“S. E, il Signor
Consigliere Corsini Ministro dell'Interno,
Non è mia intenzione di venire ad importunare, e forse inutilmente, l'I.
e R. Governo chiedendo che mi sia restituita la facoltà di continuare la
pubblicazione dell'_Antologia_. Ma dopo la soppressione fatta del
giornale di mia proprietà e della grave perdita che in conseguenza di
quella io sono venuto a soffrire, mi confido di non comparire impronto
all'E. V. se mi faccio a reclamare soltanto contro l'effetto retroattivo
che potrebbe avere la misura presa a mio riguardo.
Alla E. V. è noto come i ritardi da me sperimentati per la pubblicazione
dei fascicoli di novembre e dicembre, e le tante correzioni, mutilazioni
e soppressioni a che andarono soggetti, mi furono causa di scrivere alla
E. V. nel dí 10 di febbraio; e di significarle a voce pochi giorni dopo,
che dove l'I. e R. Governo fosse mai venuto nella inclinazione di
vedermi cessare dalla pubblicazione del mio giornale, tosto mi si
dicesse, e francamente, poiché se mi sarebbe costato molta pena lo
abbandonare il giornale di mia proprietà, io non avrei peraltro
sostenuto allora altri sacrifizi bursali tostoché era già terminato
l'impegno da me preso per l'anno 1832 co' miei associati, e non
incominciato ancora quello dell'anno 1833.
Ma la risposta che la E. V. si compiacque darmi, ben lungi dal farmi
credere che dall'I. e R. Governo potesse mai desiderarsi la cessazione
del mio giornale, molto invece mi consolò e mi crebbe le piú liete
speranze. Imperocché Ella non solo si degnò di confortarmi a non
desistere dalla mia letteraria intrapresa, e a non lasciarmi scoraggiare
dai sinistri che accader sogliono ai giornalisti, ma si degnò persino
assicurarmi che ogni mia diversa risoluzione avrebbe dispiaciuto a
tutti, ed anche all'I. e R. Governo. Anzi l'E. V. mi fece promessa che
dove io mi fossi trattenuto dal toccare alcune materie troppo ai giorni
nostri gelose e tenere, sarebbesi dimostrata facile e corrente sopra
ogni altro letterario e civile argomento, e avrebbe sopratutto
sollecitato l'approvazione e la revisione degli articoli da inserirsi
nei fascicoli di gennaio e febbraio 1833, acciocché io potessi
rimettermi in giorno al piú presto possibile. E quanto disse attenne;
poiché ben presto vidi tornare al mio Gabinetto rivisti ed approvati
parecchi degli articoli da me presentati all'I. e R. Censura.
Conseguenza di queste promesse e di questi fatti fu che io mi applicassi
tutto a sollecitare l'impresa, a ricevere dai redattori del giornale non
pochi articoli da me pagati a denari suonanti, ed a mandarli ai torchi
perché vi fossero, siccome furono, stampati; dimodochè il mio fascicolo
di gennaio 1833 era tutto approvato dall'I. e R. Censura, e quello di
febbraio era composto per piú della metà, quando l'_Antologia_ restò
soppressa pei venerati ordini abbassati da S. A. I. e R., nel dí 26 di
marzo p. p. Due pertanto sono le perniciose conseguenze a me derivate
dai suddetti Reali ordini di soppressione. Primieramente la perdita del
giornale di mia proprietà. E in secondo luogo i sacrifizi bursali a che
(se non vi si ripari) mi assoggetterebbe l'effetto retroattivo della
anzidetta soppressione. Perché dietro la medesima non essendomi permesso
di mandare in luce nemmeno il fascicolo di gennaio 1833, quantunque i
varii articoli che lo compongono fossero stati tutti rivisti approvati
dalla I. e R. Censura, io non ho modo di rimborsarmi delle spese da me
commesse sopra gli associati al mio Giornale, e cosí mi trovo esposto ad
una seconda e per me gravissima perdita di L. 3180 in denari effettivi,
come rilevasi dalla _Nota_ che ho l'onore di presentarle unita a questa
_Memoria_. Come per altro io confidava che l'I. e R. Governo non avrebbe
ordinato la soppressione del Giornale di mia proprietà, laddove mi
avesse richiamato ad escludere con le mie aperte dichiarazioni intorno
a' due luoghi incriminati del fascicolo di decembre quelle sinistre
interpretazioni, che l'occhio vigile sí ma benigno e retto della I. e R.
Censura non seppe al dovuto tempo immaginarsi o indagare; cosí io mi
confido adesso che la giustizia dell'I. e R. Governo non vorrà lasciarmi
sostener la perdita delle spese vive da me incontrate per l'intero
fascicolo di gennaio 1833 già riveduto e approvato, e per la
composizione di otto fogli di stampa dell'altro fascicolo di febbraio,
postochè a riguardo dei medesimi la soppressione ordinata dai venerati
Reali comandi del dí 26 marzo p. p., verrebbe ad avere un effetto
retroattivo certamente non desiderato né voluto dalla R. mente sovrana,
che di ciò non fa punto parola o cenno ne' prefati suoi Reali comandi.
E però rivolgendomi alla E. V. siccome a quella che, degnamente
presiedendo al Ministero dell'Interno e alla I. e R. Censura, è
competente a udire i miei reclami in proposito, ossequiosamente domando
che voglia abbassar gli ordini opportuni per farmi conseguire il
rimborso delle sopradette L. 3180 onde si scansi l'effetto retroattivo
che con mio troppo gran danno verrebbono altrimenti ad avere i Reali
ordini dei 26 marzo 1833.
Ho l'onore di rassegnarmi con rispetto,
di V. Eccellenza dev.mo servitore
G. P. VIEUSSEUX.
[3 aprile 1833]
Spese già fatte o da pagarsi per l'_Antologia_ 1833.
Carta e stampa del fascicolo di Gennaio già terminato L. 1025
Legatura del medesimo 80
Riscontro al compositore e al torcoliere 13
Carta e stampa di ciò ch'era già composto ed in parte
tirato per il fascicolo di Febbraio 33
Per le tavole metereologiche 70
Revisione tipografica letteraria 60
Collaboratori, fogli 15 circa a 50 750
Altri articoli fatti fare od ordinati e che devo
pagare, fogli 15 circa 750
———————
L. 3180
_NB._ Non vengono contemplate in questa nota le spese d'impiegati o di
corrispondenze, che non sono oggetto indifferente; ma che difficil
sarebbe determinare con precisione„.
APPENDICE XII, N. 2 (pag. 339 e 344).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“6 aprile, sabato.
Mercoledí passato mandai a S. E. Corsini la mia lettera di reclamo. Ieri
una sua ambasciata mi chiamò per oggi a Palazzo Vecchio.
A mezzo giorno mi sono trovato in presenza del Ministro.
_Min._ Non posso ricevere questa domanda in questa forma — faccia in
poche righe una supplica a S. A. per dirli che mente sua non può essere
stata di farle perdere la valuta di due fascicoli stampati di buona
fede, e che prega per il risarcimento dei danni di L. 3180 — ; ma non
entri in tanti particolari, e sarà cura mia di presentare la supplica.
_Io._ Ben volentieri mi adatterò a far ciò che mi suggerisce V. E. e
ridurrò la mia domanda alla piú semplice espressione; mi permetta però
di farle osservare che non mi pare la mia lettera contenga nulla di
contrario al vero.
_Min._ La sua lettera contiene proposizioni ch'io dovrei combattere e...
e... particolarmente in ciò che dice di aver perduto _una proprietà_:
che proprietà! che proprietà! Curare un giornale non è una proprietà: il
Governo concede un permesso, poi gli piace di ritirarlo, e fa quel che
vuole e che crede bene. Non è come se si trattasse di un pezzo di campo
preso per fare una strada, e che bisognerebbe pagare.
_Io._ Chiedo perdono a V. E. Un giornale, frutto di 12 anni di fatiche e
di angustie d'ogni genere, dopo tanti anni d'esistenza, costituisce una
vera proprietà — non è territoriale, ma proprietà letteraria, ed ammette
il diritto di proprietà, ed è tanto sacrosanto per un lato come per
l'altro. Del resto farò ciò che mi dice V. E, raccomandandomi a Lei
perché dica a S. A. ciò che crederà per giustificare sempre piú la mia
domanda. Ma prima di lasciarla, mi permetto di parlarle della _Voce
della Verità_.[1390] Il foglio di quell'infame giornale arrivato questa
mattina insolentisce sempre piú. Non è permesso di poter mantenere
impunemente una tal calunnia. Io non posso piú tacere. Dovrò rispondere.
Purtroppo non potrò farlo coi torchi toscani: ma troverò qualche angolo
di Europa dove potrò smascherare quella canaglia. Le calunnie sono
continuate non solo per me, ma per il Governo Toscano.
_Min._ Vanno disprezzati, si fanno torto a loro medesimi.
_Io._ Purtroppo ci sono quelli che gli danno retta. Mi permetta di
ripetere a V. E. ciò che dissi al Presidente del Buon Governo: _Io non
so se sono amato dal Governo quanto vorrei essere amato da tutti; ma ho
la coscienza di meritare la sua stima_; e non voglio perderla questa
stima né in questa né in qualunque altra occasione. Non mi abbasserò poi
a combattere certe prevenzioni ed attacchi in confronto tra la mia
condotta sempre franca, leale ed aperta, e certe manifestazioni
imprudenti che si devono deplorare, e che ho altamente biasimate.[1391]
_Min._ Oh! il Governo sa bene che Lei non è capace... ma lo vede che
subito quei monelli si sono giovati dell'occasione ecc. per...
_Io._ Eccellenza; ho l'onore d'inchinarmi...„.
APPENDICE XII, N. 3 (pag. 340).
_Minuta di supplica di Gian Pietro Vieusseux a S. A. I. e R. il Granduca
di Toscana._
“G. P. Vieusseux umilissimo servo e suddito dell'A. V. I. e R.
reverentemente espone:
Come i Reali ordini del dí 26 marzo p. p. con che venne soppresso il
giornale l'_Antologia_ pubblicato dall'oratore, lo colpirono quando
aveva già nelle mani stampati ed approvati dall'I. Censura i varii
articoli componenti il fascicolo del gennaio 1833 e fogli 8 del
successivo fascicolo del febbraio; essi lo colpirono quando per causa
del proseguimento allora non vietato del suo giornale era in disborso di
L. 3180, come si rileva dalla _Nota_ che devotamente Le viene rassegnata
in un colla presente supplica. E perciò l'oratore spera che mente
dell'A. V. non sia stata quella che i venerati ordini di Lei potessero
produrre anche un effetto retroattivo che tanto gli riuscirebbe dannoso.
E però inchinato al Regio trono fa vivamente istanza onde l'A.ª V. I. R.
voglia benignamente degnarsi di ordinare che il Regio Censore[1392]
debba rifare all'oratore le L. 3180 di che è in disborso per la suddetta
cagione.
(_Mandata a S. E. Corsini il dí 8 di aprile_)„.
APPENDICE XIII (pag. 344).
_Lettera del Vicario Regio di Pescia Epifanio Manetti al Presidente del
Buon Governo Giovanni Bologna._
Provenienti dalla Capitale giunsero ieri mattina in questa città Pietro
Vieusseux direttore del Gabinetto Letterario di Firenze, e l'abate
Lambruschini, addetto anch'esso allo stesso Gabinetto: si trattennero
tutta la giornata in Pescia, e questa mattina alle ore 4 ne sono partiti
alla volta di Lucca, Pisa e Livorno. Conoscendo le massime ed i
sentimenti di costoro, con tutta riservatezza e circospezione io ho
fatto tener dietro alle loro mosse durante il breve soggiorno che hanno
fatto in questa città, ma non si è potuto vedere né conoscere che siansi
trattenuti a colloquio con persone del paese, specialmente sospette in
materie politiche; e solo si è osservato che si sono varie volte
ritrovati ed hanno parlato insieme. Vieusseux ha alloggiato presso il
gonfaloniere d'Uzzano ambasc. Cosimo Forti, a cui fu diretto dal proprio
figlio avvocato Francesco Forti secondo sostituto dell'avvocato generale
Fiscale, e l'abate Lambruschini è stato ricevuto in casa di Enrico
Puccinelli, con cui si vuole in antica relazione, e dal quale non è
stato finora denunziato.
EPIFANIO MANETTI„.
APPENDICE XIV, N. 1 (pag. 351 e 352).
_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al R. Censore P. Mauro Bernardini._
“Molto Reverendo Padrone Colendissimo.
Questa Direzione centrale della Censura, dopo aver preso nel piú
accurato esame il Programma di associazione ad una _Raccolta di
Opuscoli, memorie, e Corrispondenze di Scienze Lettere ed Arti_ che
repartita in quattro volumi divisa pubblicare Giovanni Pietro Vieusseux,
ha dovuto ritenere il concetto, che siccome (almeno per quanto oggi ne
consta) non trattasi di opera periodica, non vi è perciò luogo ad una
rejezione, la quale, come V. S. molto Reverenda saviamente rileva,
potrebbe comparire fondata sopra motivi personali.
Non ha altresí questa Direzione stessa potuto disconvenire dal dubbio
affacciato da V. Reverenza che la nuova collezione di opuscoli, della
quale si tratta, possa servire di veicolo per dare alla luce molte
materie della natura stessa di quelle solite inserirsi nella cessata
_Antologia_. Su tale stato di cose convenendo agire con somma cautela,
V. E. Molto Reverenda farà sin d'ora intendere al Vieusseux, che non
potrà mai essergli permesso di comprendere nella divisata collezione le
_Corrispondenze_, le quali troppo assimilerebbero il nuovo lavoro alla
cessata _Antologia_, e potrebbero farlo considerare come la di lei
continuazione; e frattanto lo intimerà a presentare tutti gli opuscoli
che pensa d'inserire nel primo volume, onde formarsi una chiara idea del
piano e spirito di questa collezione, prima di approvare in alcun modo
il Programma, che annesso le ritorno.
E col piú distinto ossequio mi confermo di V. E. molto Reverenda
Dalla R. Segreteria di Stato, li 15 giugno 1833
dev.mo aff.mo servitore
N. CORSINI„.
[_Si noti che nell'archivio, insieme con questa lettera è bensí un
foglio stampato; ma questo è il semplice annuncio della Raccolta di
opuscoli, non già il Manifesto, di cui io ho parlato, e al quale si
riferisce il Corsini; manifesto che trovasi invece tra le carte del
Vieusseux_].
APPENDICE XIV, n. 2 (pag. 352).
_Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a S. E. Don Neri Corsini._
“28 giugno 1833.
Eccellenza: Io mi prendo di nuovo la libertà di venire ad importunare V.
E. con inchiesta che non può non essere accolta con quella fiducia,
della quale ho ricevuto da lei onorevoli prove.
Il letterario decoro della Toscana non indegnamente sostenuto da que'
molti che si compiacquero di corrispondere alle passate mie cure; i
bisogni della stamperia Pezzati, ridotta a deplorabile stato, come tanti
altri librarii stabilimenti di questo paese; le abitudini mie stesse,
alle quali io non potrei senza dolore e senza danno rinunziare dopo
dieci anni di penoso, dispendioso, infaticabile e non inonorato lavoro;
tutto si congiunge a rendere non immeritevole dell'attenzione di Lei la
proposta ch'io fo d'una impresa, la quale, com'Ella ben vedrà, non
somiglia a giornale veruno. La mia raccolta liberata dagl'intoppi delle
opere periodiche, oltre all'essere innocua in sé, riescirebbe proficua
agli scrittori, a molti libraj: e se col permetterla V. E. gioverebbe a
me, io col promuoverla gioverei forse a non pochi, e, oso dirlo, anche
alla Toscana letteratura.
Ma il P. Mauro Bernardini, R. Censore, dice ed è nell'intenzione di non
approvare il _Manifesto_, se prima non esamina gli scritti tutti che
debbono comporre il mio primo volume. Se si trattasse di un opuscolo
solo sarebbe ben facile il soddisfarlo; ma trenta fogli di stampa, per
potergli ottenere dagli scrittori, per raccoglierli, per trascriverli
solamente, chieggono spese di tempo e di denaro che antecipare io non
posso.
La mia impresa ha bisogno prima di tutto di assicurarsi di molti
associati, e a ciò richiedesi un manifesto; e ogni dilazione diventa
nello stato mio penosissima. Del resto, il manifesto già dice su quali
materie verseranno gli opuscoli, ed io prometto che il modo di
trattarle, o piuttosto di evitarne alcune, sarà quale permettono e
vogliono i tempi. Poi a nulla gioverebbe un precetto atto solo a
inceppare l'esercizio della mia industria, quando io non potrò mai
stampar cosa che la Censura non rivegga ed approvi. Se qualche scritto
verrà rigettato, se d'altri differita la stampa, mio sarà il danno, e
mio sarà l'interesse che tali cose non seguano. In tale raccolta
ciascuno scritto fa corpo da sé; ciascuno scritto può dunque essere
separatamente approvato: il loro ravvicinamento non è che un atto
materiale, di cui sarebbe alla Censura stessa, del pari che a me,
tediosissimo il prendersi antecipatamente pensiero. Considerata dunque
la comodità del Censore stesso, considerato il vero scopo della
revisione censoria, considerata la evidente semplicità dell'impresa, e i
miei deliberati propositi, e le mie circostanze, e il mio stesso
interesse, io spero che V. E. non troverà inconveniente alcuno a
permettere la pubblicazione dell'annesso progettato manifesto, e che la
raccolta si faccia senza la necessità di presentar intera la materia del
primo volume.
Ho l'onore
G. P. VIEUSSEUX„.
APPENDICE XV (pag. 353).
“_Circolare ai varî corrispondenti._
Firenze a dí 5 luglio 1833.
G. P. Vieusseux, Proprietario e Direttore del Gabinetto Scientifico e
Letterario.
La soppressione dell'_Antologia_ non mi aveva avvilito. Io confidava che
il Governo, riconoscendo che in tutto questo disgraziatissimo affare io
era vittima di un basso e maligno intrigo, non solo non mi avrebbe
impedito di creare qualche altro mezzo di pubblicazione, atto a
corrispondere ai bisogni letterari della Toscana, ma ben anche avrebbe
veduto con piacere le mie premure per ottenere tale intento.
Io m'ingannava.
Progettai, in primo luogo un _Indicatore Bibliografico Italiano_,
giornale di cui manca l'Italia, ad uso dei Tipografi, Librai e
Bibliotecari, da pubblicarsi ogni 15 giorni. Mi fu risposto che _non mi
si poteva permettere di fare un giornale_. Eppure non si trattava che di
un catalogo sistematico dei titoli, del prezzo e delle condizioni di
associazione dell'opere che producono i torchi italiani! Vedendo chiaro
che non si voleva cosa che avesse forma, e fosse nelle condizioni di
un'opera periodica, pensai in ultimo luogo, dopo mature riflessioni,
di proporre la pubblicazione di alcune serie di _Opuscoli
Scientifici-Letterarii_, senza titolo, periodicità o vincolo di
giornale, disposti in grossi volumi di 5 e 600 pagine, ed atti, per
conseguente, ad ammettere non solo memorie che per loro natura non
possono aver luogo nei giornali, ma anche operette di piú fogli e
stampe; ed io avevo già, ed avrei raccolto in seguito, numerosi ed
importanti materiali. Il qual progetto potendo ricevere pronta e
diligente esecuzione, io veniva a creare un deposito utilissimo per gli
scrittori Italiani in particolare, prezioso per le scienze e le lettere
in generale.
Ma contro ogni mia aspettativa, e quella del pubblico fiorentino, anche
questa impresa mi è vietata sotto pretesto che da taluni potrebbero
venir considerati i miei volumi di _Opuscoli_ come un succedaneo
all'_Antologia_!
Dopo tali due inutili ed infelici tentativi, il pubblico non mi
accuserà, voglio sperarlo, di pigrizia e d'indifferenza per le cose
patrie, se mi vedrà limitare le mie premure al miglior andamento del mio
Gabinetto, e del _Giornale Agrario_, del quale ho conservato
l'Amministrazione.
Conviene ora rassegnarci d'aspettar tempi migliori. Frattanto non posso
che rinnovare a tutti i miei amici i miei piú fervidi ringraziamenti per
la fiducia dimostratami pel passato, e pregarli d'essere certi che
quando il Governo Toscano tornasse a sentimenti piú benevoli a mio
riguardo, e quando mi fosse concesso di occuparmi nuovamente in modo
attivo di ciò che può interessare le Scienze e le Lettere Italiane, io
mi vi dedicherei senza indugio, purché le mie forze corrispondessero al
mio zelo; ed allora tornerei a pregare i miei buoni e rispettabili amici
e corrispondenti di assistermi co' loro scritti, e co' loro consigli, e
mi presenterei a loro con tale piano da conciliare sempre piú il decoro
delle lettere col vantaggio degli scrittori Italiani„.
APPENDICE XVI, N. 1 (pag. 356).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Aprile 1834 e maggio._ — Il progetto di _Rassegna trimestrale_ fu
presentato da me al Censore Padre Mauro Bernardini, ed ho la certezza
ch'egli ne fece un rapporto favorevole. Portatomi il dí 8 di maggio a
Palazzo Vecchio, il Corsini mi disse essere il mio progetto buono in sé;
ma che non sarebbe cosa decorosa per la Toscana il non fare un giornale
che a spese degli altri, e che si direbbe i Toscani non sapere piú fare
un articolo originale. Replicai che la _Rassegna trimestrale_, benché
modestissima, sarebbe sempre stata cosa utilissima; ma che quando il
Governo volesse permettermi di ricominciare un giornale originale,
sarebbe cosa lusinghiera per me, piú utile per la Toscana, e nel tempo
stesso piú decorosa. Che dopo 18 mesi d'interruzione, durerei fatica a
poter riannodare le mie antiche relazioni, ma che però mi dedicherei con
energia alla creazione di un nuovo giornale. Mi fece, ma leggermente,
qualche obiezione sul titolo di _Rassegna_; ed aggiunse: “Rifletta,
ponderi, veda ciò che potrebbe fare. Ma poiché, dopo l'accaduto, un
giornale nelle sue mani non dipende dalla sola Censura, e sarebbe un
affare di Governo, bisogna fare una _Memoria_ al Gran Duca„. Ed io,
ringraziando il Corsini per il suggerimento che mi dava liete speranze,
promisi di occuparmi subito di un progetto e di una supplica„.
APPENDICE XVI, N. 2 (pag. 358).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_10 giugno 1834._ — Il dí 22 di maggio portai a S. E. Corsini la mia
supplica per l'A. R. col progetto di giornale Rassegna italiana. Questa
mattina sono andato all'udienza dal Corsini, chiedendogli nuove del mio
affare.
_Il Ministro_: Io non posso proporre al Granduca di lasciar risorgere
l'_Antologia_. Il Governo avendo soppresso questo giornale, non può
permettere ch'egli ricomparisca alla luce.
_Io_: Ma ho rinunziato al titolo di _Antologia_.
_Ministro_: Ma lo spirito del nuovo giornale sarebbe l'istesso. Lo scopo
della _Rassegna_ è anche piú chiaramente annunziato. Ella vuole trattare
di politica e dell'amministrazione di tutti i paesi d'Italia, e ciò non
si può permettere.
_Io_: Chiedo perdono a V. E., ma non mi pare di aver manifestato
l'intenzione di trattare politica e amministrazione.
_Ministro._ Ma lei vuole considerare le scienze e le lettere
principalmente per l'influenza che possono avere sul benessere e la
felicità dei popoli, sulla loro amministrazione; e lei si spiega, a
questo riguardo, con molta chiarezza.
_Io._ Torno a domandare perdono a V. E.; il mio _manifesto_ non allude
punto alla politica ed all'amministrazione; ma rinunziando a riprendere
il titolo del mio antico giornale, non rinuncio per ciò ad essere
coerente con i miei antecedenti ed a far sempre un giornale filosofico,
un giornale dedicato al progresso, un giornale piú dedicato
all'universale che ai soli pedanti; ma tutto ciò può farsi
decorosamente, senza entrare nella.....[1393] di governo o di pubblica
amministrazione, senza dir nulla che possa offendere il Governo ed i
suoi amici ed alleati.
_Ministro._ Il Governo non è nemico delle scienze e delle lettere —
anzi, presto si farà a Pisa un nuovo giornale di medicina, e poi un
altro giornale.....[1394] ma il suo sembra occuparsi di troppe cose.
_Io._ Dunque Firenze dovrà continuare ad essere priva di un giornale, e
mentre ogni paese d'Italia va acquistando ogni giorno per questo verso,
noi soli non potremo far nulla.
_Ministro._ Non si può fare come ella intende. Non posso biasimare la
schiettezza, anzi devo lodare il modo con cui ella si esprime, ma non
posso proporre il risorgimento dell'_Antologia_, e la _Rassegna_ non
sarebbe altro che l'_Antologia_ perfezionata.
_Io._ Dunque S. A. non sa nulla del mio progetto, non ha letto nulla.
_Ministro._ Certo io non voglio si possa proporre simil cosa al
Granduca.
_Io._ Ma V. E. non si avrà per male se porto direttamente a Pitti il mio
progetto e la mia supplica.
_Ministro._ Lei è padrone di far ciò che vuole a questo riguardo.
_Io._ Ma lei poi mi darà contro.
(_qui un semplice movimento di testa, che non dice, né sí né no_).
_Io._ Io dunque anderò a Pitti„.
APPENDICE XVII (pag. 360).
“_Alla Voce della Verità._
PROTESTA.
I Redattori della _Voce della Verità_, nel n. 552 del loro giornale
hanno inserito un articolo intitolato _Pensieri di circostanza_, che
termina colle seguenti parole: