Rientra dall’uscio a destra LELLO, seguito da EVELINA. La

MASCHERE NUDE

TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO

LA SIGNORA MORLI

UNA E DUE

COMMEDIA IN TRE ATTI

FIRENZE

R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI

Via Cavour, 20

PROPRIETÀ LETTERARIA

DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono

riservati per tutti i paesi,

compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._

Copyright 1922 by R. Bemporad & F.

1922. — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.

PERSONAGGI

EVELINA MORLI.

FERRANTE MORLI, _suo marito_.

LELLO CARPANI, _avvocato_.

ALDO MORLI, _figlio di Evelina e di Ferrante_.

TITTI CARPANI, _figlia di Evelina e di Lello_.

DECIO, _amico di Aldo_.

L’avvocato GIORGIO ARMELLI, _socio del Carpani_.

LUCIA ARMELLI, _sua moglie_.

La signora TUZZI _amica di Evelina_.

LISA, _vecchia cameriera_.

FERDINANDO, _cameriere_.

TOTO.

Una giovane.

La signora vedova.

Una vecchia zia.

La nipote.

Miss Write.

Il primo e il terzo atto si svolgono a Firenze, il secondo a Roma. —

Oggi.

ATTO PRIMO

SCENA

Ricco salotto in casa dell’avvocato Carpani. La comune è nella

parete di fondo, verso sinistra. Due usci laterali. Quello a

destra dà nello studio del Carpani.

Al levarsi della tela, la scena è vuota. Entrano dalla comune

LISA, vecchia domestica con la cuffia e gli occhiali, stupida e

pedante, e FERRANTE MORLI, bell’uomo, forte, sui quarantacinque

anni, sbarbato, con folti e ricci capelli, già tutti grigi,

vestito con eleganza un po’ abbondante, all’americana. È in

preda a una viva ansietà, ma si sforza di dominarla. Questo

sforzo lo fa apparire più d’un po’ strano e distratto.

LISA

(_dando passo sulla soglia a Ferrante_)

Ecco, entri qua. Chi debbo annunziare?

FERRANTE

Ah, sì.... Pedretti, l’ingegner Pedretti. Sono tutti in casa?

LISA

Dice anche la signora?

FERRANTE

(_con foga_)

La signora, già! (_contenendosi_) Anche.... anche la signora.

LISA

Sissignore. Credo che sia in casa. Ma lei, scusi, con chi vuol parlare

propriamente?

FERRANTE

(_in fretta_)

Con l’avvocato, con l’avvocato.

LISA

Va bene. S’accomodi. Vado ad annunziarla. — Ha detto, mi pare....

FERRANTE

Che cosa? — Niente.

LISA

No. Il nome, scusi. L’ingegnere, come ha detto?

FERRANTE

(_senz’imbarazzo, cercando di ricordare_)

Ah, Pe.... Pedretti mi pare d’aver detto.

LISA

(_lo guarda stupita, come se domandasse: «Ma come! Non ne è sicuro?»_)

FERRANTE

(_notando lo stupore, con stizza_)

Non si confonda, per carità! Sono un po’ distratto.

LISA

Ingegnere?

FERRANTE

(_sbuffando_)

Dio mio, l’avvocato non mi conosce! (_Poi, di scatto, come per darle

una lezione_) Lei, scusi, come si chiama?

LISA

Io? Lisa.

FERRANTE

E che vuole che importi a me che non la conosco, che lei si chiami

Lisa, o che si chiami, poniamo, Beatrice? — Dica che c’è un signore che

vuol parlargli, e basta così!

LISA

Eh, lo so; ma è che il signor avvocato mi rimprovera quando non so

ripetergli con precisione i nomi dei signori clienti. — Pedretti....

l’ingegner Pedretti....

Così dicendo quasi tra sè, s’avvia verso l’uscio a destra; fa

per picchiare con le nocche delle dita, ma se ne trattiene,

perchè dall’uscio a sinistra irrompono gridando e ridendo, ALDO

e DECIO, entrambi sui diciott’anni, elegantissimi; in maniche

di camicia, con le racchette in mano.

ALDO

(_tenendo in una mano dietro la schiena una palla di tennis, che Decio

vorrebbe strappargli_)

No, no! Non te la do! non te la do!

DECIO

Ma tocca a me ora, scusa!

ALDO

No! Tu non l’hai ripresa! Non te la do!

DECIO

Sfido, me l’hai buttata male! Dammela! dammela!

LISA

(_che s’è turate le orecchie allo schiamazzo, alzando ora le braccia e

facendosi avanti_)

Per favore, non mi fanno sentire se il signor avvocato risponde!

FERRANTE

(_non riuscendo più a dominarsi fin dall’irruzione dei due giovanotti,

facendosi avanti anche lui e dicendo quasi a sè stesso, sospeso e

sorridente, con gli occhi ora all’uno ora all’altro_)

Vorrei indovinare.... vorrei indovinare....

DECIO

(_con sorpresa, scorgendo ora soltanto il visitatore e rivolgendosi ad

Aldo_)

Oh! E chi è il signore?

FERRANTE

(_c. s._)

Vorrei indovinare.

ALDO

(_stordito_)

Che cosa?

Lisa approfitta di questa pausa per picchiare all’uscio a

destra. Poco dopo lo aprirà e andrà via, richiudendolo.

FERRANTE

(_ponendosi davanti l’uno e l’altro giovanotto e seguitando a guardarli

con ansietà sempre più viva e commossa_)

Ecco.... mi permettano.... così accanto.... (_Poi, dopo aver guardato

ancora, bene, l’uno e l’altro negli occhi, posando una mano sulla

spalla di Decio, gli domanda:_) Aldo? sei tu?

ALDO

No, scusi: sono io.

FERRANTE

(_deluso, che la così detta «voce del sangue» lo abbia tradito_)

Ah — lei?

ALDO

(_ridendo_)

Oh bella! E perchè, se Aldo era lui (_indica Decio_), gli dava del tu,

e, sapendo che sono io, mi dà del lei?

Ma Decio all’improvviso, approfittando della distrazione

di Aldo, gli strappa la palla di mano. Tutt’e due, allora,

gridando, prendono a inseguirsi, girando attorno a Ferrante.

DECIO

Ah! Eccola, me la riprendo!

ALDO

No! Questo è un tradimento!

DECIO

Te l’ho fatta! Te l’ho fatta!

ALDO

No! Ridammela! Ridammela!

FERRANTE

(_sorridendo tra i due, sballottato_)

Signori miei.... signori miei....

A questo punto, l’uscio a destra si spalanca e ne vien fuori

l’avvocato LELLO CARPANI, irritatissimo. È anch’egli sui

quarant’anni, molto posato, avvocato di grido, che sa come

bisogna comportarsi per farsi valere. Sarebbe, o vorrebbe

essere ben altro, se non stimasse pericoloso abbandonarsi

alle velleità letterarie della sua prima giovinezza piuttosto

romantica. La quale s’intravede ancora da certi mezzi sorrisi,

e da come si passa la mano sui capelli, ch’eran tanti e che

sono pochini ormai, ma ben rassettati, con la scriminatura da

un lato e un ciuffetto sulla fronte. La posizione. Tutte le

apparenze da sostenere e da rispettare. E come si fa, Dio mio!

È pur necessaria questa grande serietà, che contiene tanta

segreta malinconia.

LELLO

Ma Aldo, vergogna! A un signore in visita....

ALDO

(_a Ferrante_)

Oh, già! Scusi. — M’ha strappato la palla, ha visto?

FERRANTE

Ma io godo moltissimo....

LELLO

No, la prego: non dica così, perchè è una vera indecenza....

ALDO

Hai ragione, papà. Torno a chiedere scusa al signore.

LELLO

Ti prego di tacere. Basta a denunziare la tua sconvenienza il fatto che

mi giuochi a tennis in camera!

ALDO

No, permetti?

LELLO

Basta così!

ALDO

M’accusi di sconvenienza.... Ti prego di guardare! (_S’accosta d’un

balzo a Decio e gli strappa di mano la racchetta per mostrarla a Lello

insieme con la sua_). Di chi sono queste racchette?

LELLO

Che vuoi che sappia di chi sono!

ALDO

Questa, della mamma; e questa di Muci.

LELLO

(_scattando_)

Ma che Muci! Si chiama Titti!

ALDO

Titti, sì: _muci-muci_ — Me le ha lasciate in camera; con la palla.

Non c’è caso che a me sarebbe venuto in mente di giocarci, senza questo

disordine. E di’ tu, Decio, dov’erano posate?

DECIO

(_ipocrita_)

Ma.... non so se debba dirlo....

ALDO

No, dillo! dillo!

DECIO

Eh.... veramente.... sul letto....

ALDO

Hai capito? Con la palla! Cose che non dovrebbero essere ammissibili

in una ragazza governata da Miss Write. Signore, la ossequio. — Vieni

Decio!

Via tutti e due dall’uscio a sinistra. Lello resta male.

FERRANTE

Eh, la gioventù!

LELLO

(_pigiando sulla parola_)

D’oggi! Che vale quanto dire arroganza, impudenza, petulanza!

FERRANTE

Anche quella di jeri, là!

LELLO

No, prego! Sono stato anch’io giovane, e mi sentirei, creda, d’esser

tuttora giovanissimo; ma gli eccessi, proprii della gioventù, erano,

almeno per me, di ben altro genere.

FERRANTE

Secondo nature. Mi sa che quel giovanotto debba tener molto da suo

padre.

LELLO

(_impuntandosi_)

Ah, lei è a conoscenza che non è mio figlio?

FERRANTE

Sì. So che....

LELLO

Ha conosciuto forse il padre?

FERRANTE

Sissignore. E vengo anzi, se permette, a nome di lui....

LELLO

(_tirandosi indietro e quasi parando con la mano la notizia inattesa_)

Di lui? Che dice? Di Ferrante Morli?

FERRANTE

Non s’allarmi, prego!

LELLO

È ritornato?

FERRANTE

Sissignore.

LELLO

Ferrante Morli è ritornato? Ma come? dove? quando è ritornato?

FERRANTE

Da sei giorni.

LELLO

Da sei giorni? E dove? Qua?

FERRANTE

Non qua. Ha mandato me. Si calmi, per carità; mi lasci dire.

LELLO

(_senza dargli ascolto, indietreggiando e squadrandolo_)

Manda lei? E che vuole? Che cosa può pretendere dopo quattordici anni?

FERRANTE

Ecco: niente! Vorrei che mi lasciasse dire....

LELLO

Ma che mi vuol dire! che mi vuol dire! È uno scompiglio! Uno

sconquasso, ora.... (_casca a sedere_). Uno ch’era sparito, lei lo

capisce? cancellato dalla memoria, come se fosse morto....

FERRANTE

(_con strana espressione_)

Ecco, precisamente.

LELLO

(_stordito, voltandosi a guardarlo_)

Che, precisamente?

FERRANTE

Quand’uno parte (_come partì lui_) e ritorna dopo quattordici anni....

LELLO

(_balzando di nuovo in piedi_)

Si ha tutto il diritto di considerarlo come morto!

FERRANTE

(_con l’espressione di prima_)

Ecco, precisamente.

LELLO

Lei sa come se ne partì? Saprà anche, allora, che fui io a cavarlo dal

carcere!

FERRANTE

Ah no, questo, scusi....

LELLO

Sissignore! Minacciato d’arresto....

FERRANTE

Se ne partì....

LELLO

(_con forza_)

Se ne fuggì! E allora lo cavai io, qua, da tutto quel groviglio

d’imprese spallate, per cui non aveva veduto altro scampo, che nella

fuga.

FERRANTE

(_turbato, ritenuto, come sospeso in una costernata meraviglia_)

Ah, lei.... lei riuscì a chiarire la.... la situazione del Morli?

LELLO

Io! sissignore!

FERRANTE

Ma.... so che c’era anche un forte ammanco — distorsione d’altri, lei

lo saprà — ma di cui purtroppo il responsabile era lui.

LELLO

(_mostrando di non volersi indugiare nella discussione risponde,

seccato, come se per lui la cosa non avesse importanza_)

Per quell’ammanco intervenne la moglie.

FERRANTE

(_facendo un violentissimo sforzo su se stesso per dominare lo stupore

e la commozione_)

La moglie? Come?

LELLO

(_c. s._)

Con la dote. Contro il mio parere, badiamo. Non avrei voluto a nessun

costo.

FERRANTE

(_non riuscendo a nascondere il dolore e la commozione_)

Ma sì! Fu male! Non doveva mai! (_Con ansia_): E allora.... allora la

signora perdette la dote?

LELLO

(_dopo averlo osservato un po’; con freddezza_)

No, non la perdette.... Ma lei forse ha da comunicarmi qualche cosa,

per cui questa notizia la turba tanto?

FERRANTE

(_cercando di riprendersi per rimediare_)

No.... è.... è che lui ignora, ignora affatto, che la moglie.... Mi

disse anzi, ch’era sicuro, allontanandosi forse per sempre, ch’ella —

almeno materialmente — mercè la dote che le restava intatta e cospicua,

non avrebbe patito di quella sua rovina. (_Di nuovo con ansia_) Ma lei

mi dice che non la perdette?

LELLO

Grazie a me, non la perdette, caro signore. Se si fosse rivolta a un

avvocato di meno scrupoli....

FERRANTE

(_con fervore di gratitudine_)

Ne sono convinto! ne sono convinto!

LELLO

(_interpretando male quel fervore_)

Oh, sa? tanto per prevenire qualche sottintesa ironia....

FERRANTE

(_subito_)

Ma no! Per carità!

LELLO

No, dico, se mai! posso dichiararle senz’ambagi che m’interessai tanto

alla sorte della signora, abbandonata a ventitre anni, con un bambino

di quattro, sola, bella, inesperta....

FERRANTE

(_con uno scatto inconsulto_)

Inesperta, no! (_poi subito, per rimediare_) Per quanto io ne sappia!

LELLO

Basta a dimostrarlo il fatto che voleva dar via, così senz’altro, la

sua dote....

FERRANTE

Ma potè anche essere per amore del marito....

LELLO

Ah, sì.... questo sì.... difatti....

FERRANTE

Mi duole — badi! — doverlo riconoscere, perchè il Morli.... — eh, lo

conosco bene! «La vita, a chi resta; la morte, a chi tocca!» — era

questo il suo motto; per significare che non dobbiamo più impacciarci

di chi se ne va.

LELLO

Precisamente! Ma non fu così per lui! E so io quel che dovetti penare

per far valere — prima su quell’intenzione di sacrifizio; poi, a poco

a poco, sui sentimenti della signora — quell’interesse che, come le

dicevo, presi subito alla sua sorte (_reciso, con forza_), per amore,

sì — non esito affatto, ripeto, a dichiararlo — per l’amore che mi

nacque improvviso allora per lei — giovane anch’io.... (_Subito_);

Badi però; poteva essermi di vantaggio ch’ella sacrificasse al marito

scomparso la sua dote, e si riducesse povera e bisognosa d’ajuto e di

sostegno. — Non volli! La difesi contro me stesso!

FERRANTE

Ah, bello!

LELLO

Le feci costituire la dote a garanzia dei creditori; domandai una

dilazione per dipanare tutta quella matassa arruffata d’affari; mettere

in chiaro le spese, coprir quell’ammanco.... — Un anno d’inferno! — Non

certo — lei capirà — per salvare il signor Morli!

FERRANTE

Ma giustissimo! Per salvare la dote!

LELLO

La dote, sì, ma perchè lei potesse disporre di sè, non solo liberata da

ogni difficoltà materiale, ma anche secondo la sua elezione, senza più

nessun ostacolo a ricongiungersi, se voleva, col marito, richiamandolo

a sè, in patria, senza più pericolo che fosse arrestato.

FERRANTE

Bello! Ah bello! Bello!

LELLO

No — ecco.... onesto; e — creda — non facile!

FERRANTE

Se permette, io dico bello. — Onesto, mi scusi, se lei non avesse amato

la signora.

LELLO

Anzi perchè l’amavo!

FERRANTE

Lei, sì; ma la signora? la signora, è chiaro che doveva ancora amar

molto, molto suo marito!

LELLO

(_con stizza, subito_)

Gliel’ho già detto io stesso, mi pare!

FERRANTE

Appunto. E perciò bello! Lei, mi perdoni, forse non sentì tanto il

bisogno dell’onestà, quanto _di farsene bello_ di fronte a quell’amore

di lei, quasi per sfidarlo col paragone tra la viltà del marito che se

n’era scappato e codesta sua abnegazione che glielo ridava libero di

ritornare a un suo richiamo.

LELLO

Ebbene? Quand’anche fosse così?

FERRANTE

Ah no, niente! Per chiarire la mia idea....

LELLO

Ma nient’affatto! Perchè non m’arrestai qui, io, caro signore! Dopo

averlo cavato dagli imbrogli, fui ancora io ad avviar tutte le ricerche

possibili e immaginabili presso i nostri consolati per rintracciarlo

all’estero e fargli sapere che poteva ritornare tranquillo a casa

sua! Le ho detto perciò che io, io più di tutti, ho il diritto di

considerarlo come morto!

FERRANTE

Già! Ma veda, non era possibile, ch’egli avesse notizia di codeste

ricerche....

LELLO

Voglio essere franco in tutto. Contai su questa.... non dirò

impossibilità....

FERRANTE

Ma sì, impossibile! E del resto, quand’anche codeste ricerche lo

avessero raggiunto, egli non sarebbe ritornato lo stesso. Perduto ogni

credito, rovinato per colpa d’altri più che sua, non si sarebbe mai

acconciato a vivere qua sulla dote della moglie.

LELLO

Ma se ora è ritornato, scusi, prima della prescrizione di quella

condanna che s’aspettava e per cui era fuggito?

FERRANTE

È segno, lei dice, che deve aver saputo che nessuna condanna più

pendeva su lui?

LELLO

Mi pare!

FERRANTE

Lo seppe, difatti, pochi mesi or sono; e s’affrettò a liquidare i suoi

affari per il ritorno.

LELLO

Ma sperando che cosa? Dopo....

FERRANTE

(_interrompendolo subito_)

Ecco.... mi lasci dire! Dopo quattordici anni, lei vuol farmi

osservare; spezzato ogni vincolo....

LELLO

(_con impeto_)

Non si sarà mica aspettato che la moglie stesse ancora in attesa di

lui! Da pazzo — una simile speranza! Perchè morta tutt’al più — ecco,

morta — avrebbe potuto trovarla, se contava ch’ella fosse innamorata

di lui fino al punto di poterlo aspettare per quattordici anni, così,

senza saperne più nulla!

FERRANTE

(_dopo aver tentato parecchie volte d’interromperlo, invano_)

Quel che dico io! Quel che dico io!

LELLO

(_c. s._)

Ma no, caro signore! Bisogna non aver niente qua (_si picchia sul

petto_) per non immaginare che il cuore d’una donna innamorata, d’una

moglie giovane, che si vede abbandonata da un momento all’altro, col

suo bambino, avrebbe potuto schiantarsi, schiantarsi — come difatti

rischiò di schiantarsi! — Questo lei non lo sa, caro signore, e che io

mi dibattei nella disperazione per più di tre anni, a vedermela morire

per un altro, che — spassi, estri, follie; uh! cinque anni di vita in

comune, tutt’un giuoco d’artifizio: pim! pam! — Si fa presto così a

prendersi tutta l’anima d’una donna! E ora lei viene a dirmi, calmo

calmo, che quest’uomo non vuol niente!

FERRANTE

Ha ragione! ha ragione, avvocato! Ma scusi, quando uno dice niente!

Meno di così?

LELLO

No, io rispondo a ciò che m’ha detto lei: che il signor Morli s’è

affrettato a ritornare. — Ricco di nuovo, eh?

FERRANTE

Sì, ricco....

LELLO

E pronto, è vero, a riprendersi, come se non fosse avvenuto nulla, la

moglie, il figliuolo....

FERRANTE

Ma no, santo Dio! Pronto ad accettare, ritornando, tutto ciò che la

sorte, i casi della vita gli avrebbero fatto trovare.

LELLO

Glielo dico io che cosa gli hanno fatto trovare!

FERRANTE

Ne è già informato....

Si presenta a questo punto sulla soglia della comune LISA.

LISA

Permesso, signor avvocato?

LELLO

(_voltandosi di scatto_)

Che cos’è?

LISA

C’è un signore....

LELLO

Non posso, non posso dare ascolto a nessuno in questo momento. Chi è?

LISA

(_smarrita_)

Il signor Filo.... Filoni....

LELLO

Finali! Finali! Ditegli che torni più tardi. Via! (_Lisa si ritira. —

A Ferrante, con forza, riattaccando_) Da undici anni la signora convive

con me!

FERRANTE

Sì sì, va bene.

LELLO

No, aspetti! Trattata, considerata, rispettata da tutti come una

legittima moglie!

FERRANTE

E madre anche....

LELLO

Sissignore, d’una ragazza che ha ora sette anni: mia figlia!

FERRANTE

Va benissimo. Dunque....

LELLO

No. Aspetti. Ho fatto da padre in tutto questo tempo al suo figliuolo

— quel giovinotto che lei ha veduto e riconosciuto anche....

eccessivamente vivace come il padre — sì, purtroppo!

FERRANTE

Tutte queste cose, le dico....

LELLO

Aggiungo, no, aggiungo che profittando delle ricerche riuscite vane,

trascorso il tempo che la legge prescrive per la ricomparsa del

coniuge, avrei potuto anche regolare legalmente col matrimonio la

situazione mia e della signora....

FERRANTE

Ecco, già. E sarebbe stato bene, io credo, che lei lo avesse fatto.

LELLO

Perchè? Per dare al signor Morli adesso la soddisfazione di farlo

annullare?

FERRANTE

Ma no, scusi, avvocato. Se sono qui per farle sapere che il signor

Morli, informato di tutto al suo arrivo, vuole che tanto lei quanto la

signora stiano tranquilli e sicuri ch’egli non darà la minima ombra e

non farà nulla, da parte sua, per alterare le condizioni di vita che si

sono stabilite durante la sua assenza....

LELLO

Ah, per questo vorrebbe che io avessi anche legalizzato la mia unione?

Le dico che per il solo fatto del suo ritorno il mio matrimonio,

adesso, sarebbe annullato.

FERRANTE

Già, ma io dico, veda, per la sua figliuola, avvocato. Non m’intendo

di legge; ma ritengo che, annullato il secondo matrimonio contratto in

buona fede per la scomparsa, come lei dice, del primo coniuge, i figli

di questo secondo matrimonio, non perdono, è vero? il diritto della

loro legittimità.

LELLO

No, no!

FERRANTE

Sarebbe iniquo! Ora, non avendolo lei fatto, la sua figliuola....

LELLO

(_prevenendo, dopo avere stentato a comprendere_)

Già! È naturale.... Ora non potrei più farlo.... Ma questo importa

fino a un certo punto. La mia figliuola è riconosciuta, e basta così.

È donna; troverà marito.... Se fosse stato un maschio, forse, non mi

sarei fatto scrupolo di richiamar la madre a considerare una condizione

di fatto, su cui, capirà, per mia delicatezza, ho rifuggito sempre dal

richiamarla.... — Non perchè non fossi sicuro di lei! Ma perchè....

fare il nome di quell’uomo.... venire a un atto che importava, da

parte di lei, così nell’incertezza, doversi considerare come vedova di

colui.... — m’era odioso.

FERRANTE

Ah, ecco....

LELLO

Tanto più che non ne abbiamo sentito proprio bisogno per la stima

ch’ella, grazie a Dio, gode intera, accanto a me, presso tutti. —

(_Riscaldandosi_) È questo, è questo ora lo scompiglio vero, che mi

porta il signor Morli col suo ritorno! Mi manda a dire che non vuol

niente; che non darà la minima ombra! Ma come vuole che non ne dia

ombra? — Col suo ritorno cangia tutto!

FERRANTE

Ma no, perchè? Non cangia nulla.

LELLO

Cangia tutto! Per forza! Finchè lui non c’era — passati ormai tanti

anni — sparito — forse morto — la situazione della signora qua con me

era diventata agli occhi di tutti quasi normale.

FERRANTE

Già! Ma non vedo....

LELLO

Come non vede? Ora diventa falsa, col marito di nuovo qua!

FERRANTE

No, dico, scusi, non vedo che cosa possa farci lui.... il Morli....

LELLO

E non la mette lui, adesso, in questa falsa situazione?

FERRANTE

Non lui, scusi....

LELLO

Lui, lui! Perchè avrebbe potuto ritornar subito! Questa situazione è

stata determinata, provocata dal suo abbandono!

FERRANTE

Già.... ma per impedirlo non credo che lei possa pretendere ch’egli

arrivi fino al punto di sopprimersi!

LELLO

Non pretendo questo! Penso alla reputazione della signora!

FERRANTE

Capisco! capisco!

LELLO

Non negherà che ora ella si troverà a convivere, davanti a tutti, con

un uomo che, legalmente, non è suo marito.

FERRANTE

Ma questo è di fatto, scusi!

LELLO

Nossignore! Di fatto, finora, questo marito non esisteva; nessuno ci

pensava più! Ero io, per tutti, di fatto il marito! Ora invece, con lui

di nuovo qua....

FERRANTE

(_stringendosi nelle spalle_)

Che vuole che le dica.... Mi dispiace....

LELLO

(_non riuscendo a darsi pace_)

È stata da anni, da anni, la mia cura più assidua.... Tutta la mia

passione per questa donna.... (_andando innanzi a Ferrante, quasi

aggredendolo_). Sa! avrei saputo farle anch’io, le follie, quelle che

forse a lei un tempo piacevano, nel marito! — Nossignori: frenarla,

comporla, questa passione, per guadagnarle con la correttezza di tutte

le forme, il rispetto della società. — Ora viene lui, e addio! — Io

divento l’amante. — Questa donna, ha il marito, e convive con l’amante!

FERRANTE

Lei se n’ha per male, scusi, come se l’amante, intanto, non fosse lei!

LELLO

Nossignori! Perchè per me, ormai è come una moglie!

FERRANTE

Appunto.... Ma mi pare che tra lei e il marito, questo fatto dovrebbe

più dispiacere al marito, che a lei.

LELLO

Ma che vuole che dispiaccia a lui, se mi manda qua uno a dirmi che non

glien’importa nulla!

FERRANTE

Ah no! no! che non glien’importi nulla, signore, io non gliel’ho detto!

Il Morli è disposto....

LELLO

A ripartirsene?

FERRANTE

No! Ah, no! Basta! Quanto a ripartirsene, stia sicuro che non se ne

riparte più!

LELLO

E allora? — Disposto a che cosa? — Ma dunque vede che è vero, lei che

mi diceva di no?

FERRANTE

Io? Che cosa?

LELLO

È pazzo! È pazzo! Ah, è venuto anche sul serio con l’intenzione di

riprendersi la moglie?

FERRANTE

Ma no!

LELLO

(_senza dargli tempo_)

Aspetti! aspetti! Abbia pazienza un momento, caro signore!

Esce concitatamente per l’uscio a sinistra. Ferrante Morli

resta interdetto e sospeso su quello che ora avverrà. — Poco

dopo, dalla comune, si precipita la TITTI — bella ragazzetta

di sette anni — vestita di bianco come una farfalla — seguita

dalla sua governante inglese MISS WRITE, giovane e bella, ma

assiderata in una dolente rigidezza.

TITTI

(_accorrendo e abbracciando per di dietro Ferrante_)

Buon giorno, papà, buon giorno! (_Poi, tirandosi indietro, e

irrigidendosi anche lei, come la sua governante, appena Ferrante le si

mostra_) Oh, prego, scusi!

MISS WRITE

Ma Titti!

FERRANTE

Niente — bella bambina! (_Ammirandola_) Ah, deliziosa... — Ma guarda!

Sai che somigli molto — molto — (_volgendosi a Miss Write_) — è

curioso! — (_riguardando la ragazza_) — ma sì, a quel birbante che ti

chiama _muci-muci_?

TITTI

(_alzando una mano come una bambola inorridita_)

Ah!

MISS WRITE

Shocking. Non retto dire così, signore! (_Rivolgendosi alla Titti_)

Make your compliments and let us retire.

FERRANTE

(_comprendendo molte cose sulle condizioni del figlio in quella casa,

dice con ironia_)

Ah, bene.... — Non credevo, scusi....

Rientra dall’uscio a destra LELLO, seguito da EVELINA. La

signora Morli ha circa trentasette anni. È quale i casi della

vita e la compagnia d’un uomo malinconico, posato e scrupoloso

come Lello Carpani l’hanno ridotta: vale a dire seria,

contegnosa, compresa del rispetto che una donna e una madre

cosciente dei suoi doveri verso la società e la famiglia, deve

ispirare con la sua dignità inappuntabile, temperata però da

un misurato languore nello sguardo, nella voce, nei sorrisi,

di nobile compatimento, ispirato da non si sa quale soave

rimpianto lontano. Tutto questo, si badi, senza la minima

ombra di affettazione, come una necessità naturale della sua

convivenza col Carpani, la quale, senza concorso di volontà

o di studio, abbia determinato istintivamente in lei questo

suo modo d’essere, quasi che, volendo piacere all’uomo con cui

convive, ella non abbia mai pensato di poter essere altrimenti.

Penerà molto, però, in questo momento, a serbare questo suo

naturale contegno, agitata com’è dalla notizia del ritorno del

marito, ch’ella del resto riconosce subito nella persona di

quel sedicente amico.

TITTI

(_accorrendo per abbracciare Lello_)

Oh, eccoti finalmente!

LELLO

(_arrestandola_)

No, Titti; vai, vai.... (_Poi, mostrando la ragazza a Ferrante, con

intenzione:_) Ecco la mia (_indica Evelina_), la nostra figliuola.

FERRANTE

(_turbatissimo, guardando invece Evelina_)

Ho avuto.... ho avuto il piacere d’ammirarla.

TITTI

(_accorrendo verso la madre_)

Mamma sai? ho visto la signora Armelli. Ha detto che verrà con

l’avvocato. Senti, mamma?

LELLO

(_a Titti_)

Vai, vai, cara! (_Ma vedendo che Titti, andata verso la madre, resta

smarrita di fronte al turbamento di lei, esclama sorpreso, guardando

Evelina_). Che cos’è?

EVELINA

(_quasi per venir meno; tra sè, guardando e non volendo guardare

Ferrante, dice, convulsa_)

Ma.... la voce.... gli occhi.... (_Poi, risolutamente arrossendo,

impallidendo, quasi con un grido:_) Ferrante?

FERRANTE

(_in un sussulto_)

Eva!

EVELINA

(_con la smania di chi non vorrebbe smarrirsi, e si smarrisce;

portandosi le mani alla faccia_)

Oh Dio.... Dio mio.... (_casca a sedere_).

LELLO

(_a Ferrante_)

Ah, come! È lei? Ferrante Morli?

FERRANTE

Chiedo scusa.... (_accostandosi a Evelina_) No, Eva.... Su! su! Me ne

vado subito.... Non ho saputo resistere alla tentazione di venire a

vedere....

EVELINA

(_levandosi con franca fierezza_)

Venire a vedere che cosa?

FERRANTE

(_quasi sorridendo, nel vederla così_)

Ma no! Niente, Eva....

LELLO

Qua bisogna venir subito, Lina, a una spiegazione!

EVELINA

(_combattuta, fremente, vedendo il marito così placido_)

No! Basta! Che spiegazione? Non.... non c’è bisogno di nessuna

spiegazione! (_Accorgendosi che Titti è ancora lì, stupita, smarrita_)

Ma vai, vai, figliuola mia.... — (_Volgendosi a Miss Write_) Mi pare

che lei, signorina, avrebbe potuto portarsela anche di là!

Titti e Miss Write si ritirano per la comune.

EVELINA

(_a Lello_)

Nessuno ha diritto di chiedere a me spiegazioni.

FERRANTE

Ma io non ne ho chieste. È stato lui, Eva....

EVELINA

Non so con quale ardire tu abbia potuto così.... all’improvviso, dopo

tanti anni, presentarti qua....

LELLO

Sotto veste d’un amico, sai!

FERRANTE

(_ancor sorridente, ma già cominciando a seccarsi sul serio_)

Ma per non fare scene, Dio mio, come questa a cui tutt’a un tratto,

senza ch’io potessi impedirglielo, ha voluto trarre qua te, Eva, e

me.... — Ho rifuggito sempre dal farne! Tu lo sai!

EVELINA

E perchè allora.... perchè allora sei venuto?

FERRANTE

Ma l’ho detto a lui.... gliel’avevo già detto....

LELLO

No, no, scusi, lei ha manifestato anche l’intenzione....

FERRANTE

Nessuna intenzione, no! (_Con scatto d’impazienza_) Maledetto il

momento che a uno viene l’ispirazione di fare un piacere agli altri!

LELLO

Ah per lei è un piacere questo?

FERRANTE

Ma sì, perchè mi sono preoccupato che v’arrivasse di sorpresa la

notizia del mio ritorno, senza sapere con quali intenzioni fossi

ritornato!

EVELINA

Ma io ancora non le so, le tue intenzioni!

FERRANTE

Nessuna! Eva! Nessuna, ti dico!

EVELINA

Sarebbe inconcepibile, difatti, che tu potessi averne ancora qualcuna!

FERRANTE

Avrei voluto, veramente, o scriverti, o mandare qualcuno. Decisi

all’ultimo di venire io stesso, fidandomi che tu — anche se mi avessi

visto — ormai, dopo tant’anni, così.... tutto grigio, senza barba....

Mi hai invece riconosciuto subito!

LELLO

(_seccato di questo tentativo d’approccio familiare_)

Aspetti, aspetti, scusi! Non è possibile! Se è venuto di persona....

qualche speranza, per lo meno....

FERRANTE

Ma no, le dico! Nessuna speranza! Un desiderio, al massimo, di

vedere.... Oh, perdio! mi sembra naturale infine....

EVELINA

(_subito, intuendo, con uno scatto quasi ferino_)

Aldo tu dici?

FERRANTE

Mio figlio!

EVELINA

(_c. s. tutta vibrante d’ira e di sdegno_)

Ma che tuo figlio! Tuo figlio? Tu lo abbandonasti, lo lasciasti a me

bambino, senza più curarti di lui....

FERRANTE

(_gridando più di lei, per interrompere la scena che lo secca

enormemente_)

Ma sì! ma sì! Va bene! Basta! Ora l’ho visto e me ne vado!

EVELINA

(_restando_)

L’hai visto? Dove? Qua?

FERRANTE

Poco fa; ma non temere! Non sa d’aver parlato con suo padre!

LELLO

Ma lo saprà; verrà a saperlo! Non sarà possibile tenerglielo nascosto!

— Ah, eccolo qua....

Entrano dall’uscio a sinistra ALDO e DECIO. Aldo ha il cappello

in capo, per uscire; Decio lo tiene in mano. Subito Evelina si

lancia incontro al figlio, come per ripararlo.

EVELINA

(_frenetica_)

No, no, Aldo! no! mio! mio soltanto! (_Volgendosi come una belva a

Ferrante_). Se sei ritornato per questo, puoi andartene perchè non hai,

non hai più nessun diritto su lui!

ALDO

(_sbalordito_)

Mamma, ma che cos’è? che dici?

EVELINA

(_seguitando, con foga crescente_)

No! Nessuno! nessuno! perchè tu sei rimasto a me; t’ho cresciuto io,

Aldo; io soltanto ho sofferto per te, e soltanto la tua mamma tu ti sei

trovata accanto!

ALDO

(_comprendendo e guardando l’estraneo_)

Ma che.... che forse.... lui?

EVELINA

(_abbracciandolo, riparandolo_)

No! Tu non devi neanche guardarlo!

FERRANTE

(_ad Aldo; impaziente e imperioso, vedendo ch’egli accenna di

sciogliersi dal cieco abbraccio della madre_)

Stai, stai lì!

EVELINA

(_voltandosi di nuovo contro di lui, senza lasciare il figlio_)

Non c’è bisogno che glielo dica tu di stare qui!

ALDO

Ma no, mamma, aspetta! Non sono un bambino!

EVELINA

(_atterrita_)

Come!... Che dici, Aldo?...

ALDO

Dico che.... preso così, scusami.... — Ho diritto anch’io di sapere....

EVELINA

(_subito_)

No, niente, Aldo! niente! Perchè lo riconosce lui stesso di non avere

nessun diritto su te! Ha detto che non vuole niente, e che se ne va! È

vero?

FERRANTE

(_ridendo dell’agitazione di lei e della fretta di mandarlo via_)

Ma sì! Calmati! Calmati! Non voglio niente!

EVELINA

(_subito_)

Te ne puoi dunque andare!

FERRANTE

Ecco, me ne vado....

ALDO

(_risolutamente staccandosi_)

Aspetta, mamma! Ti dico che io voglio sapere!

LELLO

(_a Ferrante_)

Ecco, vede? vede? lei che non vuol niente!

FERRANTE

(_a Lello_)

Io? Ma no! È lui! (_indica Aldo_).

EVELINA

(_al figlio_)

Che vuoi sapere? Non ti basta quello che sai?

ALDO

Sì: quello che m’hai detto tu. Ma forse egli avrà ora esposto qua le

ragioni per cui, per tanti anni, non s’è fatto vivo!

FERRANTE

Ah no, caro, nessuna ragione! nessuna!

ALDO

Ne avrai avute!

FERRANTE

Nessuna, davanti a tua madre che grida, giustamente, perchè

l’abbandonai con te, bambino.

EVELINA

(_interrompendolo_)

E non è forse vero?

FERRANTE

Sì, e dico infatti «giustamente!»

ALDO

Ma davanti a me?

EVELINA

Ah no, nient’affatto! Ci devo esser io!

FERRANTE

(_ridendo_)

Temi che inventi? — Ma no! Perchè tu stia tranquilla, eccole qua a mio

figlio spicce spicce, le mie ragioni. Volli abbandonarvi tutt’e due. Te

e lei! Per andare a divertirmi! Va bene così?

EVELINA

Ah no! Perchè così tu vuoi fargli supporre....

FERRANTE

(_con scatto d’impazienza_)

Ma se non voglio averne per lui! non lo capisci? Prima di tutto perchè

credo con te, che per lui debbano valere soltanto le tue; e poi perchè

non ammetto che debba giudicarmi mio figlio!

LELLO

Ma egli ha pure tutto il diritto di sapere....

FERRANTE

(_subito, interrompendo_)

Nossignore! Perchè io non gl’impongo, nè gli chiedo di venirsene con

me! — Potrei dirle a lei (_indica Evelina_), se mai, le mie ragioni; ma

me ne guardo bene! — Io posso riconoscere le sue e accettarle in pace,

— lei, le mie, no — per forza! (_Volgendosi subito a Evelina_) Perchè

tu, Eva, hai ora — qua, lui (_indica Lello_) — e di là, tua figlia! —

Due fatti, contro cui non potrebbero mai valere le mie ragioni, fossero

pure le più giuste e le più vere! — Dunque, basta! — Me ne vado.

ALDO

E non pensi, che queste che sono ragioni per lei....

EVELINA

(_cercando d’interromperlo_)

Ma che dici?

ALDO

(_forte, reciso_)

Lasciami dire, ti prego, mamma! Tra te e lui, ci sono anch’io! — Dovete

pure tener conto di me! — (_A Ferrante_) Tu non dovevi più ritornare,

se volevi riconoscere e tener ferme soltanto queste ragioni di lei,

nelle quali io non entro affatto!

EVELINA

(_con un grido_)

Come non entri? Che dici?

ALDO

(_pronto, con forza_)

Ma sì, mamma, scusa! Se son lui (_indica Lello_) e la Titti le tue

ragioni, quelle ch’egli accetta, — io non c’entro; io ne son fuori!

EVELINA

(_subito, con forza_)

E che forse la Titti m’ha impedito d’esser mamma anche per te?

ALDO

(_tentando d’arginar quella foga, dolcemente_)

No, no, mamma!

EVELINA

(_c. s._)

Quando? quando mai? Sono stata tutta per te; tutte per te le mie cure!

ALDO

(_c. s._)

Sì, sì....

LELLO

Questa è ingratitudine!

EVELINA

E anche lui (_indica Lello_) è stato per te un padre affettuoso!

ALDO

Ma sì! va benissimo! E gliene sono grato! — Ma considera la mia

situazione, ora, con lui qua! (_indica Ferrante_).

LELLO

Ah, questo sì, è giusto. Gliel’ho detto anch’io! Giustissimo!

EVELINA

(_stordita, non aspettandosi quest’approvazione da parte di Lello_)

Come? Che dici, giustissimo?

ALDO

Ma sì, mamma: se mio padre è tornato, ti par giusto ch’io stia qua

ancora con lui? (_indica Lello; poi, scorgendo per caso Decio di cui

s’era scordato_) È vero, Decio? Non ti pare? Su, su, di’! tu puoi

giudicarne meglio d’ogni altro, da estraneo....

DECIO

Ma no.... io.... chiedo scusa....

ALDO

No, no. — Di’, di’ francamente.

DECIO

Ma io non so....

LELLO

È inutile! è inutile! Perchè è proprio così, Lina tuo figlio ha ragione!

ALDO

Finchè mio padre non c’era....

LELLO

Anche la nostra situazione, adesso, gliel’ho fatto notare (_indica

Ferrante_) diventa falsa, con lui qua, agli occhi di tutti. — E tuo

figlio naturalmente....

EVELINA

Ma se finora c’è stato, qua con noi!

LELLO

Sì; finchè non si sapeva nulla di lui, neppure se fosse in vita!

EVELINA

(_ad Aldo_)

Ma se lui, Dio mio, lui stesso te lo dice, di rimanere con me!

FERRANTE

O se no, me ne riparto....

LELLO

(_con uno scatto di sincerità_)

Ecco! Bene! Dovrebbe far questo, lei!

ALDO

(_subito_)

Sarebbe inutile! (_Voltandosi a Ferrante_) Te ne riparti? Vengo con te;

e sarà peggio per lei!

EVELINA

Ma allora sei tu, Aldo?

ALDO

No, mamma! Dio mio, non so come tu non te ne persuada! Tu te ne stai

con lui (_indica Lello_) e con la Titti — com’è giusto. Ma è giusto

allora che anch’io me ne vada con mio padre....

FERRANTE

Volete lasciarmi dire due parole?

EVELINA

Ecco che parla lui, adesso!

FERRANTE

No, Eva, — con calma! con calma!

EVELINA

Lo so che cosa vuoi dire! Che non essendomi bastato lui bambino, è

vero? e avendo io ora un’altra figlia e lui (_indica Lello_)....

FERRANTE

Ma non te ne fo un rimprovero!

EVELINA

E intanto mi porti via il figlio, senz’aver mai fatto nulla per lui!

(_Voltandosi verso Aldo e abbracciandolo e stringendolo a sè con furia

di disperazione_) Non è possibile! Non è possibile, Aldo! Io non ti

lascio andar via! Io non potrei più vivere; non potrei più vivere senza

di te, figlio mio! Come puoi pensare d’abbandonarmi, d’abbandonar la

tua mamma?

ALDO

Ma no.... vedi....

EVELINA

Che vedo? Non capisci che viene a essere una condanna per me se tu

te ne vai con lui, se mi lasci qua senza di te? E ti pare ch’io me la

meriti, se lui stesso ti dice di no?

ALDO

Ma perchè condanna, mamma?

EVELINA

Condanna! condanna!

ALDO

Ma nient’affatto! T’ho detto che è giusto! E se tu non pensassi

soltanto alla tua situazione....

LELLO

È certo che tu la renderai più falsa, andandotene.

EVELINA

(_con subitaneo contrasto, rivoltandosi contro Lello_)

No, no! — Ha ragione! — Dice che io non penso alla sua! — Che penso

alla mia, e non penso alla sua! — Ha ragione! — (_Ad Aldo_) No, non me

n’importa, della mia — è che io non voglio perderti, Aldo!

ALDO

Ma perchè perdermi? Chi ti dice che mi perderai?

EVELINA

Non starai più con me!

ALDO

Ma ci vedremo sempre....

EVELINA

Come? dove? sei stato con me sempre, da piccino; e non lo sai, non lo

sai tutto quello che ho sofferto; tutto quello che io feci anche per

lui (_indica Ferrante_)....

LELLO

(_con fermezza, turbandosi_)

Gliel’ho già detto, Lina!

EVELINA

(_subito_)

Io non lo dico per lui; lo dico per mio figlio!

FERRANTE

Ma Eva, scusa....

EVELINA

(_di scatto, dura, aggrottata_)

Che vuoi tu?

FERRANTE

Non per mio figlio; ma per te....

EVELINA

Non voglio saper più nulla, io!

FERRANTE

Ma non intendo parlare di te, come sei ora!

EVELINA

Di quello che fui, in me, non c’è più traccia!

FERRANTE

Non è vero! Ah! non è vero! Lo so per prova! Lo credetti anch’io,

quando volli troncar tutto, di netto, fuggendo come un pazzo, senza

lasciare più, apposta, nessuna traccia di me! — Scusa, tant’è vero, che

t’è bastato risentir la mia voce, e sei cascata lì a sedere....

EVELINA

Ma sfido!

LELLO

Mi sembra perfettamente inutile....

FERRANTE

Inutilissimo! inutilissimo! Ma per mandare così una voce — a

quattordici anni di distanza — a una certa piccola Eva folle....

EVELINA

Folle, sì! folle! folle!

FERRANTE

Non rimpiangere, saresti ingrata!

EVELINA

Ma lo scontai!

FERRANTE

Questo sì! Ma anch’io! E peggio di te! Non rimpiangere! Per questo,

capisci? volli sparire. Quando una vita, come quella che vivemmo tu

e io, per cinque anni, crolla — è tale il crollo, che: basta! serrare

i denti! sparire! — So quello che volesti fare per me! Una pazzia....

Se il mio unico pensiero era stato quello di salvare almeno te e lui

(_indica Aldo_) — così, proprio così come ho fatto — sparendo! — Vedi

che, sì — avrai sofferto — ma non t’è finita male.... Con me, se fossi

ritornato, sapendo a tempo dell’opera sua (_indica Lello_) — immagina

che vita sarebbe stata.... Diversi, non si può essere se non con gli

altri. — Tu, con lui.... (_indica di nuovo Lello_) — ma diversi noi

due, Eva — dopo essere stati com’eravamo — no, ah! sarebbe stato per me

una cosa impossibile! meglio niente!

ALDO

Avresti potuto pensare che c’ero io, anche.

FERRANTE

No! Anche per te, anche per te — meglio! Dopo quanto avvenne, per colpa

d’altri, ma certo anche per il disordine mio — t’avrei fatto male e

non bene, restando! (_Subito cangiando tono, calmo, arguto, sorridente,

per richiamare ai fatti_) — Signori miei, insomma, io v’ho trovati qua

in perfettissima pace. Mi pare che voi adesso rimpiangiate, non la mia

fuga di tanti anni fa, ma ch’io sia ritornato!

LELLO

Appunto! appunto! — guastando tutto, con questo ritorno!

FERRANTE

Vediamo di guastare il meno possibile! Sono qua per questo.

EVELINA

(_ad Aldo_)

Dunque, tu vuoi andartene con tuo padre? Bada che io non so.... non so

come farò.... quello che farò, se tu te ne vai....

ALDO

Ma se ti dico che ci vedremo sempre....

EVELINA

Voglio sapere dove!

LELLO

Già, perchè.... (_rivolgendosi a Ferrante_) spero che lei non penserà

di domiciliarsi qua, nella stessa città....

FERRANTE

Ah, no.... certo....

LELLO

Sarebbe una condizione per me, per lei (_indica Evelina_) intollerabile!

FERRANTE

Stia tranquillo. Non mi domicilierò qua certamente.

EVELINA

E dunque, come sarà questo sempre?

ALDO

Ma si vedrà, mamma.... Combineremo....

EVELINA

No, no! — Ora! — Lo voglio sapere ora! lo voglio sapere prima! — Non

verrà fuori che tu non potrai più venire qua perchè io sto con lui!

(_indica Lello, guardando come a sfida, Ferrante_).

FERRANTE

(_sorridendo_)

Ma non ti rivolgere a me. Io non dico niente! Fate voi! Fate voi!

LELLO

(_schizzando stizza; irritato, non si sa se dalla gelosia o dal

dispetto di vedersi tutto scombinato_)

Comoda, ah, comoda, la sua parte!

FERRANTE

E dalli! Ma non me lo dica lei, almeno, scusi!

LELLO

Glielo dico io, sissignori, glielo dico io!

FERRANTE

Oh bella! Ma abbia pazienza, si rende un po’ conto perchè la cosa le

sembra così?

LELLO

Ma perchè è così! Non crede che sia comodo lasciar fare agli altri dopo

aver messo tutto sossopra?

FERRANTE

Nient’affatto. Guardi. Le sembra così, perchè io proprio non voglio

nulla, neanche mio figlio; di fronte a lei che invece vorrebbe tutto.

LELLO

Io?

FERRANTE

Sissignore. Tutto. Come se io non solo non ci fossi, ma non fossi

mai stato nessuno nè per questa donna, nè per questo ragazzo. Bene.

Io faccio come vuol lei, cioè appunto come se non ci fossi; ed ecco

che lei se n’irrita e se la piglia con me. — Se la pigliasse almeno

con lui! (_indica Aldo_) — Quantunque per esser logico, lei, dovrebbe

riconoscere che mio figlio, qua, non dovrebbe metter più piede.

LELLO

(_stordito_)

Come per esser logico?

FERRANTE

Ma sissignore! Perchè lei si dà pensiero delle false situazioni e della

buona reputazione, solo quando fanno comodo a lei. Bene. Voglio darmene

pensiero anch’io. E posso pretendere — poichè il marito sono io,

infine, io e non lei — posso pretendere che mio figlio, qua, non metta

più piede!

EVELINA

(_subito, costernatissima_)

Ah, vedi? vedi?

FERRANTE

(_scoppiando a ridere_)

Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! — Non

posso soffrire la pedanteria, lo sai! — Povera piccola Eva, sei

diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi?

Iviù! (_farà questo grido, che evidentemente era il modo con cui un

tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e

due le braccia_) E tu mi saltavi al collo.

Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere

il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla

sua malinconica e austera dignità, tanto più soffusa d’una

cert’aria di comicità, quanto più in lei vuol essere sincera,

e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressività

contro la sorridente remissione del marito, perchè in questa

aggressività trovava anche una difesa contro il suo proprio

turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una

volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.

FERRANTE

(_subito, notando quest’atto_)

No! Basta.... Scusami.... Mi pare impossibile che, pur essendo

all’aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un’altra, così....

EVELINA

(_non potendone più_)

Ma insomma!...

FERRANTE

Basta, basta, sì.... Me ne vado. Non c’è da far tragedie, come vedete,

disposto come sono alla massima condiscendenza. Tuo figlio se ne starà

con te, con me, come vorrà. E standosene con me non soffrirà, perchè

ho pensato per lui, credi, più che non paja. Da questo bel giovanotto

(_posa una mano sulla spalla di Decio_) mi farete sapere quello che

stabilirete fra voi due: dove, come e quando vi volete vedere; e non ne

parliamo più....

Fa per avviarsi, con Decio, quando sulla comune si presenta

la SIGNORA ARMELLI, sui trent’anni, molto ritinta e riccamente

abbigliata.

SIGNORA ARMELLI

Permesso?

EVELINA

Oh, Lucia. Vieni, vieni.

FERRANTE

(_piano a Decio_)

Su, su, andiamo, andiamocene, noi due! (_Saluta con la mano Aldo, e

inosservato dagli altri esce con Decio, approfittando della visita

sopravvenuta_).

SIGNORA ARMELLI

(_a Lello_)

C’è mio marito in automobile che la aspetta giù, avvocato, per

andare.... non so, al convegno per la causa....

LELLO

(_imbarazzatissimo_)

Già! Ma non è possibile, vede? (_Voltandosi a cercar nella stanza

Ferrante_) Dov’è? Se n’è andato?

SIGNORA ARMELLI

(_stordita_)

Chi?

LELLO

Niente niente. Scenderò io stesso giù a portare a Giorgio le carte e a

dirgli che faccia lui, perchè per oggi io non posso.... non posso....

(_Esce di fretta per l’uscio a destra_).

SIGNORA ARMELLI

Oh Dio, ma che cos’è accaduto?

EVELINA

Ah Lucia, che cosa! che cosa!... Vedi questo ingrato? (_indica Aldo. —

Poi volgendosi a lui_) Perchè non te ne sei andato via subito con lui?

ALDO

Ma per carità, mamma.

EVELINA

(_alla signora Armelli_)

Lo abbiamo cresciuto insieme, è vero, Lucia? E ora....

SIGNORA ARMELLI

E ora?

EVELINA

Hai veduto quel signore che si disponeva a uscire quando tu sei entrata?

SIGNORA ARMELLI

Sì, col signor Decio....

EVELINA

È mio marito!

SIGNORA ARMELLI

(_sbalordita_)

Tuo marito?... tuo marito?

EVELINA

Sì, che si porterà via con sè Aldo!

SIGNORA ARMELLI

(_con un grido subito represso_)

Ah!

EVELINA

E lui è felicissimo d’andarsene!

SIGNORA ARMELLI

(_sentendosi vacillare e accennando di portarsi le mani al volto,

esclama quasi sotto voce_)

Oh Dio.... Oh Dio.... (_E mentre Evelina e Aldo accorrono a

sorreggerla, casca su una sedia, svenuta_)

EVELINA

(_guardando quasi impaurita il figlio_)

Che cos’è?

ALDO

(_confuso, premuroso chinandosi sulla svenuta_)

Signora Armelli.... Dio mio.... signora Lucia.... (_Poi, alla madre

con un gesto espressivo delle mani_) Mamma.... mamma.... va’, corri pei

sali....

EVELINA

(_trasecolata_)

Ma come, tu.... con lei? (_E si porta le mani alle tempie, come a

reggersi la testa che le va via davanti alla rivelazione d’una cosa

così enorme e incredibile_).

ALDO

(_piano, con una certa stizza_)

Anche per questo, vedi? è bene che io me ne vada.... — Su, corri,

corri....

Evelina, con la bocca aperta, le mani per aria, fa per

avvicinarsi, ma come se non sapesse più dove andare; poi si

volta accora una volta verso il figlio come impaurita, ma Aldo

con le mani le fa un atto iroso d’andare.

TELA

ATTO SECONDO

SCENA

Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa è

a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col

portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d’invito, non

più di cinque, che man mano si restringono fino alla soglia

del portone. A destra è prima il cancello con un magnifico

eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la

ringhiera che s’intravede di tra gli alberi, tutta coperta

d’edera e di roselline rampicanti. Alberato è anche il fondo

della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi,

un’altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da

giardino.

Sono passati circa due mesi dal primo atto. È un dolcissimo

pomeriggio d’aprile.

Sono in iscena il cameriere FERDINANDO, sui cinquanta anni, in

marsina, TOTO, giovinastro equivoco, che accompagna una GIOVANE

non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi

per governante.

FERDINANDO

Per me, se volete, entrate pure (_indica il portone della villa_). Ce

n’è di là altre due che aspettano. (_Osserva la giovane_) Ma per dir la

verità, non mi pare il genere...

TOTO

(_aggressivo e provocante, facendosi avanti_)

Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?

LA GIOVANE

(_tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere

che basta lei sola_)

Lascia, Toto; andiamocene. L’avviso del giornale diceva: «Donna

eccepibile».

FERDINANDO

(_correggendo_)

Ineccepibile! ineccepibile!

LA GIOVANE

E va bene! «Governo casa signore solo».

FERDINANDO

Già, ma vedete, qua, propriamente, questa donna non la vorrebbero nè il

signore nè il signorino....

LA GIOVANE

(_interrompendo_)

Ah, come? c’è pure il signorino?

FERDINANDO

Sì; ma questo per voi non vorrebbe dire, perchè «solo» anche lui.

Meglio anzi!

TOTO

(_c. s._)

Oh! Che discorsi fai? Bada come parli!

FERDINANDO

No; faccio per dire adesso!

TOTO

(_interrompendo, agitando un giornale che tiene in mano aperto_)

Ma allora perchè mettono l’avviso sul giornale e fanno incomodare le

persone a venire fin qua?

FERDINANDO

Abbiate pazienza. Lasciatemi finire. La governante la vorrebbe la

signora.

TOTO

(_subito, scattando_)

Che? La signora?

LA GIOVANE

(_c. s., quasi contemporaneamente_)

Senti senti, che scappa fuori adesso anche la signora!

Si sente sonare il campanello del cancello.

TOTO

(_alla donna, tirandola via con sè_)

Vieni via! vieni via!

FERDINANDO

(_accorrendo verso il cancello_)

Un momento.... aspettate un momento....

Ferdinando apre il cancello. Entrano la VECCHIA ZIA, grassa,

ciabattona, e la NIPOTE, sui trent’anni, molto formosa ma finta

modesta.

LA VECCHIA ZIA

È qua che cercano la donna per un signore solo?

FERDINANDO

Qua, entrate.

TOTO

(_subito, alle due nuove arrivate_)

Ma non date retta!

LA GIOVANE

(_sulle mosse d’andar via con Toto_)

La signora Morli una e due: Commedia in tre atti · 第 1 / 5 段