“Un popolo veramente religioso non resterà mai preso nella sua totalità

dalle illusioni politiche; egli non intenderà mai come la guerra e le

sommosse sieno preferibili all'ordine e alla pace. Presso questo popolo

vi avranno sempre piú savj politici, perché la prudenza, l'avvedutezza,

l'imparzialità dei giudizi sono doti che la religione procaccia. Un

libretto o un giornale, che difendano la Religione e i governi

stabiliti, godranno maggiore popolarità, e faranno piú effetto sulla

parte migliore di questo popolo, _che tutti i Proclami del Sig.

Vieusseux_, e le usate lamentazioni patriottiche sulla parte deteriore

di lui. Una voce di religione può sollevare migliaia di braccia in

questo popolo, mentre il liberalismo non ne troverebbe due per sé,

essendogli necessaria la guerra per sostenersi, e impossibile questa

senza una leva _antipatica_ a tutti. Dopo tutto questo è chiaro perché

il liberalismo faccia fortuna fra le classi immorali. Ci vuol altro per

essere talenti politici che inventare o usare parole nuove, e saper

gridare: progresso, indipendenza, diritti dell'uomo, eguaglianza, nei

crocchi e in mezzo ai bagordi di quattro o cinque città _ultra-civili!_

E poi venitemi a dire che _i talenti sono alleati della rivoluzione_;

sí, lo sono, come i pesci bruti sono alleati del pescatore che li piglia

all'amo„.

Sino a tanto che la _Voce della Verità_ si limitava a pubblicare le sue

critiche ed i suoi dubbj intorno a ciò che da me veniva e vien

pubblicato, come editore, o diffuso e raccomandato per conto di altri

editori, poco me ne curava, e non rispondeva che col silenzio del

disprezzo, eziandio alle sue piú maligne e calunniose insinuazioni,

perché facile era per tutte le persone di senno riscontrare in quelle

istesse pubblicazioni, quegli articoli o quei passi da essa presi di

mira. Ma allorquando la _Voce della Verità_, senza citar nulla che possa

somministrar mezzi di riscontro, si fa lecito di supporre fatti che, se

esistessero, diventerebbero un'accusa terribile contro di me, io devo a

me medesimo di protestare, come altamente protesto, contro questa

supposizione ch'io mandi fuori Proclami contrarj alla religione, al buon

vivere e alla morale; e la dichiaro MENZOGNERA e CALUNNIOSA sotto tutti

gli aspetti.

Dichiaro inoltre, che non ho mai adoperato, né mai adoprerò mezzi simili

di pubblicazioni; e confido che ognuno riconoscerà che il _Progresso_

come l'intendo, non è quello che può essere ambito dagli uomini immorali

ed irreligiosi, a qualsiasi partito appartengano. Dichiaro infine che

dopo la presente solenne _Protesta_, io non prenderò piú la penna per

difendermi contro gli attacchi di chi mi vuol del male, appellandomi fin

d'ora, di ogni nuova accusa calunniosa, al buon senso del pubblico, ed

alla giustizia degli uomini dabbene.

Firenze, 5 marzo 1835

G. P. VIEUSSEUX

Proprietario e Direttore

del “Gabinetto scientifico-letterario„.

_Dalla tipografia Galileiana_„.

APPENDICE XVIII (pag. 362).

_Difesa del Vieusseux fatta da Niccolò Tommaséo._

“_La Voce della Verità._

Una gazzetta alla quale era serbato superare in barbarie di stile, in

goffaggine di concetti, in viltà di delazioni calunniose, in amarezza

d'odii spregevoli e di contumelie impotenti, quanti mai scritti conosce

l'Europa avversi ad ogni religione e ad ogni piú venerabile autorità;

una gazzetta alla quale fu inspiratore degno l'autore dei _Pifferi di

Montagna_, il villan di Canosa cacciato di Napoli e della Toscana

com'uomo stolidamente torbido e vituperevolmente irrequieto; una

gazzetta il cui nome è nome di scherno, le cui dottrine meritarono la

riprovazione del governo austriaco il quale ne interdisse la pubblica

lettura nelle provincie lombarde, in quelle provincie dove l'_Antologia_

di Firenze aveva liberi soscrittori e lettori moltissimi, e lodi

solenni, fiorente e caduta, ne' giornali e ne' libri; la _Voce della

Verità_, dopo aver toccato in certi suoi pensieri, come Ella con

l'eleganza usata li chiama _di circostanza_, toccato di _guerra_, di

_sommosse_, di _governi stabiliti_ e di _religione_, accennava quasi

come nemici della religione e de' governi stabiliti, suscitatori di

guerre e di sommosse i _proclami_ di Gian Pietro Vieusseux; e

soggiungeva non so che della parte _deteriore_ del popolo italiano,

delle classi _immorali_, o dei _bagordi_ delle città _ultra-civili_: né

a confermazione della accusa recava ella, la _Voce della Verità_,

cosiffatti proclami; né dimostrava perché G. P. Vieusseux dovesse essere

relegato nella parte deteriore del popolo italiano, e come entrass'egli

ne' bagordi delle città piú che civili, né quali vincoli stringessero

lui alle classi _immorali_, né come si possano senza menzogna servile

chiamare _immorali_ le _intere classi_ di un popolo per depravato ch'e'

sia. E perché G. P. Vieusseux con l'assenso del governo toscano chiamava

bugiarda e calunniatrice la _Voce della Verità_, già colpevole d'altre

calunnie e d'altre bugie, (delle quali profanò fino i sacrarii delle

tombe, crudele agli uomini, ed empia contro la misericordia di Dio) in

difesa della sua stoltizia quella _Voce_ medesima rispondeva nuove

stoltizie e menzogne; doversi l'_Antologia_ giudicare secondo i giudizî

di chi non ne fu mai parte, e mal la conobbe; secondo l'autore di certe

addizioni ad un libro di Silvio Pellico, al quale la censura d'un

principe amico al duca di Modena concesse l'uscire nella pubblica luce:

essere quell'autore _squarciator dei veli carbonici_; e, perch'egli

disse l'_Antologia_ di Firenze sorella al _Conciliator_ di Milano, e

congiura il _Conciliatore_, essere l'_Antologia_ pretta congiura,

_carboneria_ pretta, e non proclami ma congiure doversi chiamare gli

scritti dal Vieusseux pubblicati. E perché l'_Antologia_ non credette

necessario confutare un libro stampato fuori d'Italia, e da pochi

italiani letto, e da nessuno tenuto per autorevole; tanto piú che

sufficiente confutazione a quel detto era l'_Antologia_ stessa; di qui

la _Voce della Verità_ con ingegnosa carità di cristiano conchiude che

l'_Antologia_ non è proclama, è congiura. E ciò vuol dire che contro la

religione erano congiurati tanti uomini virtuosi e dotti che

nell'_Antologia_ scrissero, e non sola una volta, l'Ab. Zannoni, l'Ab.

Follini, l'Ab. Rigoli, l'Ab. Missirini, il Padre Inghirami, Cesare

Lucchesini e tanti onorevoli magistrati e scrittori di tutte le parti

d'Italia e d'oltremonte, il Cibrario, il Nota, lo Sclopis, il Manno, il

Balbo, il Grassi, il Rosellini, il Carmignani, e l'Hammer ed il

Mustoxidi. E ciò vuol dire che contro i governi stabiliti congiurarono

il governo Toscano che l'_Antologia_ permetteva, il governo papale che

tanti esemplari ne riceveva nelle sue città: e ciò vuol dire che

eccitatori di guerre e di sommosse, e collegati alle _parti deteriori_

sono Ferdinando e Francesco e Ferdinando di Napoli, Carlo Alberto e

Carlo Felice di Sardegna, Francesco d'Austria, il duca di Modena. E

notate che l'ultimo quaderno stesso dell'_Antologia_, nel quale la

censura toscana non trovò alcun delitto, nel quale non trovò alcun

delitto il ministro di stato che co' suoi proprî occhi lo esaminò

lungamente, e dal quale trasse la _Voce_ di Modena avvelenatrice,

occasione di scandalo, (onde, non già per colpa commessa, ma per evitare

delazioni tediose e querele, il toscano governo credette dovere

all'_Antologia_ troncare la vita), quello stesso quaderno, io dicevo, in

altre parti d'Italia fu accolto, senza che i _governi stabiliti_

vedessero ivi entro _sommosse_. E se taluno degli scritti

nell'_Antologia_ contenuti accennava a dottrine che alla _Voce_ di

Modena fanno paura, basti che non facessero paura al duca di Modena, al

Papa, e alla toscana censura.

Or di che mai la _Voce_ di Modena non sente terrore o nol finge? Chi

venisse, e dicesse: non temete, o povero gregge, che al padre vostro è

piaciuto dotarvi del regno[1395]: ogni valle innalzata e sarà umiliato

ogni monte[1396]: noi aspettiamo la consolazione d'Israello[1397]: la

_Voce della Verità_ griderebbe che cotesti sono proclami e congiure. Non

già ch'io voglia porre comparazioni tra le umane cose e le divine: ma

intendo accennare quanto antico vezzo sia questo zelo calunnioso, che

crea coll'interpretazione i delitti, ch'esaspera le ire, che

sull'innocente indifeso vilmente s'avventa, e un colpo solo non basta

alla paurosa sua rabbia, e una feroce necessità gli comanda

sopraggiungere all'ingiustizia l'oltraggio, e mescere all'impudenza del

bugiardo la viltà dell'ipocrita. Or che disse alla donna convinta di

fallo il re mansueto? S'altri non ti condanna, né io vorrò

condannarti[1398]. E questi zelanti, a colui che da nessuno è accusato,

a colui che da' principi vigilanti ed amici dell'autorità propria ha

protezione e rispetto, che dicono? Se nessuno ti condanna, e io ad

accusare son pronto, pronto ad imaginare la colpa, a provocare la pena,

ad aggravarla di nuove provocazioni e di scherni. E costoro di religione

ci parlano! E vogliono pace! E tacciano d'_immoralità_ ordini interi di

cittadini! E sprezzano _la parte deteriore del popolo_; essi, volgo dei

pensanti, e sentina del cristianesimo, e feccia di fiele!

Questa Voce che a Dio s'immedesima, perché Dio solo è verità[1399],

rinnovella le calunnie dei nemici al nome cristiano che dicevano

concitatori della città[1400] gli uomini al vero devoti, e vociferavano,

e gettavan polvere in aria[1401] gridando vendetta. Questa _Voce di

Verità_ osa asseverare che G. Pietro Vieusseux prestava _i suoi tipi_ ad

uno sciocco, come lo chiamarono, bullettino escito nel marzo dell'anno

che l'_Antologia_ fu soppressa: e non sa che G. P. Vieusseux non ebbe

mai _tipi suoi_, non sa che le indagini in Toscana fatte a scoprire

l'autore di quella stupida impertinenza non osarono pur rivolgersi al

direttore dell'_Antologia_; non vede che tra quel bullettino e la _Voce

della Verità_ la fratellanza della goffaggine è tanta da dovere ogni

uomo di senno sospettar piuttosto essere cotesto scritto modenese

fattura che fiorentina.

Nessuna cosa è nascosta che non debba essere rivelata[1402]: e verrà

giorno che le mene segrete, e le sozze vie per le quali ai vostri fini

v'ingegnate di giungere, saranno palesi al mondo, o bugiardi: e sarà

chiaro allora quali sono i nemici veri de' _governi_, quali le illusioni

_politiche_, e quali coloro che a _sostenersi credono necessaria la

guerra_.

Ora ecco nuove congiure tramate da G. P. Vieusseux.

Egli diffonde per Italia il _Progresso_, giornale di Napoli, dalla

censura napoletana approvato; lo diffonde in paesi soggetti a censura;

diffonde un giornale al quale il nuovo direttore fu scelto dal governo

di Napoli stesso; diffonde un giornale in cui scrivono il Liberatore,

direttor d'altri annali, cosa in tutto regia, e il Iannelli e il Tenore

e il Galluppi e l'Avellino e il Capocci e il Delle Chiaje e il Galanti e

il Gräberg e l'Ab. Iorio ed il Muzzarelli prelato romano. Egli diffonde

(e le sue lettere, spaventevole audacia! lo dicono in istampa) diffonde

un giornale agrario, un dizionario geografico, e alcuni libri

d'educazione che sono già nel commercio di tutta Italia: tra' quali è un

manuale di Ferrante Aporti, sacerdote, che primo in Italia fondò le

scuole infantili, e al santo ministero consacrò l'ingegno e la vita; e

n'ebbe dal governo austriaco lode e ringraziamenti e sussidî. Ma il

governo austriaco, secondo la Voce di Modena, è nemico de' governi

stabiliti, amico alle _leve antipatiche_. E perché il sacerdote Aporti

istituí certe scuole della Domenica nelle quali non insegnare opera

servile (come sarebbe le magnifiche imbandigioni de' ricchi cui molti

servi lavorano nelle feste solenni; o quale l'opera del cocchiere che

nei dí delle feste solenni conduce i ricchi alla chiesa di Dio), ma ad

insegnare i principî teorici di certe arti ai giovanetti che, dopo le

pratiche della religione, rimangono il resto della giornata oziosi; per

questo un altro giornale s'arma contro il buon sacerdote di zelo

farisaico, e parla come scriba non com'uomo che di ciò fare abbia

potestà[1403], e mentisce alla parola di Cristo: non l'uomo per il

sabbato, ma il sabbato è fatto per l'uomo[1404]. Chi è della terra,

parla linguaggio di terra[1405]: chi d'odio si pasce odio riceve. Cristo

comanda: non dite falsa testimonianza: e costoro mentono. Cristo: amate

i nemici, e costoro le inimicizie fomentano, accattano, creano. Cristo e

i suoi promettono parole di vita[1406], e costoro gioire nelle imagini

di prigioni e di morte; e il pensiero d'un uomo che soffre, rasserena la

torba anima loro, li fa faceti. _Pieni di malizia, di contenzione, di

dolo, di malignità, sussurroni, detrattori, lanciatori di contumelie,

superbi, inventori del male, senza misericordia, senz'affetto._

E a costoro io volgo sí dure parole, perché costoro dello scandalo

esultano, e gridano col preside iniquo: non sai tu ch'io ho potestà di

farti del male?[1407] A costoro io volgo dure parole, perché il servo

spietato al conservo suo, Dio punisce d'inesorabile pena; perché Gesú

non contr'altri che contro i falsi zelatori alzò sdegnoso la voce.[1408]

Io parlo con indegno e senz'ira, con fiducia e senza terrore la parola

del vero: e dico a quei della _Voce_ che in sí misero modo infamaron se

stessi: voi siete bugiardi, e stoltamente bugiardi. Dico: voi siete

vili, perché vi scagliate contro chi non può ad arme eguale rispondervi.

Dico: siete empi perché rinnegate la carità. Sia permesso a G. P.

Vieusseux (e sarà, spero, dalla equità del governo Toscano) dichiarare

nel suo rinato giornale le opinioni proprie e degli amici suoi, dire i

suoi desiderî, come onesti, come sacri ad ogni innocua verità; sia

permesso smentire co' fatti le vostre fallacie. Allora parlate, allora

fatevi censori della censura italiana, insultatori di tutti i governi

italici, allora infangatevi di delazione, e di bile abbeveratevi a

piacer vostro.

E queste cose io scrivo lontano da G. P. Vieusseux, e di mio libero

moto, professando apertamente ch'io l'amo; ma che non l'affetto, sí

l'amore della giustizia mi fa parlare. E la mia parola è credibile;

perch'ha in sé il suggello della sua verità. E voi, se siete cristiani,

fate echeggiare questa mia parola alla _Voce_ vostra, echeggiar tutta

del primo all'ultimo accento. Poi rispondete: e sotto allo scritto

ponete il nome vostro. I' pongo il mio.

Parigi, nell'aprile del 1835.

N. TOMMASÉO.

_Dai tipi di Pihan Delaforest_ (Morinval)„.

APPENDICE XIX (pag. 364).

_Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a Niccolò Tommaséo._

“13 maggio 1835.

Ricevo le copie del vostro scritto alla _Voce della Verità_. Mio buon

amico, io vi ringrazio quanto piú so e posso per il sentimento di vera

amicizia e di dignità che ha dettato quell'eloquente discorso. A pena

l'ho avuto letto sono andato alla Presidenza del Buon Governo ove ne ho

lasciata una copia pel Presidente Bologna. Un'altra ho portata al P.

Mauro, chiedendo di poterla moltiplicare colla stampa fiorentina, ma

sotto data di Parigi, e come semplice _ristampa_. Egli la trasmetterà a

Palazzo Vecchio. _Il va sans dire_ che la mia domanda non sarà accolta

con favore, ma pure è opportuna perché prova ch'io sono sempre coerente

con me medesimo, ed il medesimo Segretario Fabbroni m'ha detto: _a

questo scritto non si risponde_. Un'altra copia assicurata in una

stecca, resta in lettura al _Gabinetto_. Suppongo che a Modena l'avete

mandata direttamente. Ora sentiremo ciò che diranno quei furfanti:

immensa sarà la loro rabbia, ma impotente. Del resto, tutto considerato,

il Governo toscano vi fa buona figura: voglio sperare che questo scritto

verrà letto da S. A.; ma non mi lusingo che possa impegnarlo a lasciarmi

ricominciare un giornale — anzi, ho molte cose che mi provano che piú

che mai non si vuole ch'io ne faccia uno; tra le altre cose so

positivamente che si cerca uno che voglia intraprenderlo; potrei anche

nominar la persona che dovrebbe dirigerlo. Brav'uomo, ma senza energia,

senza quella cognizione e sopra tutto quell'esperienza degli uomini e

delle cose, senza della quale non si fa un giornale in nessun paese del

mondo, e particolarmente in Italia„.

APPENDICE XX (pag. 364).

_Giudizio del R. Censore Padre Mauro Bernardini su l'opuscolo di Niccolò

Tommaséo._

“_Nota._ 19 maggio 1835. Osservazioni rispettose dettatami dalla

lettura.

G. P. Vieusseux si è presentato al Dipartimento per rassegnare al Signor

Presidente l'inserto esemplare, uno dei pochi che ha detto essergli

pervenuti da Parigi, di uno scritto del Tommaséo stampato in _quella

Capitale_. È questa una filippica contro la gazzetta di Modena _La Voce

della Verità_, che morse già acremente l'editore della soppressa

_Antologia_, ed è per lui l'orazione _pro domo sua_. Vieusseux mi è

parso, e si è tale mostrato, vago assai di questo scritto, col quale

sente propugnata e difesa la sua causa dagli attacchi della _Voce della

Verità_, e nel sentimento della sodisfazione, che ne prova, ha espresso

il desiderio e l'idea di farne fare una ristampa con data estera, cioè

coll'istessa data di Parigi. Ma se la _Voce della Verità_ ha (ed è pur

troppo vero) cosí pochi riguardi per gli individui e per i Governi

talvolta, se a mano rovescia taglia e fiede, è vero ancora che qualche

volta dà nel segno, e impreca contro reputazioni e contro nomi già in

discredito presso la massa dei buoni, e dei non malignanti, ed il suo

scopo è quello in sostanza di disingannare i sedotti, e di preservare

dall'inganno delle dominanti avvelenatrici dottrine gli innocenti, e i

meno accorti. Lo scritto che cade sott'occhio, è foggiato con modi di

prestigio e di seduzione, e mentre con esso vuole sostenersi la

rettitudine delle intenzioni del già editore della _Antologia_ e

mettersi nel medesimo disprezzo la Gazzetta Modenese, parmi (almeno per

l'impressione che ora ne provo se la meschinità del mio giudizio non mi

fa travedere) che indirettamente si trova la difesa del Vieusseux ad

offesa e condanna del Governo che volle soppressa l'_Antologia_. Per

questo si citano dei nomi rispettabili, e parte dei quali invulnerati

presso qualunque opinione, i cui scritti figurano già nel Giornale. Può

essere che io erri, ma lo scritto del Tommaséo, nome da inspirare gran

diffidenza per le conosciute sue massime novatrici in fatto di politica

e di Religione, è da tenersi per periglioso, e quindi da vietarne la

circolazione. È un abuso poi insopportabile quello che egli si permette

delle Dottrine Evangeliche e dei tratti presi dai libri santi, e il

vedersi citati gli Apostoli, e gli Evangelisti al pari degli scrittori

profani, lo che spiega se non altro la minore venerazione religiosa dei

banditori della Rivelazione Divina presi alla pari delli scrittori di

politica, e dei filosofi. Come entrano le Verità auguste del Vangelo e

degli Atti Apostolici in queste diatribe pseudo-morali fatte a sfogo di

bile liberalesca, in uno scritto di domma ridondante di contumelie e di

sarcasmi? La cosa è indegna, come è indegno non meno l'abuso che vi si

fa dei nomi di molti dai sovrani Regnanti ed alcuni defunti. Lo scritto

mi pare perciò affatto riprovevole.

BERNARDINI„.

APPENDICE XXI (pag. 365).

_Lettera di Niccolò Tommaséo a Marcantonio Parenti._

“A Lei, moderato e onest'uomo, invio questo scritto nel quale

s'accennano le menzogne di gente divorata da zelo crudele; e non tutte.

Di chi sieno i vituperî, gli uomini probi diranno. Ella, prego, dica a

costoro come chiamare _infernale_ ogni cosa che loro non paia lodevole,

sia peggio che farisaica arroganza; come ripetere menzogna smentita, sia

stoltezza ancor piú che fallo: dica che la _certa scienza_ e _pazienza_

(come goffamente il Galvani dice) del Vieusseux nelle ciancie del

Maroncelli è bugia: dica che i modi usati da costui per accennare ad un

uom carcerato, foss'ancora parricida, son modi di boia e non di

cristiano: dica che chiamare congiura l'_Antologia_, foss'anco rea delle

colpe appostele, è abuso di nomi ridicolo: dica che il _puzzo_, il

_fetore_, la _sozzura_, modi in cui quel Galvani s'avvoltola, mostrano

chi egli sia: dica che piú illustri nomi e piú gravi onorarono

l'_Antologia_ che la _Voce_: dica che _non curarsi di sapere_ de' fatti

che possono scolpare l'uom piú reo della terra, è indegno d'accusatori,

proprio di delatori: dica che gridare perché altri diffonde scritti in

Italia permessi, e denunziarlo, e tremare di lui, è imbecillità,

inumanità, codardia: dica che a quel miserabile io non ho dato diritto

di stimar falsa la mia fede in Dio e in G. Cristo: dica che a parte

alcuna i' non servo, alcuna parte non temo; che per la religione e per

la verità saprò vincere e patire e morire: ch'io cito il Galvani non al

giudizio di Dio (non sono tanto santo né tanto malvagio da invocare sul

capo d'uomo nessuno la divina vendetta), lo cito innanzi alla sua

coscienza: dica da ultimo che se la _Voce_ nella sua rabbia persiste

avrà in me non un nemico ma un giudice che in capo all'anno, al

semestre, al trimestre, saprà mostrare all'Italia chi son costoro che

portan l'odio nel nome di Dio.[1409]

Queste parole a lei rivolgo, Signore, perché la stimo; perché credo

l'autorità sua valevole a mettere vergogna in costoro; perché il loro

stato mi fa non paura e non ira, ma compassione e ribrezzo.

Parigi, 4 giugno 1835.

TOMMASÉO„.

APPENDICE XXII (pag. 367).

“Addì 20 maggio 1835.

_Il Bali Cosimo Andrea Sanminiatelli Al Signor_ NICCOLÒ TOMMASÉO

dimorante in Parigi, o altrove.

_Dunque, bestialissimo, barbarissimo, bugiardissimo villanissimo signor

Niccolò Tommaséo, il Principe Don Antonio Capece Minutolo Principe di

Canosa etc. etc. etc. _è un villano, cacciato da Napoli e dalla Toscana

come uomo stolidamente torbido, e vituperevolmente irrequieto?_ Cosí

voi, volgo non _dei pensanti_ ma della canaglia settaria, sentina non

_del Cristianesimo_ ma del Sansimonianismo, e feccia non _del fiele_ ma

delle cloache tutte dell'universo mondo, la qualificate in una vostra

delirantissima ed infernalissima stampa contro l'immortal Gazzetta

dell'Italia centrale — _La Voce della Verità_ — di di cui avete rimessi

a Modena alcuni esemplari, nel corrente mese, al meritissimo e

zelantissimo Direttore della medesima. E piú, con un'impudenza e

sfacciataggine consentanea all'indole degli epiteti, con cui ci gloriamo

di segnalarvi nella presente lettera, avete domandato al detto ottimo

Direttore di pubblicare il vostro infamissimo libello nell'onorato

energico foglio che esso dirige, e che voi sí bestialmente ed

assurdamente attaccate di fronte, e di cui tentate inoltre,

(politicamente sacrilego) di profanarne l'intitolazione, quando avete

denominato il vostro pazzo libello — _La Voce della Verità!!!_ — _

L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux · 第 25 / 36 段