Annetta replicò con gravità, ch'era cosa indispensabile, e continuò:
«Voi dovete sapere che questo castello è molto antico e ben
fortificato; si dice che abbia già sostenuto diversi assedi, e non
appartenne sempre al signor Montoni, nè a suo padre; ma per una
disposizione qualsiasi, egli doveva entrarne al possesso, se la
signora moriva senza maritarsi.
--Qual signora?» disse Emilia.
--Adagio,» soggiunse Annetta; «è la signora di cui verrò a parlarvi.
Essa abitava nel castello, ed aveva, come potete immaginarvelo, un
gran treno. Il padrone veniva spesso a visitarla; se ne innamorò e le
offrì di sposarla; erano parenti alla lontana, ma ciò non importava.
La signora amava un altro, e non volle saperne di lui, per cui dicono
montasse sulle furie; e voi ben sapete qual uomo sia quando è in
collera. Forse lo vide ella in uno di questi trasporti, e lo rifiutò.
Ma, come vi diceva, essa parea trista, infelice, e ciò per molto
tempo. O Dio! Che rumore è questo? Non sentite, signorina?
--È il vento,» disse Emilia; «prosiegui il tuo racconto.
--Come vi diceva, essa era afflitta ed infelice, passeggiava sola sul
terrazzo, sotto le finestre, e là piangeva amaramente... Tutto ciò
l'ho inteso dire a Venezia; ma ciò che segue, lo seppi oggi soltanto:
il caso è accaduto molti anni addietro, allorchè il signor Montoni era
ancor giovine; la dama si chiamava la signora Laurentini; era
bellissima, ma andava spesso in collera, al par del padrone. Accortosi
questi ch'essa non voleva dargli retta, che fa? lascia il castello, e
non ci torna più; ma ciò poco le importava, poichè era infelice anche
lui assente. Una sera finalmente,» soggiunse la ragazza sbassando la
voce, e guardando intorno inquieta, «per quanto si dice, verso la fine
dell'anno, cioè alla metà di settembre, o ai primi di ottobre, a
quanto suppongo, o fors'anco alla metà di novembre... poco importa, è
sempre verso la fine dell'anno: ma non posso precisare il momento,
perchè non me lo dissero neppur essi. In somma, verso la fine
dell'anno, questa signora andò a passeggiare fuori del castello nel
bosco vicino, come faceva di solito. Essa era sola, colla sua
cameriera: faceva freddo; ed il vento, spazzando via le foglie,
soffiava tristamente attraverso quei grossi castagni che abbiamo
passati ieri: Benedetto mi mostrava gli alberi mentre raccontava. Il
vento era dunque molto freddo, e la cameriera la pregava di tornare
indietro, ma non volle acconsentirvi, chè passeggiava volentieri pei
boschi in qualunque stagione, la sera in ispecie; e se le foglie
secche cadevano intorno a lei, ne avea maggior piacere. Ebbene! fu
veduta scendere verso il bosco; venne la sera, ed essa non comparve.
Suonarono le dieci, le undici, mezzanotte, e non si vide tornare; i
domestici, pensando che le fosse occorsa qualche disgrazia, ne
andarono in traccia; cercarono tutta la notte, ma non la trovarono, e
non poterono averne nessun indizio. Da quel giorno non ne hanno più
saputo nulla.
--È proprio vero?» disse Emilia sorpresa.
--Verissimo, signora,» rispose Annetta inorridita; «pur troppo è vero.
Ma si dice,» soggiunse ella sottovoce, «che da qualche tempo la
signora Laurentini fu vista più volte di notte nel bosco e nei
contorni del castello; alcuni de' vecchi servitori, che restarono qui
dopo il tristo caso, assicurano d'averla veduta. Il vecchio fattore
potrebbe raccontare cose assai strane, a quanto si dice.
--Qual contraddizione!» soggiunse Emilia; «tu dici che non si era più
udito parlare di lei, e poi asserisci che fu veduta.
--Tutto questo mi fu detto colla massima segretezza,» continuò Annetta
senza badare all'osservazione; «son certa che non vorrete farci torto
a Benedetto ed a me di parlare di questo fatto.
--Non temere della mia indiscrezione,» rispose Emilia; «ma permettimi
ch'io ti consigli d'essere un po' più prudente, e non isvelare ad
alcuno quel che hai detto a me. Il signor Montoni, come tu dici,
potrebbe benissimo andare in collera, se ne sentisse parlare. Ma,
quali ricerche furono fatte a proposito di questa infelice?
--Oh! infinite, perchè il padrone aveva diritti sul castello, essendo
parente più prossimo della signora Laurentini; e si dice che i
giudici, i senatori, od altri, dichiararono ch'egli non potesse
entrarne in possesso, se non dopo molti anni, e che se dopo questo
lasso di tempo la dama non si fosse trovata, allora il castello gli
sarebbe appartenuto come se fosse morta. Ma il fatto si propalò, e si
sparsero tante e tante voci strane in proposito, che non ardisco
neppure menzionarvele...
--È strano,» disse Emilia; «ma allorchè la signora Laurentini è di poi
ricomparsa nel castello, non le ha parlato nessuno?
--Parlato! parlarle!» sclamò Annetta con ispavento. «No, no, e poi no,
statene sicura.
--E perchè no?» disse Emilia, bramando sapere qualcosa di più.
--Madonna santa! Parlare con uno spirito!
--Ma quali ragioni vi sono per credere che fosse uno spirito, se
nessuno se le è avvicinato, e se nessuno le ha parlato?
--Oh! signorina, questo non posso dirvelo. Come potete voi farmi
domande così stravaganti? Ma nessuno l'ha veduta andare e venire nel
castello. Ora la vedevano in un sito, e poco dopo era in un altro.
Essa non parlava, e se fosse stata viva, cosa avrebbe fatto in questo
castello senza parlare? vi sono perfino parecchi luoghi dove nessuno
si è arrischiato più di andare, e sempre per lo stesso motivo.
--Perchè essa non parlava?» disse Emilia sforzandosi di ridere,
malgrado la paura che cominciava ad impossessarsi di lei.
--No,» rispose Annetta indispettita; «ma perchè ci si vedeva qualche
cosa. Si dice pure esservi un'antica cappella nella parte occidentale
del castello, ove talvolta, a mezzanotte, si sentono gemiti. Io fremo
solo a pensarvi! colà si sono vedute cose molto straordinarie.
--Finiscila una volta con queste favole.
--Favole! signorina, io posso dirvi in proposito una storia che mi
raccontò Caterina. Era una fredda sera d'inverno, e Caterina stava
seduta nel salotto col vecchio Carlo e sua moglie. Carlo desiderò di
mangiar fichi, ed incaricò la serva d'andarne a cercare alla dispensa,
ch'era in fondo della galleria settentrionale. Caterina prese la
lampada... Zitto, signora, odo fracasso!...»
Emilia, in cui allora Annetta avea fatto passar la sua paura, ascoltò
attenta; ma non udì nulla. La cameriera continuò: «Caterina andò alla
galleria... è quella che abbiam traversata prima di venir qui. Essa
andava colla lampada in mano senza paura alcuna... Ancora!» sclamò
d'improvviso; «ho sentito ancora: or non m'inganno.
--Zitto!» disse Emilia tutta tremante. Ascoltarono, e rimasero
immobili. Fu udito un colpo battuto nel muro. Annetta gettò un alto
grido, la porta si aprì con lentezza, e videro entrar Caterina, che
veniva per dire alla cameriera che la sua padrona la cercava. Annetta
ridendo e piangendo, rimproverò Caterina di averle fatto tanta paura:
temeva avesse udito ciò ch'ella aveva detto. Emilia, profondamente
colpita dalla circostanza principale del racconto di Annetta, non
avrebbe voluto restar sola nella situazione attuale; ma, per evitare i
sarcasmi della signora Montoni, e non tradire la propria debolezza,
lottò contro l'illusioni della paura, e congedò Annetta per tutta la
notte.
Quando fu sola, pensò alla strana storia della signora Laurentini, e
poi alla situazione in cui trovavasi ella stessa in quel terribile
castello, in mezzo a deserti e montagne, in paese straniero, sotto il
dominio d'un uomo che pochi mesi prima non conosceva, e di cui
considerava il carattere con un orrore giustificato dal terror
generale ch'egli ispirava. Allora, ricordando i timori profetici di
Valancourt, il cuore di lei stringeasi dolorosamente, abbandonandosi a
vani rammarici.
Il vento, fischiando con forza di fuori pel corridoio, accresceva la
di lei malinconia. Emilia restava fissa davanti alle fredde ceneri
dello spento focolare, quando un'impetuosa raffica penetrando con
ispaventevol fracasso per quegli anditi, scosse porte e finestre, e
spaventolla tanto più che spostò, nella scossa, la sedia ond'ell'erasi
servita per affrancare l'uscio della scaletta, che si socchiuse.
Gelata dal terrore, stette immobile, si fe' quindi coraggio, e corse
ad assicurarlo alla meglio; quindi coricossi lasciando il lume sulla
tavola; ma quella luce tetra raddoppiò la sua paura. Al tremolio
degli incerti raggi le pareva sempre di vedere ombre moversi nel fondo
tenebroso della camera, ed affacciarsi per fino alle cortine del
letto. L'orologio del castello suonò un'ora prima ch'ella potesse
addormentarsi.