Tutta la _cuadrilla_ si arresta dinanzi al palco del Re e saluta;

l'Alcade fa cenno che si può cominciare; cade dal palco nell'Arena la

chiave del _toril_ dove son chiusi i tori; una guardia del Circo la

raccoglie e la rimette al custode che si va a piantare accanto alla

porta, pronto ad aprire. Lo stuolo dei _toreros_ si scioglie, gli

_espadas_ saltano al di là della barriera, i _capeadores_ si

sparpagliano per l'Arena agitando le loro _capas_ rosse e gialle, dei

_picadores_ alcuni si ritirano ad aspettare il loro turno, gli altri

spronano il cavallo e vanno ad appostarsi a sinistra del _toril_, alla

distanza di una ventina di passi l'un dall'altro, colle spalle volte

alla barriera, e la lancia in resta. È un momento d'agitazione,

d'ansietà inesprimibile; tutti gli sguardi son fissi alla porta dalla

quale uscirà il toro; tutti i cuori battono; un silenzio profondo regna

in tutto il Circo; non si sente che il muggito del toro che s'avanza di

chiuso in chiuso, nell'oscurità della sua vasta prigione, quasi

gridando:--Sangue! Sangue!--I cavalli tremano, i _picadores_

impallidiscono;--ancora un istante;--squilla la tromba, la porta si

spalanca, un toro enorme si slancia nell'Arena; un grido formidabile,

scoppiato a un punto da dieci mila petti, lo saluta. La strage comincia.

Ah! si ha un bell'avere la fibra forte: in quel momento si diventa

bianchi come cadaveri!

Io non ricordo che in confuso ciò che seguì nei primi istanti; non so

dove avessi la testa. Il toro si slanciò contro il primo _picador_, poi

retrocedette, riprese la corsa, e si slanciò contro il secondo; seguì

una lotta, non ricordo; di lì a un minuto il toro si slanciò contro il

terzo; poi corse in mezzo all'Arena, si fermò e guardò. Guardai io pure

e mi copersi il viso colle mani. Tutta la parte dell'Arena che il toro

aveva percorso era rigata di sangue; il primo cavallo giaceva in terra,

col ventre squarciato, colle viscere sparse; il secondo, col petto

aperto da una larga ferita da cui sgorgava il sangue a fiotti, andava

qua e là barcollando; il terzo, ch'era stato buttato a terra, si

sforzava di rialzarsi; i _chulos_, accorsi in fretta, sollevavano da

terra i _picadores_, toglievan la sella e le briglie al cavallo morto,

cercavan di mettere in piedi il ferito; un urlìo d'inferno risuonava da

tutte le parti del Circo. Così comincia per lo più lo spettacolo. I

primi a ricever l'urto del toro sono i _picadores_; l'aspettano di piè

fermo, e gli piantano la lancia tra capo e collo nell'atto ch'ei

s'abbassa per dar la cornata al cavallo. La lancia, si noti, non ha che

una piccola punta, che non può aprire una ferita profonda, e i

_picadores_ debbono, facendo forza col braccio, tener il toro lontano, e

salvare la cavalcatura. Ci vuol un colpo d'occhio sicuro, un braccio di

bronzo e un cuore intrepido; non sempre ci riescono; anzi non ci

riescono il più delle volte, e il toro pianta le corna nella pancia del

cavallo, e il _picador_ cade a terra. Allora i _capeadores_ accorrono, e

mentre il toro sbarazza le corna dalle viscere della sua vittima, gli

agitano le _capas_ sugli occhi, lo distraggono, si fanno inseguire, e

lasciano in salvo il cavaliere caduto, che i _chulos_ vanno a

soccorrere, per rimetterlo in sella se il cavallo regge ancora, o

portarlo all'infermeria, se si è sfracellata la testa.

Il toro, fermo in mezzo all'Arena, colle corna insanguinate, anelante,

guardava intorno come per dire:--Ne avete assai?--Uno stuolo di

_capeadores_ gli corse incontro, l'attorniò, e cominciarono a

provocarlo, a aizzarlo, a farlo correre di qua e di là, scotendogli le

cappe sugli occhi, facendogliele passare sulla testa, attirandolo e

sfuggendolo con rapidissime giravolte, per tornare a provocarlo e a

sfuggirlo daccapo; e il toro a dar dietro or all'uno ora all'altro, a

inseguirli fino alla barriera, e là a picchiar cornate contro gli

assiti, a scalpitare, a far capriole, a muggire, a riconfiggere le

corna, passando, nel ventre dei cavalli morti, a far degli sforzi per

saltare nella corsia, a correr l'Arena da tutte le parti. Intanto erano

entrati altri _picadores_ per sostituire i due ai quali era stato ucciso

il cavallo, e s'eran posti, lontani l'un dall'altro, dalla banda del

_toril_, colla lancia in resta, aspettando che il toro assalisse. I

_capeadores_ lo tirarono destramente da quel lato: il toro, visto il

primo cavallo, gli si slanciò contro a capo basso. Ma questa volta il

suo assalto andò fallito; la lancia del _picador_ gli si confisse nella

spalla, e resistette; il toro s'ostinò, ponzò, fece impeto con tutta la

sua mole; ma invano; il _picador_ tenne duro, il toro dette indietro, il

cavallo fu salvo, e uno scoppio fragoroso d'applausi salutò il

salvatore. L'altro _picador_ fu meno fortunato: il toro lo assalì, egli

non riuscì a piantar la lancia, il corno formidabile penetrò nel ventre

del cavallo colla rapidità d'una spada, si dibattè nella ferita, si

ritrasse: gli intestini del povero animale caddero e rimasero sospesi

dondolando come un sacco quasi fino a terra; il _picador_ rimase in

sella. Qui si vide un'orrenda cosa. Invece di scendere, il _picador_,

visto che la ferita non era mortale, diè una spronata e s'andò ad

appostare da un'altra parte per aspettare un secondo assalto: il cavallo

attraversò l'Arena con le viscere fuor, del corpo, che gli battevan

nelle gambe e gl'intralciavano il passo; il toro l'inseguì per qualche

momento, e si fermò. In quel punto s'udì uno squillo di tromba: era il

segnale che i _picadores_ dovevano ritirarsi, s'aperse una porta, se

n'andarono l'un dopo l'altro al galoppo; rimasero due cavalli morti, e

qua e là guazzi e righe di sangue, che due _chulos_ copriron di terra.

Dopo i _picadores_ vengono i _banderilleros_. Pei profani è la parte

dello spettacolo, perchè meno cruenta, più dilettevole. Le _banderillas_

sono frecciuole lunghe un due palmi, ornate di carta colorata, munite

d'una punta metallica formata in modo che, una volta confitta nelle

carni, non se ne può più staccare, e il toro agitandosi e scuotendola

non fa che configgerla più addentro. Il _banderillero_ prende due di

queste freccie, una per mano, e si va a piantar ritto una quindicina di

passi davanti al toro, e alzando le braccia e gridando, lo provoca ad

assalirlo. Il toro gli si slancia contro; il _banderillero_, alla sua

volta, corre verso il toro; questi abbassa la testa per dargli le corna

nel ventre, quegli gli pianta le _banderillas_ nel collo, una di qua e

una di là, e con una rapidissima giravolta si salva. Se si china, se gli

fallisce un piede, se esita un secondo, è infilato come un ranocchio. Il

toro mugge, sbuffa, salta e si mette a inseguire i _capeadores_ con uno

spaventoso furore; in un minuto tutti son saltati nella corsia, l'arena

è sgombra, la belva col muso schiumante, cogli occhi sanguigni, col

collo rigato di sangue, pesta la terra, si dibatte, percuote la

barriera, domanda vendetta, vuol uccidere, ha bisogno di strage, nessuno

s'attenta ad affrontarla, gli spettatori empiono l'aria di

grida:--Avanti! coraggio! L'altro _banderillero_!--l'altro

_banderillero_ si fa innanzi e pianta le sue freccie, poi un terzo, poi

di nuovo il primo. Quel giorno gliene piantaron otto; la povera bestia,

quando si sentì configger le ultime due, mandò un muggito lungo,

straziante, orrendo, e slanciatosi dietro ad uno dei suoi nemici, lo

inseguì sino alla barriera, spiccò un salto, e cascò con lui nella

corsia; i dieci mila spettatori si levarono in piedi tutti in un punto,

gridando:--Lo ha ucciso!--Ma il _banderillero_ s'era scansato. Il toro

corse e ricorse avanti e indietro fra le due barriere, sotto una pioggia

di bastonate e di pugni, sin che s'abbattè in una porta aperta, rientrò

nell'arena, e la porta si richiuse. Allora tutti i _banderilleros_ e

tutti i _capeadores_ gli si slanciarono di nuovo intorno; uno

passandogli dietro, gli diè uno strappo alla coda, e disparve come un

fulmine; un altro, trapassando rapidissimamente, gli avvolse la _capa_

intorno alle corna; un terzo spinse l'audacia sino ad andargli a

togliere con una mano un piccolo nastro di seta che aveva attaccato

sulla groppa; un quarto, più temerario di tutti, puntò un'asta in terra,

mentre il toro correva, e spiccato un salto, gli passò al di sopra e

andò a cascare dall'altra parte, buttando l'asta tra le gambe

dell'animale stupefatto. E tutto questo facevano con una rapidità da

prestigiatori e una grazia da ballerini, come se avessero scherzato con

una pecora! E intanto la folla immensa faceva rimbombare il circo di

risa, di applausi, di grida di gioia, di meraviglia, di terrore.

Squilla un'altra volta la tromba; i _banderilleros_ han finito; ora

tocca all'_espada_; è il momento solenne, è la crisi del dramma; la

folla si queta, le signore si sporgon fuori dei palchi, il Re si alza in

piedi. Il celebre Frascuelo, tenendo in una mano la spada e la _muleta_,

che è un pezzo di stoffa rossa attaccata a un bastoncino, entra

nell'arena, si presenta dinanzi al palco reale, si leva il berretto, e

consacra al Re, pronunciando una poetica frase, il toro che va ad

uccidere; poi getta il berretto in aria, come per dire:--Vincerò o

morirò!--e seguìto dallo splendido corteo dei _capeadores_, si muove con

passo risoluto verso il toro. Qui segue una vera lotta corpo a corpo,

degna d'un canto d'Omero. Da un lato la belva colle sue corna terribili,

colla sua forza enorme, colla sua sete di sangue, inasprita dal dolore,

acciecata dall'ira, torva, insanguinata, spaventosa; dall'altra un

giovane di vent'anni, vestito come un ballerino, a piedi, solo, senza

difesa con una leggera spadina tra le mani. Ma egli ha diecimila sguardi

addosso! Il Re gli prepara un dono! La sua amante è lassù, in un palco,

cogli occhi fissi su di lui! Mille signore tremano per la sua vita! Il

toro si ferma, lo guarda; egli guarda il toro, e gli agita dinanzi il

panno rosso; il toro si caccia sotto, l'_espada_ si scansa, il corno

formidabile gli rasenta il fianco, urta il panno rosso e colpisce nel

vuoto. Un tuono d'applausi scoppia su tutte le gradinate, in tutti i

palchi, in tutte le gallerie. Le signore guardano col canocchiale e

gridano:--Non ha impallidito!--Si fa silenzio daccapo, non si sente una

voce, non un bisbiglio. L'audace _torero_ fa volteggiare a più riprese

la _muleta_ sugli occhi dell'animale inferocito, gliela passa sulla

testa, tra le corna, intorno al collo, lo fa retrocedere, avanzare,

girare, saltare; si fa assalire dieci volte, e dieci volte, con un

leggerissimo movimento, scansa la morte; lascia cader la _muleta_, la

raccoglie sotto gli occhi del toro, gli ride sul muso, lo provoca,

l'insulta, se ne trastulla; tutt'a un tratto si ferma, si mette in

guardia, alza la spada, piglia la mira; il toro lo guarda; ancora un

istante, e si slancieranno addosso, l'un all'altro, nello stesso punto;

uno dei due deve morire; diecimila sguardi corrono con una rapidità

fulminea dalla punta della spada alla punta delle corna, dieci mila

cuori battono di ansietà e di terrore, tutti i visi sono immobili, non

si sente un respiro, l'immensa folla par pietrificata,--ancora un

istante,--ecco il punto! Il toro si slancia, l'uomo vibra la spada; un

solo altissimo grido, seguito da uno scoppio tempestoso di applausi,

prorompe da ogni parte; la spada penetrò fino all'elsa nel collo del

toro, il toro barcolla, e gettando dalla bocca un fiotto di sangue, cade

come colpito da un fulmine. L'uomo ha vinto! Allora segue un tumulto

indescrivibile; la moltitudine sembra forsennata; tutti si levano in

piedi, scotendo le braccia, gettando alte grida; le signore sventolano i

fazzoletti, batton le mani, agitano i ventagli; la banda suona;

l'_espada_ vincitore s'avvicina alla barriera e fa il giro dell'arena;

via via che passa, dalle gallerie, dai palchi, dalle gradinate, gli

spettatori rapiti d'entusiasmo gli gettano addosso manate di sigari,

portafogli, bastoni, cappelli, tutto quello che cade loro sotto le mani;

in pochi momenti il fortunato _torero_ ha le braccia ingombre di roba,

chiama in soccorso i _capeadores_, rigetta i cappelli agli ammiratori,

ringrazia, risponde come può ai saluti, alle lodi, ai titoli gloriosi

che gli si gridan da mille parti, e giunge finalmente sotto il palco

del Re. Allora tutti gli occhi si rivolgono sul Re. Il Re mette una mano

in tasca, tira fuori un portasigari pieno di biglietti di banca e lo

butta giù; il _torero_ lo coglie in aria, la moltitudine prorompe in

applausi. Intanto la banda suona l'aria funebre al toro; s'apre una

porta, entrano di galoppo quattro stupende mule ornate di pennacchi, di

fiocchi e di nastri gialli e rossi, condotte da uno stuolo di _chulos_

che gridano e fan chioccare le fruste; trascinano via un dopo l'altro, i

cavalli morti, e poi il toro, che vien subito portato in una piazzetta

vicino al circo dove l'aspetta una turba di monelli, per intingere il

dito nel suo sangue, dopo di che vien scorticato, tagliato e venduto.

Rimasta libera l'arena, squilla la tromba, suona il tamburo: un altro

toro si precipita fuori della gabbia, assalta i _picadores_, squarcia il

ventre ai cavalli, offre il collo alle _banderillas_, è ucciso da

un'_espada_; e così si presentano nell'arena, l'un dopo l'altro, senza

alcuna interruzione, sei tori.

Quante scosse, quanti brividi, quanti accessi di freddo al cuore e di

sangue al capo, vi pigliano durante quello spettacolo! Quanti pallori

improvvisi! Ma voi, straniero, voi solo impallidite: il ragazzo che

avete accanto ride, la fanciulla che vi siede dinanzi è pazza dalla

gioia, la signora che vedete nel palco vicino, dice che non s'è mai

divertita tanto! Che gridìo! Che esclamazioni! Là per imparare la

lingua! Comparisce il toro, è giudicato da mille voci:--Che bella

testa!--Che occhi! Quello farà sangue!--_Anda que vales un

tesoro!_--Gli gridano delle frasi d'amore. Ha ucciso un

cavallo:--_Bueno!_--Guarda quanta roba gli ha cavato dal ventre!--Un

_picador_ fallisce il colpo, e ferisce malamente il toro, o si perita ad

affrontarlo: allora è un diluvio d'ingiurie atroci;--Poltrone!

Impostore! Assassino! Vatti a nascondere! Fatti ammazzare!--Tutti

s'alzano, lo segnano a dito, gli mostrano i pugni, gli tiran sul viso le

scorze d'arancio e i mozziconi dei sigari, lo minacciano col bastone.

Quando l'_espada_ fredda il toro alla prima, allora sono parole da

innamorati in delirio, gesti da pazzi:--Vieni qui, angelo!--Dio ti

benedica, Frascuelo!--Gli mandan dei baci, lo chiamano, tendon le mani

come per abbracciarlo. Che profusione di epiteti, di frizzi, di

proverbi! Quanto fuoco! Quanta vita!

Ma io non dissi che delle vicende d'un toro; in un'intera _corrida_

seguon mille accidenti. In quello stesso giorno un toro cacciò la testa

sotto il ventre d'un cavallo, sollevò cavallo e cavaliere, e portatili

un po' in trionfo a traverso l'arena, li scaraventò in terra tutti e due

come un sacco di cenci. Un altro toro uccise quattro cavalli in pochi

minuti; un terzo investì così malamente un _picador_, che questo cadde,

diè del capo nella barriera e svenne, e fu portato via. Ma non per

questo, nè per un ferimento grave, e neanco per la morte d'un _torero_

s'interrompe lo spettacolo; il programma lo dice; se uno muore, ce n'è

un altro pronto. Il toro non assalta sempre; ve ne son dei vigliacchi,

che vanno incontro al _picador_, s'arrestano, e dopo un istante di

esitazione, fuggono; altri, dopo il primo assalto, non assaltan più;

altri, d'indole mite e benigna, non rispondon neanco alle provocazioni,

si lascian venire addosso il _picador_, si lascian piantare la lancia

nel collo, danno indietro, scrollan la testa, come per dire:--Non

voglio!--, fuggono e poi si voltano, tutt'a un tratto, a guardare con

aria attonita lo stuolo dei _capeadores_ che gl'insegue come se

volessero dimandare:--Che volete da me? Che v'ho fatto? Perchè mi volete

uccidere?--Allora la folla prorompe in imprecazioni contro il toro

vigliacco, contro l'impresario, contro i _toreros_; e prima qualcuno dei

dilettanti del _toril_, poi gli spettatori della banda del sole, poi i

signori della banda dell'ombra, poi le signore, poi tutti gli spettatori

del circo gridano a una voce: _Banderillas de fuego!_--Il grido è

diretto all'Alcade; le _banderillas_ di fuoco servono a inferocire il

toro; son _banderillas_ munite d'un razzo che s'accende nell'atto stesso

che la punta penetra nelle carni, e brucia la ferita cagionando un

dolore atroce, e stordisce ed irrita l'animale al punto da mutarlo di

vigliacco in temerario, di queto in furioso. Per metter le _banderillas

de fuego_ ci vuole il permesso dell'Alcade; se l'Alcade esita a darlo,

tutti gli spettatori s'alzano in piedi; e allora è un colpo d'occhio

stupendo; si vedon dieci mila fazzoletti che sventolano come le

bandierine di dieci reggimenti di lancieri, e formano dai palchi

all'Arena, tutt'intorno, uno strato bianco ondeggiante sotto il quale

sparisce quasi la folla; e dieci mila voci gridano:--_fuego! fuego!

fuego!_--Allora l'Alcade cede; ma se s'ostina nel suo no, i fazzoletti

spariscono, s'alzano i pugni e i bastoni, prorompono le ingiurie:--_No

sea usted necio!_--Non faccia il minchione!--Non rompa i corbelli!--_Las

banderillas al Alcalde!_--_Fuego al Alcalde!_

L'agonia del toro è tremenda. Qualche volta il _torero_ non aggiusta il

colpo a dovere, e la spada penetra bensì fino all'elsa, ma fuor della

via del cuore. Allora il toro si mette a correr l'arena colla spada

confitta nelle carni, irrigando il terreno di sangue, mandando altissimi

muggiti, divincolandosi e scontorcendosi in mille modi per liberarsi da

quella tortura; e in quell'impetuosa corsa, qualche volta la spada salta

via; qualche volta si configge più addentro, e gli cagiona la morte.

Sovente l'_espada_ è costretto a dargli una seconda stoccata, non di

rado una terza, talora una quarta; il toro versa un torrente di sangue;

tutte le _capas_ dei _capeadores_ ne sono intrise, n'è macchiato

l'_espada_, n'è aspersa la barriera, per tutto cola sangue, gli

spettatori indignati coprono il _torero_ d'ingiurie. Qualche volta il

toro profondamente ferito, cade a terra; ma non muore, e resta là

immobile, colla testa alta, minaccioso, come per dire:--Venite,

assassini, se vi basta l'animo!--Allora la lotta è finita; bisogna

accorciar l'agonia; un uomo misterioso scavalca la barriera, s'avvicina

a passi furtivi, si apposta dietro al toro, e colto il momento, gli

vibra un colpo di pugnale nella testa, che gli penetra al cervello e lo

fredda. Spesso neanche questo colpo non riesce; l'uomo misterioso deve

vibrarne due, tre, persino quattro; allora l'indignazione del popolo si

scatena come una tempesta, gli danno del boia, del codardo, dell'infame,

gli augurano la morte, se lo avesser nelle mani, lo strozzerebbero come

un cane. Altre volte il toro, ferito a morte, barcolla un pezzo prima di

cadere, e barcollando s'allontana a lento passo dal luogo dove fu

colpito per andar a morir in pace in un canto appartato; tutti i

_toreros_ lo seguono lentamente, come un corteggio funebre, a una certa

distanza; la folla tien dietro cogli occhi a tutti i suoi movimenti,

conta i suoi passi, misura il progresso dell'agonía; un silenzio

profondo accompagna i suoi ultimi momenti; la sua morte ha qualcosa di

maestoso e di solenne. Vi son dei tori indomabili, che non vogliono

chinar la testa se non traendo l'ultimo respiro; tori che, versando

ruscelli di sangue per la bocca, minacciano ancora; tori che, trafitti

da dieci colpi di spada, pugnalati, dissanguati, alzano ancora il collo

con un movimento superbo che fa retrocedere lo stuolo dei loro

persecutori fino a metà dell'arena; tori che hanno un'agonía più

spaventevole della loro prima furia, che straziano i cavalli morti,

spezzano la barriera, calpestano rabbiosamente le _capas_ sparse per

l'arena, saltano nella corsia, corrono intorno colla testa alta

guardando gli spettatori con un'aria di sfida, cadono, si rialzano,

muoiono muggendo.

L'agonia dei cavalli, meno lunga, è più dolorosa. Ad alcuni il toro

spezza una gamba, ad altri trafigge il collo da parte a parte, altri

uccide, con una cornata al petto, sul colpo, senza che versin neanco una

goccia di sangue; altri, presi dallo spavento, piglian la carriera,

diritto davanti a sè, e vanno a urtare la testa con un tremendo colpo

contro la barriera, e cadono morti; altri si dibattono lungo tempo in un

lago di sangue prima di morire; altri, feriti, sanguinosi, sbudellati,

storpiati, galoppano ancora con una furia disperata, vanno incontro al

toro, stramazzano, si rialzano e combattono ancora, fin che son portati

via, disfatti, ma vivi; e allora gli si rimetton gl'intestini al posto,

gli si cucisce la pancia, e servono per un'altra volta; altri, paurosi,

all'avvicinarsi della belva, tremano verga a verga, scalpitano,

rinculano, nitriscono, non vogliono morire; e son quelli che destano più

pietà. Qualche volta un sol toro ne uccide cinque; qualche volta, in una

_corrida_, ne muoion venti, tutti i _picadores_ sono intrisi di sangue,

l'arena sparsa di viscere fumanti, i tori stanchi di uccidere.

I _toreros_, anch'essi, hanno i loro brutti momenti. I _picadores_,

talvolta, invece di cadere sotto il cavallo, cadono tra il cavallo e il

toro; allora questo si precipita su di loro per ucciderli; la folla

getta un grido; ma un _capeador_ ardito getta la _capa_ sugli occhi alla

belva, e rischiando la sua vita salva quella del compagno. Sovente,

invece di slanciarsi contro la _muleta_, il toro accorto, si slancia

contro l'_espada_, lo rasenta, lo investe, lo insegue, lo costringe a

buttar via l'arma e a salvarsi, pallido e tremante, di là dalla

barriera. Qualche volta l'urta colla testa e lo atterra; l'_espada_

sparisce in un nuvolo di polvere, la folla grida:--È morto!--il toro

passa, l'_espada_ è salvo. Qualche volta gli arriva sotto ad un tratto,

lo solleva colla testa e lo sbatte da un lato. Non di rado il toro non

si lascia pigliar di mira colla spada, il _matador_ non riesce a

coglierlo di fronte, e poichè non lo può ferire, giusta gli statuti, che

in quel dato punto e in quel dato modo, si stanca inutilmente per lunga

pezza, e stancandosi si confonde, e corre cento volte il rischio di

farsi uccidere; e intanto la folla urla, fischia, l'insulta; finchè il

pover uomo, disperato, si risolve a uccidere o a morire, e vibra il

colpo come vien viene; ed o gli riesce ed è levato a cielo, o gli

fallisce, ed è vilipeso, schernito, tempestato di scorze d'arancio,

fosse anche il più intrepido, il più valente, il più decantato _torero_

della Spagna.

Nella folla, poi, durante lo spettacolo, seguono mille avvenimenti. Di

tratto in tratto scoppia una rissa fra due spettatori. Pigiata com'è la

gente, qualche bastonata tocca ai vicini; i vicini dan di mano ai

bastoni e picchiano anch'essi; il circolo delle bastonate s'allarga, la

rissa si estende a tutto lo scompartimento della gradinata; in pochi

momenti, cappelli in aria, cravatte in brani, visi sanguinosi, grida da

intronare il cielo, tutti gli spettatori in piedi, le guardie in moto,

i _toreros_, di attori, divenuti spettatori. Altre volte è un gruppo di

giovanotti burloni che si voltan tutti insieme da una parte gridando:

"Eccolo là."--"Chi?"--Nessuno; ma intanto i vicini si alzano, i lontani

salgono in piedi sui sedili, le signore si sporgon fuori dei palchi; in

un momento tutto il Circo è sossopra. Allora il gruppo dei giovanotti dà

in una sonora risata; i vicini, per non parer minchioni, fanno eco; si

ride nei palchi, si ride nelle gallerie, diecimila persone ridono. Altre

volte è uno straniero, spettatore per la prima volta della corsa dei

tori, che sviene; la notizia si spande in un baleno, tutti s'alzano,

tutti cercano, tutti gridano, si fa un casa del diavolo che non ha nome.

Altre volte è un bell'umore che saluta un suo amico posto all'estremità

opposta del Circo con un portavoce che fa l'effetto d'uno scoppio di

tuono. Quella grande folla è agitata in pochi istanti da mille

sentimenti contrarli; passa con una vicenda incessante dal terrore

all'entusiasmo, dall'entusiasmo alla pietà, dalla pietà all'ira,

dall'ira all'allegrezza, alla meraviglia, alla gioia sfrenata.

Spagna · 第 11 / 29 段