SIGNORA TUZZI
Col suo valore, con la sua posizione, avrebbe potuto costituirsi
attorno....
SIGNORA ARMELLI
Ma sì, una famiglia, tersa come uno specchio! — Invece, è andato a
confondersi con una donna compromessa in.... in chi sa che pasticci!
SIGNORA TUZZI
Già. Dicono tra l’altro, che il marito....
SIGNORA ARMELLI
Sì, se ne dovette scappare! E l’abbandonò col figlio. Capitò qua, in
cerca d’un avvocato; scelse lui; egli la vide; se ne innamorò.... —
Lottare, come ha lottato, pover uomo, per farla entrare in relazione
con la gente per bene — ed essere alla fine compensato così!...
SIGNORA TUZZI
Io non so! C’era parsa a tutte così.... seria, tranquilla....
SIGNORA ARMELLI
Oh, senti: lei sostiene che il figlio se n’è voluto andar lui col
padre, con la scusa che qua ormai non poteva più stare.... — Figurati
che scusa! Noi tutte, amiche, la migliore società, avevamo reso
normalissima la situazione e nessuno più, nessuno, trattando con Aldo,
stava a pensare che la madre e l’avvocato non fossero marito è moglie;
egli lo chiamava papà.... — Per me non c’è dubbio: dev’essere stata
lei! è stata lei!
SIGNORA TUZZI
A indurre il figlio ad andarsene col padre?
SIGNORA ARMELLI
Nessuno me lo leva dalla testa!
SIGNORA TUZZI
Per avere il pretesto di.... di fare la spola tra Roma e Firenze?
SIGNORA ARMELLI
Precisamente! — Io non credo, non credo che Aldo.... (_si corregge_) il
figlio, altrimenti, se ne sarebbe andato!
SIGNORA TUZZI
Ma allora può darsi che anche....
SIGNORA ARMELLI
La malattia del figlio, dici?
SIGNORA TUZZI
Sia una commedia concertata.
SIGNORA ARMELLI
Ma sì! Tutti d’accordo, là! — È chiaro, ormai! Scusa, più chiaro di
così?
SIGNORA TUZZI
(_nauseata_)
Ah! mettere avanti il figlio.... — la malattia del figlio, per.... —
ah! È ributtante!
SIGNORA ARMELLI
Ributtante! ributtante! (_Poi, risoluta_) Io non so che decisione
prenderà qua lui (_allude a Lello_).
SIGNORA TUZZI
Oh, ma credo che, se è così....
SIGNORA ARMELLI
No, sai — è tanto.... troppo debole.... troppo debole.... — per
bontà....
SIGNORA TUZZI
Supponi che....
SIGNORA ARMELLI
Ah, ma io, no! — io, basta! — Io, per me, qua, se lui se la tiene, non
rimetterò più piede!
SIGNORA TUZZI
Ma figurati — neanch’io!
SIGNORA ARMELLI
Ma tutte, credo!
SIGNORA TUZZI
Che sciocca, infine! Aver fatto accettare una simile situazione, e
perderla, rovinarsi, così, in un momento!
SIGNORA ARMELLI
Mi dispiace sinceramente per questo poverino (_allude a Lello_) che
poi, capisci? è anche socio di mio marito. Ma non transigo! Avrà un bel
persuadermi Giorgio: — non transigo, non transigo!...
Si schiude cautamente l’uscio a sinistra, ed entra Miss WRITE
col suo cappello a cuffia annodato sotto il mento, pronta per
andar via.
SIGNORA ARMELLI
(_alludendo a Titti_)
S’è addormentata?
MISS WRITE
Sì, signora.
SIGNORA TUZZI
Ah, finalmente!
MISS WRITE
Io, signora, adesso — ho pensato, ho pensato — desidero andare via.
SIGNORA ARMELLI
Ma no, per carità; adesso, no....
SIGNORA TUZZI
Aspetti almeno, prima, che ritorni lei.... la signora!
MISS WRITE
Ah no, ah no — desidero andare via prima, prima. Adesso.
SIGNORA ARMELLI
Dio mio, ma parli almeno con l’avvocato! Adesso è impossibile.... È
andato a riposare un po’... Abbia pazienza ancora per qualche ora.
MISS WRITE
Per qualche ora, sì — bene.
SIGNORA TUZZI
E intanto, se non le dispiace, ci faccia portare....
SIGNORA ARMELLI
Ah già.... sì, da Lisa, la prego.... un po’ di caffè....
MISS WRITE
Caffè. Bene. Farò portare.
Miss Write, via per la comune.
SIGNORA ARMELLI
(_subito, in tono di grazioso rimprovero_)
Hai avuto troppa fretta, troppa fretta!
SIGNORA TUZZI
Io? Ma no.... È stata lei! M’assicurò che qua non sarebbe più rimasta,
assolutamente!
SIGNORA ARMELLI
(_con ammirazione, alludendo alla moralità della governante inglese_)
Ma come sono!
SIGNORA TUZZI
Proprio assolutamente, ti dico! E allora, vista questa risoluzione
irremovibile di licenziarsi, sapendo che la Nori cercava una
governante....
Entra dalla comune LISA con un vassojo e l’occorrente per il
caffè.
SIGNORA ARMELLI
Oh, ecco — brava, Lisa!
LISA
Aspettavo che venissero a prenderlo di là.... Avevo apparecchiato anzi
per la colazione....
SIGNORA ARMELLI
No no, basta una tazza di caffè.... Grazie.
Si sente sonare il campanello, lontano.
SIGNORA TUZZI
Suonano, mi pare....
SIGNORA ARMELLI
(_guardando l’orologio da polso_)
Ah, ma forse.... — son già le sette e mezzo — può darsi che sia lui,
Giorgio....
La Lisa va ad aprire. La signora Armelli verserà intanto il
caffè per la signora Tuzzi e per sè.
SIGNORA TUZZI
Sentiremo, sentiremo....
Si ode dall’interno la voce di EVELINA, ansiosa.
VOCE DI EVELINA
Titti! Titti mia! Dov’è la Titti?
Subito la signora Armelli e la signora Tuzzi si turbano, posano
le tazze e si irrigidiscono.
SIGNORA TUZZI
Ah, eccola!
SIGNORA ARMELLI
È arrivata con mio marito! Io allora vado subito via!
Entra EVELINA, seguita dall’avvocato GIORGIO ARMELLI.
EVELINA
Ah, tu qua, Lucia? Anche lei, signora? (_Si spaventa_) Ma dunque? Dio
mio! (_E si precipita verso la camera di Titti_)
SIGNORA ARMELLI
(_cercando d’impedirle l’entrata_)
No — guarda, è tranquillissima.
EVELINA
Lasciami, voglio vederla!
SIGNORA ARMELLI
Già, ma dorme....
EVELINA
Farò piano.... Non la sveglierò....
Evelina entra nella camera di Titti. Subito le due signore
corrono a prendere sul cassettone i loro cappelli e se li
calcano in capo, chinandosi per guardarsi allo specchio
dell’alzata, con movimenti sincroni e uguali.
SIGNORA ARMELLI
Andiamo via!
SIGNORA TUZZI
Andiamo via!
GIORGIO
Non così subito, per carità!
SIGNORA ARMELLI
Subito!
SIGNORA TUZZI
Subito!
SIGNORA ARMELLI
Ci dirai, via facendo....
SIGNORA TUZZI
Ci dirà.... ci dirà....
GIORGIO
Uh.... cose!... cose!...
SIGNORA ARMELLI
Ah sì?
SIGNORA TUZZI
Ah sì?
SIGNORA ARMELLI
E hai il coraggio di dire «non così subito»?
SIGNORA TUZZI
Cose indecenti?
GIORGIO
Follie.... Cavalli.... altalena....
SIGNORA ARMELLI
Circo equestre! — Andiamo via!...
SIGNORA TUZZI
Andiamo via!
Le due signore stanno per andar via con Giorgio, quando s’apre
l’uscio da destra ed entra LELLO CARPANI, il quale, vedendoli
andar via, chiama, meravigliato, dolente:
LELLO
Giorgio!
GIORGIO
(_voltandosi_)
Oh, Lello.... Buon giorno, caro....
LELLO
Ma come! Ve ne andate?...
SIGNORA ARMELLI
Sì, sì, avvocato!
SIGNORA TUZZI
È arrivata!
LELLO
Arrivata?
GIORGIO
Sì, con me.... È corsa di là!
LELLO
(_alle signore_)
E loro.... se ne vanno?
SIGNORA ARMELLI
Ah sì, mi dispiace, avvocato.... ma....
SIGNORA TUZZI
Ormai....
LELLO
(_a Giorgio_)
E anche tu?
GIORGIO
Ma io ritorno subito! È.... per.... sì, per lasciarti in libertà
adesso....
SIGNORA ARMELLI
Ma certamente! certamente!
Rientra dall’uscio a sinistra EVELINA. Si sarà liberata del
cappello e del velo da viaggio. Lieta d’aver trovato la figlia
già guarita, non s’accorge in prima del contegno freddo,
ostile, impacciato di tutti e quattro.
EVELINA
Ah, niente! M’ero spaventata, vedendovi qua.... (_Guarda le amiche; le
vede col cappello in capo_) Ma come?... State per andar via?
SIGNORA ARMELLI
Sì. E tengo a dichiarare, che siamo state qua questa notte, non per
la bambina già guarita, che non aveva più bisogno di noi — ma per lui!
(_Indica Lello_)
EVELINA
(_stordita, volgendosi a Lello_)
Per te? (_Non capisce e balbetta_) Come.... perchè?
LELLO
(_indispettito nel vederla così, come ignara di tutto_)
Ma dopo il suo telegramma, Lina! (_Indica Giorgio_)
EVELINA
(_più che mai stordita, volgendosi a Giorgio_)
Telegramma? Che telegramma?
LELLO
(_c. s._)
Che m’annunziava che Aldo non è stato mai malato!
EVELINA
(_che non sa di questo telegramma, rivolgendosi di nuovo a Giorgio_)
Ah, come! Lei? (_Sottintende: «Ha spedito a tradimento questo
telegramma?»_)
GIORGIO
(_subito, imbarazzato_)
Per tranquillare, veda.... per tranquillare....
EVELINA
Ma io le ho pur spiegato in viaggio.... (_Dirà questo, sospettando
ch’egli abbia perpetrato il tradimento di quel telegramma durante il
viaggio_)
GIORGIO
(_intuendo_)
Ma è stato prima! è stato prima!
EVELINA
E quando, prima?
GIORGIO
Sì.... perchè, veda.... ero venuto jeri alla villa, prima che lei
ritornasse dalla sua passeggiata a cavallo (_movimento di sorpresa
delle due signore e di Lello_) e, saputo dal cameriere che Aldo, grazie
a Dio....
EVELINA
Ah, ecco.... — per tranquillare....
LELLO
(_con forza, insorgendo a difesa di Giorgio_)
Per tranquillare, sì! Perchè noi tutti qua, per otto giorni....
EVELINA
(_subito, dolente, affettuosa_)
Ma l’ho già detto a lui in treno, Lello! Ti giuro che io non ho visto
nessuno, nessuno dei tanti telegrammi spediti da voi, di cui lui mi ha
parlato! Vi avrei tranquillato subito io stessa!
LELLO
Te li hanno dunque nascosti?
EVELINA
Certo per trattenermi là con loro, temendo che, se avessi saputo della
vostra inquietudine, mi sarei affrettata a ripartire! Ah, ma son sicura
che in nessuno di quei telegrammi tu avrai accennato alla disperazione
di Titti, perchè non posso credere che Aldo mi avrebbe tenuto nascosto
anche questo! Ti prego di dirmelo! È vero?
LELLO
È vero, sì! Ma perchè abbiamo creduto che lui, là, stesse, a dir
poco, per morire! Darti l’annunzio che qua la Titti piangeva per te —
metterti come tra due fuochi — c’è parso troppo.... Tanto più che qua,
per lei (_allude alla Titti_) c’erano queste buone amiche, che non si
son mica divertite, sai?...
SIGNORA ARMELLI
Basta, la prego, avvocato....
SIGNORA TUZZI
Queste son cose....
SIGNORA ARMELLI
Sì, ecco — che vi direte tra voi. Noi non dobbiamo, nè vogliamo
più entrarci. (_Ostentatamente, rivolgendosi soltanto a Lello_) A
rivederla, avvocato!
EVELINA
Ma io sono stata, infine, in compagnia di mio figlio, che non vedevo
più da circa due mesi!
SIGNORA ARMELLI
(_con uno scatto d’indignazione_)
Ah, via.... (_Rivolgendosi alla signora Tuzzi_) Andiamocene,
andiamocene!
SIGNORA TUZZI
Sì, ecco è troppo....
EVELINA
Ve ne indignate? Anche tu, Lucia?
SIGNORA ARMELLI
(_fremente, contenendosi a stento_)
Ma sì, cara! Il figlio.... (_atto di nausea_) — ah! Avrei almeno il
pudore di non nominarlo, ecco!
EVELINA
(_con scatto spontaneo, sbalordita_)
Tu?... Mio figlio? E dici il pudore?... Ma Lucia!
SIGNORA ARMELLI
(_facendosi torbida_)
Che?
EVELINA
(_subito, sorridente, calma, arguta_)
No, niente, cara! — Ti faccio soltanto osservare che, anche per tutto
il peggio che tu possa sospettare, io — dopo tutto — sto tornando, mi
pare, dalla casa di mio marito.
SIGNORA ARMELLI
Ah, basta, basta, via! andiamo! Via, via, Giorgio! Andiamo!
La signora Armelli, via, con la signora Tuzzi e con Giorgio.
EVELINA
(_piano, quasi più stupita che sdegnata_)
Oh guarda. Sono proprio indignate.
LELLO
(_macerato dalla bile_)
E te ne meravigli? Ma ti pare davvero una scusa che ritorni dalla casa
di tuo marito?
EVELINA
(_di scatto_)
Ah sì! Per loro, sì! Perchè la signora Lucia Armelli (_l’altra, non lo
so_), ma la signora Lucia Armelli, quando ritorna in casa, non lo può
mica dire, sai? a suo marito, dove è stata.
LELLO
Ma lascia star quella! Voglio sapere che cosa puoi dire tu, ora, a me!
EVELINA
(_offesa, ma fors’anche più addolorata che offesa, lo guarda un po’;
poi si passa una mano sulla fronte e dice, stanca_)
No, per carità. Così, no, Lello.
LELLO
(_investendola_)
No? Come no? — Chiaro! chiaro! — Voglio che tu mi risponda! — E chiaro!
EVELINA
(_c. s. ma con più recisione_)
Oh Dio, ti prego! Lello, per te stesso!
LELLO
(_c. s. più violento_)
Ma io voglio sapere! Ho diritto di sapere! Lo sai quello che hai fatto?
EVELINA
Lo so. Mi sono trattenuta là otto giorni.
LELLO
(_la guarda, e vedendola così placida e semplice, quasi si sente
mancare il fiato per proseguire_)
E.... e ti par poco? Lasciando credere a tutti, qua....
EVELINA
Io? Che ho lasciato credere? Senza codesta tua aggressione, t’avrei
detto tutto io stessa, ritornando; perchè non ho proprio nulla da
nascondere, io.
LELLO
Nulla, eh? nulla! — Otto giorni là con lui, e....
EVELINA
(_profondamente avvilita per lui, più che per sè, troncando_)
Ma no, caro!
LELLO
Come no?
EVELINA
Non «con lui» — «in casa di lui», se mai.
LELLO
Ah, brava! «In casa» — così, innocentemente? E non «con lui»; con tuo
figlio soltanto, eh?
EVELINA
(_c. s._)
Ma sì, anche con lui.
LELLO
Ah, ecco! Ammetti. Ma come con un fratello, è vero? Un fratello che ti
chiama Eva, no? che ti chiama.... come ti chiama?... non so.... «Iù!»,
come una cavalla!
EVELINA
(_turbata da questo richiamo a quell’altra sua vita là, col marito;
offesa per la crudezza del richiamo e, nello stesso tempo, più che mai
addolorata, si nasconde il volto con le mani mormorando_)
Oh Dio mio.... oh Dio mio....
Pausa. Lello passeggia concitato. Si ferma. La guarda.
LELLO
Ma non la trovi intanto una scusa, d’esserti trattenuta là otto giorni,
senza che tuo figlio fosse malato; non la trovi! non la trovi! Stai con
la faccia nascosta.... Parla! Di’ almeno qualche cosa.... (_Stupito,
come davanti a un vuoto che gli s’apra sempre più davanti, per quel
silenzio nascosto che sempre più gli s’appalesa come una confessione
tacita della colpa_) Non hai nulla da dire? E allora? Ah, dunque,
allora....
EVELINA
(_levandosi, piano, con tristezza grave e quasi sorda, avendo intuito
il sospetto di lui, ma sentendo altresì che, pur potendo subito
distruggerlo, le resterà sempre da dire una cosa di maggior peso per
lei_)
Ma no, caro, non è questo.
LELLO
Non.... non è questo? E che cos’è? che cos’è? che intendi dire? Parla,
perdio!
EVELINA
Parla.... sì, parla.... Che vuoi che ti dica, così? Dico che m’hai
fatto sentire, con la crudezza delle tue parole.... non so, vedere che
là.... (_resta sospesa: vorrebbe aggiungere: «che là ho pure una mia
vita, a cui tu hai il torto di richiamarmi così crudamente, mentre
già a me par quasi un sogno, trovandomi adesso qua, in quest’altra
mia vita, da cui mi frastorni e m’allontani, con questa scena che
m’offende»_)
LELLO
(_rimasto in attesa angosciosa, premendola a dire, con sgarbo_)
Che là? Che cosa?
EVELINA
No.... niente.... niente di male.... Sono stata con Aldo e con lui, ma
sempre, ogni giorno, col pensiero di dovere ritornare a casa mia.
LELLO
Vivendo, intanto, e sollazzandoti là?
EVELINA
(_non sopportando più la naturale, scusabilissima volgarità dei
sospetti di lui_)
Per carità, taci! Non finire di rompere ora, così, il sogno che mi
tenne là, di questa casa, di te, di mia figlia, e che sentii subito —
subito, appena vi ho rimesso il piede — come la mia vera vita! — Sì,
qua.... te.... tutto.... — E un sogno adesso, là.... quella che fui là,
quello che feci....
LELLO
(_dapprima quasi sbalordito di sentirle dire così; poi, subito,
accendendosi di nuovo_)
Ma io.... io ancora non lo so, non lo so che cosa fosti là, che
facesti! Sei rimasta otto giorni — questo solo so — quando l’obbligo
tuo, trovando che lì ti avevano (_con un violento scatto di nausea_)
oh, vigliaccamente, vigliaccamente, sai? brutalmente ingannata —
l’obbligo tuo era di ritornartene subito qua!
EVELINA
Sì, sì, è vero, è vero! — Ma Aldo....
LELLO
Che Aldo! Dici Aldo? Senti: ci vuole una bella sfrontatezza! Come se
non sapessi che fu «lui», «lui!» E il figlio, d’accordo! Un inganno
da mascalzone, sì, sì, una trappola per riprenderti «americanamente»,
servendosi del figlio! E tu ti sei lasciata riprendere!
EVELINA
(_con forza_)
Ma no!
LELLO
Come no? Non sei rimasta, invece di ripartirtene subito?
EVELINA
Ti giuro che volevo ripartirmene subito, appena alla stazione mi vidi
davanti Aldo, sano, che rideva.... E glielo dissi, sai? glielo dissi.
(_Con l’aria grave della signora Lina, ma sincerissima_) Manifestai
tutto lo sdegno. — Ma sai Aldo com’è.... quello che cominciò a dire, a
fare....
LELLO
(_sempre convinto che non sia stato Aldo soltanto_)
Aldo, eh?
EVELINA
(_non comprendendo l’ironia della domanda_)
Sì, al suo solito, tante pazzie....
LELLO
(_c. s._)
Aldo! — Non mi dici quello che cominciò a far lui!...
EVELINA
(_ingenuissima_)
Eh, lui no, non venne alla stazione.
LELLO
Ah, non venne? Consentisti però ad andare con tuo figlio in casa di
lui....
EVELINA
(_c. s._)
No, prima no; prima andai all’albergo. E non mi sarei mai arresa ad
andare in casa di lui, se....
LELLO
(_troncando con sdegno_)
Ma via! Poi ci andasti! E allora, sotto lo stesso tetto, con tuo
marito.... tutti i ricordi antichi, eh? (_Sghignazzando_) Ma niente di
male, niente di male, si sa! Era, dopo tutto, tuo marito!
EVELINA
(_irrigidendosi, con alterezza dolente_)
Ti prego di credere che, se sono ritornata, vuol dire che puoi essere
sicuro che «ho sentito» di poter ritornare.
LELLO
Grazie, grazie di codesto sentimento! Ah, mi piace tanto! «Hai sentito»
di potere ritornare?
EVELINA
Sì. E ti dico che non merito affatto codesto tuo dileggio. (_Cangiando
aria e tono_) Sbagli, sbagli, Lello, a mostrarti, a parlare ancora così
con me. Perchè mi costringi allora a una sincerità di cui nessuna donna
avrebbe l’obbligo — guarda! — neppure con sè stessa; figurati poi col
proprio marito! E tu non sei neanche mio marito.
LELLO
(_subito, quasi trionfante nell’ira_)
Ah, eccola, eccola la confessione che ti sfugge senza volerlo!
EVELINA
(_stordita, quasi tra sè_)
La confessione?
LELLO
Ma sì, ecco, lo dici tu stessa che è quello adesso tuo marito!
EVELINA
(_di nuovo, altera, recisa, contenendosi_)
Non è «quello!» — Io lo dicevo a te. — Ma dunque davvero puoi credere
che sia «quello» come intendi tu, e farmi poi capace di ritornare a
te, a mia figlia? (_Pausa. Lello resta come interdetto. E allora con
sdegnoso rammarico, come per un’imposizione della coscienza a cui non
può più opporsi, aggiunge_) Ah, ma vedi? vedi? io mi sento costretta
ora a dirti una cosa, che avrei potuto risparmiare a te e a me; che
avevo sentito, venendo, di non doverti più dire. Ma ora debbo dirtela!
debbo dirtela!
LELLO
Che cosa?
EVELINA
Questa. Che se sono ritornata, non devi credere che non mi sia costato
nulla il ritorno.
LELLO
Ah, confessi.... confessi anche che t’è costato molto?
EVELINA
Sì. Là, sì. Ma appena mi sono staccata di là, no. Ho sentito soltanto
il desiderio di ritornare al più presto.
LELLO
E vuoi, di’, vuoi che ti ringrazii anche di codesta sincerità?
EVELINA
L’hai voluta tu, mostrandoti così diverso, nemico, a me che ritornavo
alla mia casa perfettamente rimessa nel sentimento che ho di tutta
questa mia vita qua e con l’unico pensiero della mia bambina malata....
LELLO
Ah, ecco — per lei! Sei dunque ritornata unicamente per lei?
EVELINA
Ma no — anche per te.
LELLO
Grazie di nuovo, cara! Ma come vuoi che ci creda più, se m’hai detto
che t’è costato molto staccarti di là? È segno che tu là con lui....
EVELINA
(_subito, arrestandolo_)
No! Ah, no! Tu mi costringi prima a ferirti con la mia sincerità,
strappata così, per forza, e vuoi fartene poi un’arma contro di me? —
No! Perchè, se pure essa m’ha costretto a dirti che m’è costato molto,
questo — se mai — farebbe più grave il sacrifizio con cui avrei pagato
il diritto di poter ritornare a te e a mia figlia!
LELLO
Ah, di bene in meglio! Il sacrifizio! Altro che molto, dunque, t’è
costato! Dici sacrifizio, ora!
EVELINA
(_pigiando sulle parole_)
Ho detto «se pure»; ho detto «se mai». Non l’ho più sentito, venendo.
La mia vita è qua — questa. — Sono stordita ancora.... (_Con la
meravigliosa ingenuità di una che non può fare a meno di dire, quasi
senza pensare che cosa dice a chi la dice_) È così strano, è così
strano quello che sento, che.... — tu forse avrai ragione — ma sono ora
qua così tranquilla, che non capisco più — ti giuro — di che cosa ti
lamenti ancora....
LELLO
Sei diventata incosciente? Come, di che mi lamento? Ti par poco adesso
lo scandalo? Ne hai pure avuto una prova tu stessa, or ora!
EVELINA
Dici di quelle due pettegole?
LELLO
Ma puoi esser certa che tutti, adesso.... È la rovina, la rovina della
tua reputazione, lo vuoi capire? È finita!
EVELINA
(_come se parlasse d’un’altra_)
Finita.... la signora Lina? (_E aggiunge sotto voce, come se lo dicesse
Aldo_) Muffa della signora Lina! (_E ride_)
LELLO
(_più che mai trasecolato, mirandola_)
Ma che dici? sei impazzita?
EVELINA
(_riprendendosi, ma sempre un po’ stordita_)
No.... È che.... (_E si butta a ragionare con ambigua serietà_) — dico
che, se quelle due pettegole non fossero accecate dall’invidia o dal
dispetto....
LELLO
E dàlli! Lasciale stare, quelle due! Non saranno quelle due sole, ti
dico! Ma tutti! tutti!
EVELINA
(_seguitando come sopra: Eva e Lina; la voce di Eva, l’aria di Lina_)
Aspetta, scusa. Tutti sanno, mi pare, perchè sono andata da mio figlio.
LELLO
Già! Ma sanno anche, ora, che non era vero niente, che tuo figlio fosse
malato, e che, non ostante questo....
EVELINA
(_subito dice per lui_)
Sono rimasta là otto giorni con mio marito. (_E non potendone più,
sbuffa_) Auff!
LELLO
Sotto lo stesso tetto!
EVELINA
Questo lo dicono loro.
LELLO
No, questa è la verità!
EVELINA
Sì, ma per quello che ne pensano loro, intendo. (_Si ferma un po’ a
guardarlo, come per confermare un patto_) Oh, non più per te, ora!
Almeno spero.
LELLO
(_approvando ironicamente, con un inchino rabbioso_)
Benissimo! Ma bisognerebbe che lo credessero anche gli altri! Non
basta, cara, che lo creda io! E vai, vai tu adesso a farlo credere agli
altri!
EVELINA
Scusa, se sono ritornata a te....
LELLO
(_con un grido_)
Peggio! Dopo essere stata là!
EVELINA
(_stanca_)
Oh, insomma, senti, Lello, a me basta la mia coscienza, e che mi creda
tu. Non m’importa degli altri. Pensino quello che vogliono.... come
vogliono....
LELLO
Ma importa a me, se permetti! A me! a me! Per la tua reputazione! E
anche per me stesso!
EVELINA
Per te stesso, no, scusa; perchè tu, comunque pensino gli altri, non ti
dovresti lamentare.
LELLO
Ah, nemmeno?
EVELINA
Nemmeno. Perchè, se è peggio per me, è meglio per te: che io sia
ritornata, dopo essere stata là — l’hai detto tu stesso. Suppongo,
perchè la gente, mio marito adesso — almeno legalmente — sa che è
quello là....
LELLO
(_gridando_)
Ma no! Nient’affatto! Perchè io non mi sono mai considerato come il tuo
amante! Il mio studio è stato sempre questo!
EVELINA
Lo so. E infatti non mi viene di dirlo, credi, neanche a me, che sei il
mio amante. Io forse non capisco ancora bene: scusa, ti lamenti per gli
altri o per te?
LELLO
Per me e per gli altri mi lamento!
EVELINA
E allora hai torto doppiamente. (_Pigiando sulle parole_) Ho lasciato
là mio marito, per ritornare a te. Per la gente, come amante,
puoi esserne contento, mi pare. Ma siccome poi non hai voluto mai
considerarti, mai essere il mio amante, ma mio marito, è vero?
LELLO
Mi pare!
EVELINA
Ecco, dunque: marito, con tutto il diritto di pretendere alla fedeltà
della propria moglie, è vero?
LELLO
Mi pare!
EVELINA
Oh, e allora come marito puoi anche essere contento e soddisfatto,
perchè t’assicuro che ho osservato per te tutto il mio dovere di
moglie, ed eccomi qua! — Che vuoi di più?
LELLO
(_scattando_)
Ah, bello! Ah, grazie così! Là l’amore, e qua il dovere? Grazie, cara,
no! Io preferisco allora il contrario!
EVELINA
Ah, ora, il contrario?
LELLO
Il contrario! il contrario, sicuro! Che fosse stato lui, là, tuo
marito, un sacrifizio per te, e non il tuo ritorno qua — così!
EVELINA
Ma se non è stato....
LELLO
L’hai detto tu stessa! tu! E viene a essere per me un insulto —
guarda!; — così, la tua fedeltà!
EVELINA
Anche un insulto?
LELLO
Sì, cara, un insulto! un insulto! E non so che farmene!
EVELINA
Ma sai? credetti che bisognasse a me — se tu non sai che fartene — per
potermi riaccostare, senza arrossire, a «tua» figlia. — Se mi dici che
non sai che fartene....
LELLO
(_accecato dall’ira_)
Ma che vuoi che m’importi, in questo caso, di mia figlia!
EVELINA
(_ironica e con forza_)
Ah, ecco! Benissimo! Anche lui là mi disse: — «Che vuoi che m’importi
di mio figlio, se vieni qua per lui?»
LELLO
(_impressionato_)
Ti disse così?
EVELINA
(_con foga appassionata_)
Così! così! Ed è tempo che la finiate tutti e due! Perchè importa a me,
se non importa a voi! — Oh, insomma! Tu hai qua la Titti; lui s’è preso
Aldo là. Ciascuno di voi può stare per sè, con tutta la sua vita. Ma io
no, perchè Aldo là è mio e suo; la Titti qua è mia e tua. Lui mi vuole
per sè; tu mi vuoi per te! Non posso mica dividermi, io, metà qua, metà
là! Sono là e qua! Una e una!
LELLO