fuori che c’è pure la signora!
FERDINANDO
Ma no!
LA VECCHIA ZIA
Come? La signora?
LA GIOVANE
(_rispondendo a Ferdinando_)
L’avete detto voi!
FERDINANDO
Se non mi lasciate spiegare! — La signora c’è e non c’è.
TOTO
E che «solo e solo» allora, me lo dici? se ci ha l’amante che va e
viene?
FERDINANDO
Ma non è l’amante, è la moglie!
LA GIOVANE
La moglie che va e viene?
FERDINANDO
È venuta per qualche giorno, e ora se ne riparte.
LA VECCHIA ZIA
Perchè non sta con lui?
FERDINANDO
Sta fuori.
LA GIOVANE
(_con un riso sguajato_)
Ho capito! Ce l’avrà lei allora, l’amante.
LA VECCHIA ZIA
E come? e lui, il marito?...
FERDINANDO
Io non so niente. So che la Signora, prima di partire, vorrebbe lasciar
qua per il governo della casa una donna.... ma....
LA GIOVANE
(_subito, facendogli il verso_)
Incepibile! (_E scoppia di nuovo a ridere, c. s._)
FERDINANDO
Posata.... anziana....
TOTO
(_afferrando con una mano e tirando a Ferdinando il bavero della
marsina_)
Per tua regola, quando sull’avviso si mette come ci sta scritto qua....
(_s’interrompe e lo guarda negli occhi_) Ci siamo intesi! (_Poi,
subito, rivolgendosi alla giovane e tirandosela via con sè_) Andiamo
via!
Escono tutt’e due per il cancello.
LA VECCHIA ZIA
Eh già. Se prima mettono una cosa, e poi ne vien fuori un’altra....
FERDINANDO
Ma no! (_Piano, con uno sguardo d’intelligenza_) Si capisce che cosa
cercavano quei due là, lei per un verso e lui per l’altro. Ma voi
entrate. La signora starà poco a venire. Voi mi sembrate adatta.
LA VECCHIA ZIA
Io? Ma che! Non mi metto mica a servizio io....
FERDINANDO
(_squadrando la nipote_)
Ah, è allora per....
LA VECCHIA ZIA
Per questa mia nipote qua, buona come il pane.
LA NIPOTE
(_con gli occhi bassi_)
Già.... ma se c’è la signora....
FERDINANDO
(_spazientito_)
Oh, insomma, entrate, se volete, e come verrà la signora, ve
l’intenderete con lei.
Suona di nuovo il campanello del cancello.
FERDINANDO
(_accorrendo ad aprire e indicando l’entrata della villa alle due
donne_)
Di là, di là....
LA VECCHIA ZIA
(_alla nipote_)
Vediamo prima che signora è.... (_Si dirigono verso il portone aperto
della villa, a sinistra, ed escono_)
Ferdinando intanto apre il cancello, ed entra l’avvocato
GIORGIO ARMELLI: media statura, piuttosto grasso; sessant’anni;
capelli bianchi, corti, tagliati rigorosamente a spazzola;
viso acceso, occhietti acuti, baffi neri, insegati e ritinti,
ritinte anche le sopracciglia; tiene sempre rigida la nuca,
come per un torcicollo fisso; è compitissimo, elegantissimo,
parla piano, spiccando tutte le sillabe e porgendo quasi a una
a una le parole con l’accompagnamento d’un gesto delle dita a
chiocciolino.
FERDINANDO
Scusi, il signore?
ARMELLI
Sono l’avvocato Giorgio Armelli. Vengo da Firenze. Vorrei parlare con
la signora Lina.
FERDINANDO
La signora Lina? Non sta mica qui....
ARMELLI
Come non sta qui?
FERDINANDO
Qui non ci sta nessuna signora Lina.
ARMELLI
Ma come? Non è la casa del signor Morli, questa?
FERDINANDO
Sissignore.
ARMELLI
E dunque! La signora si chiama Lina.
FERDINANDO
No, sa. La signora qua si chiama Eva.
ARMELLI
Lina! Lina! Volete insegnarlo a me?
FERDINANDO
Potrei giurare, signore, d’averla sentita chiamare sempre Eva dal
marito.
ARMELLI
Ah! Ho capito. Perchè veramente.... sì sì.... Evelina, ecco, si chiama
Evelina.... Si vede che il marito ne avrà presa la prima parte, e la
chiama Eva. Noi a Firenze la chiamiamo signora Lina.
FERDINANDO
Scusi; io non sapevo....
ARMELLI
Chiarito l’equivoco — basta! — E così, dunque?
FERDINANDO
Per il momento la signora non è in casa.
ARMELLI
(_meravigliato_)
Ah no? E come? Col figlio.... (_Rimane in sospeso e costernato_)
FERDINANDO
(_interpretando a suo modo la sospensione_)
Sissignore, col figlio e il marito; sono usciti per una passeggiata a
cavallo.
ARMELLI
(_strabiliando, a due riprese_)
Una passeggiata?... A cavallo?...
FERDINANDO
Sissignore.
ARMELLI
(_c. s., a tre riprese_)
La signora Lina? A cavallo? E col figlio?
FERDINANDO
(_col viso di chi non capisce il perchè di tanto stupore risponde
naturalmente_)
E il marito, sissignore.
ARMELLI
Ma dunque, perfettamente guarito?
FERDINANDO
Scusi, chi, guarito?
ARMELLI
Come, chi? Il figlio!
FERDINANDO
Ma non è stato mai malato, ch’io sappia.
ARMELLI
(_cascando dalle nuvole_)
Come come? Non è stato mai malato, il figlio? anzi, gravissimo? quasi
per morire?
FERDINANDO
Da che ci sto io, no, signore; e sono a momenti due mesi. Vispo come un
grillo.
ARMELLI
Ah, ma dunque?... Dio mio.... Arrivò, otto giorni or sono, a Firenze
un telegramma che dava il figlio quasi per ispacciato dai medici;
per cui la madre è accorsa qua.... — E noi che s’è stati in tanta
costernazione, senza nessuna risposta ai nostri telegrammi....
FERDINANDO
Ah, ecco, per questo! Sissignore: ne sono arrivati tanti, di questi
giorni! Un diluvio!
ARMELLI
Ma sì, Dio mio, costernatissimi! Vi dico che voleva venir con me
perfino mia moglie! — Ma allora.... allora hanno fatto finta.... per
attirare qui la madre? Non so.... non capisco però, come la signora
Lina....
FERDINANDO
Eh, caro signore....
ARMELLI
Indignatissima, mi figuro! Sfido! Se sono scherzi da fare a una madre!
(_Voltandosi di scatto, come se Ferdinando avesse parlato_) Che?
FERDINANDO
Mah! Ne combinano! Ne combinano!
ARMELLI
Padre e figlio?
FERDINANDO
Mai fermi un momento!
ARMELLI
E la signora?
FERDINANDO
Eh.... sa, direi che.... anche lei....
ARMELLI
Ah sì?... Sbalordisco.... Perchè.... (_E resta tutt’a un tratto in
tronco_)
FERDINANDO
(_per rimediare_)
Ma fa piacere, sa, vederli così, sempre allegri....
ARMELLI
Ah; lo credo, lo credo. — E allora.... allora non dite niente, mi
raccomando, di questa mia visita: per non guastar la loro allegria.
Corro io, adesso, a spedire un telegramma d’urgenza per tranquillar
tutti a Firenze; e ritornerò più tardi per parlare con la signora.
FERDINANDO
(_esitante_)
Non debbo avvertire?...
ARMELLI
No, no. Anche nel vostro interesse, perchè forse la signora non voleva
si sapesse che il figlio non è stato mai malato, essendosi trattenuta
qui una settimana....
FERDINANDO
Già; ma io non sapevo....
ARMELLI
(_per troncare, accomodante_)
Lasciamo le cose come sono; come se io non fossi venuto. Ritornerò più
tardi, nuovo di tutto. Fidatevi.
Entra a questo punto dal cancello rimasto aperto la SIGNORA
VEDOVA, sui trentacinque anni, in gramaglie.
SIGNORA VEDOVA
Permesso?
ARMELLI
(_avviandosi, a Ferdinando_)
Siamo intesi, eh? Addio.
E l’avvocato Giorgio Armelli, salutando Ferdinando con la mano,
esce dal cancello.
FERDINANDO
(_seccatissimo, quasi sgarbato_)
Viene per l’avviso del giornale, signora?
SIGNORA VEDOVA
Sono una povera vedova....
FERDINANDO
Va bene, scusi. Favorisca dentro (_indica il portone della villa_). Ce
n’è altre quattro che aspettano. Creda che io non ne posso più!
SIGNORA VEDOVA
Ma è solo, veda, per la mia sventura che io....
FERDINANDO
(_sbrigativo_)
Lo credo, lo credo. Parlerà con la signora. S’accomodi di là.
SIGNORA VEDOVA
(_si porta invece il fazzoletto listato di nero agli occhi e si mette a
piangere con impeto, ma silenziosamente; poi dice_)
Da appena un mese....
FERDINANDO
(_un po’ pentito dello sgarbo usatole_)
Il marito?
SIGNORA VEDOVA
Che mi voleva tanto bene!
FERDINANDO
Eh, disgrazie.... — Sa però, se lei piange così, signora, non credo che
questa sia una casa per lei. Gliel’avverto.
SIGNORA VEDOVA
Ecco, volevo appunto qualche notizia. Il signore è forse vedovo anche
lui?
FERDINANDO
Che! Ha moglie. Moglie e un figliuolo. Ma la moglie sta a Firenze.
(_Piano, in confidenza_) Sa.... pasticci!
SIGNORA VEDOVA
E che età ha?
FERDINANDO
La signora?
SIGNORA VEDOVA
No, lui.
FERDINANDO
Mah.... tra i quaranta e i cinquanta....
SIGNORA VEDOVA
Ah, dunque.... ancora....
FERDINANDO
Che cosa?
SIGNORA VEDOVA
Non tanto vecchio....
FERDINANDO
(_che ha capito l’antifona_)
Signora, io debbo apparecchiare qua per il thè. (_Vengono dal fondo a
sinistra le voci e le risate di Ferrante Morli, d’Evelina e di Aldo che
ritornano dalla passeggiata a cavallo e sono entrati nel giardino dalla
parte della rimessa_) Vada, vada. Ecco che giungono. — (_Indicando la
villa_) Di là, dove aspettano le altre....
FERRANTE MORLI e ALDO, che hanno intrecciato le mani a
seggiolino per sorreggervi su EVELINA, entrano rumorosamente
dal fondo a sinistra, tutti e tre in costume da cavalcare. A
Evelina, da tanti anni non più abituata a montare a cavallo,
s’è intorpidita una gamba. Ella ha una amazzone nuova, con
_redingote_ di panno marrone molto sciallata a un sol bottone,
alta fin sopra il ginocchio, calzoncini aderenti di stoffa
scozzese, abbottonati da un lato e gambali. Durante la scena
seguente FERDINANDO uscirà parecchie volte dalla scena e vi
rientrerà, sempre attraverso il portone della villa, intento ad
apparecchiare in giardino il tavolino per il thè.
EVELINA
(_sorretta a sedere sulle mani di Ferrante e di Aldo, tenendosi con le
braccia appoggiata a entrambi_)
Ma no! Giù! Che fate! Giù! giù!
ALDO
No! così, così!
FERRANTE
In trionfo! in trionfo!
EVELINA
Qua! qua! basta! giù! Fatemi scendere! (_Scende e si prova a poggiare
in terra il piede_)
FERRANTE
È passato?
EVELINA
(_subito_)
Ah! (_E solleva il piede_) No.... Dio! mi formicola.... mi formicola....
ALDO
Siedi; siedi....
FERRANTE
No, meglio in piedi.... Così, guarda: alzati, alzati e premi sulla
punta dei piedi!
EVELINA
Ma no, non posso! non me lo sento più, il piede!
FERRANTE
Da’ ascolto a me! Ti reggo io.... (_La regge. Evelina prova a rizzarsi
sulla punta dei piedi_) Così.... così....
ALDO
Ti passa?... ti passa?...
EVELINA
(_ridendo nervosamente_)
Sì.... sì....
FERRANTE
Vedi? — Ah, il mio _cau-bòi_! A che siamo ridotti!
EVELINA
Sfido! dopo tant’anni che non monto più a cavallo!
FERRANTE
(_ad Aldo_)
L’avessi vista sul suo «iumper» (pronunziare giùmpeur) Tutt’una con
esso! Che salti!
EVELINA
Basta, basta! Per carità, basta, Dio mio! Sono come ubriaca.... Basta,
di pazzie, ora!
ALDO
Ma che basta!
EVELINA
No, no, basta! basta!
FERRANTE
Lasciamola dire! Diceva così anche prima! E sai in che modo buffo,
venendomi avanti con certi occhi da bambina spaventata e scotendo il
dito.... Come dicevi?
EVELINA
(_ripetendo con grazia fuggevole l’antico modo, quasi bambinesco, ma
con l’aria di volerne subito profittare richiamandosi a un proposito
serio_)
«Non ci faccio più!» — Ah, ma davvero, sai! Ora basta, ora basta: «non
ci faccio più» davvero! — E prima di tutto, via quest’abito! (_accenna
d’avviarsi_)
ALDO
(_subito, trattenendola_)
No, no! Resta così, mammina!
EVELINA
(_cercando di svincolarsi_)
Ma no — via — lasciami!
ALDO
(_c. s._)
No, così.... come un maschietto in mezzo a noi....
EVELINA
(_impostandosi severamente_)
Aldo! Impertinente! (_Ma come Ferrante scoppia a ridere forte,
vedendole assumer quell’aria di severità, subito smettendola e fingendo
d’esser seccata_) Sì, bravo, ridi....
FERRANTE
(_seguitando a ridere_)
Ma sì, abbi pazienza, Iviù! T’ho visto far con la testa.... (_le rifà
il gesto con cui ha accompagnato il rimprovero al figlio, come se
questo gesto gli ricordasse le mossette di lei per i rimproveri che un
tempo soleva rivolgere a lui, ed esclama_) Tu non sai come sei tutta,
sempre, la stessa!
EVELINA
Sfido!
FERRANTE
(_subito, rifacendole anche il modo con cui ha detto «Sfido!»_)
Ecco: «Sfido!» — E l’hai ripetuto già due volte! (_Ad Aldo_) — Non
sapeva far altro che dirmi «Sfido!»
EVELINA
(_involontariamente, tirata dal discorso, ripete_)
Sfido! (_ma subito l’avverte e s’arresta: basta questo, per far
prorompere naturalmente quei due in una gran risata; e allora subito
ella, per ripigliarsi_) Sì, sì, perchè prima era lui a farmi commettere
tutte le pazzie, e poi aveva il coraggio di farmele notare, sissignori:
che erano pazzie! Io allora, mortificata, gli dicevo: — Non lo faremo
più! — E lui: — Che? Queste sono niente! Vedrai quelle che faremo
domani! — (_Abbassa gli occhi e aggiunge_) E le facevamo davvero.
ALDO
(_dopo averla contemplata un pezzo, beato_)
Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova, mammina? Io ti sto conoscendo
adesso! Non t’ho mai veduta così!
EVELINA
(_con comico dispetto, facendo gli occhiacci_)
Me l’immagino bene, conciata poi in questo modo.... — No, via, lasciate
che vada a levarmi di così.... Peccato! Per una volta sola, una spesa
così forte.... (_Sale i cinque gradini d’invito davanti al portone
della villa_)
ALDO
(_con un sobbalzo_)
Che!
FERRANTE
(_c. s._)
Per una volta sola?
EVELINA
Ah sì! Se aspettate di riprendermici un’altra volta!
FERRANTE
E il bajo che resta di là?
EVELINA
Potete cominciare a rivenderlo.... (_Poi con tono d’ammonimento
a Ferrante, per richiamarlo alle spese pazze d’una volta, che
determinarono la sua rovina_) E ti prego.... e ti prego.... (_fa per
ritirarsi_)
FERDINANDO
(_dal giardino_)
Ci sono di là, signora, parecchie donne venute a profferirsi per
governanti....
ALDO
(_a precipizio, protestando_)
Nononononò! Niente, mammina, governanti!
FERRANTE
Abbasso le governanti!
ALDO
Non vogliamo saperne!
FERRANTE
Muffa! Muffa da signora Lina!
ALDO
Pensieri da mamma Lina! Via! via! via!
EVELINA
Ohè, ragazzo! Ma sai che tu m’hai conosciuta sempre da mamma Lina?
ALDO
Eh, scusa, l’ho detto io stesso, or ora.... Ma a Firenze, non qua,
mammina! Qua non ci sta mica, di casa, mamma Lina, nè presumerai
d’esser quella, ora — vestita così....
EVELINA
E perciò vado subito a spogliarmi, e me ne riparto stasera, cari miei!
(_Scappa via per il portone della villa_)
FERRANTE
(_a Ferdinando, seccato e risoluto_)
Vai, vai a cacciar via tutte quelle donne, e senza farle uscire di qua:
non voglio neanche vederle!
FERDINANDO
Sapesse che roba! (_Fa per avviarsi a eseguire l’ordine_)
FERRANTE
Via! via! (_E come Ferdinando esce_) Senti, Aldo. Seriamente. Bisogna
ch’ella rimanga qui, con noi!
ALDO
(_angustiato di quell’aria risoluta del padre, con un sospiro_)
Eh....
FERRANTE
(_con forza_)
No. Bisogna! bisogna!
ALDO
Figurati se lo vorrei anch’io! Ma capirai....
FERRANTE
(_subito, fosco e duro_)
Capisco solo una cosa io, adesso: che non posso più tollerare,
assolutamente, ch’ella ritorni là. Bisogna impedirglielo a ogni costo!
ALDO
Ammalandomi di colpo per davvero?
FERRANTE
(_con pronta e aspra severità_)
Aldo, t’ho detto «seriamente»!
ALDO
Ma, papà, se dici seriamente....
FERRANTE
Seriissimamente!
ALDO
E allora temo, purtroppo, che non verrai a capo di nulla.
FERRANTE
Perchè ti sembro fatto soltanto per scherzare, io?
ALDO
No, papà! — Perchè vedo che ti rivolgi a me.
FERRANTE
Come a dire, a uno che sa soltanto scherzare?
ALDO
Ma no, Dio mio! Ti parlo anch’io adesso seriamente. Vedo.... vedo con
tanta pena, che tu....
FERRANTE
(_interrompendolo, smaniando_)
Non dovevo, non dovevo farla venire! — Ma sei stato anche tu! «Per
farle prendere una boccata d’aria!»
ALDO
Eh già.... Per questo soltanto! Credendo che tu, ormai....
FERRANTE
Ma non vedi, con l’aria che ha preso, con l’aria che ha respirato
subito, di nuovo accanto a me....
ALDO
Già, sì, è un’altra!
FERRANTE
Ma che un’altra! L’ho ritrovata, s’è ritrovata lei stessa, subito,
tutta, qua — lei, lei — quella che era prima! Pare a te un’altra! Come
era parsa a me là, quando la rividi come una mummia.... Fosse venuta
quella, mi sarei anch’io divertito «a farle prendere un po’ d’aria!»
Ma che! S’è avuta per male, lì per lì, di trovarti qua sano; ha fatto
un po’ l’indignata per la crudeltà dello scherzo; se n’è voluta andare
prima all’albergo, ma poi, nel vederci andar via mogi mogi, s’è messa a
ridere....
ALDO
E io, quando ha riso....
FERRANTE
Tu, sì; ma io mi son sentito lacerare tutto, subito, dentro, a quel
riso! — Tu non lo sai, come ha riso!
ALDO
Ha riso.... e poi.... ce la siamo portata via.
FERRANTE
Ah, caro mio.... Ho riso anch’io, guardandoti, come ti ha guardato
lei. Ma poi i nostri occhi si sono incontrati; ed è stato uno sgomento
(un attimo!) — Sono sicuro, guarda, che tu come sei ora, cresciuto,
un giovanotto, non sei stato più niente per lei; come per me — niente;
perchè, per noi, piccolo, così soltanto, potevi essere in quell’attimo,
e non questo che sei. Ho visto nel suo sorriso, dopo che mi guardò,
quella stessa momentanea freddezza ch’era nel mio, impacciata, come se
tu, così grande, non fossi.... non fossi nostro (oh, per un momento,
bada!) e noi due, io e lei.... — non so dirtelo — divisi — presenti e
divisi — come divisi, sì, in due vite distanti e contemporanee, vere
tutt’e due, e vane tutt’e due nello stesso tempo! — Ora, in questi otto
giorni, tu l’hai vista: quella che è stata per tant’anni la tua mamma
là, è sparita. Qua è vera quella che conosco io. E questa è mia, è mia;
dev’esser mia; non può più ritornare là!
ALDO
(_quasi sgomento_)
Ma papà, tu così....
FERRANTE
(_forte, non ammettendo repliche_)
Non posso più tollerarlo!
ALDO
Già; ma vuoi....
FERRANTE
(_pronto, interrompendo c. s._)
Che rimanga qui assolutamente!
ALDO
E l’altra?
FERRANTE
(_stordito dalla subita e placida domanda del figlio, che lo arresta_)
Che altra?
ALDO
Quella di là! Come la conoscevo io; come la conoscono tutti gli altri,
là.... È vera anche quella, sai, papà!
FERRANTE
(_c. s._)
Come, vera? No! Ormai no! Non può, non deve più esser quella!
ALDO
E come, papà, se ha pure quell’altra sua vita, là, che tu non puoi
cancellare?
FERRANTE
(_scrollando furiosamente le spalle_)
Ma che vita! che vita!
ALDO
Bene o male. Quella che è. Come ha potuto fargliela quel....
FERRANTE
(_subito, voltandosi di scatto, furibondo_)
Non me lo nominare!
ALDO
Oh, papà: un uomo che s’è fumato tutto da sè, piano piano, come un
sigaro dolce. È rimasto intero, ma di cenere; che guaj se lo scrolli un
po’ o se ci soffi sopra, appena appena!
FERRANTE
Ah, se lo scrollo! Lo scrollo! lo scrollo! — Ci soffio! ci soffio! (_E
si mette a passeggiare sulle furie_)
ALDO
(_quasi tra sè_)
Sarà un bel guajo....
FERRANTE
(_vedendolo, si ferma un po’, per poi riprendere a passeggiare_)
Sì; contentati di dire così, tu, e basta....
ALDO
Ma che vuoi che ci faccia io?... Non ci ho mica colpa io, papà....
FERRANTE
Lo so! Ma è tempo, sai, che lei su, la signora, cominci, cominci a
riconoscere che la colpa fu anche sua, sua, allora!
ALDO
Ma no, papà, io dico colpa, se lei se ne vuol ripartire. Ti rivolgi
a me. Io ho potuto farla venire, e avrò fatto male; ho fatto male
certamente. Non posso mica trattenerla....
Si ode a questo punto dall’interno del portone la voce di
Evelina.
VOCE DI EVELINA
Ferdinando, il thè.
FERRANTE
Eccola! Non posso farmi vedere da lei così agitato.
S’avvia concitatamente verso il fondo e scompare tra gli
alberi.
Rientra in iscena poco dopo EVELINA, in abito grigio, da
viaggio.
EVELINA
(_vedendo Aldo ancora in abito da cavalcare_)
Come, e tu ancora così?
ALDO
(_confuso, guardandosi l’abito addosso_)
Ah, sì.... Mi sono trattenuto a parlare con papà.
EVELINA
E dove.... dov’è andato?
ALDO
Mah.... non so, di là....
EVELINA
E non viene a prendere il thè?
ALDO
Credo che.... che ne abbia poca voglia, oggi, papà.
Pausa. Evelina lascia cadere, apposta, il discorso. Entra
FERDINANDO con la tejera e con le paste.
EVELINA
Oh, bravo Ferdinando. Posa qua, posa qua (_indica il tavolino
apparecchiato_).
FERDINANDO
Comanda altro?
EVELINA
Nient’altro, grazie. (_E come Ferdinando va via, si mette a versare
il thè e il latte, prima per Aldo, poi per sè. Dura ancora un po’ la
pausa. Poi, rivolgendosi ad Aldo, domanda_) Non sarà cambiato, è vero,
l’orario delle ferrovie?
ALDO
Te ne vuoi dunque, proprio, ripartire stasera? No, mammina!
EVELINA
Sì, sì, sì!
ALDO
No; almeno stasera, no!
EVELINA
Stasera, stasera....
ALDO
Domani, senti....
EVELINA
Stasera. Basta!
ALDO
Tutto domani, qui; e poi, doman l’altro mattina....
EVELINA
Basta, basta ti dico! È ormai deciso.... Ma come sono buone queste
paste! Prendine una.
ALDO
(_rifiutando, ingrugnato_)
Grazie. (_Poi_) Qui, per tua regola, è tutto buono.
EVELINA
Sì. Tranne te.
ALDO
No. Tranne te. Sono appena otto giorni, e....
EVELINA
Avrei dovuto ripartirmene il giorno stesso dell’arrivo, appena scoperta
la vostra bella birbonata!
ALDO
(_con le mani congiunte e aria e voce di preghiera bambinesca e
birichina_)
Mammina!
EVELINA
Smettila, Aldo!
ALDO
Mi sono tanto strapazzato, oggi, a cavallo.
EVELINA
Peggio per te!
ALDO
Mi fa tanto male il capo!
EVELINA
Smettila, ti dico!
ALDO
E va bene, vattene! Se poi, appena montata in treno, io mi metto a
letto per davvero con la febbre....
EVELINA
Oh sai, impostore, ricordati la favola di quello che gridava al lupo!
Io non vengo più, bada, neanche se sei davvero ammalato. Ci hai fatto
questo bel guadagno!
ALDO
(_con la più tranquilla impudenza_)
Eh sì.... Tu scherzi....
EVELINA
(_voltandosi sbalordita_)
Io scherzo? Io dico sul serio!
ALDO
E intanto questo accadrà sicuramente prestissimo, con la vitaccia
_americana_ che facciamo qua, io e papà. Io non ci sono abituato....
Senza le cure di nessuno....
EVELINA
Ma va’ là, commediante, che non sei stato mai così bene come adesso!
ALDO
Sì; ma anche tu, sai, mammina! Vedessi come stai bene, tu!
EVELINA
Via, basta ti dico, Aldo....
ALDO
No, via, confessa, confessa, mammina, che tu ti sentiresti
maledettamente più felice, qua, con papà!
EVELINA
(_balzando in piedi_)
Insomma, vuoi che me ne risalga su?
ALDO
Ma non devi neanche credere, sai, come quando sei arrivata, che io
abbia ancora quattro anni, oh!
EVELINA
(_lo guarda come se cascasse dalle nuvole_)
Ma che dici? io? io ho creduto che?... (_Siede di nuovo e si mette a
ridere_).
ALDO
Tu, tu, sì, me l’ha detto papà! — Lo sgomento! Un attimo!
EVELINA
Io? Ma che dici? Sei impazzito?
ALDO
(_caricando burlescamente l’espressione_)
Vi siete guardati e — niente! come se io, così cresciuto, un bel
giovanotto, non fossi più vostro. Più niente per te; come per lui — più
niente!
EVELINA
(_un po’ smorendo, stupita ma pur sorridente, riconoscendo la verità di
quel che realmente, al suo arrivo, guardando il marito, aveva anche lei
avvertito in confuso, nel turbamento_)
Ma che pazzie....
ALDO
(_subito, intuendo_)
Mammina, come lo dici! Deve essere stato vero!
EVELINA
(_reagendo al suo sentimento_)
Follie, follie di tuo padre! — Non è stato vero nient’affatto!
ALDO
(_sognante, dopo una breve pausa_)
Potessi andare a nascondermi là, dietro quell’albero, e ricomparirvi
davanti un cosino.... così, col cerchio e la bacchetta....
EVELINA
(_profondamente turbata, sconvolta; non potendone più_)
Aldo, Aldo, per carità, basta! basta! Non posso più sentirti parlare!
(_E si mette a piangere, nascondendosi il volto_).
Pausa. Rientra dal fondo FERRANTE. Fa segno ad Aldo d’andar
via in silenzio: Aldo va via. E allora egli, piano, s’accosta
a Evelina. A poco a poco, lentissimamente, a cominciar da
questa scena, la luce andrà scemando per modo che, alla fine
dell’atto, resti soltanto come un ultimo barlume di crepuscolo.
EVELINA
(_rialzando il capo, e credendo di parlare ancora a Aldo_)
Tu dovresti piuttosto.... (_vedendo Ferrante, e arrestandosi_) — Ah —
dov’è andato?
FERRANTE
(_in apparenza calmo, sorridente_)
T’ha visto piangere, e se n’è andato.
EVELINA
(_confusa, imbarazzata dalla presenza di lui, perchè non più sicura di
sè_)
E tu?... Di dove sei venuto?
FERRANTE
Se volevi darmi un po’ di thè....
EVELINA
Ah.... il thè.... ma sarà freddo.... (_E si volta a chiamar verso il
portone della villa_) Aldo!
FERRANTE
Lo prendo anche freddo.... — lascia!
EVELINA
(_nell’imbarazzo, volendo dare a intendere che ha chiamato il figlio
per un’altra ragione_)
No.... È, perchè.... Sono un po’ nervosa.... Diceva tante
sciocchezze.... Ma tu dov’eri?
FERRANTE
(_freddo, senza dar la minima importanza alla cosa_)
Di là. Ho sentito....
EVELINA
(_che ha versato il thè nella tazza, porgendolo senza guardarlo_)
È proprio freddo, sai....
FERRANTE
Non importa.... (_All’atto di Evelina di prendere il bricco del latte_)
No, senza, senza latte.... (_E dal taschino in alto del panciotto
trae una fialetta oblunga e versa alcune gocce del liquido che vi è
contenuto premendo col pollice la piccola leva del turacciolo d’argento
automatico_)
EVELINA
(_che è stata a guardare_)
E che è?
FERRANTE
Gin.
EVELINA
Lo porti con te?
FERRANTE