Io rimasi giù nel corpo di guardia come un cadavere, sopra le tavole
dove si sdraiano la notte i soldati. In sulle tre ore di notte, io
credo, un birro venne per me con un facchino, dal quale fui menata a
braccia, dietro esso birro, a casa donna Mariantonia. Quivi trovai un
nuovo mondo.
Era in tutta la casa uno scompiglio incredibile. Gli studianti avevano
avuto ordine espresso dal commessario di partire fra le ventiquattro
ore dalla città e tornare ai loro paterni focolari; nel silenzio della
solitudine avrebbero potuto meglio che fra gli svagamenti della città,
intendere a qualunque più nobile e più nuova disciplina. Gli antichi
boschi ond'erano folte le labbra e le guance dei tre giovani aquilani
e dei due nipoti di don Gaetano, erano stati crudelmente abbattuti da
un barbiere, che il commessario aveva loro apparecchiato a tal fine nel
suo cospetto. Donna Mariantonia era disperata. Tutti i suoi preghi e
tutti i suoi scongiuri al commessario, tutti i suoi lezi e tutte le sue
carezze agli altri sopracciò ed ai sergenti della famiglia, erano stati
indarno. Aiutava come un automato gli studenti a fare le loro valige;
ma stava come smemorata e senza comprendere nè quello che udiva, nè
quello che vedeva.
Quando mi vide così moribonda, non fece nessun atto di maraviglia:
e quando ebbe inteso come il caso era passato, disse che saria stato
meglio che la lava m'avesse pigliata da vero; l'avrebbe sollevata dal
peso del mio mantenimento, che diveniva importabile per lei ora che non
l'era più conceduto di tenere a dozzina studenti. Mi fece gittare sul
pagliericcio e visto il sangue che io grondava dalla tempia, disse non
so che triviale dettato, che voleva significare, che se io era così
malconcia, questo non era nè più nè meno del merito mio. Il birro e
il facchino le domandarono la mancia; ma furono in vece accommiatati
con le male parole; e s'udirono per lunga pezza i loro vocioni per le
scale, perchè il facchino voleva qualcosa per il suo viaggio che il
birro non gli volle dare.