Rodolfo Castinelli intorno al restaurato palazzo Spini; a proposito del
quale, discorre di uno stile architettonico, da lui notato in Firenze,
che egli chiama _repubblicano_. E nel parlare di varî generi
d'architettura, non so chi nell'_Antologia_ si sdegna[805] della
“prosaica monotonia„, e della “gretta ed inelegante mondezza„ delle
costruzioni moderne; sperando per opera di artisti valenti abbelliti i
passeggi, le contrade, le piazze, le case. I quali scritti, da me fin
qui ricordati, possono ben dimostrare, che se le cose spettanti l'arte
non ebbero mai nell'_Antologia_ il primo posto, non furono però
trascurate del tutto, né svogliatamente trattate. Lo stesso Vieusseux,
prima che iniziasse il giornale, poneva[806] a disposizione degli
artisti il secondo piano della sua casa perché vi esponessero le loro
opere d'arte: e delle esposizioni annuali tenute in Firenze e in altre
parti d'Italia, piú volte nell'_Antologia_ è data[807] notizia; e cosí
pure delle varie accademie nostre e straniere di belle arti. Nel parlare
delle quali, saggiamente il Cicognara avvertiva[808] che esse, piuttosto
che utili, dannose sono allo scopo per cui si creano, e che senza il
loro concorso fiorirono gli artisti piú grandi. E discorrendo di certi
artisti venuti fuori dalle accademie di second'ordine, “quante
mediocrità — esclamava[809] un anonimo — destinate a patire nel mondo,
ad avvilirsi per vivere; quanti ingegni rapiti ai mestieri utili!„.
Ma queste osservazioni non impedirono tuttavia che nel giornale
fiorentino si lodasse[810] l'accademia di belle arti nel 1827 fondata in
Ravenna dal conte Alessandro Cappi e da monsignore Lavinio de' Medici;
non impedirono che nell'_Antologia_ si ammirasse la grande arte e si
lodassero, come si è visto, gli artisti veri. E in essa uno scrittore
con animo “veramente amareggiato„ veniva notando[811] i guasti prodotti
dagli anni, e piú dalla negligenza, in certi tabernacoli di Firenze:
delle quali amarezze, se quello scrittore potesse oggi vedere l'Italia,
non troverebbe per vero motivi da confortarsi di troppo.
*
* *
Maggiore sviluppo ebbero nell'_Antologia_ gli argomenti di scienza,
secondo i desiderî del Direttore e lo scopo al quale in ogni cosa
mirava, trattati non tanto in sé e per sé espressamente (ché altri
giornali in Italia erano a ciò destinati), quanto rispetto alle utili
applicazioni che ne' diversi rami dell'industria se ne potevano trarre
in vantaggio del popolo, e in preparazione del suo morale e materiale
progresso. E per dire anzi tutto delle scienze mediche, piú volte
l'_Antologia_ propugnava l'uso della vaccinazione; e in essa Cesare
Lucchesini proponeva[812] non doversi ammettere nelle scuole di mutuo
insegnamento i fanciulli a' quali non fosse stato innestato il vaiuolo.
Degli studî dell'Edwards su' caratteri fisiologici delle razze umane, e
della scoperta di Girolamo Segato, di pietrificare i preparati
anatomici, l'_Antologia_ dà notizia[813]: e del magnetismo animale, e
dell'opera del Puccinotti su le febbri intermittenti, discorre[814] il
dottore Emmanuele Basevi, il quale proponeva[815] cosa che non so di
quanti medici oggi troverebbe l'assenso: proponeva che di tanto in tanto
subissero esami tendenti a rendere conto della loro cultura ne'
progressi teorici della scienza, e del modo con che si comportano nel
metterli in pratica. De' risultati dell'adunanze tenute dalla Società
medica fiorentina, regolarmente l'_Antologia_ ragguagliava i lettori: né
mancano ad essa scritti[816] del Magheri né del professore Pietro Betti.
Per ciò che piú propriamente riguarda la storia della medicina, ha,
pubblicato dal Capponi, uno scritto[817] inedito di Antonio Cocchi,
decoro della medicina toscana, sopra Asclepiade; del quale è detto, tra
l'altre cose, alcunché di simile concepisse alla stessa attrazione
newtoniana. Ed ha un elogio[818] del grande anatomico Paolo Mascagni,
nome caro a' Toscani ancor esso.
Di un altro grande nella scienza anatomica, di Antonio Scarpa,
ammiratore intelligente dell'arte, il nome è ricordato[819] a proposito
di un elmo di ferro: ma non so quanto di vero sia in quella “fredda
durezza del cuore„ rimproveratagli[820] dal Tommaséo: questo so, che
Giovanni Bell nel passare da Pavia diceva[821] che mai non gli uscirebbe
dall'anima quella tanta dolcezza che vi aveva instillata la conoscenza
di lui. Parlando del quale, il Libri racconta[822] che nel momento
dell'invasione francese non volle lo Scarpa giurare fedeltà al nuovo
governo; per il che fu deposto dalla cattedra: e racconta come
Napoleone, venuto qualch'anno dopo a incoronarsi in Milano, visitando
l'università di Pavia e conosciutivi i professori, chiedesse dello
Scarpa: gli dissero la cosa; “Eh, che importano, — rispose — il
giuramento e le opinioni politiche? Scarpa onora l'Università ed il mio
Stato„. Nel che il grandissimo despota mostravasi in verità assai meno
illiberale di certi ministri dell'istruzione pubblica.
Nell'_Antologia_ scrisse, tra gli altri, il dottore Luca Stulli, il
quale in uno de' suoi scritti ragiona[823] di un modo singolarissimo con
grande fiducia usato dagli abitanti del villaggio di Lastra,
nell'Erzegovina, per guarire dalla pleurite: legano a un palo il malato,
coperto di un panno inzuppato d'acqua diaccia, e il palo collocano tra
due fuochi, girandolo a guisa di spiedo finché il panno sia asciutto; e
la cura è finita. Ma senza andare tra' Turchi, nell'_Antologia_ si
assicura[824] che nel 1830, nell'ospedale di Genova amministrato da una
giunta di nobili e di negozianti, a' giovani chirurghi fosse vietato
l'assistere a' parti per istruirsi nell'ostetricia: e al visitatore che
dimandava come potessero essi istruirsi in quel ramo di scienza
importante, un giovine assistente rispondesse: “imparano il tutto sulla
macchina: e quando sono invocati, operano come sanno. Del rimanente le
donne fanno loro„. Sistema cotesto non so quanto scientifico, e del
quale non so quante donne potessero dirsi contente.
*
* *
Per dire ora di ciò che tocca le altre parti della scienza,
prometteva[825] il Vieusseux, per meglio ragguagliarne i lettori,
trattazione di queste piú ampia nel suo giornale: e nell'ottobre,
infatti, del '23 cominciò[826] pubblicare un _bullettino scientifico_
valentemente compilato dal Gazzeri, cui fornivano materia l'Antinori ed
il Nesti, il Pagnozzi, il Raddi, il Repetti, e piú specialmente il
Ridolfi, il Libri e il Tartini: bullettino dove gli studiosi trovavano
sollecita e concisa notizia d'ogni cosa importante. Rammenta sempre
l'_Antologia_ i lavori dell'_Accademia di scienze_ di Torino e quelli
della _Gioenia_ di Catania: e nell'_Antologia_ Giuliano Frullani
espose[827] una formula nuova per rappresentare le coordinate de'
pianeti nel moto ellittico; formula che ebbe le lodi del celebre
Poisson. Diede[828] l'_Antologia_ a suo tempo notizia dell'avere il
Padre Inghirami tra' primi in Europa osservata la cometa comparsa nel
gennaio del '22, che fu “la prima regolarmente e con opportuni mezzi
osservata in Firenze„: e di comete parla[829] egli stesso, il Padre
Inghirami, scrivendo lodi sentite di quel Luigi Pons, che, ignoto
custode dell'osservatorio di Marsiglia, si rese poi celebre meritamente.
Del Padre Inghirami comparve[830] anche un saggio notevole di
livellazione geometrica della Toscana; e del Volta una lettera[831] su
la tanto discussa invenzione de' paragrandini. Nell'_Antologia_ si
ragiona[832] delle ipotesi del conte Paoli di Pesaro su 'l moto
molecolare de' solidi: Silvestro Gherardi vi parla[833] di alcune
esperienze su le nuove correnti e le scintille magneto-elettriche; e
delle sue esperienze[834] su l'elettricità de' raggi solari, Carlo
Matteucci; come delle loro ricerche[835] sopra le forze
elettro-magnetiche, il Nobili e l'Antinori, difesi[836] entrambi dal
Gazzeri contro un giornale inglese, che negava loro la priorità di certe
scoperte, tempo innanzi spontaneamente riconosciuta. Al quale Gazzeri,
Luigi Napoleone Bonaparte indirizza due lettere[837] intorno alla
direzione degli aereostati: e Carlo Luciano parla[838] di una nuova
specie di uccello di Cuba, da lui chiamato _Ramphocelus Passerinii_, in
onore al benemerito zoologo italiano; parla[839] delle variazioni a cui,
come certi deputati, vanno soggette certe farfalle. Né all'_Antologia_
manca il nome di Paolo Savi, di cui si annunciava[840] aver egli
scoperto un nuovo genere di salamandra e di talpa; né quello del Raddi,
il quale discorre[841] di nuove specie di piante trovate da lui nel
Brasile: e in essa il Repetti loda[842] il tipografo Marsigli dell'avere
iniziato la pubblicazione degli _Annali di Storia Naturale_ per
maggiormente diffondere questa scienza.
Ma perché meglio si veda quanto in vantaggio della scienza, e insieme
della concordia italiana, il Vieusseux si adoprasse, è qui da rammentare
che essendo cessati il _Giornale di chimica, fisica e storia naturale_
di Pavia, e la _Corrispondenza astronomica_ del barone di Zach,
progettava[843] egli nel 1828 una raccolta periodica trimestrale
“eminentemente italiana„, e consacrata tutta alle scienze esatte e
naturali: la quale, mutando aspetto all'_Antologia_, che si rivolgerebbe
intera alla letteratura e alle scienze morali, filosofiche, storiche ed
economiche, creasse in Firenze un centro scientifico, e fosse la vera
espressione di ciò che in Italia si veniva facendo o si sperava di fare.
Che se il progetto del Vieusseux non ebbe poi compimento, non fu certo
colpa di sua negligenza. Con vero dolore annunciava[844] egli che “due
soli associati fuor di Toscana.... e sei soli soscrittori„ avesse
trovato alla nuova impresa: con dolore affermava dovere ricorrere a'
giornali stranieri per annunciare i progressi da' dotti italiani fatti
fare alle scienze.
Ma non negava egli stesso, piú tardi, le sue lodi[845] agli _Annali
delle Scienze_ del regno Lombardo-Veneto; né si doleva che al suo
progetto da' compilatori di quel giornale neppur si accennasse: avido
egli non già di lode, ma solo di fare il bene, e pago egualmente che il
suo pensiero fosse da altri mandato in parte ad esecuzione.
*
* *
Tra' varî rami della scienza, l'_Antologia_ mirò piú di proposito agli
studî d'agraria; i quali come che piú direttamente rivolti a maggior
numero di persone, e di utile piú immediato, ebbero in essa trattazione
piú ampia. Fin dai primordi del giornale chiedeva[846] il Vieusseux agli
agricoltori toscani comunicassero i risultati delle loro esperienze;
chiedeva all'accademia de' Georgofili e otteneva facoltà di rendere, con
ragguagli compilati dal Gazzeri, mensilmente conto de' suoi lavori.
Nell'_Antologia_ il dottor Pietro Balbiani espose[847] le sue ricerche
per allontanare con mezzi nuovi da' grandi oliveti gl'insetti dannosi: e
primo il Montani con vero compiacimento annunciava[848] essersi fatto in
Milano un progetto di società di assicurazione contro tutti i danni a
cui possono accidentalmente andare soggette le campagne. Cosimo Ridolfi
parlava[849] dell'utilità di introdurre nelle campagne il seminatore del
Fellemberg; e Ferdinando Tartini Salvatici con diligenza descriveva[850]
i varî strumenti da' contadini usati in Iscozia. Cose notevoli dice[851]
Gino Capponi là dove, parlando dello stato economico della Toscana,
dimostra le condizioni de' contadini in essa meno che altrove infelici
per l'uso della mezzeria: e il Del Rosso proponeva[852] che, a
imitazione dell'Olanda, volgesse l'Italia all'agricoltura i suoi poveri;
all'agricoltura, dal generale Colletta chiamata[853] “unica vena di
ricchezza in Italia„.
Né solo allo sviluppo e al perfezionamento di questa mirava
l'_Antologia_, ma altresí e piú ancora, al miglioramento morale de'
proprietarî e de' coltivatori: del quale proposito il Forti loda[854]
l'accademia agraria di Pesaro, fondata nel 1828 e diretta dal cardinale
Bertazzoli. E a divulgare insieme con l'istruzione delle pratiche
agrarie l'educazione negli abitanti della campagna, pensava il Vieusseux
un giornale che de' contadini si intitolasse. Chiese[855] egli infatti
nel '25 al granduca licenza di stamparlo, e insieme per tre anni un
sussidio modesto: e il Bernardini, chiamato a darne il parere,
giudicava[856] “utilissimo l'assunto del signor Vieusseux, e degno di
essere incoraggiato„. Ma non è da tacere che forse la prima idea venne
al Benci, il quale scrivendo al Mayer proponeva[857], in mancanza di
libri, un giornale compilato per uso degli artigiani e de' contadini.
Spetta a ogni modo al Vieusseux il merito d'avere creato il _Giornale
Agrario_, del quale il Lambruschini discorre[858] in due articoli che
onorano l'_Antologia_ e chi li scrisse. E al Lambruschini Cosimo Ridolfi
e Lapo de' Ricci furono in quell'impresa colleghi degni e operosi.
Mensilmente nella villa or dell'uno or dell'altro si adunavano essi per
rivedere i materiali di ciascun fascicolo, per intendersi, illuminarsi a
vicenda: e di una di queste adunanze, tenuta in Meleto, l'_Antologia_ fa
parola[859], recando versi inspirati a Giuseppe Barbieri.
Cosí l'_Antologia_ veniva via via destando quell'amore alla terra
feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio
e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore
che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone
Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non
piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una
civiltà non corrotta né corruttrice.
*
* *
Come negli argomenti di scienza l'_Antologia_, meglio che alle aride
discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare
quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori;
cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse
agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il
Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche,
lamentando[860] che queste non facessero parte in Italia, come altrove,
di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani si doleva[861] che
cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi
mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della sua _Geografia
moderna universale_, non potette in Firenze trovare un editore che ne
desse un'edizione a suo conto.
Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha
l'_Antologia_, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi:
e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose
escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú
audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'_Antologia_ una lettera[862]
di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar,
poco innanzi morisse: ha notizie[863] diffuse de' viaggi e delle
scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode
ricordato[864] il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del
Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un
documento[865] comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non
già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi
cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866] il Mamiani un giovinetto
livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo
penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con
grande compiacimento annunciava[867] avere un veliero italiano per la
prima volta compiuto in novantatrè giorni il tragitto dal Perú
all'Italia. Discorre[868] il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„
co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra
ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869] “Cuba
or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo
sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia
alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla
a satellite„.
Di cose geografiche frequente discorre nell'_Antologia_ il console del
re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e
all'Italia: il quale nel parlare[871] di Tripoli e della Barberia, dice
cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la
necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un
sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872]
anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la
vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A
proposito delle quali reggenze l'_Antologia_ fa menzione[873] della
proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di
civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi
un certo numero di giovani negri.
Ma se con grande larghezza il Vieusseux fece luogo nel suo giornale,
fino da' primi tempi, a studî su le diverse regioni del mondo e a
notizie sollecite di scoperte e di viaggi; piú di proposito intese allo
studio della geografia dell'Italia, con rammarico grande notando[874]
che i pochi cultori in essa delle scienze geografiche, alle altre
regioni piú che alla propria ponessero mente: nel che conveniva il
Pagnozzi dolendosi[875] che poco agl'Italiani fosse nota l'Italia.
Loda[876] l'_Antologia_, gli scritti su la Sardegna del Mannu, e quelli
del La Marmora; e dice che la Sardegna è uno de' paesi d'Europa men
conosciuti: e il Vieusseux stesso la chiama[877] “paese mal noto al
resto d'Italia, e che merita d'essere un po' meglio osservato„. Ma
altrove il Ciampi si rallegra[878] che anche da scrittori stranieri
incominci a studiarsi: e il Cibrario afferma[879] che in essa il popolo
è feroce “perché incolto, ma che non è punto corrotto„.
Parla l'_Antologia_ della Corsica (oggi piú straniera all'Italia che
settanta anni fa, quando nel suo seno boscoso consolava l'esilio del
Benci, del Tommaséo, del Guerrazzi e d'altri molti); e parlando della
Corsica, il Montani si duole[880] che poco sia conosciuta, e spera che
facendo sua la lingua francese “non vorrà mai rinunciare..... alla bella
lingua d'Italia„. Il quale Montani nel dare notizia della Società di
geografia fondata in Parigi, già nel '22 proponeva[881] che si formasse
in Italia “una società di geografia nazionale„, la quale attendesse alla
compilazione di una dotta opera geografica su la Toscana: e nell'ottobre
del '23 il Vieusseux presentava[882] al Puccini il progetto di una
Società di geografia e storia naturale, che incominciando dalla Toscana
facesse oggetto de' suoi studî l'Italia. Del quale progetto il
Bernardini chiamato a dare il parere, disapprovando il secondo articolo
diceva[883] parergli “un'incongruenza„ che una società di Toscani
cercasse “un ricovero nelle stanze di un estero..... che vive tra noi
collo spaccio di altrui prodotti letterarî„. Ottenne tuttavia il
Vieusseux la chiesta licenza; e nel 1826, creata per opera sua la
_Società toscana di geografia statistica e storia naturale patria_, egli
stesso ne dava notizia[884], affermando che la società aveva per iscopo
“riunire tutti gli elementi d'una buona descrizione geografica
statistica e fisica della Toscana„. Egli stesso del pari loda[885] la
carta geometrica della Toscana, opera del Padre Inghirami, e quella del
bellunese Girolamo Segato, plaudito altrove[886] da Gräberg di Hemso per
quella dell'Africa settentrionale: e loda insieme l'_Atlante geografico
fisico storico_ della Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini, tempo
innanzi annunciato[887] da Emmanuele Repetti; al _Dizionario geografico_
del quale, nel medesimo scritto il Vieusseux rende onore. Né forse
sarebbero, senza gli aiuti e gli incitamenti di lui, alcune di queste
opere, in quel tempo e ancor oggi meritamente famose.
*
* *
Come gli studî geografici, altresí quelli storici ebbero
nell'_Antologia_ un grande sviluppo per opera del Vieusseux: il quale,
sollecito di ogni novità buona e feconda, primo rammentava[888] la
necessità di far conoscere all'Italia la nuova direzione data in Francia
e in Germania allo studio della storia. E al desiderio del Vieusseux
sodisfaceva il Capei, primo additando[889] all'Italia gli studî di
Niebuhr e quelli[890] del Savigny. E il Forti rende onore[891] al
Guizot; e Giuliano Ricci al Michelet[892]; altri al Thierry[893]. Ha
l'_Antologia_ scritti frequenti di Luigi Cibrario[894], allora in verità
ben lontano dal pensare che re Carlo Alberto lo invierebbe con Domenico
Promis a viaggiare mezza Europa in cerca di rarità numismatiche. Allora
il Montani gli consigliava[895] lasciare i versi, e volgersi a cose piú
utili: e il Cibrario divenne illustratore della storia del Piemonte,
cioè italiana, e fu lodato[896] dal Forti.
Ma a dimostrare l'importanza che l'_Antologia_ ebbe negli studî storici,
è da rammentare ciò che in essa fu fatto per ridestarne l'amore, e ciò
che in loro vantaggio. Si doleva[897] il Forti che fosse in Italia
venuto meno quell'ardore nell'investigare e far pubblici gli antichi
documenti e le storie inedite, che fu decoro del secolo XVIII: ed egli
tra' primi invogliava[898] allo studio delle storie municipali, e come
utili all'istruzione de' cittadini, e come documenti preziosi o per
convalidare o per novamente discutere i principî delle scienze
economiche. Nella quale sentenza conveniva il Montani, il quale non solo
desiderava[899] che delle croniche antiche si dessero nuove e piú curate
edizioni; ma nel lodare le memorie e i documenti per servire alla storia
del ducato di Lucca, opera di varî letterati lucchesi, affermava[900]
essere impossibile avere una storia esatta d'Italia se prima non fossero
pubblicati i monumenti storici delle particolari provincie. Del che
l'_Antologia_ loda piú volte Emmanuele Cicogna: e il Tommaséo
augura[901] a ogni città d'Italia raccoglitori o illustratori delle
patrie memorie simili a lui.
E per toccare, tra le molte qua e là sparse, di alcune delle idee piú
nuove che furono poi fecondissime, rammenterò che molt'anni innanzi che
il Tommaséo nell'esilio sconsolato di Francia, per incarico del ministro
Thiers ne pubblicasse la raccolta, molt'anni innanzi il Forti
ragionava[902] di alcune relazioni d'ambasciatori veneti e toscani e
romani; e molto si doleva che per ragioni di Stato, o per consuetudine
antica, fosse agli studiosi interdetta tale miniera di documenti
ricchissima. Ma a questo riguardo il Vieusseux non taceva, probo
com'era, le debite lodi del Piemonte, scrivendo[903] in una noticina a
un articolo del Cibrario, che in quella regione i pubblici archivi erano
“liberissimamente aperti agli eruditi e agli studiosi di ogni specie„.
Come parte di storia e da' lavori storici, al dire del Tommaséo[904],
fatta omai inseparabile, trattazione ampia ebbero nell'_Antologia_ anche
gli studî della statistica, della quale il Pepe saluta[905] “inventore„
Giuseppe Maria Galanti. Piú volte, ed a lungo, è tenuto discorso
dell'opere dello Smith, del Say, del Malthus, del Sismondi, del Bentham
e del Gioia. E a diffondere in Italia l'amore di questa scienza
considerata come un nuovo atteggiamento degli studî economici e storici,
il Forti dà lode[906] a' compilatori degli _Annali di statistica_ di
Milano: e il Montani proponeva[907] per far conoscere i varî bisogni
d'Italia e destare l'emulazione, le statistiche delle varie città
rinnovate di tempo in tempo.
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