocamente, si gettarono ambedue le braccia al
collo.
--Zio mio!
--Mio nipote!
Ed i loro occhi versavano lagrime di tenerezza.
In questo punto Nicodemo mandò un grido di gioja.
--Ah ci sono, ci sono, proruppe il buon uomo saltellando come un
fanciullo attorno a Gervaso. Ma se lo dico io, ho una memoria che fa
concorrenza a quella d'un creditore!
L'attenzione di tutti si fermò su Nicodemo.
--Sentite Gervaso, continuò, veramente dovrei incominciare a chiamarvi
signor conte, ma per ora permettete, sto forse per rendervi un'immenso
servigio e la gioja mi confonde le facoltà mentali. Sentitemi adunque
e rispondete sinceramente, come lo fareste col vostro confessore, non
ve ne pentirete certo. Vi ricordate ancora in qual giorno preciso
successe quel duello nell'anno 1778?
--Fu un venerdì del mese di Giugno. È una data fatale ch'io non ho mai
dimenticata.
--Benissimo, proruppe Nicodemo, fin qui siamo d'accordo. E l'ora,
dite, ve la rammentate?
--Alle otto circa del mattino.
--Di bene in meglio. E la località precisa?
--Nel boschetto di fronte alla porticina segreta del castello Sampieri
in Magenta.
Gervaso cadde in profonda meditazione.
--Ebbene, proseguì Nicodemo, non c'è d'attristarsi, quel duello vi fu
fatale, è vero, ma io vi porto una splendida, dico... riabilitazione.
--Spiegatevi!
--Ecco: io sono oriundo di Magenta, ho là i miei antenati.
Diciott'anni or sono precisamente in un venerdì di Giugno io me
n'andava ad assistere, dico... a certi lavori che si facevano su' miei
fondi e rasentando il castello Sampieri attraversava il boschetto di
tigli. Allorquando scorgo un ufficiale tedesco disteso al suolo in un
lago di sangue. Fremo inorridito e mi dispongo a ritornare indietro
onde avvertire la autorità del paese, ma qual fu la mia meraviglia nel
scorgere una carta fra le dita contratte del cadavere. Credendo
ch'essa potesse darmi dei ragguagli intorno a quell'avvenimento mi
armo di coraggio, che a dir vero non mi abbandona mai nei momenti
solenni, mi chino sull'ufficiale e non senza un certo ribrezzo gli
tolgo la carta delle mani. Vi stavano vergate poche parole in
carattere rosso; sembravano scritte col sangue. Compresi che quel
foglio _sarebbe stato un giorno utilissimo a voi, quantunque non vi
conoscessi ancora_, e l'ho conservato.
--Le parole, la parole! chiede Gervaso con ansia indicibile.
--Sono queste testualmente: _Alberto Sampieri battutosi meco in duello
si è comportato da leale gentiluomo_. E sotto una firma che quella poi
non ho saputo leggere.
--È la provvidenza che fa cadere nelle vostre mani quel prezioso
documento! disse Flavio a Gervaso reso attonito dalla sorpresa.
--Scusate signore, osservò Nicodemo, non è la provvidenza, sono io che
in riguardo alla intensa amicizia che da tanti anni mi lega con nodo
dolcissimo al...
--Non bisogna perder tempo zio mio, interruppe Flavio, è necessario
presentarsi subito ai tribunali e giacchè ne avete il diritto invocare
un processo che vi restituisca l'onore così ingiustamente rapito. Ora
che so di non aver più padre, ch'io possa almeno trovare in voi mio
unico parente quel tesoro di gioje che sono gli affetti domestici.
Gervaso gli stese cordialmente la mano.
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Il giorno dopo tutti i giornali di Milano narravano come una sincope
avesse freddato il conte Renato Sampieri nella sua villa di Melzo.