Io non fui appena traboccata nel fiume, che per la mia propria gravità,
e per le spire del gorgo fra il quale venni a cadere, toccai l'ultimo
fondo. Quivi era un alto e denso limaccio, che nel tonfo mi fu insino
all'anche. Io diedi per istinto assai calci per levarmi su, ma il
piede batteva nel tenero, e ad ogni calcio mi sommergevo più e più
nell'orribile mota, e bevevo del fiume che già n'affogavo. Alla fine
due gorghi mi si confusero e rigirarono sul capo in tal guisa, che
dall'urto delle due spire ne nacque una terza per il verso contrario,
la quale, furiosamente circuendomi, mi ritrasse su in quanto balena. Io
tornai a vedere il sole ed a spirare l'aria; ma tutto era niente. Più
io m'aiutava con le mani e coi piedi, e più, com'era ignara al tutto
del nuoto, la corrente, i gorghi, l'acqua stessa e le mie scosse mi
ritornavano spietatamente nel fondo; ed alla fine, stanca e mortalmente
affannosa, mi rassegnai alla morte, e mi gettai, senza più muovermi,
sull'onde, acciocchè m'ingoiassero. Ma quelle onde, che avevano così
spietatamente negato di sostenermi mentr'io m'affaticai di salvarmi,
quando mi vi gettai sopra per morire, cominciarono a sostenermi.
Io fui strascinata e convolta, forse per un quarto di miglio, dalla
corrente ch'era assai rapida quel dì, allorchè s'affacciò dalla ripa
un guardiano di que' bufali, e mi vide: e saltando ove la ripa era
più umile e smottata, abbassò a traverso il fiume una lunga pertica
forcuta, di cui era armato, e mi gridò d'afferrarmivi. L'atto eroico e
la risoluzione di quel suo grido mi diedero la forza di stendere ambe
le mani e d'afferrare quella pertica, ed egli mi trasse a riva e mi
sollevò come una piuma. E vedendo ch'io già affogava, mi strinse con
la sinistra mano i due piedi e mi capovolse, e stretta la destra, mi
diede di forti pugni nelle reni, ond'io rigettai gran parte dell'acqua
ch'avevo bevuta; e, rivoltami in su come se nulla fosse, mi posò
semiviva sull'erba.
Io non fui questa volta tanto felice da perdere il conoscimento.
Anzi assaporai a sorso a sorso, non altrimenti che l'amaro fango del
fiume, tutto l'orrore dell'inumanità di Cammillo; ma una contrazione
convulsiva di tutti i miei nervi m'impediva di muovermi e di parlare.
Stetti lunga pezza contemplando, come per sogno, il contrasto
misterioso ch'era quel dì fra la placida e serena natura, che pareva
annunziare pace, fraternità ed amore, e l'atrocità dell'uomo, pure
figliuolo di quella stessa natura.
Il mandriano, vedendo ch'io, al suo credere, non risensava, lasciatami
un istante, saltò nella prossima vigna, donde tornò con una sua donna;
ed aiutato da questa, mi ricoverarono in una loro rustica capannetta.
Nè potendomi io muovere nè parlare, benchè avessi riavuto presso che
tutto il mio discorso, andò l'uomo pei carabinieri, che sono come qui
i gendarmi, e tornato con una mano di questi e con una bussola, ne fui
menata in quella al Governo.
Quivi, alla fine, tratto un medico e fattomi cavar sangue, racquistai
il movimento e la favella; e interrogata dell'avvenimento, giurai ch'io
passeggiava sola, com'era mio costume, per quella sponda, e che mi era
venuto messo il piede in fallo, ed ero precipitata nel fiume, donde
quel buon mandriano m'aveva salvata. Questi, che con la sua donna ed
altra gente accorsa alla novità, m'era ancora dappresso, testificò,
nella sua innocenza, che quando s'era accorto di me, non aveva veduto
orma d'uomo che fuggisse, nè nessun'altra cosa che desse sospetto che
il caso mio fosse stato altro che fortuito. E dopo ch'io, in premio
dell'avermi salva, gli ebbi data la sola cosa che m'avanzava, l'anello
col quale il traditore aveva mille volte promesso d'impalmarmi, e
ch'ebbi mostrato un gran desiderio di ridurmi a casa per rivestirmi di
panni più asciutti, gli ufficiali del Governo romano, che non sono dei
sottili, ci lasciarono andar tutti alla nostra ventura.
Battevano le ventitrè, quand'io giunsi all'uscio da via della mia
casa, e m'imbattei nella mia minente che ne usciva; la quale, al solo
vedermi, s'arretrò d'un passo, come a un fantasma pauroso: e quando
m'ebbe corsa dell'occhio, e m'ebbe veduta così scinta e molle e
scarmigliata e pallida del pallore della morte, s'arretrò d'un altro
passo. Ma poi ch'io la chiamai a nome, che l'era detto Nanna:
O come, mi diss'ella, persuasa alla fine ch'io non era una visione, non
siete voi partita altrimenti?...
Ristretteci insieme nella piccola corte, io le confidai tutto quanto
m'era seguíto, ch'io l'aveva conosciuta per donna da ciò. E tosto
n'ebbi, che Cammillo, dopo avermi traboccata nel fiume, era venuto
in gran furia a casa, e trovatala quivi, l'aveva come garrita del
suo essere venuta tardi; perocchè egli allora allora partiva con
un principe russo, e gli era convenuto accompagnarmi di persona
all'albergo in Piazza di Spagna, mentre, s'ella veniva prima, m'avrebbe
mandata con lei; e fatti incontanente suoi gruppi e valige, era
montato su all'altro piano a dar la chiave alla padrona delle stanze,
ed a pagargliene i giorni dispari; e, data licenza ad essa Nanna, cui
mostrandosi tutto infuriato, aveva impedito che venisse a darmi il buon
viaggio all'albergo, s'era dileguato come il fulmine in una carrettella
da nolo.
Allora fui io chiarita del tutto e percossi per l'ultima volta
la mia fronte. Così come ero intirizzita e prossima a rendere lo
spirito, m'afferrai al collo della Nanna, e la scongiurai di venir
meco all'albergo in Piazza di Spagna. Era già notte quando giungemmo
proprio sulla fonte ch'è nel mezzo di quella piazza, detta dal volgo
la Barcaccia, da una barca di marmo che ne forma la pila. Quivi io,
così com'ero lassa e rifinita, quasi mi veniva meno al solo pensiero
di rivedere quell'albergo e quegli albergatori nello stato in cui
ero, e mi raccomandai alla mia Nanna di montar ella su, e cercare del
vero. Nanna andò, seppe e ritornò; e mi disse che, in sulle quindici
ore, il principe con la moglie e con la sua gente, e Cammillo con una
principessa russa, erano tutti partiti in sulle poste per Pietroburgo;
che costei, giovane, ricca e bella, era venuta poco fa di Napoli e
s'era trattenuta il più del tempo nella villeggiatura del principe;
che quivi, visto Cammillo, n'era divenuta sì persa, che gli s'era
profferta, s'egli non fosse maritato, di sposarlo; e che Cammillo
l'aveva sposata incontanente, nè aveva dubitato di predicare a chiunque
sapesse del fatto mio, ch'io non era già sua moglie, ma una vile
bastarda di concubina che per dappocaggine egli aveva sostenuta insino
allora, e della quale gli era troppo facile di sbrigarsi.