EVELINA
No.... È brutto.... — ti.... ti.... (_Vorrebbe esprimere il suo
dispiacere, ma si trattiene_)
FERRANTE
Non mi fa niente.... Un sorso ogni tanto....
EVELINA
Ma.... Dio mio, ad Aldo.... ad Aldo no, non lasciar prendere codesto
vizio!
FERRANTE
Stai tranquilla. Del resto, non è neanche vizio per me, perchè, se
voglio....
EVELINA
(_con impeto di premura, subito di nuovo trattenuto_)
Ecco sì.... non.... non lo fare....
FERRANTE
Davanti ad Aldo?
EVELINA
No, per te stesso....
FERRANTE
E allora, non perchè non voglia più io, ma perchè non vuoi tu?
EVELINA
(_sempre più imbarazzata_)
Dico per te.... È proprio un brutto vizio.... E ad Aldo, anzi, volevo
raccomandare appunto....
FERRANTE
Che invece di dir «quelle sciocchezze», pensasse a farmi un po’ da papà?
EVELINA
Ma sì, perchè tu spendi, tu spendi enormemente, all’impazzata di nuovo!
FERRANTE
(_sorridendo_)
No, no.
EVELINA
Come no! T’ho visto buttar via il danaro.... come prima, Dio mio!
FERRANTE
No. Un po’ in questi giorni, perchè ci sei stata tu. — «Come prima»,
dici? — Ma tu, prima, non te ne accorgevi!
EVELINA
È vero, sì! cieca! cieca! — Ma pensa che tu hai ora Aldo con te!
FERRANTE
Oh, se fosse per questo, no! Non pensai che avevo accanto te, allora!
Figurati, se potrebbe trattenermi Aldo adesso! — Ma non dubitare che
ora ci penso....
EVELINA
Sul serio?
FERRANTE
Sì, ci penso.... — ci penserò, via, se non oggi, domani — ma sai
perchè? perchè sono di nuovo qua; e mi ci sento, qua, di nuovo....
non so, come.... — come dovresti sentire anche tu! — come se non fossi
mai partito, ecco — e lo avessi, ah perdio, ancora e senza fine, quel
danaro — non questo d’ora! — quello, quello! — quello che, per non
averlo allora calcolato, mi distrusse, spezzò la nostra vita.... — Ah,
ma ora l’ho di nuovo e lo tengo, lo terrò perchè mi par di riaverla in
pugno con esso, la mia vita — quella, quella di prima! L’ho sentito in
questi otto giorni, con te qua.... — Stai sicura che non me lo lascerò
più sfuggire.
EVELINA
(_timida, dolente_)
Già; ma io.... io....
FERRANTE
(_scartando, fosco, estroso_)
Te ne vai? E allora che vuoi che me ne importi più?
EVELINA
No! Come? E Aldo?
FERRANTE
(_con un riso cattivo, e finto sdegno e finta indifferenza_)
Aldo?... Aldo, se mai.... — In America!
EVELINA
Ah, no! Mai! Mai! Questo non devi neanche pensarlo!
FERRANTE
Ma no, via, non temere!
EVELINA
Me lo dici per spaventarmi?
FERRANTE
No, cara. Sarebbe un ricatto. Io non ne faccio. Sai bene che volevo
lasciartelo là.... Ha voluto venir via lui. — Ripigliarti, trattenerti
qua per mezzo del figlio, non lo farò mai: — Sei stata qua otto giorni.
Sei venuta per lui. Hai visto come (_a bassa voce per la delicatezza
del sottinteso_) come ho mantenuto la promessa.
EVELINA
(_piano anche lei, senz’ombra di ribellione, come per obbedienza a una
necessità_)
Me ne sarei ripartita subito!
FERRANTE
Sì, e per farti rimanere, dopo questa minaccia, mi sono trattenuto
con tutte le forze dell’anima e del corpo! Ma non è possibile, non è
possibile, Eva, che tu....
EVELINA
(_interrompe, di nuovo timida, su le spine_)
No, no.... basta.... Che dici, ora?... basta....
FERRANTE
Dico che, dopo questi otto giorni di festa, di.... di quella nostra,
antica festa, non è possibile che tu, chiudendoti la notte, nella tua
stanza, sola.... (_Pigia su la parola «sola» e le battute seguenti
saranno intercalate da tutti e due nel discorso, rapidamente; come tra
parentesi_)
EVELINA
(_subito a occhi bassi_)
Ma certo!
FERRANTE
(_pigiando_)
E a chiave!
EVELINA
(_c. s._)
A chiave, sì....
FERRANTE
(_riattaccando_)
Non abbia pensato, che ti era accanto....
EVELINA
No, no....
FERRANTE
Eh via, sii sincera! — Fui tuo marito! — E tu tremi tutta....
EVELINA
(_subito_)
No!
FERRANTE
Come no?
EVELINA
No.... scòstati.... smetti, Dio mio! non mi tormentare!
FERRANTE
Ma dunque vedi che è vero?
EVELINA
E che pretendi, se è vero? Ragione di più per ripartirmene, se mai —
per me e per te!
FERRANTE
Per me? No! Come?
EVELINA
Ma sì! Anche per te.... Perchè io.... (_e non sa più come proseguire_)
FERRANTE
(_incalzandola_)
Perchè tu? Che vuoi dire?
EVELINA
(_con grazia da innamorata, ma un po’ ambigua, da potersi anche
interpretare come un espediente di estrema difesa_)
Vorrei poter venire ancora qua....
FERRANTE
E come? Così?
EVELINA
(_subito_)
Ah, per Aldo!
FERRANTE
Per Aldo! — Grazie! — Non per me!
EVELINA
(_con la grazia di prima_)
Anche per te; ma.... così....
FERRANTE
Grazie tante! Ah, grazie tante, così! Che vuoi che mi importi di mio
figlio, se vieni per lui? Verrà lui da te! — Così non voglio più io
allora!
EVELINA
(_sempre con quel suo giuoco di grazia_)
Dovresti capire, che non sarebbe possibile altrimenti.
FERRANTE
Ma perchè? Se è vero che tu mi vuoi ancora bene?
EVELINA
(_pronta, interrompendo_)
Appunto perchè è vero!
FERRANTE
E vuoi che ti lasci ripartire, che ti lasci ritornare là, se mi dici
che è vero? No! no! (_fa per abbracciarla_)
EVELINA
No, lasciami.... lasciami.... Qua con te potrei esser di nuovo soltanto
una folle!
FERRANTE
Ma sì! ma sì! Com’io ti voglio! La mia piccola folle d’allora!
EVELINA
E ti pare possibile?
FERRANTE
Perchè no?
EVELINA
Perchè non sono più quella, da tanti anni....
FERRANTE
E in questi otto giorni qua, come sei stata?
EVELINA
Ah così.... per otto giorni.... Può sempre, in qualche momento, a una
donna non brutta capitare.... (_e lascia il discorso in sospeso_)
FERRANTE
(_spingendola a dire_)
Capitare, che cosa?
EVELINA
Che so!... Di vedersi guardata da qualcuno con una strana
insistenza.... e colta all’improvviso, turbarsene; sentendosi ancora
bella, compiacersene.... Si può, senza che paja di commettere una
colpa, in quell’istante di turbamento o di compiacenza, carezzar col
pensiero dentro di sè quel desiderio suscitato; immaginare.... così,
come in sogno, un’altra vita, un altro amore.... Ma poi.... basta! La
vista delle cose attorno, un minimo richiamo della realtà....
FERRANTE
Ma non è anche questa, non è anche questa una realtà per te?
EVELINA
No.... sono come.... non so....
FERRANTE
Perchè non vuoi toccarlo qua, in me, in te stessa, il tuo sentimento....
EVELINA
Sono come lontana.... lontana....
FERRANTE
No! Tu devi essere qua!
EVELINA
Non posso.... non posso....
FERRANTE
Mia! Mia! Mia!
EVELINA
No, Ferrante: — via! Basta.... Ajutami, Dio mio! Intendendo che io
debbo pure — debbo — poter tornare là!
FERRANTE
E perchè, là, sì? — Tu hai pure qua tuo figlio! E io sono tuo marito!
EVELINA
Ah, ma non è la stessa cosa....
FERRANTE
Come non è?
EVELINA
Non è! Prima di tutto perchè.... guarda! — se io restassi qua con te
— (e dovrei per forza restare, perchè certo non potrei più, allora,
ritornare là — tu lo intendi!) — ebbene, perderei per sempre ogni
diritto di rivedere mia figlia. E sarebbe per me impossibile! — Poi,
per me stessa....
FERRANTE
Per lui, vuoi dire!
EVELINA
(_subito, con forza_)
Ma non per lui! — Per te, anzi!...
FERRANTE
(_scrollando le spalle_)
Ma via.... ma via....
EVELINA
(_c. s._)
Sì, sì, per te! per te e per me! Perchè non potrei più dire — lo
capisci — che vengo qua per Aldo, perchè verrei, invece, realmente,
per te! Mentre tu puoi esser sicuro che là vado solo perchè c’è mia
figlia....
FERRANTE
Bello! Ah, un bellissimo ragionamento, codesto! Grazie! Là, dove
andresti soltanto per poter rivedere tua figlia, là, sì! E qua, invece,
dove verresti....
EVELINA
(_subito, ostinata_)
Per te....
FERRANTE
(_compiendo la frase_)
No!
EVELINA
(_c. s._)
No! — precisamente: — no!... E non deve sembrarti soltanto un
ragionamento, perchè credi che è anche il mio sentimento, ed è sincero!
Pensa che c’è pure mia figlia là!
FERRANTE
Va bene; e Aldo, qua?
EVELINA
Aldo.... — Tu non puoi intenderlo, non puoi intenderlo, perchè soltanto
una donna — questo — lo può intendere! — Io sento che ci sei tu, in
lui, nel mio amore per lui; mentre mia figlia, là, la sento sola! Ecco.
FERRANTE
E perchè è così, vuoi ora ritornare da lui?
EVELINA
Ma non che voglia! debbo! — È una necessità, che non è dipesa solo
da me. L’hai riconosciuta tu stesso, santo Dio, ritornando; e anche
accettata.
FERRANTE
Finchè non sapevo....
EVELINA
(_subito troncando_)
Che cosa? Non mi forzare a dire.... Non posso mica dirti che cosa io
sento là.... Io debbo più, più che la gratitudine a chi m’ha difesa,
protetta, salvata dalla disperazione in cui ero caduta per te, senza
mai approfittare del mio stato, con una devozione....
FERRANTE
Basta! basta! basta!
EVELINA
No! È bene che tu lo sappia!
FERRANTE
Ma me le ha dette lui, non dubitare, tutte le sue benemerenze! — Non
capisco però, come avendo tanta.... tanta vita, quanta in questi giorni
hai saputo ritrovarne in te — ti sii potuta acconciare a vivere là....
con quello....
EVELINA
Ma no, che c’entra! — Qua, con te.... con questa vita senza nè capo
nè coda.... sfido! — Là.... una vita tranquilla.... Non ho mai neppur
pensato di doverne esser contenta.... Ho tanto da fare, da badare....
Qua dài tu, tutto. Là do io; e ho la soddisfazione di farla io, agli
altri, la vita....
FERRANTE
Negandola a me! Perchè a chi la darò più, io, la vita, se tu te ne vai?
EVELINA
(_con slancio, posandogli le mani sulle spalle_)
Ma a me, a me, come l’hai data sempre, anche quando non c’eri! — Sì....
Tutta la vita — tutta la vita, che mi veniva da Aldo, perchè era tuo
— la tua vita! — Seguita a darla a lui, qua, e sarà come se la dessi
anche a me! (_Troncando, perchè vede Aldo sulla soglia del portone
della villa_)
Dalla soglia della villa ALDO, sporgendo il capo, domanda:
ALDO
Pace?
EVELINA
Pace, pace.... sì.
ALDO
(_balzando sulla scena e correndo a Evelina_)
Ah! Dunque resti? Viva la mammina!
EVELINA
No.... Parto....
ALDO
Ma che partire più! Come parti, se hai fatto pace?
EVELINA
Ma parto anzi per questo; perchè ci siamo intesi!
ALDO
No, no, senti, almeno fino a domani!
EVELINA
Ma se ho tutto pronto su per la partenza!
ALDO
E tu lascialo pronto! — Via, sì — concesso! concesso!
FERRANTE
Non ci siamo affatto intesi. — Parte. E se vuoi partire anche tu con
lei.... Sono stato un pazzo, un pazzo a ritornare. Ero riuscito così
bene a strapparmelo dal petto il cuore e a calpestarlo, così, sotto
il piede.... Nossignori! Sono ritornato.... (_Con esasperazione, quasi
gridando_) Non posso vedervi insieme! Ecco — eravate voi due.... C’ero
anch’io con voi, quando tu eri così piccino.... Ora voi potete stare
insieme — e io no, ne sono fuori! Perchè lei deve poter ritornare là!
Ebbene, ritorni là! ritorni là! (_Silenzio — lunga pausa. — Ma a questo
scatto di disperata passione, Evelina, sentendosi tutta sconvolgere,
reclina il capo e si mette a piangere. — Aldo le si accosta, le pone
una mano sulla spalla, si china verso lei e non osa dir nulla. Ferrante
— che s’è allontanato un po’ in fondo al giardino passeggiando — riesce
a riprendersi, a dominarsi, s’accosta anche lui ad Evelina e le dice:_)
No, Eva.... su, non voglio che tu pianga qua.... Basta.... Io, capisco,
capisco.... Ma alla vita che puoi avere qua, che hai ancora in te — e
l’hai dimostrato, l’hai dimostrato in questi giorni, — bada che io non
voglio rinunziare.
EVELINA
Ah no! Non più! non più, adesso!
FERRANTE
Come non più? io voglio!
EVELINA
Ma io lo dico per te.
FERRANTE
Non pensare a me. Ci stordiremo!
EVELINA
No.... no.
FERRANTE
Sono gli unici istanti di vita che posso ancora darti.... Figurati se
ci rinunzio! Su via, su Aldo, a noi! (_Prendono l’uno e l’altro Evelina
per le braccia_).
EVELINA
No, lasciatemi....
FERRANTE
Qua, Eva non deve pensare. E quando tu sarai stanca là, d’essere
mamma Lina: voglio, voglio, intendi, che ritorni ad essere qua la mia
piccola, la mia piccola Eva folle. — Non per me, per te sola.... —
Basta.... su.... su....
EVELINA
Ma no.... dove?
FERRANTE
Ma al solito....
ALDO
Già! La volata, mammina! (_Indica l’altalena_) Non abbiamo fatto oggi
la volata. Ma resta inteso che tu non parti più per stasera — almeno
questo sì! concesso.... concesso!... Tutto domani e poi basta!
EVELINA
E poi basta! Badate!
ALDO
Sì, sì, grazie, grazie, mammina: tutto domani, e poi basta! —
Concertiamo subito subito una bella pazzia per stasera? — Su, mammina,
vieni, vieni! (_La tira col padre per la mano verso l’altalena in
fondo_)
EVELINA
Ma no! ma no....
ALDO
Qua, sull’altalena....
EVELINA
Ma no....
ALDO
Sì, sì.... (_La fa montare_) Perchè ti venga una bella idea volante,
mammina! (_La spinge_) Su.... opla.... là....
Suona il campanello al cancello. Ferrante, rimasto fosco e
taciturno sul davanti della scena, si volta al suono, e poichè
è lì presso, e vede davanti al cancello un signore, si reca ad
aprire. Si fa avanti l’avvocato GIORGIO ARMELLI.
FERRANTE
Desidera?
ARMELLI
Sono l’avvocato Giorgio Armelli.... Vengo da Firenze.
EVELINA
(_voltandosi dall’altalena e scorgendolo_)
Ah, Dio.... Ferma, ferma, Aldo.... — C’è l’avvocato!
ARMELLI
(_vedendola andare sull’altalena_)
Uh.... Dio mio.... Signora Lina!
ALDO
Oh guarda, l’avvocato!
EVELINA
Ma, Aldo, ti dico ferma!
ALDO
Ecco, mamma.... Tieni conto che m’alzo adesso dal letto....
(_Fingendosi convalescente, debolissimo, riesce a fermar l’altalena_)
Ecco, scendi....
EVELINA
(_riassumendo, come può, tutta la sua aria di dignitosa signora_)
Mi scusi tanto, avvocato!
ARMELLI
Ma no.... di che?
EVELINA
(_indicando Aldo_)
Lei sa com’è matto.... Ha voluto farmi provare.... (_indica l’altalena_)
ALDO
E metta che sono ancora debolissimo! Posso ben dire d’averla scampata
bella, caro avvocato!
ARMELLI
Mi.... mi congratulo....
EVELINA
Segga, segga, avvocato.
ARMELLI
No, grazie. Ho di là la carrozza (_indica fuori del cancello_). Me ne
riparto tra un’ora per Firenze. (_Poi imbarazzato, perchè non è stato
ancora presentato a Ferrante_) Ma io.... veramente....
EVELINA
Ah, già, scusi.... (_Presentando_) L’avvocato Giorgio Armelli — mio....
mio marito, Ferrante Morli.
FERRANTE
(_con un riso poco invitante_)
Il socio?
ARMELLI
Sissignore.... Da tanti anni.... — Fortunatissimo!
EVELINA
E sarà venuto per affari professionali, m’immagino, avvocato....
ARMELLI
No, ecco.... No, e sì — veramente.... Avevo un affaruccio da sbrigare e
l’ho sbrigato. Venivo per prendere notizie e anche per darne, perchè —
lei può immaginarsi — siamo stati tutti, là, in gran pensiero.
FERRANTE
E si figuri noi qua, caro signore!
ARMELLI
Ah, lo credo, lo credo.... Ma vedo che, grazie a Dio, Aldino, adesso....
ALDO
Ah no, sa! Non sto mica ancora bene, io....
ARMELLI
Eh, ma, via — puoi contentarti.... Mentre.... ecco, a Firenze.... a
Firenze, corrono anche là per i ragazzi certe malattie....
ALDO
(_scoppia in una gran risata_)
EVELINA
(_in tono di rimprovero_)
Ma, Aldo!
ALDO
(_ridendo sempre_)
E non capisci, mamma, che cosa viene a dirti? Che s’è ammalata la
Titti, adesso, a Firenze! (_E seguita a ridere, a ridere, comunicando
il riso a Ferrante e poi anche ad Evelina, per quanto ella forse non
voglia_)
EVELINA
(_mentre la risata involontaria le muore sulle labbra_)
Anche la Titti là adesso?
ARMELLI
(_rimasto imbarazzato, mortificato, tentando di sostenersi_)
No, ecco.... veramente....
EVELINA
(_per scusare il figlio_)
Lei vede bene, avvocato, che questo briccone qua.... (_indica Aldo,
sottintendendo «Non è stato mai malato»_)
ARMELLI
Già, ma io, ecco.... posso assicurare....
ALDO
(_subito sopraffacendolo con voce goffa_)
Ma sì! Ma sì! Malattiacce, malattiacce, caro avvocato, che sogliono
venire ai figli lontani!
ARMELLI
Già, sì....
ALDO
E sa come si chiamano? «Mammanconìe».
EVELINA
Vede che bel tipo, avvocato?
ALDO
No, scusa! Un bel tipo anche lui, allora, se serve dello stesso mezzo!
FERRANTE
Eh, mi pare!
ARMELLI
Ma no, scusi.... È che propriamente....
EVELINA
(_subito_)
Dio mio, avvocato, lei non mi vuol dire che la Titti è ammalata davvero?
ARMELLI
No, no.... È che chiede, chiede molto di lei, ecco! Si sa, la mamma....
ALDO
Ecco, dunque, vede? «Mammanconìa» Dica così.
EVELINA
Sì, Aldo, ma per concludere allora, ch’io me ne debbo ripartire subito
— ora stesso!
ALDO
No!
EVELINA
Sì!
ALDO
Se la Titti non ha niente....
EVELINA
(_rivolgendosi recisamente all’Armelli_)
Ha detto che ha fuori la vettura, avvocato?
ALDO
Avevi promesso....
EVELINA
Basta, Aldo. (_Ad Armelli_) Vengo subito con lei. Avevo già deciso di
partire questa sera. Ho tutto pronto su. M’aspetti un momento (_via di
fretta per il portone della villa_).
ARMELLI
Ecco.... veramente la ragazza....
ALDO
Ammalata?
ARMELLI
Ha avuto una febbretta due giorni fa.
ALDO
Ma passata adesso?
ARMELLI
Sì, passata.... Ma mia moglie la tiene a letto per precauzione.
FERRANTE
Per carità, non la turbino senza ragione.... Non le dica nulla durante
il viaggio, la prego, di questa febbretta già passata....
ARMELLI
No no, stia sicuro.... nulla!
ALDO
Scommetto, avvocato, che non è neanche vero che la Titti la chiede così
molto, come ha detto lei.
ARMELLI
Ah, no! per questo ti posso assicurare....
ALDO
Ma non fino al punto che la mamma non possa star qui neanche per un
altro giorno.... Guardi, avvocato, andremo tutti e quattro a cena
questa sera. Venga, venga con noi!
ARMELLI
Ma che! No, non è possibile!
Sopravviene EVELINA pronta per partire seguita da FERDINANDO
che attraversando la scena recherà la borsa da viaggio alla
carrozza che si suppone fuori del cancello.
EVELINA
Che cos’è?
ALDO
Senti, mamma, l’avvocato dice che non c’è da avere tanta fretta, e che
vorrebbe venire, dice, a cena con noi, fuori, questa sera....
ARMELLI
Ma no! io?...
ALDO
Come no! Lei....
ARMELLI
Ma se ho preso finanche il biglietto per partire, figliuolo mio!
Impossibile!
EVELINA
Non gli dia retta. Non dia retta a questo matto, avvocato. Andiamo,
andiamo.... (_A un pensiero che le sovviene improvviso_) Ah senti,
Aldo.... Un momento, scusi, avvocato. (_E tirandosi Aldo in disparte_)
Ho visto nella valigia una gran confusione.... certe.... sì, pazzie....
che tuo padre ha voluto comperare per forza.... Non posso portarmele
là.... A levarle non facevo a tempo. Lascio tutto. Le leverai tu, e mi
spedirai la valigia domani. Mi porto solo la borsa da viaggio.
ALDO
Sì, sì. Brava! Così resta qua la roba ad aspettarti, mammina!
EVELINA
Ah, no, caro! Adesso t’aspetto io a Firenze.
ALDO
Che! Non finisce il mese che sono di nuovo ammalato.
EVELINA
Eh, no — basta.... Con questo gancio non mi tiri più, sai!
ALDO
Eh, ma ne abbiamo tanti altri! Guarda! (_rivolgendosi a Ferrante_)
Papà, tu quando hai detto che partirai?
FERRANTE
Io?
ALDO
Ma sì, per quel viaggio che mi hai detto che devi fare in Spagna....
per le piriti.... non so....
FERRANTE
Ah sì! Ai primi del mese venturo forse....
ALDO
Capisci, mamma? Resterò solo per una ventina di giorni. E tu verrai a
tenermi compagnia almeno per una settimana! Ecco fatto!
EVELINA
Sì, sì.... va bene, va bene. Dammi un bacio per ora e lasciami andare,
chè l’avvocato ha fretta (_lo abbraccia e bacia_).
ALDO
L’avrei fatto divertire tanto io stasera, avvocato!
ARMELLI
Eh, caro.... Tu sei giovane. Addio, addio.
EVELINA
(_accostandosi a Ferrante_)
Addio, anche a te....
FERRANTE
(_piano_)
No, a rivederci!
EVELINA
Andiamo, avvocato! Addio, Aldo.
ALDO
T’accompagno fino alla carrozza.
ARMELLI
(_saluta Ferrante che inclina appena il capo_)
Tanti ossequi. (_Via con Aldo ed Evelina_)
Ferrante resta solo nel giardino. Si ode fuori del cancello
una cara allegra risata di Evelina, certo per qualche cosa che
le avrà detto Aldo. Nel giardino è già quasi sera. Rientra dal
cancello prima Ferdinando, che attraversa la scena per riuscire
dal portone della villa, poi Aldo.
ALDO
Partita....
I due uomini, soli, non sanno più nè che cosa dirsi, nè che
cosa fare. Nella tristezza del barlume crepuscolare, come una
bolla che assommi silenziosamente, s’accende il globo di luce
elettrica in cima al portone.
TELA
ATTO TERZO
SCENA
Stanza di passaggio in casa dell’avvocato Carpani. La comune
in fondo. L’uscio laterale a destra dà nella camera del
Carpani; quello a sinistra, nella camera di Titti. Quanto
all’arredamento, è necessario soltanto un ampio letto a
sedere. Gli altri mobili, armadio, cassettone, ecc., diano
l’impressione di un interno intimo, agiato.
Prime ore del mattino. (Dal secondo al terzo Atto passa
soltanto una notte).
Al levarsi della tela sono in iscena LELLO, la SIGNORA ARMELLI
e la SIGNORA TUZZI. Lello passeggia fosco per la stanza. La
signora Armelli sulla soglia dell’uscio a sinistra parla,
rivolta verso l’interno, a Titti ancora a letto. La signora
Tuzzi seduta, quasi sdrajata; sul letto a sedere tiene la testa
reclinata sulla spalliera, come una che, avendo vegliato tutta
la notte, abbia ora inavvertitamente ceduto al sonno.
SIGNORA ARMELLI
(_parlando verso l’interno_)
Ma no, ma no, figliuola mia! se mai, più tardi.
LELLO
Ps! Piano, piano, signora Lucia....
SIGNORA ARMELLI
(_voltandosi_)
Perchè? (_E come Lello le accenna che la signora Tuzzi s’è
addormentata_) Ah, poverina, dorme? (_Ma poi, come a una minaccia
di Titti d’alzarsi dal letto, grida facendo qualche passo verso
l’interno_) Insomma, no, Titti! Io non te lo permetto! (_E rientra in
iscena, richiudendo l’uscio_)
LELLO
Ma che cosa vuole, si può sapere?
SIGNORA TUZZI
(_svegliandosi al rumore, infastidita_)
Dio mio, che cos’è?
SIGNORA ARMELLI
(_rispondendo a Lello_)
Che? Vorrebbe alzarsi a quest’ora!
LELLO
Ma non c’è Miss Write di là?
SIGNORA ARMELLI
Ma sì! Dice che s’è sognata che arrivava (_sta per dire la mamma; si
trattiene, dice:_) lei; e vorrebbe alzarsi.... (_Alla signora Tuzzi_)
Mi dispiace cara, d’averti svegliata....
SIGNORA TUZZI
Ma no.... non dormivo.... M’ero un po’ appoggiata.... così.... (_Si
stropiccia con le mani le braccia, come per freddo_).
LELLO
Povera signora, si sarà infreddolita....
SIGNORA TUZZI
Sì.... un po’. Fa ancora freddo di notte.
LELLO
Passare una nottata così!
SIGNORA TUZZI
Ma non lo dica nemmeno, caro avvocato! Ho tenuto compagnia a lei, a
Lucia....
LELLO
E io le sono proprio grato. Ma ora, guardi, mando giù la Lisa a
prendere una vettura, e lei se n’andrà a riposare.
SIGNORA TUZZI
No, no, no....
LELLO
Ma sì — comodamente a casa!
SIGNORA TUZZI
No, guardi: prenderò un caffè, e sarò perfettamente a posto. — Lei,
piuttosto, avvocato....
SIGNORA ARMELLI
Ma gliel’ho già detto tre volte!
SIGNORA TUZZI
Vada, vada a riposarsi un momento!
LELLO
Ma che! Non posso.... non posso....
SIGNORA ARMELLI
Come non può! — Col da fare che ha avuto jeri, per giunta: — solo
— capisci? nell’assenza di mio marito. — Tutto il peso dello Studio
addosso....
SIGNORA TUZZI
(_scotendo amaramente il capo_)
E un simile colpo a tradimento! — Via, via, faccia questo piacere a
noi, avvocato!
LELLO
Vi assicuro, signore mie, che non potrei.
SIGNORA ARMELLI
Si stenda almeno sul letto per un pajo d’ore!
SIGNORA TUZZI
Ecco, anche senza dormire....
LELLO
Sarebbe peggio, credano! Non posso neanche star seduto. — Ho bisogno di
muovermi.... Una smania!
SIGNORA TUZZI
Eh, ha ragione....
LELLO
Vadano, vadano loro, piuttosto.
SIGNORA ARMELLI
(_alla signora Tuzzi_)
Tu; se vuoi....
SIGNORA TUZZI
Ma no; quando andrai via tu....
SIGNORA ARMELLI
Io ho lasciato detto a casa jersera di mandar questa mattina il
cameriere alla stazione per avvertire Giorgio, appena arriva, che venga
a prendermi qua....
SIGNORA TUZZI
Ecco, brava! Così sapremo. Porterà certo qualche notizia.... se l’ha
veduta....
SIGNORA ARMELLI
(_sospirando_)
Speriamo!
SIGNORA TUZZI
(_a Lello_)
E forse — chi sa! — le darà, avvocato, una spiegazione plausibile....
LELLO
(_fosco, agitato_)
Oh, una spiegazione ci sarà.... ci sarà.... (_E all’improvviso, colto da
un capogiro, si porta una mano su gli occhi_) Dio mio....
SIGNORA ARMELLI
(_subito, premurosa_)
Che cos’è?
SIGNORA TUZZI
(_c. s._)
Si sente male?
LELLO
Niente.... niente.... un piccolo capogiro....
SIGNORA ARMELLI
Ma vede? ma vede? — Su! su! su! Non le permettiamo più di stare in
piedi....
SIGNORA TUZZI
Sia buono, via!
SIGNORA ARMELLI
Obbedisca, obbedisca — a letto!
LELLO
(_lasciandosi portare dalle due signore fino all’uscio a destra_)
Sì, grazie.... sì; un po’ di stanchezza.... La notte perduta.... (_via_)
SIGNORA ARMELLI
Mi fa una pena! mi fa una pena!
SIGNORA TUZZI
(_scotendo il capo con sdegno, con l’aria di dire: «Che cosa è il
mondo!»_)
Mah! dopo essere stato così esemplare....
SIGNORA ARMELLI