o là!
EVELINA
E non capisci che non toccherebbe di dirlo a te, questo?
LELLO
No no: te lo dico io! te lo dico io! Qua e là, no!...
EVELINA
(_sdegnata, fiera_)
Ma come intendi ch’io dica qua e là? Dico per i miei figli; non per te
e per lui! E perciò potevo farti osservare che non conveniva a te di
ribellarti e di fare lo sdegnoso! — Se con qualcuno io avrei l’obbligo
di stare, non l’avrei con te!
LELLO
Come?
EVELINA
No! Perchè se sono qua con te, nessuno può credere che sia per
«obbligo», nè per convenienza; tanto più ora, se è vero che per questa
mia andata là la mia reputazione è irrimediabilmente compromessa!
Starei con te perchè voglio starci, ad onta della mia reputazione.
LELLO
Ma se ora so che non vorresti....
EVELINA
Come non vorrei, se sono ritornata, se ho difeso là, contro me stessa,
il mio diritto di ritornare! (_Minacciosa, recisa_) Vuoi che vada là?
Mi respingi tu, allora! E allora il diritto di rivedere qua mia figlia
io non lo perdo, bada! Me ne starò là, e faremo, come tu preferisci, al
contrario!
LELLO
(_stretto dall’argomentazione, con un viso molto inebetito_)
Io, preferisco? io, preferisco?
EVELINA
Eh, mi pare....
LELLO
(_irritato di non potersi in alcun modo riprendere; con violenza_)
Io non preferisco niente! non preferisco niente!
EVELINA
(_prima placida, sicura; poi, man mano, con foga crescente_)
Oh, e neanche io, vedi? Niente. M’impongo di non preferire niente,
perchè non voglio perderlo il diritto di rivedere i miei figli. Se
pretendi che non veda più Aldo, rompo con te. Sì, sì, caro mio!
Proprio come là ho respinto lui, per ritornare a vedere qua mia
figlia. Siete uomini, voi — e basta! Io sono madre! Messa in una
situazione impossibile! Una là con quello che mi fa essere.... come
qua con te, Dio mio, non mi passa, non mi passa neppure per il capo
di poter essere! Un’altra — un’altra. — Ma non rimpiango, oh, non
credere che rimpianga nulla per questo! Perchè io.... non so.... sono
pure «questa», qua. Non soffro, non soffro, ti giuro, Lello, d’essere
qua, questa, come per tanti anni sono stata! Non mi costa nulla
volermi anche per me, come tu mi vuoi, placida, sennata, ordinata;
tutt’al contrario di come.... io non so perchè.... divento subito per
quell’altro, appena.... appena mi guarda dentro gli occhi.
LELLO
E ti grida: «Iviù!»
EVELINA
Già, così.... Vedi, m’è corso come un brivido per tutte le carni....
LELLO
(_furioso, sprezzante_)
E vai dunque là, vai dunque là, dove c’è chi ti fa correre di codesti
brividi per le carni!...
EVELINA
(_forte, gridando, quasi piangendo dalla rabbia di non esser compresa_)
Ma no! Sei sciocco! Non farmi impazzire, ora! Sento che impazzisco,
io, così! E non voglio impazzire! Non sono mica impazzita, io, là,
ti prego di credere! Ho tenuto a posto me e lui! Mi è parso piuttosto
d’impazzire durante il viaggio, pensando.... pensando... (_Parandoglisi
davanti improvvisamente_) Tu non sei mica lo stesso, scusa, con me e
con un’altra donna!
LELLO
(_stordito_)
Come? io? che c’entro io ora? Quale donna?
EVELINA
Dico una qualunque; una donna che per caso.... (_non dico che sia
vero_), una donna che ti facesse essere diverso da quello che sei per
me....
LELLO
(_scrollandosi, non comprendendo_)
Come, diverso? Ma che dici?
EVELINA
No, senti, senti quante cose ho pensato! — Tu, per me, lo sai perchè
sei così? Pare facile; una sciocchezza. Sei così, perchè naturalmente
il sentimento che io t’ispiro, il sentimento che tu hai per me ti fa
essere così.
LELLO
Naturalmente.
EVELINA
Ma se t’ispirassi domani un altro sentimento? Se tu non sentissi per me
quello che ora senti? Tu diventeresti un altro.
LELLO
Perchè non t’amerei più, sfido! Un altro, per te. Ma sarei sempre io.
EVELINA
No! no! Ecco, è questo! Non è vero! Perchè tu, anche adesso, anche
adesso, potresti avere un diverso sentimento per un’altra donna; e
basterebbe questo perchè tu fossi _uno_ con quella, e _uno_ con me:
diverso! — Vedi? è questo! L’ho provato io, con tutto l’orrore di
vedere in me _un’altra_ — quell’altra — oltre questa che sono qua per
te e per me stessa: — _due_, in una persona sola! In un solo corpo,
ma che potrebbe essere di «questa» e di «quella», se non dovesse
parere mostruoso e assurdo che allora, per se stesso, questo corpo,
non sarebbe più nulla, fuori di quel sentimento che lo fa essere ora
di «questa» e ora di «quella»; e con la memoria intanto dell’una e
dell’altra — vedi? questo è il terribile! — terribile perchè rompe
quell’illusione che ciascuno si fa, ricordando, di essere «uno», sempre
lo stesso. Non è vero! L’ho veduto, l’ho provato io! Se tu m’avessi
vista là, a cavallo....
LELLO
Sei andata a cavallo?
EVELINA
Sì; come prima! una cavallerizza! e Giorgio Armelli m’ha sorpreso
sull’altalena.... Se m’avesse visto la Titti! Dio, Dio.... Non
m’avrebbe più riconosciuta; avrebbe esclamato: «Ma come! Quella, la mia
mamma?» Eppure per me, là, allora, era naturale, naturalissimo.... E
io stessa, ora, guardandomi di qua.... mi pare un sogno.... vedendomi
poi anche «questa», qua.... un’altra; irriconoscibile.... Una qua, una
là.... E l’una che non ha nulla da vedere con l’altra, se non questo
tormento di scoprirsi, di sentirsi «due» veramente, fino a respingere
là — com’ho fatto — mio marito, non già perchè non mi sentissi viva di
tutta quell’altra mia vita là; ma perchè qua c’era quest’altra, che
sentii, sentii ugualmente viva di tutt’intera quest’altra mia vita —
così diversa — capisci?
LELLO
E vorresti, dopo questo, ritornare ancora là, «a quell’altra tua vita?»
EVELINA
(_precipitosamente_)
Nonononononò! Basta! basta! Impazzirei! Verrà lui, Aldo, qua, d’ora in
poi! Per me, basta; puoi esserne sicuro! Mai più! — Vedersi un’altra?
È la pazzia. Sono anche quell’altra, sai? È certo! Ma non debbo più
vedermi così, qua e là, questa e quella. Basta! basta!
Si schiude l’uscio a sinistra e compare la TITTI, palliduccia,
spettinata, non ben sicura sulle lunghe gambette. Da questo
punto, con stacco netto, dia la scena la sensazione della vita
che si riassetta tranquilla su le sue basi naturali.
TITTI
Mamma!
EVELINA
(_subito voltandosi e accorrendo a sorreggerla e abbracciandola_)
Titti! Titti mia! Come? Oh Dio! Ti sei levata da te?
TITTI
(_fremente_)
Sì, sì....
EVELINA
Hai ragione, la mia Titti! Tanti discorsi inutili, sciocchi,
inconcludenti qua, e ho lasciato sola di là la mia Titti! (_Se la
guarda; se la carezza; le ravvia i capellucci_) Come sei pallidina!
come sei magrolina! (_Mostrandola a Lello_) Ma guarda: più alta.... sì,
guarda! non ti pare che si sia fatta più alta?
LELLO
(_tranquillissimo ora anche lui, chinandosi a guardare la figlia_)
Eh sì, eh sì.... oh guarda: t’arriva quasi alla spalla....
EVELINA
(_serrandosi di nuovo al seno la figlia_)
Quasi alla spalla.... quasi alla spalla, la mia piccina bella! la mia
piccina! (_E prende a dondolarla, a dondolarla piano, così dicendo,
mentre Lello le guarda tutt’e due, rasserenato e sorridente_) Ma
non voglio, non voglio, sai? che tu mi diventi presto una donnina,
piccolina mia, piccolina mia, non voglio, non voglio....
TELA
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.