_De' capitoli e privilegi della città e Regno di Napoli e suoi Baroni._
Da poi ch'ebbe Alfonso interamente sconfitti coloro della parte
Angioina, ed in tutte le parti del Regno fatto correre le sue bandiere,
pensò convocare un general Parlamento per dar sesto a molte cose che
le precedute guerre avean poste in disordine e confusione. Lo intimò a
Benevento, e per questo mandò per tutte le province lettere a' Baroni
ed alle Terre demaniali che ad un dì prefisso ivi si trovassero; ma i
Napoletani mandarono a supplicarlo che trasferisse il Parlamento nella
città di Napoli ch'era capo del Regno, e così fu fatto: v'intervennero
due Principi, poichè in questi tempi non ve n'eran più nel Regno, il
Principe di Taranto Balzo e quello di Salerno Orsino, il primo Gran
Contestabile e l'altro Gran Giustiziere: v'intervennero tutti gli altri
cinque Ufficiali della Corona: quattro Duchi, quel di Sessa Marzano,
il Duca di Gravina Orsino, il Duca di S. Marco Sanseverino, ed il
Duca di Melfi Caracciolo (poichè il Duca d'Atri Acquaviva ed altri
Baroni che aveano seguita la parte di Renato, ancorchè chiamati, non
s'assicurarono venire innanzi al Re): due Marchesi, quel di Cotrone
Centeglia e l'altro di Pescara Aquino: molti Conti, e moltissimi Baroni
e Cavalieri dei quali il Costanzo ed il Summonte fecero lungo catalogo.
In questo Parlamento propose il Re che avendo liberato il Regno
dall'altrui invasioni, per poterlo nell'avvenire mantener in pace e
difenderlo da chi cercasse turbarlo, era di dovere che si stabilisse
per tutto il Regno un annuo pagamento per mantenere uomini d'arme per
la difensione di quello: consultarono sulla richiesta, e si conchiuse
di costituirli un pagamento d'un ducato a fuoco, da pagarsi ogni anno
per tutto il Regno, con che il Re dovesse all'incontro dar ad ogni
fuoco un tomolo di sale, e levar ogni colletta, colla quale prima
si vivea[325]. Si fece al Re l'offerta con chiedergli ancora alcune
grazie. Alfonso l'accettò, promise tener mille uomini d'arme pagati
a pace ed a guerra, e diece galee per guardia del Regno, e concedè
magnanimamente quelle grazie che gli furon dimandate.
Molti furon i privilegi che si veggono ora impressi in un particolar
volume: fra gli altri fu stabilito di dar udienza pubblica in tutti i
venerdì a' poveri e persone miserabili: fu lor costituito un Avvocato
con annuo soldo da pagarsi dalla Camera del Re: che nella Gran C.
della Vicaria in luogo del Gran Giustiziere dovesse continuamente
assistere il suo Luogotenente, ovvero Reggente con quattro Giudici per
l'amministrazion della giustizia: che alli Baroni si conservassero li
privilegj delle giurisdizioni a loro conceduti: che fossero sciolti
da ogni pagamento d'adoa: che pagandosi per ciaschedun fuoco carlini
diece, se gli somministrasse un tomolo di sale: che s'assegnasse a
spese del regio Erario un avvocato a' poveri: ed altri privilegj
e grazie concedette non meno alla città di Napoli che a tutte
l'Università e Terre del Regno.
L'orme d'Alfonso furon da poi calcate dagli Re suoi successori, i quali
in occasioni simili, avendo dal Regno richieste, ed essendo loro state
accordate o nuove imposizioni o donativi di somme considerabilissime,
concederon essi altre grazie alla città e Regno. Molte se ne leggono
di Ferdinando I, d'Alfonso II, di Ferdinando II, di Federico, di
Ferdinando il Cattolico, o del suo Plenipotenziario Gran Capitano, di
Carlo V e di Filippo II. Tanto ch'essendo nell'anno 1588 cresciuto il
lor numero, ebbe il pensiero _Niccolò de Bottis_ di raccoglierle in
un volume che fece imprimere in Venezia, e lo dedicò al Presidente de
Franchis, allora Consigliere.
Ma in decorso di tempo, essendone state altre concedute dal Re Filippo
II, da Filippo III e IV, da Carlo II e ne' nostri tempi dall'Imperador
Carlo VI con grande utilità del pubblico si è proccurato nei passati
anni, farne altra raccolta in un altro volume che si è fatto imprimere
in Napoli (ancorchè portasse il nome di Milano) nell'anno 1719, dove
sono stati impressi li rimarchevoli privilegi e segnalatissime grazie
concedute ultimamente alla città e Regno dal nostro augustissimo e
clementissimo Principe; delle quali secondo l'opportunità se ne farà in
quest'Istoria ricordanza.