PERICOLO.

Dio! Dio! Qual poteva essere questo pericolo a cui andava incontro suo

marito?

Stette così a lungo, lottando contro i fantasmi che le attraversavano

la mente, poi ricadde supina. Si sentiva male, si sentiva spossata. I

funesti pensieri entravano in folla, tumultuariamente, nel suo cuore. A

poco a poco, senza perder punto della loro terribilità, si sformarono,

si cangiarono in una lugubre sequenza di sogni.

Non si risentì che a giorno inoltrato, e rimase un poco seduta sul

letto a guardar la finestra con gli occhi sgranati; pareva che la sua

mente, trasportata in regioni oscure e sconosciute, non sapesse più

far ritorno. Alla fine si raccapezzò, e sentì che la speranza, l’eterna

amica degli afflitti, rientrava pianamente nel suo cuore. — Non poteva

darsi che Ughes le avesse scritto, o mandato un espresso?

Si alzò e discese.

Udendo camminare, Menica sbucò dalla cucina. Comprese subito quel che

cercava la padrona sul tavolino della stanzetta d’ingresso, e crollò il

capo.

— No, signora — diss’ella — niente; non è venuto nessuno, non hanno

portato niente, anzi...

— Come _anzi_? — domandò Liana — Che cosa vuoi dire?

— Eh, guardi un po’ lì nell’angolo: non le pare che manchi qualche

cosa? No? Bene, glielo dirò io. Manca il bastone con lo stocco di sor

Battista, quello che portava quando andava in giro di notte. Me ne sono

accorta stamattina spazzando. L’avrà preso sor Luigi, non crede?

Liana uscì senza rispondere. In pochi minuti fu sulla strada di

Racconigi.

La strada correva innanzi sotto la sferza del sole di luglio, tutta

bianca di polvere. Per la campagna si sentiva un rumorìo indistinto,

come se i milioni d’insetti sparsi fra l’erbe e fra le foglie,

trillassero tutti insieme, all’unisono. La giornata era bella, una di

quelle giornate in cui si vive volentieri. Liana guardava lontano,

ansiosa di veder qualcheduno, come se da questa persona immaginaria

ella fosse certa di aver notizie di Ughes. E dopo pochi passi,

vide infatti una cosa piccola, curva, deforme, che veniva avanti

sciancatamente, appoggiandosi ad un bastone. Raffigurò subito un

mendicante mezzo scemo, al quale lei e suo marito non negavano mai

l’elemosina.

— Oh, madama! — biascicò costui, fermandosele davanti, e alzando la

faccia smunta, sudicia e lentigginosa. — Sei tu, madama?

La signora gli pose in mano alcune monete, che l’altro fiutò quasi, poi

fece sparire nei cenci di cui era coperto.

— Tu brava — riprese egli: — tu sempre soldi, ma sor Vigio no; ieri

niente.

Liana ebbe un sussulto.

— Cosa vuoi dire? — esclamò. — Parli di mio marito?

— Già, ieri mattina niente. Passato lì lì, vicino a me. Io fatto così,

con la mano. Lui niente. Perchè così, così, così...

E imitò l’aspetto e l’andatura d’un uomo profondamente compreso da un

pensiero.

— E dove l’hai visto? — chiese Liana, quasi supplichevole. — In nome di

Dio, dimmi dove l’hai visto?

Il mendicante si voltò indietro, stendendo il braccio.

— Eh! — rispose — laggiù sul ponte lungo.

— Sul ponte di Macra?

— Già, proprio sul ponte di Macra.

— Ieri mattina, hai detto? E andava o tornava?

— Andava, andava.

— Sei sicuro? Ti ricordi bene?

— Già che mi ricordo. Ma tu non andare, neh, madama. Tu sei brava,

brava donna. Sempre soldi. Non andare. Mercato no, fiera no, eppure

tutti gridano, tutti fanno così, così, così...

E si mise a sbracciare alla disperata.

Liana non si curò più di comprendere, tornò rapidamente verso casa.

— Ho avuto torto d’inquietarmi — diceva tra sè. — Luigi è andato

semplicemente a Racconigi, e vi è rimasto. Perchè? Che importa! Lo

saprò da lui il perchè. Tornerà a mezzodì?... Oh Signore, mi raccomando

a voi, fate che non tardi fino a stasera!

La bufera · 第 12 / 43 题