Di cose di architettura ha l'_Antologia_ uno scritto[804] dell'ingegnere

Rodolfo Castinelli intorno al restaurato palazzo Spini; a proposito del

quale, discorre di uno stile architettonico, da lui notato in Firenze,

che egli chiama _repubblicano_. E nel parlare di varî generi

d'architettura, non so chi nell'_Antologia_ si sdegna[805] della

“prosaica monotonia„, e della “gretta ed inelegante mondezza„ delle

costruzioni moderne; sperando per opera di artisti valenti abbelliti i

passeggi, le contrade, le piazze, le case. I quali scritti, da me fin

qui ricordati, possono ben dimostrare, che se le cose spettanti l'arte

non ebbero mai nell'_Antologia_ il primo posto, non furono però

trascurate del tutto, né svogliatamente trattate. Lo stesso Vieusseux,

prima che iniziasse il giornale, poneva[806] a disposizione degli

artisti il secondo piano della sua casa perché vi esponessero le loro

opere d'arte: e delle esposizioni annuali tenute in Firenze e in altre

parti d'Italia, piú volte nell'_Antologia_ è data[807] notizia; e cosí

pure delle varie accademie nostre e straniere di belle arti. Nel parlare

delle quali, saggiamente il Cicognara avvertiva[808] che esse, piuttosto

che utili, dannose sono allo scopo per cui si creano, e che senza il

loro concorso fiorirono gli artisti piú grandi. E discorrendo di certi

artisti venuti fuori dalle accademie di second'ordine, “quante

mediocrità — esclamava[809] un anonimo — destinate a patire nel mondo,

ad avvilirsi per vivere; quanti ingegni rapiti ai mestieri utili!„.

Ma queste osservazioni non impedirono tuttavia che nel giornale

fiorentino si lodasse[810] l'accademia di belle arti nel 1827 fondata in

Ravenna dal conte Alessandro Cappi e da monsignore Lavinio de' Medici;

non impedirono che nell'_Antologia_ si ammirasse la grande arte e si

lodassero, come si è visto, gli artisti veri. E in essa uno scrittore

con animo “veramente amareggiato„ veniva notando[811] i guasti prodotti

dagli anni, e piú dalla negligenza, in certi tabernacoli di Firenze:

delle quali amarezze, se quello scrittore potesse oggi vedere l'Italia,

non troverebbe per vero motivi da confortarsi di troppo.

*

* *

Maggiore sviluppo ebbero nell'_Antologia_ gli argomenti di scienza,

secondo i desiderî del Direttore e lo scopo al quale in ogni cosa

mirava, trattati non tanto in sé e per sé espressamente (ché altri

giornali in Italia erano a ciò destinati), quanto rispetto alle utili

applicazioni che ne' diversi rami dell'industria se ne potevano trarre

in vantaggio del popolo, e in preparazione del suo morale e materiale

progresso. E per dire anzi tutto delle scienze mediche, piú volte

l'_Antologia_ propugnava l'uso della vaccinazione; e in essa Cesare

Lucchesini proponeva[812] non doversi ammettere nelle scuole di mutuo

insegnamento i fanciulli a' quali non fosse stato innestato il vaiuolo.

Degli studî dell'Edwards su' caratteri fisiologici delle razze umane, e

della scoperta di Girolamo Segato, di pietrificare i preparati

anatomici, l'_Antologia_ dà notizia[813]: e del magnetismo animale, e

dell'opera del Puccinotti su le febbri intermittenti, discorre[814] il

dottore Emmanuele Basevi, il quale proponeva[815] cosa che non so di

quanti medici oggi troverebbe l'assenso: proponeva che di tanto in tanto

subissero esami tendenti a rendere conto della loro cultura ne'

progressi teorici della scienza, e del modo con che si comportano nel

metterli in pratica. De' risultati dell'adunanze tenute dalla Società

medica fiorentina, regolarmente l'_Antologia_ ragguagliava i lettori: né

mancano ad essa scritti[816] del Magheri né del professore Pietro Betti.

Per ciò che piú propriamente riguarda la storia della medicina, ha,

pubblicato dal Capponi, uno scritto[817] inedito di Antonio Cocchi,

decoro della medicina toscana, sopra Asclepiade; del quale è detto, tra

l'altre cose, alcunché di simile concepisse alla stessa attrazione

newtoniana. Ed ha un elogio[818] del grande anatomico Paolo Mascagni,

nome caro a' Toscani ancor esso.

Di un altro grande nella scienza anatomica, di Antonio Scarpa,

ammiratore intelligente dell'arte, il nome è ricordato[819] a proposito

di un elmo di ferro: ma non so quanto di vero sia in quella “fredda

durezza del cuore„ rimproveratagli[820] dal Tommaséo: questo so, che

Giovanni Bell nel passare da Pavia diceva[821] che mai non gli uscirebbe

dall'anima quella tanta dolcezza che vi aveva instillata la conoscenza

di lui. Parlando del quale, il Libri racconta[822] che nel momento

dell'invasione francese non volle lo Scarpa giurare fedeltà al nuovo

governo; per il che fu deposto dalla cattedra: e racconta come

Napoleone, venuto qualch'anno dopo a incoronarsi in Milano, visitando

l'università di Pavia e conosciutivi i professori, chiedesse dello

Scarpa: gli dissero la cosa; “Eh, che importano, — rispose — il

giuramento e le opinioni politiche? Scarpa onora l'Università ed il mio

Stato„. Nel che il grandissimo despota mostravasi in verità assai meno

illiberale di certi ministri dell'istruzione pubblica.

Nell'_Antologia_ scrisse, tra gli altri, il dottore Luca Stulli, il

quale in uno de' suoi scritti ragiona[823] di un modo singolarissimo con

grande fiducia usato dagli abitanti del villaggio di Lastra,

nell'Erzegovina, per guarire dalla pleurite: legano a un palo il malato,

coperto di un panno inzuppato d'acqua diaccia, e il palo collocano tra

due fuochi, girandolo a guisa di spiedo finché il panno sia asciutto; e

la cura è finita. Ma senza andare tra' Turchi, nell'_Antologia_ si

assicura[824] che nel 1830, nell'ospedale di Genova amministrato da una

giunta di nobili e di negozianti, a' giovani chirurghi fosse vietato

l'assistere a' parti per istruirsi nell'ostetricia: e al visitatore che

dimandava come potessero essi istruirsi in quel ramo di scienza

importante, un giovine assistente rispondesse: “imparano il tutto sulla

macchina: e quando sono invocati, operano come sanno. Del rimanente le

donne fanno loro„. Sistema cotesto non so quanto scientifico, e del

quale non so quante donne potessero dirsi contente.

*

* *

Per dire ora di ciò che tocca le altre parti della scienza,

prometteva[825] il Vieusseux, per meglio ragguagliarne i lettori,

trattazione di queste piú ampia nel suo giornale: e nell'ottobre,

infatti, del '23 cominciò[826] pubblicare un _bullettino scientifico_

valentemente compilato dal Gazzeri, cui fornivano materia l'Antinori ed

il Nesti, il Pagnozzi, il Raddi, il Repetti, e piú specialmente il

Ridolfi, il Libri e il Tartini: bullettino dove gli studiosi trovavano

sollecita e concisa notizia d'ogni cosa importante. Rammenta sempre

l'_Antologia_ i lavori dell'_Accademia di scienze_ di Torino e quelli

della _Gioenia_ di Catania: e nell'_Antologia_ Giuliano Frullani

espose[827] una formula nuova per rappresentare le coordinate de'

pianeti nel moto ellittico; formula che ebbe le lodi del celebre

Poisson. Diede[828] l'_Antologia_ a suo tempo notizia dell'avere il

Padre Inghirami tra' primi in Europa osservata la cometa comparsa nel

gennaio del '22, che fu “la prima regolarmente e con opportuni mezzi

osservata in Firenze„: e di comete parla[829] egli stesso, il Padre

Inghirami, scrivendo lodi sentite di quel Luigi Pons, che, ignoto

custode dell'osservatorio di Marsiglia, si rese poi celebre meritamente.

Del Padre Inghirami comparve[830] anche un saggio notevole di

livellazione geometrica della Toscana; e del Volta una lettera[831] su

la tanto discussa invenzione de' paragrandini. Nell'_Antologia_ si

ragiona[832] delle ipotesi del conte Paoli di Pesaro su 'l moto

molecolare de' solidi: Silvestro Gherardi vi parla[833] di alcune

esperienze su le nuove correnti e le scintille magneto-elettriche; e

delle sue esperienze[834] su l'elettricità de' raggi solari, Carlo

Matteucci; come delle loro ricerche[835] sopra le forze

elettro-magnetiche, il Nobili e l'Antinori, difesi[836] entrambi dal

Gazzeri contro un giornale inglese, che negava loro la priorità di certe

scoperte, tempo innanzi spontaneamente riconosciuta. Al quale Gazzeri,

Luigi Napoleone Bonaparte indirizza due lettere[837] intorno alla

direzione degli aereostati: e Carlo Luciano parla[838] di una nuova

specie di uccello di Cuba, da lui chiamato _Ramphocelus Passerinii_, in

onore al benemerito zoologo italiano; parla[839] delle variazioni a cui,

come certi deputati, vanno soggette certe farfalle. Né all'_Antologia_

manca il nome di Paolo Savi, di cui si annunciava[840] aver egli

scoperto un nuovo genere di salamandra e di talpa; né quello del Raddi,

il quale discorre[841] di nuove specie di piante trovate da lui nel

Brasile: e in essa il Repetti loda[842] il tipografo Marsigli dell'avere

iniziato la pubblicazione degli _Annali di Storia Naturale_ per

maggiormente diffondere questa scienza.

Ma perché meglio si veda quanto in vantaggio della scienza, e insieme

della concordia italiana, il Vieusseux si adoprasse, è qui da rammentare

che essendo cessati il _Giornale di chimica, fisica e storia naturale_

di Pavia, e la _Corrispondenza astronomica_ del barone di Zach,

progettava[843] egli nel 1828 una raccolta periodica trimestrale

“eminentemente italiana„, e consacrata tutta alle scienze esatte e

naturali: la quale, mutando aspetto all'_Antologia_, che si rivolgerebbe

intera alla letteratura e alle scienze morali, filosofiche, storiche ed

economiche, creasse in Firenze un centro scientifico, e fosse la vera

espressione di ciò che in Italia si veniva facendo o si sperava di fare.

Che se il progetto del Vieusseux non ebbe poi compimento, non fu certo

colpa di sua negligenza. Con vero dolore annunciava[844] egli che “due

soli associati fuor di Toscana.... e sei soli soscrittori„ avesse

trovato alla nuova impresa: con dolore affermava dovere ricorrere a'

giornali stranieri per annunciare i progressi da' dotti italiani fatti

fare alle scienze.

Ma non negava egli stesso, piú tardi, le sue lodi[845] agli _Annali

delle Scienze_ del regno Lombardo-Veneto; né si doleva che al suo

progetto da' compilatori di quel giornale neppur si accennasse: avido

egli non già di lode, ma solo di fare il bene, e pago egualmente che il

suo pensiero fosse da altri mandato in parte ad esecuzione.

*

* *

Tra' varî rami della scienza, l'_Antologia_ mirò piú di proposito agli

studî d'agraria; i quali come che piú direttamente rivolti a maggior

numero di persone, e di utile piú immediato, ebbero in essa trattazione

piú ampia. Fin dai primordi del giornale chiedeva[846] il Vieusseux agli

agricoltori toscani comunicassero i risultati delle loro esperienze;

chiedeva all'accademia de' Georgofili e otteneva facoltà di rendere, con

ragguagli compilati dal Gazzeri, mensilmente conto de' suoi lavori.

Nell'_Antologia_ il dottor Pietro Balbiani espose[847] le sue ricerche

per allontanare con mezzi nuovi da' grandi oliveti gl'insetti dannosi: e

primo il Montani con vero compiacimento annunciava[848] essersi fatto in

Milano un progetto di società di assicurazione contro tutti i danni a

cui possono accidentalmente andare soggette le campagne. Cosimo Ridolfi

parlava[849] dell'utilità di introdurre nelle campagne il seminatore del

Fellemberg; e Ferdinando Tartini Salvatici con diligenza descriveva[850]

i varî strumenti da' contadini usati in Iscozia. Cose notevoli dice[851]

Gino Capponi là dove, parlando dello stato economico della Toscana,

dimostra le condizioni de' contadini in essa meno che altrove infelici

per l'uso della mezzeria: e il Del Rosso proponeva[852] che, a

imitazione dell'Olanda, volgesse l'Italia all'agricoltura i suoi poveri;

all'agricoltura, dal generale Colletta chiamata[853] “unica vena di

ricchezza in Italia„.

Né solo allo sviluppo e al perfezionamento di questa mirava

l'_Antologia_, ma altresí e piú ancora, al miglioramento morale de'

proprietarî e de' coltivatori: del quale proposito il Forti loda[854]

l'accademia agraria di Pesaro, fondata nel 1828 e diretta dal cardinale

Bertazzoli. E a divulgare insieme con l'istruzione delle pratiche

agrarie l'educazione negli abitanti della campagna, pensava il Vieusseux

un giornale che de' contadini si intitolasse. Chiese[855] egli infatti

nel '25 al granduca licenza di stamparlo, e insieme per tre anni un

sussidio modesto: e il Bernardini, chiamato a darne il parere,

giudicava[856] “utilissimo l'assunto del signor Vieusseux, e degno di

essere incoraggiato„. Ma non è da tacere che forse la prima idea venne

al Benci, il quale scrivendo al Mayer proponeva[857], in mancanza di

libri, un giornale compilato per uso degli artigiani e de' contadini.

Spetta a ogni modo al Vieusseux il merito d'avere creato il _Giornale

Agrario_, del quale il Lambruschini discorre[858] in due articoli che

onorano l'_Antologia_ e chi li scrisse. E al Lambruschini Cosimo Ridolfi

e Lapo de' Ricci furono in quell'impresa colleghi degni e operosi.

Mensilmente nella villa or dell'uno or dell'altro si adunavano essi per

rivedere i materiali di ciascun fascicolo, per intendersi, illuminarsi a

vicenda: e di una di queste adunanze, tenuta in Meleto, l'_Antologia_ fa

parola[859], recando versi inspirati a Giuseppe Barbieri.

Cosí l'_Antologia_ veniva via via destando quell'amore alla terra

feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio

e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore

che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone

Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non

piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una

civiltà non corrotta né corruttrice.

*

* *

Come negli argomenti di scienza l'_Antologia_, meglio che alle aride

discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare

quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori;

cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse

agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il

Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche,

lamentando[860] che queste non facessero parte in Italia, come altrove,

di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani si doleva[861] che

cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi

mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della sua _Geografia

moderna universale_, non potette in Firenze trovare un editore che ne

desse un'edizione a suo conto.

Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha

l'_Antologia_, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi:

e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose

escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú

audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'_Antologia_ una lettera[862]

di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar,

poco innanzi morisse: ha notizie[863] diffuse de' viaggi e delle

scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode

ricordato[864] il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del

Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un

documento[865] comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non

già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi

cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866] il Mamiani un giovinetto

livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo

penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con

grande compiacimento annunciava[867] avere un veliero italiano per la

prima volta compiuto in novantatrè giorni il tragitto dal Perú

all'Italia. Discorre[868] il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„

co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra

ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869] “Cuba

or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo

sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia

alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla

a satellite„.

Di cose geografiche frequente discorre nell'_Antologia_ il console del

re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e

all'Italia: il quale nel parlare[871] di Tripoli e della Barberia, dice

cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la

necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un

sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872]

anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la

vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A

proposito delle quali reggenze l'_Antologia_ fa menzione[873] della

proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di

civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi

un certo numero di giovani negri.

Ma se con grande larghezza il Vieusseux fece luogo nel suo giornale,

fino da' primi tempi, a studî su le diverse regioni del mondo e a

notizie sollecite di scoperte e di viaggi; piú di proposito intese allo

studio della geografia dell'Italia, con rammarico grande notando[874]

che i pochi cultori in essa delle scienze geografiche, alle altre

regioni piú che alla propria ponessero mente: nel che conveniva il

Pagnozzi dolendosi[875] che poco agl'Italiani fosse nota l'Italia.

Loda[876] l'_Antologia_, gli scritti su la Sardegna del Mannu, e quelli

del La Marmora; e dice che la Sardegna è uno de' paesi d'Europa men

conosciuti: e il Vieusseux stesso la chiama[877] “paese mal noto al

resto d'Italia, e che merita d'essere un po' meglio osservato„. Ma

altrove il Ciampi si rallegra[878] che anche da scrittori stranieri

incominci a studiarsi: e il Cibrario afferma[879] che in essa il popolo

è feroce “perché incolto, ma che non è punto corrotto„.

Parla l'_Antologia_ della Corsica (oggi piú straniera all'Italia che

settanta anni fa, quando nel suo seno boscoso consolava l'esilio del

Benci, del Tommaséo, del Guerrazzi e d'altri molti); e parlando della

Corsica, il Montani si duole[880] che poco sia conosciuta, e spera che

facendo sua la lingua francese “non vorrà mai rinunciare..... alla bella

lingua d'Italia„. Il quale Montani nel dare notizia della Società di

geografia fondata in Parigi, già nel '22 proponeva[881] che si formasse

in Italia “una società di geografia nazionale„, la quale attendesse alla

compilazione di una dotta opera geografica su la Toscana: e nell'ottobre

del '23 il Vieusseux presentava[882] al Puccini il progetto di una

Società di geografia e storia naturale, che incominciando dalla Toscana

facesse oggetto de' suoi studî l'Italia. Del quale progetto il

Bernardini chiamato a dare il parere, disapprovando il secondo articolo

diceva[883] parergli “un'incongruenza„ che una società di Toscani

cercasse “un ricovero nelle stanze di un estero..... che vive tra noi

collo spaccio di altrui prodotti letterarî„. Ottenne tuttavia il

Vieusseux la chiesta licenza; e nel 1826, creata per opera sua la

_Società toscana di geografia statistica e storia naturale patria_, egli

stesso ne dava notizia[884], affermando che la società aveva per iscopo

“riunire tutti gli elementi d'una buona descrizione geografica

statistica e fisica della Toscana„. Egli stesso del pari loda[885] la

carta geometrica della Toscana, opera del Padre Inghirami, e quella del

bellunese Girolamo Segato, plaudito altrove[886] da Gräberg di Hemso per

quella dell'Africa settentrionale: e loda insieme l'_Atlante geografico

fisico storico_ della Toscana di Attilio Zuccagni Orlandini, tempo

innanzi annunciato[887] da Emmanuele Repetti; al _Dizionario geografico_

del quale, nel medesimo scritto il Vieusseux rende onore. Né forse

sarebbero, senza gli aiuti e gli incitamenti di lui, alcune di queste

opere, in quel tempo e ancor oggi meritamente famose.

*

* *

Come gli studî geografici, altresí quelli storici ebbero

nell'_Antologia_ un grande sviluppo per opera del Vieusseux: il quale,

sollecito di ogni novità buona e feconda, primo rammentava[888] la

necessità di far conoscere all'Italia la nuova direzione data in Francia

e in Germania allo studio della storia. E al desiderio del Vieusseux

sodisfaceva il Capei, primo additando[889] all'Italia gli studî di

Niebuhr e quelli[890] del Savigny. E il Forti rende onore[891] al

Guizot; e Giuliano Ricci al Michelet[892]; altri al Thierry[893]. Ha

l'_Antologia_ scritti frequenti di Luigi Cibrario[894], allora in verità

ben lontano dal pensare che re Carlo Alberto lo invierebbe con Domenico

Promis a viaggiare mezza Europa in cerca di rarità numismatiche. Allora

il Montani gli consigliava[895] lasciare i versi, e volgersi a cose piú

utili: e il Cibrario divenne illustratore della storia del Piemonte,

cioè italiana, e fu lodato[896] dal Forti.

Ma a dimostrare l'importanza che l'_Antologia_ ebbe negli studî storici,

è da rammentare ciò che in essa fu fatto per ridestarne l'amore, e ciò

che in loro vantaggio. Si doleva[897] il Forti che fosse in Italia

venuto meno quell'ardore nell'investigare e far pubblici gli antichi

documenti e le storie inedite, che fu decoro del secolo XVIII: ed egli

tra' primi invogliava[898] allo studio delle storie municipali, e come

utili all'istruzione de' cittadini, e come documenti preziosi o per

convalidare o per novamente discutere i principî delle scienze

economiche. Nella quale sentenza conveniva il Montani, il quale non solo

desiderava[899] che delle croniche antiche si dessero nuove e piú curate

edizioni; ma nel lodare le memorie e i documenti per servire alla storia

del ducato di Lucca, opera di varî letterati lucchesi, affermava[900]

essere impossibile avere una storia esatta d'Italia se prima non fossero

pubblicati i monumenti storici delle particolari provincie. Del che

l'_Antologia_ loda piú volte Emmanuele Cicogna: e il Tommaséo

augura[901] a ogni città d'Italia raccoglitori o illustratori delle

patrie memorie simili a lui.

E per toccare, tra le molte qua e là sparse, di alcune delle idee piú

nuove che furono poi fecondissime, rammenterò che molt'anni innanzi che

il Tommaséo nell'esilio sconsolato di Francia, per incarico del ministro

Thiers ne pubblicasse la raccolta, molt'anni innanzi il Forti

ragionava[902] di alcune relazioni d'ambasciatori veneti e toscani e

romani; e molto si doleva che per ragioni di Stato, o per consuetudine

antica, fosse agli studiosi interdetta tale miniera di documenti

ricchissima. Ma a questo riguardo il Vieusseux non taceva, probo

com'era, le debite lodi del Piemonte, scrivendo[903] in una noticina a

un articolo del Cibrario, che in quella regione i pubblici archivi erano

“liberissimamente aperti agli eruditi e agli studiosi di ogni specie„.

Come parte di storia e da' lavori storici, al dire del Tommaséo[904],

fatta omai inseparabile, trattazione ampia ebbero nell'_Antologia_ anche

gli studî della statistica, della quale il Pepe saluta[905] “inventore„

Giuseppe Maria Galanti. Piú volte, ed a lungo, è tenuto discorso

dell'opere dello Smith, del Say, del Malthus, del Sismondi, del Bentham

e del Gioia. E a diffondere in Italia l'amore di questa scienza

considerata come un nuovo atteggiamento degli studî economici e storici,

il Forti dà lode[906] a' compilatori degli _Annali di statistica_ di

Milano: e il Montani proponeva[907] per far conoscere i varî bisogni

d'Italia e destare l'emulazione, le statistiche delle varie città

rinnovate di tempo in tempo.

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L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux · 第 12 / 36 段