si leva a stento, non si regge

in piedi, s'appoggia alla poltrona,

viene pian piano, pian piano verso

il bambino, lo guarda, gli carezza

i capelli. Poi, stando sempre presso

il bambino, volgendosi a Giacomino:

Quando? Senza.... senza dirmene nulla.... Con chi ti.... ti sei

fidanzato?...

Giacomino non risponde.

Dimmelo, con chi?...

GIACOMINO.

Qua, professore.... È già da un mese....

TOTI.

Già da un mese? E seguitavi a venire in casa mia?

GIACOMINO.

Lei sa come ci venivo....

TOTI

piano.

Zitto.... Zitto. — Con chi?

GIACOMINO.

Con una povera orfana come me, professore.... Amica di mia sorella....

TOTI

seguita a guardarlo come

inebetito, con la bocca aperta, e

non trova più neanche la voce per

parlare.

E.... e.... e si lascia tutto.... così?... e.... e.... e non si pensa

più a.... a niente? non.... non si tien più conto di niente?

GIACOMINO.

Ma scusi, professore.... scusi, che mi voleva schiavo lei?

TOTI.

Io? schiavo?

Ha uno schianto nella voce, e

insorge a poco a poco.

Ah! lo puoi dire? Io? io che t'ho fatto padrone della mia casa?

Codesta, sì, vedi? codesta, sì, che è vera ingratitudine! E che

t'ho forse fatto il bene per me, io, figliuolo mio? Che ne ho avuto

io del bene che t'ho fatto? Le ingiurie, la baja di tutta la gente

stupida che non vuol capire il sentimento mio! Ah, dunque non vuoi

capirlo neanche tu, il sentimento di questo povero vecchio che sta per

andarsene e che era tranquillo e contento di lasciar tutto a posto, una

madre.... il bambino.... e te.... in buone condizioni.... felici? Io ho

settant'anni; io domani me ne vado, Giacomino! Che ti sei impazzito,

figliuolo mio? Non so ancora.... e non voglio sapere chi è, la tua

fidanzata.... Chi è? No, non me lo dire! non voglio saperlo! Sarà

buona, sarà buona certo, se l'hai scelta tu, un'onesta giovine — perchè

tu sei buono, lo so.... — Ma pensa, pensa che non è possibile che tu

abbia trovato di meglio, Giacomino, della madre di questo bambino! Non

ti parlo dell'agiatezza soltanto, bada! Ma tu hai ora la tua famiglia,

in cui non ci sono di più che io, io solo ancora per poco.... io che

non conto per nulla.... Ma che fastidio vi dò io? Io sono come il padre

di tutti.... Io posso anche, se tu vuoi, per la vostra pace.... sì, me

ne posso anche andare.... Ma dimmi come è stato? Che cos'è accaduto?

come ti s'è voltata così tutt'a un tratto la testa, figliuolo mio?

Dimmelo.... dimmelo....

Lo prende per le braccia.

GIACOMINO.

Che vuole che le dica? Ma come non s'accorge, professore, che tutta

codesta sua bontà....

TOTI.

Questa mia bontà.... sèguita! che vuoi dire?

GIACOMINO.

Mi lasci stare! Non mi faccia parlare!

TOTI.

No! Parla, anzi! Devi parlare! Me lo devi dire!

GIACOMINO.

Lo vuol detto? E non lo comprende lei che certe cose si possono far

soltanto di nascosto, e non son possibili alla vista di tutti, con lei

che sa, con la gente che ride?

TOTI.

Ah, è per la gente? Tu parli della gente che ride? Ma ride per me la

gente, e ride perchè non capisce, e io la lascio ridere perchè non me

ne importa niente! Che n'hai da fare tu, se la gente ride? All'ultimo

devi vedere chi riderà meglio! È l'invidia, figliuolo, credi a me,

l'invidia di vederti a posto, tranquillo, sicuro del tuo avvenire....

GIACOMINO.

Sta bene, professore! Guardi.... se è così, guardi.... — lasci star me

— ci sono tant'altri giovani che hanno bisogno di ajuto, professore!

TOTI

ferito, ha un feroce scatto

d'indignazione, gli va con le mani

sulla faccia, poi l'afferra per il

petto e lo scrolla e lo strappa.

Oh! che cosa? che cosa hai detto? È giovane, sì, Lillina. Ma è onesta,

perdio! E tu lo sai! E nessuno meglio di te può saperlo! È qua, è qua,

il suo male.

Si picchia forte sul cuore.

Dove credi che sia? Pezzo d'ingrato! Ah, la insulti ora per giunta?

E non ti vergogni? non ne senti rimorso in faccia a me? tu? E per chi

l'hai presa? Ah credi che ella possa passare dall'uno all'altro come

niente? Madre di questo bambino, che tu sai bene di chi è! Ma che dici?

Ma come puoi parlar così?

GIACOMINO.

Ma lei, professore, lei piuttosto, mi scusi, lei, lei come può parlar

così?

TOTI.

Hai ragione.... hai ragione.... hai ragione....

Rompe in un pianto disperato,

buttandosi sul divano e

abbracciandosi forte forte il

bambino, che, sentendolo piangere, è

accorso a lui.

Ah povero Ninì mio.... povero piccino mio.... che sciagura....

che rovina.... E che ne sarà della tua mammina ora? che ne sarà

di te, Ninì, bello mio.... con una mammina come la tua.... senza

esperienza.... senza più chi l'assista e chi la guidi?... Ah, che

baratro!... che baratro!...

Sollevando il capo con fierezza,

rivolto a Giacomino.

Piango, perchè mio è il rimorso; piango, perchè io t'ho protetto; io

t'ho accolto in casa; io ho parlato a lei di te in modo da toglierle

ogni scrupolo d'amarti! E ora che lei t'amava sicura.... madre di

questo bimbo qua.... ora, tu....

Balza in piedi terribile,

risoluto, convulso.

Pensaci, Giacomino! Io sono buono, ma appunto perchè sono così buono,

se vedo la rovina d'una povera donna, la rovina tua, la rovina di

questa creatura innocente, io divento capace di tutto! Pensaci,

Giacomino! Io ti faccio cacciar via dalla Banca! Ti butto di nuovo in

mezzo a una strada!

GIACOMINO.

E va bene! Faccia, faccia quello che vuole, professore! Io già questo

me l'aspettavo....

TOTI.

Ah sì? Te l'aspettavi? Ma quello che non t'aspetti, son capace

di farlo, sai? Ora stesso, con questo bambino per mano, io vado a

presentarmi alla tua fidanzata!

GIACOMINO.

Ah, no, perdio! Questo, professore, lei non lo farà!

TOTI.

Non lo farò? E chi me l'impedisce? Tu?

GIACOMINO.

Gliel'impedisco io, sì! Perchè lei non ha il diritto d'andare a turbare

una povera ragazza!

TOTI.

Non ho il diritto? Chi t'ha detto che non l'ho? Io difendo la madre

a questa creaturina! difendo questa creaturina! e difendo anche te,

ingrato, che non ragioni più! Io vado a trovarla, vado a trovar suo

padre, gli espongo il caso, gli presento qua questo piccino, e gli

domando se c'è coscienza a rovinar così una casa, una famiglia, a far

morire di crepacuore un povero vecchio, una povera madre, e lasciar

senz'ajuto e senza guida un povero innocente come questo, Giacomino,

come questo.... Ma non lo vedi? non hai più cuore, figliuolo mio? non

lo vedi qua, il tuo piccino? è tuo! è tuo!

Lo prende e glielo appende al

collo. Giacomino non resiste più, lo

abbraccia, lo bacia, sulla testa; e

allora il professor Toti, al colmo

della commozione, ride, piange, come

impazzito, grida:

Santo figliuolo.... santo figliuolo mio.... Ah, che bene mi fai!...

Lo volevo dire.... lo volevo dire.... Via, via.... andiamo! Andiamo

ora!... Non fa nulla.... così come ti trovi!... subito.... andiamo via,

andiamo tutt'e tre.

A questo punto si spalanca l'uscio

laterale a destra e irrompono

Rosaria, Padre Landolina e Filomena,

gridando insieme:

ROSARIA.

Ah, Giacomino! No! no! Giacomino, che fai? Come! così ti lasci

trascinare?

LANDOLINA.

Questa è una violenza inaudita! Peccato mortale, Giacomino!

FILOMENA.

Madre di Dio! Madre di Dio!

GIACOMINO

a Rosaria.

Non è possibile! Non posso più sciogliermi, Rosaria! Lasciamene andare!

TOTI

a Landolina, parandoglisi davanti.

Vade retro! vade retro! — Avanti, Giacomino, non ti voltare!

E mentre Giacomino e Ninì passano

la soglia, seguita imperterrito a

gridare:

Vade retro! Distruttore della famiglia! Vade retro!

LANDOLINA

accorrendo, gridando.

Giacomino, io credo....

TOTI

subito, dandogli sulla voce:

Che crede? Lei neanche a Cristo crede!

_Cala la tela._

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Pensaci, Giacomino! · 第 4 / 4 段