Dopo una settimana la minente tornò, ed io, quel dì stesso, aiutata
da lei, e dalla solitaria, mi sgravai d'un bel fanciulletto. Questo,
cui la solitaria battezzò nel nome di Antipatro, io nutrii sei mesi
del mio latte, e mentre cominciava a sorridermi ed a chiamarmi mamma
balbettando, le convulsioni me l'uccisero in una notte; e la solitaria
ed io gli scavammo con le nostre mani la tomba sulla bocca di una
spelonca quivi appresso. Ed io, poscia che col mio proprio pugno l'ebbi
coperto di terra insino al collo, il viso e gli occhiolini mezzo aperti
giurai, che, prima di coprirli, gli avrei lavati l'ultima volta con le
mie lacrime, e gittata per terra carpone, piansi loro sopra dal mezzodì
insino a sera, finchè l'ebbe coperti prima la notte che la terra.
Questo fu l'ultimo colpo con che l'Eterno mi separò dalla terra, forse
acciocchè io avessi più pronte e leggere l'ali del desiderio al cielo,
a cui da quel dì mi volsi unicamente, considerando oggimai queste
membra, e l'universo tutto, come il più gravoso impedimento a questa
mia sola speranza.