LXXI.

Io aveva udito dire a suora Geltrude, che, non altrimenti che chi è

morso da un cane rabbioso, ha sempre un punto in cui, o tagliando

o bruciando, può troncare il corso al feroce veleno, che se serpe

una volta nel sangue, ogni speranza di salute è indarno; che così,

bevuto il veleno d'amore negli occhi di alcun giovane periglioso,

una fanciulla ha sempre un qualche istante da spegnere quel veleno

in sullo scoppio: ma che s'ella lascia fuggire quell'istante, e il

veleno le s'innesta un tratto, ogni altro argomento è vano, e l'è

forza soggiacere alla fatale possanza. Nell'alba funesta in cui io

mi sentii vinta da una possanza tanto più forte di me, io imparai per

la prima volta che suora Geltrude poteva talora non aver inteso tutto

l'incomprensibile vero delle varietà, anzi delle contraddizioni, de'

cuori umani. Che certo quel veleno stesso, che così sempre mi gioverà

nominarlo, che molte altre fanciulle e suora Geltrude medesima, alla

mia età, avrebbe trovato in lei e l'istante e la forza di spegnere,

ebbe, dopo un breve conflitto, piena e sanguinosa vittoria di me; e sa

Iddio solo s'io volli combatterlo, e s'io lo combattetti veramente di

tutta mia possa.

Io non vi toccherò i luoghi topici di primo amore riacceso, di segni

d'antica fiamma e somiglianti, perchè non ha luogo veruno la topica

nell'incomprensibile tremenda cecità ond'io fui vinta, guasta,

corrotta, ammaliata; acciocchè morta di corpo e morta per questo mondo,

morissi anche di spirito e morissi anche per il mondo di là; se già

la vostra santa assoluzione non mi ridoni la grazia di poter rivivere

nel mio Creatore. Solo vi dirò, che per essermi a me stessa chiarita

vinta, non cessai mai di combattere. Non mi feci mai più a quelle

finestre, non mirai mai più nè pure quel cielo onde avevo inchinati

sì infelicemente gli occhi sul giovane fatale; e quelle sembianze mi

si accendevano ogni dì, ogni ora, ogni istante più vive nella rovente

fantasia. Mi cavavo ad ogn'istante dal seno un carissimo e mai sempre

da me adorato e baciato e lacrimato ritratto di suora Geltrude, ne

invocavo in tutti i momenti l'ombra adorata: e quell'ombra, che pur

insino allora non m'aveva abbandonata, allora fuggiva ostinatamente da

me come fastidita di una mia sì grande e si inaspettata mutazione. Mi

volsi a Gesù, e ne implorai genuflessa l'aiuto in tanta mia occorrenza;

e Gesù non degnò d'esaudire la mia preghiera.

Tutte le suore, e madama, e universalmente tutte le settecento giovani

donne dell'Albergo, delle quali io era stata insino a quel punto la

maraviglia e l'edificazione, cominciarono, vedendomi divenuta sì pigra

e stordita, a fare continue beffe di me ed a darmi gli epiteti più

villani e vituperosi. L'una minaccia incalzava l'altra di pormi in

disparte in una scura prigione per pena debita alla mia quanto più

insolita tanto più notata e importabile sciaguraggine. Ed io, che m'ero

insino a quel momento pasciuta d'un fierissimo disprezzo per chiunque

m'era d'intorno e per l'universo intero, e vendica così in gran parte

del mio destino, ora vedendomi avuta a vile e dispregiata dalla prima

insino all'ultima dolorosa femminetta dell'ospizio, non solo non ne

prendevo lo sdegno che avrei dovuto e la forza di sollevarmi contro a

me stessa e vincere una così nuova vergogna, ma al tutto dimentica di

me, quasi come a cosa meritata, mi vi conformavo.

Finalmente, per recarvi le molte parole ad una, il giovane non s'era

per anche accorto di me, ed io n'era già fuori del senno.

Ginevra, o, L'Orfana della Nunziata · 第 105 / 140 题