no, una povera sorella, che dobbiamo piuttosto considerare come
madre, no; ne soffre, ne piange, domanda conforto e ajuto — (è donna)
— e perciò ha mandato me a supplicarla, professore, d'esser cortese
d'un piccolo attestato, proprio per suo conforto e nient'altro: come
qualmente queste dicerie non hanno, nè certo possono avere, il minimo
fondamento nella realtà....
TOTI.
E nient'altro vorrebbe?
LANDOLINA.
Nient'altro, oh, nient'altro!...
TOTI.
Perchè, quanto a ritornare qua Giacomino, la sorella crede di poter
essere sicura che questo non accadrà mai più, è vero? poichè lei, da
buona madre, lo ha persuaso e convinto che non deve più venire. È vero?
LANDOLINA.
Sì, ecco, professore, questo crede proprio d'esser riuscita a ottenerlo.
TOTI.
E ora vuole l'attestato da me?
LANDOLINA.
Se lei vuol esser tanto buono....
TOTI.
Io? Altro che! Come no? Vedo che lei è un sacerdote di coscienza,
di coscienza come la sorella, e sono pronto, come no? — prontissimo
a farglielo. Che vuole che mi costi? Due righe, è vero? come
qualmente, avendo saputo tutto il dolore onde è stato afflitto il suo
cuore di sorella e offesa la sua coscienza di buona cristiana per
queste dicerie, eccetera, eccetera, attesto e certifico, eccetera,
eccetera.... Può andare. Glielo faccio! Glielo faccio, e glielo mando!
LANDOLINA
alzandosi.
Io la ringrazio tanto, tanto, professore! Ma non potrebbe darlo a me?
TOTI.
Ah, no. Ora non ho tempo, padre. Glielo faccio e glielo mando.
LANDOLINA.
Bene, bene.... Lo manderà a me?
TOTI.
No. Direttamente a lei. Se ne vada tranquillo. — Ma mi dica una cosa,
padre. Lo sa lei che Giacomino — buon giovine, ottimo, ottimo giovine
timorato, rispettoso, ma.... un po', via, perdigiorno — trovò posto
alla Banca per me?
LANDOLINA.
Oh, ma come vuole che non lo sappia, professore! Lo so bene, e voglio
che lei mi creda, è gratissima, riconoscentissima la sorella di questo
bene che lei ha fatto al fratello.
TOTI.
Ah, meno male. Sono contento.
LANDOLINA.
A rivederla, dunque, professore. E tante grazie, di nuovo.
S'inchina, e si avvia per uscire.
TOTI.
A rivederla, reverendo.
Lo richiama.
Padre!... Oh oh.... padre, scusi, le volevo domandare una cosa che....
così, mi passa ora per la mente.... Mi chiarisca un dubbio.... Crede
lei che un giovanotto — un giovanotto qualunque, badiamo! — possa non
farsi più nessuno scrupolo, nessun rimorso.... se per caso.... per puro
caso, veh!... una ragazza da lui sedotta e resa madre.... avesse poi
trovato in tempo.... un uomo.... un povero vecchio....
Padre Landolina, avendo compreso
fin dalle prime parole l'allusione
del professor Toti, s'è messo a
tossicchiare, nell'imbarazzo.
Ma sa che lei ha una bella tosse, padre? Si curi, si curi. A
rivederla....
Padre Landolina via a precipizio.
Il professor Toti facendosi
all'uscio di sinistra.
Signora Marianna! Signora Marianna!
MARIANNA
accorrendo
È inutile, sa? Non parla. Non vuol parlare!
TOTI.
Non importa. Fatemi piuttosto il piacere di vestirmi il bambino.
MARIANNA.
Il bambino? Ma che so io dove sono i vestitini del bambino?
TOTI.
Sta bene. Grazie. Faccio da me, faccio da me....
Via per l'uscio a sinistra.
Cinquemani entra dall'uscio comune.
CINQUEMANI.
Oh! Professore!...
Il professor Toti non gli dà
ascolto.
E che succede ora?
MARIANNA.
Che succede? Lo domandi a me? Mi sembra la casa dei pazzi.... Di dove
vieni tu?
CINQUEMANI.
Ho incontrato per le scale Padre Landolina che scendeva mogio mogio,
con gli occhi stralunati.... — Che fa lei? Piange? Che t'ha detto?
MARIANNA.
Niente. Non m'ha voluto dir niente.
CINQUEMANI.
Oh sai che ti dico io? Andiamocene!
MARIANNA
Aspetta.... aspetta.... Forse non è prudente.... in questo momento....
Rientra dall'uscio a sinistra il
professor Toti col cappello in capo,
recando per mano Ninì. Ha nell'altra
mano le scarpette del bimbo e
sotto il braccio il berrettino da
marinajo.
TOTI
ponendo a sedere sul tavolino Ninì
per infilargli le scarpette nuove.
Ora il cocchetto, piano piano, se ne viene a spassino con papà.
Voltandosi appena verso Marianna.
Ah quanto mi piacerebbe che mi chiamasse nonno.... — Con papà, eh,
Ninì!... a spassino, è vero? Andremo a trovare _Giamì_.... tutt'e
due.... Come lo chiami tu Giacomino? _Giamì_, è vero?
Posa il bambino in terra, gli
mette il berrettino in capo e
s'avvia con lui.
CINQUEMANI
parandoglisi davanti.
Professore, che dice? Dove vuole andare?
TOTI
scostandolo con la mano.
Levatevi voi! Lasciatemi passare!
CINQUEMANI
parandoglisi davanti
Professore, santo Dio, pensi a quello che fa! Io gliel'impedisco!
MARIANNA
parandosi anche lei.
Non si metta codesta maschera di vergogna davanti a tutto il paese!
TOTI
scostandoli con la mano.
Levatevi, vi dico! Maschera! Maschera! Lasciatemi passare!
MARIANNA
trasecolata.
Dio, che uomo! Dio, che uomo! Dio, che uomo!
_Cala la tela._
ATTO TERZO.
Salottino in casa Delisi. Vecchio arredo modestissimo. Su una
mensola nella parete di fondo, tra due usci con tende, un grande
quadro della Madonna del Rosario col lampadino appeso davanti,
bene in vista. Lateralmente a destra e a sinistra, altri due usci,
anch'essi con tende.
Sono in iscena Padre Landolina
e Rosaria Delisi, quello seduto
sul vecchio canapè, questa sulla
poltroncina accanto. Padre Landolina
sorseggia una tazza di caffè.
LANDOLINA.
Sì, sì, creda, è andata bene, proprio bene, perchè lui credette d'aver
indovinato lo scopo della mia visita.... (Com'è buono questo caffè!)
ROSARIA.
Va bene, di zucchero?
LANDOLINA.
Benissimo, ottimo!
Riprendendo il discorso.
E a un certo punto m'interruppe: “Padre, glielo dico io, lesto lesto,
alla spiccia: Lei viene a pregarmi a nome della sorella, perchè
Giacomino non metta più piede in casa mia. Non è questo?„
Imitando il suo fare, con
mansuetudine dispettosa.
“No, professore, non è questo....„
E si mette a ridere.
Ah ah ah, le dico che è andata bene, proprio bene! come meglio non
poteva andare!
ROSARIA.
M'immagino lui, allora!
LANDOLINA.
Restò. Non se l'aspettava....
Accenna d'alzarsi per posare la
tazza vuota.
ROSARIA
pronta, prevenendolo.
No, no, dia qua, dia a me!
LANDOLINA.
No.... prego....
Le cede la tazza, che Rosaria va a
posare su la mensola.
Grazie.
Appena risiede Rosaria, riprende
il discorso.
Restò, perchè gli sembrava che il più fosse questo, capisce? impedire
l'andata di Giacomino in casa sua. Come seppe che questo invece per noi
era oramai pacifico, e che non doveva più mettersi in discussione.... —
“Ma come?„ dice.... “E allora?„
ROSARIA.
Già.... già.... m'immagino.... Ma forse sarebbe stato meglio, padre, se
lei se la fosse fatta scrivere subito, sotto gli occhi, l'assicurazione
per me, che io potevo star tranquilla....
LANDOLINA.
Gliel'ho chiesto, sa? Come no? Gliel'ho chiesto. Ma mi rispose che non
aveva tempo. Insistere, per il momento, non sarebbe stato prudente.
Bisognava dir la cosa — e saperla dire — ponendola come base della mia
visita; ma poi lasciarla lì, fingendo che per me quest'assicurazione
non aveva nessun valore pratico, mi spiego? ma che era soltanto come
un'opera di carità, vede? che io gli chiedevo per lei, per dare a lei
un semplice conforto e nient'altro, mi spiego?
ROSARIA.
Sì, capisco, capisco.... Ma sa che cosa io temo adesso? Che ci ripensi
e non me la faccia più! Le disse proprio che me l'avrebbe fatta?
LANDOLINA.
Sì, sì. Mi disse che potevo andarmene tranquillo. — “Gliela faccio e
gliela mando! — mi disse. — A lei direttamente.„ — Lei sa, del resto,
signorina, che quest'assicurazione per me è indispensabile. Bisogna
averla assolutamente, perchè il padre della ragazza lo mette come
_conditio sine qua non_. L'ha detto a me. Non perchè tema, non perchè
diffidi di Giacomino, ma perchè teme e diffida di loro, tanto della
moglie quanto del marito. E ha ragione, siamo giusti!
ROSARIA.
Ragione! Come no? Di lei, della moglie specialmente, bisogna temere,
padre! di codesta donnaccia, figlia d'un bidello, che ha potuto
ardire....
Si copre la faccia con le mani.
Ah, io non so.... io non so come si possa aver l'ardire.... Dio! Dio!
Dio!
LANDOLINA.
Mah! La corruzione del popolo adesso è tanta, signorina Rosaria!
ROSARIA.
Mettersi con un giovinotto, povero, sì, ma di buona famiglia, educato
come ho potuto educarlo io, padre, lei lo sa! E indurlo in peccato
mortale! Figuriamoci se vorrà lasciarlo in pace! Perciò era necessario,
le ripeto, averla subito quest'assicurazione!
LANDOLINA.
L'avremo, l'avremo, non dubiti. L'otterremo a ogni costo. Il
fidanzamento, altrimenti, non potrebbe aver luogo. Intanto, con la mia
visita abbiamo ottenuto già questo: che il professore non mette più
neppur lui in discussione che Giacomino possa andare in casa sua....
Non ha finito di dir questo che
la vecchia serva Filomena, tutta
spaventata, si precipita in iscena
per l'uscio comune, annunziando:
FILOMENA.
Il professore, signorina! Il professore! il professore!
LANDOLINA.
Oh!
ROSARIA.
Ah!
LANDOLINA.
Ma come?
ROSARIA.
Qua?
FILOMENA.
Davanti la porta! Ho sentito il campanello; ho aperto la spia: lui!
lui, e col bambino!
ROSARIA.
Ah! Col bambino anche?
LANDOLINA.
Oh! Ma questa è una tracotanza che sorpassa ogni limite!
ROSARIA.
Sta vedendo, padre? Sta vedendo? Non può metter più neppure lui in
discussione che Giacomino vada in casa sua, ed eccolo qua che viene lui
invece in casa di Giacomino!
FILOMENA.
Che debbo fare, intanto? che debbo dirgli? Oh Signor Iddio!
LANDOLINA.
Non bisogna assolutamente farlo entrare!
ROSARIA
a Filomena.
Ditegli che Giacomino non c'è! non c'è!
LANDOLINA.
Non c'è! Assolutamente!
ROSARIA.
Non aprite! Senza aprire! Dalla spia! Glielo dite dalla spia!
FILOMENA.
Non dubiti, non dubiti! Gli dico che non c'è!
S'avvia.
LANDOLINA
richiamandola.
Pss! Pss! E che non sapete dove sia, chi sa ve lo domanda!
FILOMENA.
Sì, sì, va bene....
Via per l'uscio donde è entrata.
ROSARIA.
Lo vede, padre? E lei che diceva....
LANDOLINA.
Ma io sono trasecolato, creda, signorina! L'improntitudine di
quest'uomo vuol dire che proprio.... oh Dio mio! Dio mio!
ROSARIA.
E come si fa ora? come s'ha da fare?
LANDOLINA.
Ma tener duro! Non transigere! Non transigere! Dio mio, pareva
rassegnato.... Io non so! Pretese lui stesso che io gli parlassi
chiaro, aperto.... E io, con tutti i debiti riguardi.... Non m'oppose
nessuna difficoltà! Torno a dirle che mi licenziò assicurandomi che me
ne potevo andar tranquillo....
ROSARIA.
Tranquillo, sì.... ecco qua....
LANDOLINA.
Meditava questo, dunque! La sfrontatezza di quest'uomo è inarrivabile!
inimmaginabile! Venire qua! Lui! Lui!
ROSARIA.
E condurre con sè il bambino! Portargli il bambino qua, in casa!
LANDOLINA.
È dunque capace di tutto! di tutto!
ROSARIA.
E non gliel'ho detto io? Di tutto! Ed è certo la moglie che lo manda....
LANDOLINA.
Ma in questo caso, allora, io mi domando se non ci convenga piuttosto
— un uomo così — affrontarlo risolutamente, signorina! anzichè
nasconderci come stiamo facendo!
ROSARIA.
E chi l'affronta? Lei?
LANDOLINA.
Io, no!... non credo che gioverebbe.... Non per tirarmi indietro; ma
qua ci vuole una persona interessata.... Lei, signorina Rosaria, perchè
no? la sorella.... O se no, lo stesso Giacomino!
ROSARIA.
No! Giacomino, no! No!
LANDOLINA.
Dia ascolto a me! Non dico ora, perchè non è prevenuto. Ma se Giacomino
ha il coraggio di dirgli in faccia lui stesso che tutto è finito e che
non s'arrischi più di venire qua.... — Ah, ecco qua la nostra buona
Filomena!
Rientra in iscena Filomena.
ROSARIA
subito.
Che v'ha detto? che v'ha detto? Se n'è andato?
FILOMENA.
Ma che andarsene! Non vuol sentire niente!
ROSARIA.
Ma gli avete detto che Giacomino non c'è?
FILOMENA.
Come non gliel'ho detto? Cento volte gliel'ho detto! Non vuol sentire
niente! Ride.
LANDOLINA.
Ride?
FILOMENA.
E dice: — “Va bene.... Va bene....„ — Che vuol parlare con lei, dice.
ROSARIA.
Con me?
FILOMENA.
La sorella — dice. Gli ho detto allora che non era in casa neanche lei.
ROSARIA.
E lui?
FILOMENA.
Niente. Ride e dice: “Apritemi: l'aspetto„. — E io: “La porta è
fermata, e non ho la chiave!„ — Ci crede? S'è seduto sullo scalino,
dicendomi: “E allora la aspetto qua!„ Come s'ha da fare? Non se
n'andrà, nemmeno a legnate!
LANDOLINA
risolutamente.
Orsù, coraggio, signorina Rosaria: lo riceva! lo riceva, ma senza
comprometter nulla! La parte la farà poi lui, Giacomino! Bisogna
assolutamente che la faccia Giacomino! Finchè non la farà lui, saremo
sempre punto e daccapo! Lei procuri di frenarsi quanto più può. Gli
dica che Giacomino non c'è, ma che si farà un dovere di andarlo a
trovare domani alla scuola per parlargli seriamente.... Ecco, gli dica
così e basta!
ROSARIA.
Ma come farò a frenarmi? come farò?
LANDOLINA.
Fermezza! pazienza! Lei ne ha tanta! Dia ascolto a me. — Voi andate ad
aprire, Filomena. — Io mi ritiro, qua, col suo permesso....
Indica l'uscio laterale a destra.
ROSARIA.
Sì, sì.... Può girare e andar da Giacomino, in camera sua.
LANDOLINA.
Sta bene.
A Filomena.
Andate, andate....
Filomena, via.
Fermezza, e calma, signorina, mi raccomando.... Io sono qua, con
Giacomino....
Si ritira per l'uscio laterale
a destra. Poco dopo dall'uscio
comune per cui è uscita Filomena
s'introduce piano piano e placido,
il professor Toti col bambino per
mano.
TOTI.
Cara signorina Rosaria....
ROSARIA.
Ma come, professore! Viene a cercarlo in casa, mio fratello? pure in
casa, adesso? E che vedo! anche col bambino? ha portato con sè anche il
bambino?
TOTI.
Già.... È una bellissima giornata.... Eran tre giorni che il povero
piccino non usciva di casa.... L'ho portato dalla mamma e le ho
detto: “Vestimelo, che gli faccio fare due passetti.„ C'è un'aria che
ristora! E i piccini sono come gli uccellini. Ora con tutte le pennucce
arruffate, e un minuto dopo, spunta un occhio di sole, e tutti vispi e
gai.... Era palliduccio.... e vede ora come è bello, eh? che occhietti
vivi, eh?
ROSARIA.
Ma non aveva altro posto dove portarselo? giusto qua, scusi?
TOTI.
E perchè no, qua? Giacomino, da parecchi giorni, non si fa vedere.
So che non è andato neanche alla Banca.... Per via non l'ho più
incontrato.... Forse, mi son detto, non starà tanto bene in salute. E
uscendo col piccino ho pensato di venire qua per vedere come stava....
ROSARIA.
Sta bene.... sta benissimo, professore. E lei poteva fare a meno
d'incomodarsi. — Non c'è. — Mi pare che Filomena gliel'ha detto
chiaramente.
TOTI.
Mi scusi, signorina. Lei mi tratta in un modo che.... non so! Ho fatto
forse, senza saperlo, qualche offesa a lei, o a Giacomino, venendo qua?
ROSARIA.
No, professore, non si tratta d'offesa.... si tratta di peggio! Lei,
santo Dio, dovrebbe capire....
Il professor Toti si picchia
parecchie volte con la punta
dell'indice il petto con tale aria
di filosofica malizia, che ella
rimane come stordita, e domanda:
Come? che vuol dire?
TOTI.
Dico che quanto a capire, — sono vecchio, signorina Rosaria — e tante
cose capisco, che lei non può neanche immaginarsi! E prima di tutto,
sa che cosa capisco? che certe furie.... certe furie, meglio lasciarle
svaporare, signorina, svaporare....
ROSARIA.
Ma io non ho nessuna furia, per sua regola, professore! Le dico che
Giacomino non c'è, e basta. Se lei vuol trovarlo, non c'è bisogno che
s'incomodi un'altra volta a venire qua, perchè Giacomino verrà lui a
trovarlo — a casa, no! a casa, niente più! — deve farmi il piacere che
tanto della sua casa, quanto di questa non se ne deve più parlare. —
Alla scuola! Verrà a trovarlo a scuola — e basta!
TOTI.
Vede? E poi dice che non ha furia! Qua dev'esserci un piccolo
malinteso, signorina. Lei dice che dovrei capire. Sì, signorina.
Ma, da vecchio, sa che cosa capisco io? Che quando c'è un malinteso,
bisogna subito chiarire, chiarire, signorina, chiarire francamente,
senza sotterfugi.... senza riscaldarsi.... Vede me? — Un sorbetto.... —
Chiarire.... chiarire....
ROSARIA.
Va bene, d'accordo, professore. Lei intende, spiegarci? E va bene.
Quanto prima, tanto meglio!
TOTI.
Ah! Ora sì che ci siamo. Non dubiti: si metterà tutto bene in chiaro.
Dunque, mi lasci sedere e vada a chiamarmi Giacomino.
ROSARIA.
Ma se le ho detto e ridetto che non c'è! Non c'è! non c'è! Quante volte
gli si deve dire?
TOTI.
Lo vede? No, signorina Rosaria. Se dobbiamo spiegarci francamente....
Scusi, i preti a casa sua parlano forse soli? o con le seggiole?
ROSARIA
stordita.
I preti? Come c'entrano adesso i preti?
TOTI
prendendo da una seggiola accanto
al canapè il tricorno di Padre
Landolina e mostrandoglielo.
Eccolo qua! Conosco la buona educazione della famiglia, e non posso
supporre che lei lasci un santo sacerdote senza compagnia. Giacomino è
certo di là, che parla con lui. Me lo vada a chiamare.
ROSARIA.
Ma nient'affatto! Padre Landolina era qua con me. Ora parla di là con
Filomena, e lei non deve immischiarsi negli affari di casa mia!
TOTI.
No! Io? E quando mai? Io non ho questo vizio, signorina! S'immischiano
gli altri invece negli affari di casa mia e non vogliono lasciarmi
tranquillo, senza ch'io faccia nulla di male! Ma io, no! Non ho questo
vizio, creda! — Basta. Dunque, Giacomino non c'è?
ROSARIA.
Non c'è.
TOTI.
E allora debbo andarmene? Perchè vuol farmi ritornare?
ROSARIA.
Ma le ho detto che non c'è bisogno che lei ritorni; anzi deve farmi il
piacere di non ritornare più qua!... Verrà Giacomino a trovar lei, a
scuola.
TOTI.
Vuol farlo incomodare, santo Dio, a venire alla scuola, mentre io sono
qua e lui di là, e potremmo parlar subito, e spiegarci....
ROSARIA.
Sì, sì, ha ragione, è meglio, professore! Vado a chiamarglielo, per
finirla una buona volta, una volta e per sempre, poichè abbiamo da fare
con una persona così petulante!
TOTI.
Calma.... calma.... calma, signorina!
ROSARIA.
Che calma! Lei non è un uomo, è un demonio tentatore!
TOTI.
Il bambino sta a guardarla con tanto d'occhi....
ROSARIA.
Me ne vado perchè non so più che mi verrebbe di fare! Aspetti qua! Vado
a chiamarlo!
Si ritira di furia per l'uscio
laterale a sinistra.
TOTI
prendendosi sulle gambe Ninì.
Che è, Ninì? Niente, bellino.... non aver paura.... Scherza, la zia!
Ora gliela faremo sbollir noi tutta questa furia.... Sai chi verrà
ora qua? Giamì! Gli vuoi bene tu, a Giamì, è vero? Ti porta anche
lui, Giamì, le chicche, i giocattolini. Ma, tu devi voler più bene a
me, piccino mio.... assai, assai più, perchè io, sai? ci sono e non
ci sono più, per te. Queste cose tu ancora non puoi capirle e non le
capirai mai, figlietto mio bello, perchè quando potrai capirle, non
ti ricorderai più di me.... che t'ho tenuto in braccio così.... che
t'ho stretto a me così.... così.... e che ho.... che ho pianto per te,
figliuolo....
Con un dito si porta via le
lacrime dagli occhi.
Che dici? Giamì? Sì, ora verrà.... Ah, dici d'andarcene? Sì, ora ce
ne andremo.... Ma prima bisogna che venga Giamì.... e tu devi star
bonino.... Guarda qua.... ecco, ti dò questa borsetta, e tu ci giochi,
eh?
Cava dal taschino del panciotto
una borsetta di seta rossa a maglia,
con anellini d'acciaio, piena di
monetine.
Senti come suona? Ah, ecco Giamì.... Va'.... va'.... va' da Giamì....
Si alza col bambino e lo spinge
verso Giacomino che entra dall'uscio
a sinistra, torbido, rabbuffato.
Dio, che faccia.... Oh, Giacomino?
GIACOMINO.
Che ha da dirmi, professore?
TOTI.
Come! E non vedi il bambino?
GIACOMINO.
Io mi sento male, professore.... Ero buttato sul letto.... Non posso nè
parlare e neanche guardare....
TOTI.
Va bene; ma il bambino?
GIACOMINO
chinandosi per compiacenza a
carezzare appena la testina del
bimbo.
Ecco.... sì.... Mi dica subito, piuttosto, quello che m'ha da dire....
TOTI.
Vieni qua, Ninì.... bellino mio, qua.... Siedi qua.... no, guarda....
statti così, in ginocchio.... ci arrivi meglio....
Lo pone a seder su le ginocchia su
una seggiola presso un tavolinetto
su cui sta un vecchio album di
fotografie, poi si volge a Giacomino
e indicandogli l'album gli domanda:
Posso prenderlo, questo?
GIACOMINO.
Ma prenda quello che vuole!
TOTI
a Ninì.
Ecco, Ninì.... giuoca con questo.... lo guardi.... lo apri così....
Vedi come è bello.... vedi qua.... uh, quanti pupi! vedi?... Poi volti
così, ma piano, eh? senza strappare.... Uh, guarda, guarda qua.... lo
vedi qua? lo riconosci chi è questo?... chi è?... Giamì, lo vedi?...
Giamì, quand'era piccolo piccolo come te.... coi capellucci.... coi
riccioli come questi tuoi.... Guarda, guarda da te, ora....
Voltandosi verso Giacomino.
Oh! Vuoi sapere che t'ho da dire? Ti senti male, è vero? Me lo sono
immaginato. E son venuto apposta. Il capo, eh? ti fa male il capo? Si
vede.
GIACOMINO
impaziente.
Professore....
TOTI.
Siedi. Così in piedi non possiamo discorrere, figliuolo....
Siede sul divano e invita
Giacomino a sedergli accanto; poi si
volta di nuovo verso il bambino.
Senza strappare, eh, Ninì? Piano piano.
A Giacomino.
Ti volevo domandare se il direttore della Banca ti ha detto qualche
cosa....
GIACOMINO.
A me? No.... Perchè?
TOTI.
Non ci vai da tre giorni....
GIACOMINO.
Ma non ci sono andato, perchè....
TOTI
subito interrompendolo.
Non ti dico per questo.... Te lo dico perchè jeri l'ho incontrato
per istrada e m'ha domandato di te. Siamo entrati in discorso.... S'è
parlato dello stipendio.... Io gli ho fatto notare che il tuo non è
quello che dovrebbe essere.... E siamo rimasti d'accordo che ti sarà
cresciuto....
GIACOMINO
convellendosi, come sulle spine,
strizzandosi le mani.
Professore, io la ringrazio.... ma....
TOTI.
Ma che! Di che mi ringrazi?
GIACOMINO
seguitando.
Ma mi faccia il piacere.... mi faccia la carità dl.... di non
incomodarsi più.... di non curarsi più di me, ecco!
TOTI.
Ah sì? Bravo, bravo.... Non abbiamo più bisogno di nessuno ora, eh?
GIACOMINO.
Non per questo, professore! Se lei non vuol capire....
TOTI.
Che devo capire? Piano, figliuolo mio.... scusa! Dobbiamo ragionare? E
vuoi ragionare così? Mi puoi impedire, scusa, mi puoi impedire, se io
voglio farti un po' di bene, che te lo faccia?
GIACOMINO.
Ma se io non io voglio? Se le dico che io non lo voglio?
TOTI.
Tu non lo vuoi, e io te lo voglio fare! Per mio piacere! Non son
padrone? Mi dici che non debbo curarmi più di te.... E se non mi
curo più di te, di chi vuoi che mi curi io? Aspetta! Senza furie! Poi
parlerai tu; lascia parlare a me adesso! Devi sapere, figliuolo mio,
che ai vecchi — ai vecchi, s'intende, che non siano egoisti e che hanno
tanto stentato nella vita, com'ho stentato io, per arrivare a farsi,
bene o male, uno stato — piace, figliuolo mio, di vedere i giovani
come te meritevoli farsi avanti per loro mezzo, e godono se essi
sono contenti, godono della loro allegria, delle speranze che loro si
aprono, del posto che prendono in società.... E se possono risparmiar
loro tutti gli stenti ch'essi sanno, come fa ogni buon padre coi suoi
figliuoli....
S'interrompe.
Ma scusa, non lo sai tu, Giacomino, non lo sai che io ti considero tal
quale come un figliuolo mio? Che è? Che fai? Piangi?
Giacomino ha nascosto infatti
il volto tra le mani e sussulta
come per un impeto di singhiozzi
che vorrebbe frenare. Egli allora
si alza e fa per posargli una mano
sulla spalla.
Come? Perchè?... Via.... via....
GIACOMINO
balzando in piedi, convulso, come
se provi ribrezzo, e mostrando il
viso contraffatto per una fiera
risoluzione improvvisa.
Non mi tocchi! non mi s'accosti, professore! Lei mi sta facendo
soffrire una pena d'inferno! Io non voglio, non voglio codesto suo
affetto! Per carità, la scongiuro, se ne vada! se ne vada! E si scordi
che io esisto!
TOTI
sbalordito.
Ma che hai?... Come!... Perchè?
GIACOMINO.
Vuol sapere perchè? Glielo dico subito, glielo dico. Io mi sono
fidanzato, professore! Ha capito? Mi sono fidanzato!
TOTI
vacilla come per una mazzata
sul capo, si porta le due mani
alla testa, casca a sedere quasi
stroncato, balbetta:
Fi....fidan.... fidanzato?...
GIACOMINO.
Sissignore! E dunque basta! basta per sempre, professore! Capirà ora
che non posso più vederla qua.... comportare la sua presenza in casa
mia....
TOTI
quasi senza voce, quasi
istupidito.
Mi.... mi cacci via?
GIACOMINO
dolente, mortificato.
No.... no.... ma se ne vada.... è bene che lei.... che lei se ne vada,
professore.
TOTI