Il Regno di Napoli trasferito dagli Angioini in mano d'Alfonso Re
d'Aragona, ancorchè passasse sotto la dominazione d'un Re potentissimo
per tanti Regni ereditari, che possedeva, per Aragona, Valenza,
Catalogna, Majorica, Corsica, Sardegna, Sicilia, il Rossiglione e
tant'altri floridissimi Stati: e nuove famiglie, nuovi costumi, e
molti istituti portati da Spagna si fossero in quello introdotti;
nulladimanco fortunatamente gli avvenne, che da questo magnanimo Re
non fosse trattato come Regno straniero, nè reputato forse, come una
provincia del Regno di Aragona; ma l'ebbe, come se fosse suo avito
Regno, e nazionale; anzi vi erse in Napoli un Tribunal così eminente,
che ordinò che a quello dovessero per via d'appellazione portarsi non
solo le cause di queste nostre province, ma di tutti gli altri suoi
vastissimi Regni.
Sia la sua amenità o grandezza, il tanto numero de' grandi Baroni, la
sua eminente nobiltà, siano gli amori della sua cara Lucrezia Alagna
egli è evidente, che lo preferì a tutti gli altri suoi dominj, e non
si vide mai in tanta floridezza e splendore, quanto negli anni del
suo Regnare. Egli fermò in Napoli la sua sede regia, e quivi volle
menar il rimanente di sua vita, e finire quivi i suoi giorni: e quasi
dimenticatosi degli altri suoi paterni Regni, tutte le sue cure, e
tutti i suoi pensieri furono verso questo Reame drizzati. La Sicilia
vicina, che divisa dal Regno fin dal famoso Vespro siciliano, ora
s'unisce, a lui accrebbe parimente utilità e grandezza. Quindi avvenne
che per essersi nella sua persona riuniti questi Regni, cominciò a
chiamarsi Re dell'una e l'altra Sicilia, ut et hinc, come dice il
Fazzello[324], _Pontificum Romanorum authoritatem non improbare,
et vetustam observationem non negligere videretur, non ignarus, cum
eruditissimus esset, illius usurpatam esse, et novitiam vocem._ Ciocchè
poi usarono gli altri Re suoi successori che dominarono l'uno e l'altro
Reame. Ma la principal cagione, onde anche dopo la di lui morte questo
Regno mantenesse la sua propria dignità, e che conservasse i suoi
proprj Re, e non dipendesse da Principi stranieri, li quali tenendo
altrove collocata la Regia loro sede, per mezzo de' loro Ministri
soglion governare, come avvenne dal tempo di Ferdinando il Cattolico
in poi; fu l'avere Alfonso proccurato per via di legittimazione,
d'investiture e acclamazione de' Popoli che il Regno di Napoli,
mancando egli senza figliuoli legittimi, non passasse con tutti gli
altri Regni ereditarj sotto la dominazione di Giovanni suo fratello e
degli altri Re d'Aragona, ma ne fosse investito ed acclamato per suo
successore _Ferdinando_ d'Aragona suo figliuolo bastardo, il quale sino
a Federico d'Aragona ultimo Re di questa linea, perpetuò per molti anni
nella sua discendenza questa successione in guisa che il Regno ebbe
insino al Re Cattolico proprj Principi, anzi più che Nazionali; poichè
non avendo essi in altre parti altri Stati e dominj, il Regno di Napoli
era la loro unica sede e la propria Patria.
Molto dunque deve Napoli ed il Regno ad Alfonso, il quale posponendo
gli altri suoi Regni, in questa città fermò il suo soglio, ed
all'antica nobiltà normanna, sveva e franzese aggiungendovi altra
nuova ch'e' portò di Spagna, di nuove illustri famiglie l'accrebbe e
adornò. Egli vi portò i Cavanigli, i Guedara, i Cardenes, gli Avalos
e tante altre, che ancora ci restano, e che rischiarano colla nobiltà
del loro sangue questo Regno: oltre a' Villamarini, Cardona, Centeglia,
Periglios, Cordova e tante altre famiglie nobilissime che son ora tra
noi estinte. Egli riordinò il Regno con frequenti Parlamenti, con nuove
numerazioni e con migliori istituti e nuovi Tribunali.
Non è mio proponimento, nè sarebbe dell'istituto della mia opera,
voler in questa Istoria narrare i magnifici ed egregj suoi fatti: ebbe
quest'Eroe particolari Autori, che di lui altamente e diffusamente
scrissero, due Antonj, Zurita e Panormita, Bartolommeo Facio, Enea
Silvio, poi Papa Pio II, il celebre Costanzo, Spiegello, Gaspare
Pellegrino e tanti e sì illustri che empierono le loro carte de' suoi
famosi gesti. A noi, perciò che richiede il nostro istituto, basterà
rapportare ciò che appartiene alla politia, colla quale questo Principe
governò il Regno: che cosa di nuovo fuvvi introdotto, e quali fossero
le sue vicende e mutazioni nello stato, così civile e temporale, come
ecclesiastico e spirituale.