Un raggio di dolorosa luce ed un crudo brivido di freddo mi destarono
la dimane dal breve letargo che mi aveva oppressa sul sacconcello.
Quale fu il primo giorno, tali furono tutti gli altri dei quattro
anni ch'io passai in casa di donna Mariantonia. Un uomo grandissimo
disse che ogni giorno, rispetto al precedente, somiglia ad un racconto
narrato due volte: e disse vero per una parte non numerosa del genere
umano. Ma se la madre di quel grande uomo lo avesse abbandonato nella
buca de' reietti, io credo ch'egli avrebbe tolta altronde l'immagine,
e il dì che segue a un altro avrebbe paragonato più tosto alla
ripetizione del parossismo d'una febbre acuta e dolorosa.
Io non mi rammento di altri avvenimenti che mutassero l'uguaglianza
di quei giorni, se non ch'io era spesso malata. Ma poi insensibilmente
la malattia mi divenne abito, anzi seconda natura. La mia vita divenne
uno sforzo continuo; e m'avvezzai a reggermi in piedi, a camminare e ad
affaticarmi in ogni più strapazzata maniera, quando più mi prostravano
a terra il languore e le febbri causatemi dallo stento e dai patimenti
infiniti che sopportavo. Pure, essendo tutto il mio vestito quel cencio
col quale venni via dall'ospizio, non ostante che la mia complessione
fosse assai cresciuta, e non giudicando donna Mariantonia che alle
fanciulle si convenisse andare altrimenti che scalze, avveniva talvolta
che dal freddo mi gelavano i piedi e in tal guisa mi si fendevano,
che il camminare mi diveniva assolutamente impossibile. Allora io
giaceva per qualche dì come morta sul pagliericcio, non senza infinite
bestemmie e mali trattamenti e battiture di donna Mariantonia,
ch'era costretta a disertarsi, pagando un grano il dì a un'altra
fanciulla, che faceva per quei giorni, ma meno percossa di me e meno
faticosamente, le veci mie.