Io rimasi immobile in quel mio canto mentre durò quella nuova commedia.
Ma non sorrisi, perchè non ne avevo la forza, e perchè in tutto
lo spettacolo, il ridicolo era di gran lunga vinto dall'osceno e
dall'atroce. Intanto era già notte ferma, ed alcune delle più malconce
fra quelle dolorose, già si andavano posando in su i letticelli, dico
a due a due e insino a tre a tre per letticello; mezzo spogliandosi
quei cenci ch'avevano indosso e mezzo no, e ricoprendosi malamente
con qualche altro straccio. Ed io, che avrei mille volte tolto di
giacermi tutta la notte in terra più tosto che di contaminarmi di
tutte le brutture onde quei lettucciacci parevano ed erano veramente
ripieni, nondimeno, non ne potendo più dalla fiera umidità di quello
smalto e del muro ov'ero appoggiata, che quasi tutto grondava gocciole
freddissime, feci una gran prova di levarmi in piedi, e d'accostarmi
a un letticciuolo che m'era più da presso, nel quale mi parve che ci
dovesse poter esser luogo per me non vedendovi su che una sola di
quelle tribolate. Balzò colei dal lettuccio, come se la tarantola
l'avesse morsa, e balzando, mise un tale spaventevole grido e così
storse gli occhi e così aprì le fauci, che quando lessi d'Aletto, del
cui fischio spaurì tutta Italia, prestai sempre a questa furia il gesto
e la sembianza di colei.
Accorsero al terribile segno le tre fattucchiere, alle quali quella
loro ancella del grido fece palese ch'io voleva coricarmi nei loro
letti senza pagare. Allora la graziosa badessa, come sforzandosi
d'inchinare al benigno quella sua cera ferina:
Povera la mia ragazza, mi disse; tu non sai ancora bene le nostre
costumanze. Sappi, dunque, che la Madonna non somministra letto nè
altro, ma, come già mi pareva di averti detto, quindici once di pane
e cinque grani il giorno; e tu hai già avuto tutto per oggi; e vedi
che non è poco; e si può dire che non ti spettava, che quando ci sei
venuta era valico di molto il mezzodì: ma io non ho mai avuto il mal
dello stitico. Il pane, ch'era del buono, credo l'avrai già mangiato,
che non se ne vede orlicciuzzo di residuo. E se dei cinque ottimi grani
ch'io t'ho annoverati, tu ne hai voluto far limosina, per rimedio forse
dell'anima tua e de' tuoi parenti, tu ben facesti, nè io te ne saprei
dare altro che lode. Ma per istanotte tu non ti ci coricherai. Perchè
il posto del letto costa tre grani per notte; e tu al certo non li hai.
O li avresti per disgrazia?... ed allora ti ci potresti coricare.
Io non li ho, rispos'io con un fremito di sì ferale rabbia, ch'io non
avrei mai creduto che tanta me ne potesse scoppiare dal cuore, che
fu pure albergo perenne di umanità e di dolcezza. E guardandomi come
forsennata le mani e le dita e l'ugne, tutte convulsivamente rattratte,
se mai bastassero a fendermi il petto e squarciarmi le viscere e porre
una volta in terra queste membra, e pure vedendo che non bastavano, con
ambo i pugni stretti mi percossi disperatamente la fronte, di sorte che
la pezzuola di seta, di cui quell'angelo di suora Geltrude me l'aveva
fasciata, si sollevò e cadde in terra, ancora annodata a tondo come un
piccolo turbante. Immantinente la raccolse la badessa, e sciogliendola
e gualcendola e poi sciorinandola verso la lucerna:
Or vedi, mi disse, e' ci saria pure il modo che tu non passassi una
così fiera notte, com'è quella che ti s'apparecchia. Questa pezzuola
come già tu déi conoscere, vale meno che nulla, e se tu la vedi tesa
avanti il lume, vedrai come ride tutta. E nondimeno io, per fartene
servigio, la torrei pe' cinque grani; e ti migliorerei di tre grani,
perchè veramente la non vale più di due. E pure mi peggiorerei di tre
grani per non vederti morire stanotte su la nuda terra. Tu poi dei
cinque grani ne daresti tre a me, che con le mie suore do a nolo questi
letti, per non vedervi patire; e Dio sa se ce ne disertiamo: dormiresti
accanto a questa mia ancella, che ora mi ha chiamata, e, per giunta, ti
rimarresti ricca degli altri due grani.
E mentre mi diceva queste parole con assai ungimento, e come se non
avesse avvertita la mia orribile disperazione, stendeva la mano quasi
per porgermi il fazzoletto, e come veramente pentita della troppo larga
profferta. Io, già tutta indolenzita la persona per la mortale umidità
di quel suolo, già stracca e rifinita dal digiuno, e più dalle orrende
afflizioni della giornata, non potendo più tenere il capo levato,
che già la tomba e le streghe e la lucerna cominciavano a vacillarmi
e rotearmi intorno, ebbi appena la forza di spingere un tal sì fuori
della bocca, che la strega stette un momento sopra di se, incerta della
mia deliberazione. Poi, vedendo ch'io, già barcollando, cercava il
tettuccio a tentoni, quella sua fida ancella, sostenendomi alcun poco
il fianco, mi v'accompagnò; e mi vi compose su alla meglio così come
stavo, senza spogliarmi, ed ella medesima mi vi s'appiattò allato. Le
vecchiarde disparvero col fazzoletto, non si ricordando, come il dì
seguente me n'addiedi, di darmi i due grani. Ed io, guardando fiso il
moribondo lume della lucerna, perchè non mi avanzava nè pure la forza
di distorne gli occhi addolorati, li chiusi finalmente al morire di
quello, come s'io mi morissi anch'io; e chiudendoli mi parve che, da
che avevo veduta l'ultima volta suora Geltrude, io avessi camminati
dieci lunghi anni di sciagure.