parlando che da lodarmi del contegno dell'I. e R. Censura a mio
riguardo, e dell'onesta libertà che mi si lasciava; ma ora
nell'occasione di dover pubblicare il mio doppio fascicolo di novembre e
di dicembre, mi trovo vittima di un rigore insolito per parte della
medesima, e mi vedo rigettati articoli dei quali, dietro l'esperienza
del passato, io non dovevo mettere in dubbio l'ammissione.
Il mio doppio fascicolo di novembre e dicembre non ha potuto essere
pubblicato che in questi ultimi giorni, e con tale mutilazione, che io
ho dovuto spendere lire 300 per ripararvi. Siamo inoltrati nel mese di
febbraio, e non ho potuto ancora tirare che pochi foglietti del
fascicolo di gennaio. Superfluo è il fare osservare quanto questo
sistema di cose mi sarebbe dannoso se dovesse durare e diventasse
sistema.
Io mi prendo la libertà di presentare a V. E. le bozze di stampa di una
mia lettera che penso di premettere al primo fascicolo del 1833. Io
supplico V. E. di leggerla. Se, come ardisco lusingarmi, Ella renderà
giustizia alla rettitudine delle mie intenzioni, ed approverà la
manifestazione franca e leale dei miei sentimenti, questa lettera
servirà di norma per il futuro a me, ai miei collaboratori, e alla
Censura medesima.
Ho l'onore di rassegnarmi coi sentimenti di profondo rispetto
G. P. VIEUSSEUX„.
APPENDICE V, N. 1 (pag. 313).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Sabato, 23 marzo 1833._ — Questa mattina è arrivato il N. 254 della
_Voce della Verità_.
_Ore 5._ — Un biglietto urgentissimo del Padre Mauro Bernardini richiama
a sé il fascicolo approvato del dicembre 1832. Sono andato in persona
dal detto Padre Mauro portando meco il fascicolo, ma negandone la
consegna per essere questo fascicolo l'unica guarentigia contro le
imputazioni della _Voce_ nel caso che il Governo volesse inquietarmi a
questo titolo. Sentendo però che il sig. Consigliere Fossombroni aveva
assoluto bisogno di detto fascicolo, dopo lungo diverbio l'ho
rilasciato, bene inteso, contro ricevuta motivata.
(_In seguito il fascicolo mi è stato restituito_)„.
APPENDICE V, N. 2 (pag. 314).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Domenica 24 detto_, alle ore sei pom. il Presidente del Buongoverno mi
ha fatto pregare di passare da lui. — Ecco il colloquio:
_P._ Signor Vieusseux, ho da farle una commissione a nome del Governo.
_V._ Io sono qui per ascoltarla.
_P._ Il Governo vorrebbe sapere i nomi di quelle persone che scrivono
nell'_Antologia_, che sono anonime, oppure non pongono che semplici
lettere o segni di convenzione sotto i loro articoli.
_V._ Io mancherei all'onore e alla delicatezza nel palesarle i nomi di
persone le quali amano di rimanersene anonime, e confidano nella mia
discretezza e lealtà.
_P._ Ma si tratta di un desiderio dell'I. e R. Governo.
_V._ Quando si tratta dell'onore non si cede a veruna considerazione.
_P._ Ma rifletta che lei nega al Governo, e ci pensi meglio.
_V._ Quando si tratta dell'onore, il primo movimento è sempre il
migliore.
_P._ Ma non si tratta che d'una comunicazione confidenziale.
(_Sempre avevo parlato con calma, qui principiò a montarmi il sangue al
capo_).
_V._ Io sono dolentissimo nella necessità di negare qualche cosa al
Governo. Se si trattasse di divertire S. A. I. e R. con un racconto di
un semplice pettegolezzo letterario, e che S. A. fosse curiosa di sapere
il nome di un tal poeta, o d'un tal pedante, posto in ridicolo da una
polemica letteraria, io non crederei di commettere un delitto dicendolo
all'orecchio di S. A. Ma dopo aver veduto l'infame libello vomitato in
Toscana da quella canaglia della combriccola di Modena, quando non posso
ignorare che l'intenzione di quella gente è di render me ed i miei amici
sospetti al Governo, non sarei io l'uomo il piú vile nel mondo palesando
i nomi de' galantuomini che si fidano di me? Io mai e poi mai gli
nominerò. Di due cose una: o il Governo toscano disprezza come vanno
disprezzati i vili intrighi di quella scuola modenese, e non deve
curarsi di sapere chi ha scritto; o pure il Governo intende di voler
entrare nelle intenzioni di Modena, ed è un motivo di piú di non
nominare nessuno o di conservare io solo tutta la responsabilità di ciò
che vorrebbesi far considerare come una colpa. Io non so se il Governo
m'ami quanto vorrei essere da tutti amato; ma ho la coscienza che egli
mi deve stimare. Io non voglio perdere la sua stima facendomi delatore.
_P._ Badi, sig. V., il Governo potrebbe adoperare per ottenere il suo
intento, dei modi che a lei saranno poco piacevoli.
_V._ Le ripeto che determinato a non far nulla di contrario all'onore ed
alla delicatezza, io non sono nel caso di dipartirmi dalle prime mie
determinazioni.
(_Qui seguí ancora un discorso piuttosto lungo nel quale mi lamentai del
sistema del Governo riguardo all'ANTOLOGIA, esponendo al sig. Presidente
che se il Governo m'avesse lasciato interessare ii pubblico con
parlargli nel mio giornale di quelle tante cose che sono importanti per
lui senza dar noia alla casa d'Austria, piú facilmente avrei potuto
scansare di trattare certi argomenti nei quali piú facilmente che
altrove i maligni possono pretendere di trovare delle allusioni poco
convenienti; ed aggiunsi: Pare che il Governo non sappia apprezzare
quanto sia nobile e degna di riguardo nel secolo 19 la professione del
giornalista coscienzioso. I Governi italiani di Piemonte e di Napoli la
valutano assai piú, e ne hanno date prove recenti: il Re di Sardegna
permettendo che il cavalier Manno dirigesse all'ANTOLOGIA una lettera
sull'amministrazione del Piemonte; ed il Re di Napoli con avere ordinato
la fondazione degli ANNALI CIVILI del Regno, opera periodica che
equivale ad un continuo rendimento di conti dello stato economico ed
amministrativo di esso_)„.
APPENDICE V, N. 3 (pag. 317 e 319).
_Appunti di Gian Pietro Vieusseux._
“_Lunedí 25 marzo._ Alle ore 6 p. m. sono stato chiamato dal sig.
Tassinari Commissario del quartiere Santa Croce per recarmi da lui alle
8. — Lí trovatomi in presenza del sig. Tassinari fui ricercato, come lo
era stato dal sig. Presidente, riguardo ai nomi dei collaboratori
anonimi dell'_Antologia_. Risposi non potere né voler nominare i
collaboratori anonimi perché mancherei a qualunque dovere dell'onore e
della delicatezza. Interrogato se non temevo le conseguenze del mio
rifiuto, risposi che non potevo né dovevo temere: 1º perché non ho mai
stampato cosa che non fosse approvata dalla R. Censura; 2º perché le
leggi e le consuetudini toscane non ammettono altra responsabilità per
le cose stampate che quella dello stampatore tipografo, il quale non
deve curarsi che di ricevere i manoscritti leggibili ed approvati; 3º
perché il fascicolo di dicembre che pare piú particolarmente preso di
mira, non solo era stato richiamato particolarmente alla Segreteria di
Stato da S. E. Corsini, il quale lo trattenne per piú giorni, e
m'obbligò a tante castrazioni, mutilazioni e numerosi carticini, che
dovetti spendere circa L. 300 per metterlo in stato di comparire alla
luce.
Domandatomi piú volte replicatamente se persistevo nel volere assumere
qualunque responsabilità per il contenuto del fascicolo di dicembre,
risposi che sí.
_Com._ Quando alla Censura fosse sfuggita e quindi fosse stata approvata
un'ingiuria, non perde per questo il Governo la facoltà di averne
soddisfazione dal giornalista o dallo scrittore.
_Io._ Protesto contro tale ingiusta e falsissima opinione; ma ad ogni
modo nel caso mio, quando vi fosse colpa, i colpevoli sarebbero tre:
_io, Padre Mauro, e S. E. Corsini_, ed io sicuramente sarei il meno
colpevole, perché quando si stampava il fascicolo di dicembre ero
trattenuto in Livorno accanto al letto di mio padre moribondo, e non
potei rivedere le bozze di stampa con quella attenzione con cui le
soglio rivedere; ma il _P. Mauro_, ma _S. E. Corsini_ che esercitando la
Censura rivedono necessariamente con la prevenzione di trovar cose
reprensibili, non seppero veder nulla che non potesse essere approvato.
(_Tutte queste interrogazioni del Commissario, e le mie risposte, erano
da lui trascritte sopra un quaderno di carta, ed il numero delle pagine
scritte fu, se non m'inganno, di 9 o 10. Io non potei non avvedermi che
le interrogazioni a me dirette erano state trasmesse a lui in un foglio
che egli aveva sotto gli occhi_).
_Com._ Dunque lei persiste ecc. ecc. Badi bene che il Governo dovrà far
pesare sopra di lei il suo braccio volendo soddisfazione, ecc. ecc. (_ad
ogni mezza pagina il Commissario reiterava le sue premure e mezze
minaccie per impegnarmi a palesare i nomi in questione_).
_Io._ Ripeto che avendo assunto sopra di me qualunque responsabilità,
sono pronto a subirne tutte le conseguenze.
_Com._ Sappia dunque che lei si è reso colpevole d'ingiurie nefande
riguardo a S. M. l'Imperatore delle Russie per l'allusioni fatte alle
cose di Polonia in un articolo firmato L. sopra il poema del cav. Curti.
_Io._ Protesto altamente contro simile falsa, sinistra ed ingiusta
interpretazione; dichiaro che non fu mia intenzione né di quello che
scrisse l'articolo, di mancare di rispetto a S. M. l'_Imperatore delle
Russie_; bensí è stata colta l'occasione naturalissima che mi si
presentava di manifestare un sentimento generoso di compassione per la
nazione Polacca.
_Com._ Lei è colpevole d'ingiurie verso _S. M. l'Imperator d'Austria_,
per avere in un articolo firmato K. X. Y. sopra la traduzione di
Pausania fatta dal cav. Ciampi stabilito un confronto fra la Grecia e
l'Italia, fra l'Acaia e il Regno Lombardo Veneto; e dato ad intendere
che gli Austriaci trattano l'Italia come i Romani trattavano la Grecia.
_Io._ Protesto contro questa sinistra e falsa interpretazione.
_Com._ Ha ingiuriato inoltre le varie potenze d'Italia facendo supporre
col suddetto articolo, che esse sono nella dipendenza e sotto
l'influenza dell'Austria.
_Io._ Protesto contro tale falsa e non giusta interpretazione.
_Com._ Lei poi è colpevole immensamente verso il Governo della Toscana
per averlo con quegli articoli posto nell'imbarazzo dirimpetto alle
potenze d'Austria e di Russia.
_Io._ Protesto contro tutte queste conseguenze e simili interpretazioni.
_Com._ Ella si prepari dunque ad una pena proporzionata al delitto
commesso, e a vedere il Governo farle sentire la forza del suo braccio,
cose tutte che potrebbe risparmia e se volesse palesare i nomi degli
autori anonimi, ecc.
_Io._ Resisto nelle conclusioni da me prese.
(_Questo processo a me fatto dal sig. Tassinari mi trattenne presso di
lui dalle 7½ di sera fino alle 12; firmai ogni cartella del processo
scritto, e mi ritirai_)„.
“_Martedí 26 marzo._ Sono stato richiamato al Commissariato per l'ore 7
di sera; trasferitomi sono stato introdotto presso il sig. Canc. Tosi,
il quale mi ha dato partecipazione dell'annesso rescritto sovrano che
sopprime l'_Antologia_„.
APPENDICE VI, N. 1 (pag. 315).
_Lettera di S. E. don Neri Corsini al Presidente del Buon Governo
Giovanni Bologna._
“Il Consigliere D. Neri Corsini prega il degnissimo sig. Presidente del
Buon Governo a fargli sapere se si presentò al suo dipartimento il
Vieusseux nella scorsa sera, e quale fosse il resultato delle fattegli
interpellazioni. Occorre allo scrivente di conoscere il resultato per
renderne conto a S. A. I. e R. e comunicarne coi suoi Colleghi per le
misure da prendersi ulteriormente. E con tutto l'ossequio e stima si
professa
25 marzo 1833.
dev.mo obb.mo Servitore
N. CORSINI„.
APPENDICE VI, N. 2 (pag. 315).
_Lettera del Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna a S. E. Don
Neri Corsini._
25 marzo 1833.
“Ieri sera richiamai avanti di me il Vieusseux, per eseguire la
commissione datami da V. E. nella scorsa mattina. Alla prima fattagli
domanda d'indicarmi i nomi e cognomi degli autori degli articoli
contenuti nell'ultimo fascicolo dell'_Antologia_ pubblicato il 31
gennaio ultimo, e piú precisamente di quelli aventi in fondo la lettera
K. X. Y. e L. mi replicò senza punto esitare che ciò era impossibile
perché il direttore di un giornale non poteva mancare alla buona fede
verso i suoi collaboratori; e mentre era giusto che esso direttore
restasse esposto dirimpetto al Governo a tutta la responsabilità
relativa, non poteva né doveva, senza macchiarsi d'un tradimento,
portare in verun caso questa responsabilità sopra coloro che vivono
nella fiducia di non rimanere per di lui mezzo compromessi. Ci espose
che erano questi articoli come un affare di confessione, e che il
sigillo non poteva essere da lui violato, né lo sarà giammai, qualunque
cosa disgustosa che fosse per avvenirgliene, non esclusa la soppressione
del Giornale, a cui con tutta rassegnazione e anche di buona voglia si
sarebbe sottomesso.
In una lunga esortazione non disgiunta dalla minaccia che il Governo
avrebbe adottato delle misure per renderlo piú docile ed obbediente agli
ordini che per mio mezzo li venivano ingiunti, non omisi verun mezzo per
indurlo a manifestare i suenunciati nomi; ma tutto fu inutile, ripetendo
sempre che il Governo doveva riguardare a tutti gli effetti come suoi
gli articoli del suo Giornale, che sopra di lui soltanto doveva e poteva
prendere quella soddisfazione che nella sua giustizia e saviezza
credesse esserli dovuta e che esso non vi si ricusava, ma che non si
poteva esigere di piú da lui; ed avrebbe sempre detto e sostenuto che
quelle lettere iniziali erano puramente immaginarie, e che gli articoli
erano suoi.
Da questo stato di cose credei che fosse inutile il trattenerlo,
persuaso che esso avrebbe persistito e che persisterà fermamente sino in
fondo nel suo proposito, e credei di licenziarlo e dichiarargli
autorevolmente che la cosa non sarebbe piú sí tranquilla e che avrebbe
dovuto render buon conto del suo irregolarissimo rifiuto. Credei di non
dovere spingere piú oltre senza la debita formalità la cosa, onde l'I. e
R. Governo potesse bene esaminarla e statuire convenientemente sul _quid
agendum ultimamente_. E se mi fosse permesso di esprimere sinceramente
il mio sentimento direi che Vieusseux dovrebbe essere inviato davanti un
commissario di quartiere per ricevervi nuove formali ingiunzioni, e
persistendo esso, dichiararlo sospeso dalla facoltà di continuare la
pubblicazione del giornale finché non avesse corrisposto a ciò che il
governo esige da esso„.
APPENDICE VI, N. 3 (pag. 315).
_Lettera del Commissario del Quartiere di Santa Croce Matteo Tassinari a
Gian Pietro Vieusseux._
“Ill.mo Signore,
V. S. è invitata a recarsi personalmente nel Commissariato di S. Croce
alle ore _una di notte_ del dí 25 marzo 1833 presso il sottoscritto, che
ha necessità di vederlo con tutta sollecitudine, e non manchi.
Dal R. Commissariato di S. Croce, li 25 marzo 1833
TASSINARI„.
APPENDICE VII, N. 1 (pag. 319).
_Lettera di S. E. Don Neri Corsini al Presidente del Buon Governo
Giovanni Bologna._
“Ill.mo signor Presidente colendissimo,
Essendo stato reso conto a S. A. I. e Reale che il giornale che si
pubblica in Firenze sotto il titolo di _Antologia_, ha deviato
manifestamente dall'oggetto che aveva annunciato in principio, e dalle
condizioni colle quali fu permesso, cioè di trattare di materie di
scienze, letteratura ed arti, e che sistematicamente trascorre in
discussioni politiche ed anche parlando di materie scientifiche e
letterarie vi associa allusioni riprovevoli ad istituzioni o avvenimenti
politici, è venuta l'I. e R. A. S. nelle determinazioni di ordinare la
soppressione del detto giornale, fino da questo giorno.
Farà V. S. Ill.ma comunicare la semplice parte dispositiva della
presente risoluzione al Direttore ed Editore del Giornale stesso, come
da questo Dipartimento si fa al Regio Censore.
E col piú distinto ossequio mi confermo di V. S. Ill.ma
Dalla R. Segreteria di Stato, li 26 marzo 1833.
Dev.mo obb.mo Servitore
N. CORSINI„.
APPENDICE VII, N. 2 (pag. 319).
_Lettera del Presidente del Buon Governo Giovanni Bologna al Commissario
del Quartiere di Santa Croce Matteo Tassinari._
Incarico V. S. Ill.ma correntemente ad un dispaccio della I. R.
Segreteria di Stato di questo giorno, di notificare al Direttore ed
Editore del giornale che si pubblica in Firenze sotto il titolo di
_Antologia_, che S. A. I. e Reale ha ordinato la soppressione del
giornale medesimo fino da questo giorno.
26 marzo 1833.
APPENDICE VII, N. 3 (pag. 319).
_Lettera del Cancelliere del Commissariato di Santa Croce Lorenzo Tosi a
Gian Pietro Vieusseux._
“L'Ill.mo sig. Commissario del Quartiere S. Croce fa notificare in
seguito di ordini superiori al sig. Gio. Pietro Vieusseux direttore ed
editore del Giornale che si pubblica in Firenze sotto il titolo di
_Antologia_, che S. A. Imperiale e Reale ha fino da questo giorno
ordinata la soppressione del giornale medesimo.
Dal Comm. S. Croce, Firenze, li 26 marzo 1883.
il cancelliere L. TOSI„.
APPENDICE VIII (pag. 320).
_Minuta di CIRCOLARE da comunicarsi alle varie Legazioni, preparata da
S. E. Don Neri Corsini, e riveduta da S. E. il conte Vittorio
Fossombroni._
“Une misure qu'on vient ici d'adopter, quoique bien simple en elle même
et n'ayant d'autre bût que d'empêcher que dans quelque branche, où de
quelque manière que ce soit, l'on ne puisse pas s'écarter des limites de
cette régularité qui caractérise l'administration du Pays, pouvant
peut-être d'après les habitudes du tems former pour quelque moment le
sujet des propos du public, j'ai cru que Votre Excellence pourrait
probablement agréer d'en savoir quelque chose de ma part.
Il existait depuis quelque tems à Florence un journal litéraire et
scientifique portant le nom d'_Antologia_, et paraissant périodiquement
par cahiers. Quelques articles de ce journal qui avaient été
favorablement accueillis par le public, lui avaient valu quelque
réputation, et il avait acquis un certain nombre d'associés même à
l'étranger.
Toutefois l'on avait depuis quelque mois [_Il Corsini, si noti, aveva
scritto TEMS, che il Fossombroni mutò in MOIS_] eu lieu de remarquer dans
ce journal une certaine tendance à dépasser les bornes de son
institution purement scientifique et litéraire, et à se mêler d'objets
qu'y devaient rester étrangers, soit par des allusions, soit par des
rapprochements entre ce qui paraissait être le sujet de ses écrits et
les affaires politiques du jour.
Il est vrai que ce journal ainsi que toute autre espèce d'écrit ne peut
ici être imprimé et publié que d'après l'approbation de la Censure: mais
comme à l'egard surtout d'un ouvrage periodique il est difficile que
quelque fois l'attention du Censeur naturellement surchargé
d'occupations ne se trouve pas en défaut, lorsque l'Editeur ou le
Directeur du dit ouvrage cherche trop suvent le moyen de l'induire en
erreur en voilant si adroitement sa pensée qu'il ne soit pas aisé d'en
saisir le veritable sens au premier coup d'oeil, l'on eut soin de
rappeller plus spécialement le soin du Reviseur sur ce journal, et
surtout de faire entendre à l'Editeur que s'il aimait que sa compilation
pût continuer à voir le jour, il devait strictement se renfermer dans
les limites qui étaient les conditions naturelles de son existence.
Cet avis n'ayant pas porté l'effet qu'on était en droit d'en attendre,
et des écartes bien graves ayant été remarqués dans les derniers numeros
qui ont paru du dit journal, l'on a dû sentir qu'il était essentiel de
faire cesser un abus qui se trouvait en contradiction avec l'exactitude
qui distingue ici, soit les publications periodiques, soit tout ce qui
sort des Imprimeries du Pays.
Un ordre qui a été émané depuis quelques jours vient par consequent de
supprimer le dit journal de l'_Antologia_.
Je saisis....„.
APPENDICE IX (pag. 321).
_Supplica di Niccolò Tommaséo a S. A. I. e R. il Granduca di Toscana._
“A. I. e R.
Le amichevoli preghiere del Sig. Vieusseux, Direttore dell'_Antologia_,
gl'istanti consigli di altri amici che affermavano la mia dichiarazione
inutile, e forse dannosa al giornale; il pensare che a tutti i lettori
di quello essendo ben noto di chi fossero gli articoli segnati _K. X.
Y._ ripeterlo da me sarebbe potuta sembrare boriosa provocazione; la
speranza che trattandosi di scritti approvati da un rispettabile censore
e da uno zelante Ministro le cose avrebbero sortita altra fine; la
speranza ancora piú ferma che procedendosi per vie ordinarie e legali io
avrei avuto il tempo di sodisfare alle mie convenienze senza nuocere
altrui; queste, ed altre ragioni mi tennero dal dir cosa che l'onor mio
comandava professassi altamente. Ora il bisogno di rigettare da me ogni
sospetto di fiacca timidità, il bisogno di far noto che la persistenza a
negare del sig. Vieusseux non era atto indocile ma generoso, la speranza
la quale pure mi resta nella giustizia di V. A. R. che conoscendo
l'incolpato, sopra di lui solo Ella vorrà portare il giudizio inflitto
sull'intera _Antologia_, m'impongono di protestare che non solamente gli
articoli segnati _K. X. Y._ sono miei, ma che io soglio per capriccio
segnare d'altre sigle i miei scritti; onde se nell'articolo intorno al
Poema del Curti è cosa imputabile, io di buon grado ne chiamo sul mio
capo la pena, e per guarentigia dell'avvenire prometto e giuro, se è
necessario, di non piú scrivere in un giornale a cui desidero continuata
la vita, perché la sua vita è sussistenza di piú che quaranta persone,
perché il suo giudizio era invocato e rispettato dai dotti d'Italia,
perché le sue parole erano amorevolmente ripetute dai giornali di
Lombardia, di Francia, d'Inghilterra e d'Austria, perché non arrossivano
di scrivere in esso i piú chiari uomini della Nazione, e non pochi dei
piú quietamente pensanti, Cesare Lucchesini, e fino all'ultima malattia
G. B. Zannoni, e il Cibrario e il Cav. Manno, Ministri del Re di
Sardegna, perché la sua lode era ambita dagli stessi Governi. Il quale
onore quanto meno ridonda in me, il piú insufficiente dei suoi
collaboratori, tanto piú volentieri debbo in me solo accogliere le
conseguenze che ad esso dalle mie parole provennero.
28 marzo 1833.
N. TOMMASÉO„.
APPENDICE X (pag. 322).
_Lettera dell'ispettore di Polizia Giovanni Chiarini al Presidente del
Buon Governo Giovanni Bologna._
“28 marzo 1833.
La misura stata presa della soppressione dell'_Antologia_ fino dal di 26
corrente, ha sparso il mal umore, e la rabbia fra i liberali. Lo scorso
giorno nel contestarsi a vicenda il loro rammarico per la soppressione
di un Giornale dicevano essi tanto utile alle vedute dello loro Setta,
si permettevano anche dei progetti, come sarebbe di portarsi in gran
numero sulla Piazza de' Pitti, mescolando con pretesti delle persone
volgari per prorompere in voci sussurranti, e fischiate. Alcuni di
costoro, come Alessandro da Barberino, dott. Luigi Beyer ed altri,
dissuasero la prularità (_sic_) dicendo che quel sussurro avrebbe potuto
nuocere alla causa della Setta, in un momento in cui sono prosperissime
le sue condizioni, da doversene toccare di giorno in giorno i risultati.
Si diedero anzi premura la stessa sera di minorare la massa delle loro
riunioni ai soliti caffé distribuendosi in maggior numero di luoghi
pubblici. Questa mattina è sortito un Bullettino incendiario in stampa,
copia del quale in stampa unisco al presente Rapporto, mentre che non
trascuro le debite ulteriori indagini in questo articolo.
Gio. Chiarini„.
APPENDICE XI (pag. 323).
“_Bollettino del 28 marzo 1833._
Sabbato 23 marzo ogni sensata persona s'indispettí leggendo nella _Voce
della Verità_ un nuovo articolo di calunnia o di accusa contro
l'_Antologia_. Questo giornale che da dodici anni sostiene il lustro
della letteratura italiana è una proprietà della nazione. Il Duca di
Modena volle toglierla. Il Gran Duca di Toscana ha avuto la viltà di
obbedire al luogotenente dell'Austria. Il fascicolo preso di mira, di
novembre e dicembre, era stato esaminato ed approvato dal ministro
Corsini, ma il Gran Duca, o impaurito dall'ira del Duca di Modena, o
dividendo con esso la rabbia contro la diffusione dei lumi in Italia non
conserva neppur l'aspetto della coerenza. Il 26 del corrente mese, tre
giorni dopo l'articolo della _Voce della Verità_, ABOLISCE l'ANTOLOGIA.
Questa impudenza di dispotismo è già nota a tutti.
TOSCANI!!! o noi siamo sotto il governo di Modena, o il Gran Duca di
Toscana è un Duca di Modena. Italia tutta inorridisce a questo sfregio
novello, e il suo suo grido non è piú di lamento, ma di VENDETTA„.
APPENDICE XII, N. 1 (pag. 339 e 301).