_Istituzione del Collegio de' Dottori in Napoli._
L'Università degli Studj di Napoli, che fiorì tanto sotto il Re Carlo
I e II, e di Roberto suo figliuolo, li quali l'adornarono di molte
prerogative e privilegi, teneva prima il suo Rettore, ch'era uno de'
primi Dottori, allora chiamati Maestri dell'Università, al quale Carlo
e Roberto diedero ampia giurisdizione sopra gli scolari di quella.
Teneva ancora questa Università il suo Giustiziere a parte, ed altri
Ufficiali minori. Da poi, come altrove si disse, la Prefettura degli
Studi fu conceduta al Cappellan Maggiore, il quale come Prefetto n'avea
la cura e soprantendenza. L'università dava i gradi del Dottorato,
di Licenziato, ovvero Baccalaureato, siccome oggi giorno si pratica
nell'Università degli Studj di Francia, e nell'altre città d'Europa.
Anzi la potestà di conferire i Gradi fu da alcuni riputata cotanto
necessaria, e sustanziale dell'Università degli Studj, che senza quella
non meritavano essere l'Accademie chiamate Università[293]. Questo
Dottorato nella maniera, che si conferisce ora, non era riconosciuto
da' Romani: nè molti secoli appresso sino al Pontificato d'Innocenzio
III. Ed il Conringio[294], osserva, che a' tempi d'Alessandro III che
fiorì 20 anni prima d'Innocenzio, non vi era Dottorato, e si permetteva
a tutti, che mostravano erudizione ed idoneità, di reggere gli Studi
delle lettere e le scuole; ed il primo, che tra i Cancellieri di Parigi
fosse onorato col titolo di Maestro (che in quel tempo l'istesso
era ciocchè noi chiamiamo Dottore) fu Pietro di Poitiers, il qual
fiorì sotto Innocenzio III[295]. Ed il Mulzio e Vitriario portarono
opinione, che nel duodecimo secolo questi Gradi si fossero introdotti.
Regolarmente le Università degli Studi gli conferivano, ed in Napoli ed
in Salerno, prima che regnasse la Regina Giovanna, quelle Università
gli davano; nè fu questa Regina, che prima gl'istituisse, perchè
dall'istesso suo privilegio si vede, che nell'Università v'erano i
Dottori ed il Rettore, destinati per la creazione degli altri.
La Regina Giovanna II volle farne un Collegio separato con
trascegliergli, parte dall'Università degli Studi e parte dagli altri
Ordini, al quale unicamente attribuì il potere di dar i gradi di
Licenziatura e di Dottorato. I primi Dottori, che si trascelsero, e che
sono nominati nel privilegio della istituzione, istromentato nel Castel
di Capuana nell'anno 1428, furono il Dottor Giacomo Mele di Napoli,
che fu creato priore del Collegio. Andrea d'Alderisio di Napoli Dottor
di leggi: Marino Boffa, che privato del posto di Gran Cancelliere, si
vide come Dottore ascritto con gli altri in questo Collegio: Gurrello
Caracciolo di Napoli Dottor di leggi: Giovanni Crispano di Napoli
Vescovo di Tiano Dottor di leggi: Goffredo di Gaeta di Napoli Milite e
Dottore: Carlo Mollicello di Napoli Dottor di leggi e Milite: Girolamo
Miroballo di Napoli Dottor di leggi: e Francesco di Gaeta di Napoli
parimente Dottor di leggi. Concedè ancora nell'istesso privilegio la
sovrantendenza e giurisdizione così nelle cause civili, come nelle
criminali de' Dottori e Scolari, al Gran Cancelliere del Regno, che
allora era Ottino Caracciolo, non intendendo però pregiudicare alla
giurisdizione del Giustiziere degli Scolari[296]; e sottopose il
Governo del Collegio al Gran Cancelliere o suo Vicecancelliere, ch'egli
volesse eleggere, assegnandogli i Bidelli, il Segretario ed il Notaro.
La prima e principal prerogativa che gli diede, fu di conferire i
gradi di Dottorato o Licenziatura nelle leggi civili e canoniche. Si
prescrissero i doni, ovvero sportule che gli Scolari doveano prestare
così al Vicecancelliere, come agli altri Dottori del Collegio quando
si dottoravano; e fra l'altre cose comandò, che all'Arcivescovo di
Napoli, se si trovasse presente all'atto del Dottorato, se gli dovesse
dare una berretta ed un par di guanti[297]: ciò che in decorso di tempo
andò in disusanza, perchè gli Arcivescovi di Napoli saliti in maggior
fasto e grandezza, sdegnarono di più intervenire a queste funzioni,
niente curandosi d'un sì picciol dono. Stabilì in fine il numero de'
Collegiali, la loro Elezione ed il modo da doversi tenere nel Dottorare
e si disposero le Precedenze, così nel sedere, come nel votare, e
si diedero altri particolari provvedimenti, li quali si leggono nel
privilegio della fondazione, che fu tutto intero impresso dal Reggente
Tappia ne' suoi volumi[298], e ne fece anche menzione Matteo degli
Afflitti[299]; ed il Summonte[300] rapporta in più occasioni essersi il
di lui transunto presentato nel S. C., ed ultimamente Muzio Recco[301]
lo stampò anch'egli insieme con le sue chiose, che vi compose, piene di
molte cose puerili, e d'inutili quistioni.
Questo Collegio non era che di Dottori dell'una e l'altra legge; era
ancor di dovere che se ne formasse un altro di Filosofi e di Medici,
e la Regina a richiesta del Gran Cancelliere Caraccioli non fu pigra a
stabilirlo. Ella dopo un anno e nove mesi, nel 1430 a' 18 agosto spedì
altro privilegio per la sua fondazione. Lo sottopose parimente al Gran
Cancelliere, volendo che ne fosse egli il Capo ed il Moderatore o in
sua vece il suo Luogotenente. Gli diede il suo Priore, e trascelse a
questa carica il Priore del Collegio di Salerno, Salvatore Calenda, il
qual era anche Medico della Regina. L'assegnò un Notaro, ed un Bidello;
e volle che i Collegiali fossero, oltre Salvator Calenda Priore,
Pericco d'Attaldo d'Aversa Medico e Lettore di Medicina nell'Università
degli Studj di Napoli: Raffaele di Messer Pietro Maffei della Matrice,
Medico e Lettore nell'Università suddetta: Antonio Mastrillo di Nola,
Medico: Battista de Falconibus di Napoli, Medico e parimente Lettore
in Napoli: Angiolo Galeota di Napoli, Medico e Lettore in detta
Università: Nardo di Gaeta di Napoli, Milite e Medico della Regina:
Luigi Trentacapilli di Salerno, Milite e Dottore in Medicina: Maestro
Paolo di Mola di Tramonti, Medico: Roberto Grimaldo d'Aversa Medico: e
Paolino Caposcrofa di Salerno, suo familiare e Medico.
Avendo parimente posto questo Collegio sotto la giurisdizione del
Gran Cancelliere, ordinò che questi fosse il Giudice competente nelle
cause, così civili come criminali de' Medici Collegiali; prescrisse
parimente i doni che i Dottorandi dovean dare: ordinò che l'esperienza,
che doveva farsi dell'abilità del Dottorando, si facesse sopra gli
_Aforismi_ d'Ippocrate e ne' libri della Fisica e de' _Posteriori_
d'Aristotele. Pure all'Arcivescovo di Napoli, intervenendo alla
funzione, stabilì che se gli dasse la berretta ed un par di guanti: a'
Teologi pure un par di guanti e così anche agli altri nella forma che
si legge nel privilegio. Stabilì il modo di dottorare, e prescrisse
anche il numero, l'elezione e le precedenze de' Collegiali.
Egli è da notare che ad amendue questi Collegi dalla Regina furono
ammessi non pure gl'oriundi ed i cittadini napoletani, ma anche gli
oriundi del Regno, i quali per quattro anni continui avessero nella
città di Napoli pubblicamente insegnato nelle scuole. Di questo
privilegio fece parimente menzione Afflitto[302]; ed il Summonte[303]
anche attesta, essersi il suo transunto presentato in occasion di liti
nelle Banche del S. C. ed il Reggente Tappia lo fece anche imprimere
nel suo _Jus Regni_.
A questi due fu poi unito il Collegio di Teologia, composto di Teologi,
e per lo più di Reggenti e di Lettori Claustrali. Dottorano anch'essi
in teologia e danno lettere di Licenziatura. È parimente sotto la
giurisdizione del Gran Cancelliere che lo riconosce per suo Capo
e Moderatore. Così oggi il Collegio di Napoli vien composto di tre
ordini di Dottori, di coloro di legge civile e canonica, di Dottori di
filosofia e di medicina e dell'altro di teologia: essi danno i gradi
e le licenziature nelle leggi, nella filosofia e medicina e nella
teologia. Collegio che ancorchè ceda a quello di Salerno per antichità,
si è però innalzato tanto sopra di quello, che secondo portano le
vicissitudini delle mondane cose, non pur contese, per la maggioranza,
ma ora, e per lo numero e per dottrina de' Professori, tanto egli s'è
reso superiore, quanto l'una città è sopra l'altra più eccelsa e più
eminente.
Da' successori Re _Aragonesi_, e più dagli _Austriaci_ intorno
all'amministrazione e governo di questo Collegio, circa i requisiti
richiesti ne' Dottorandi, e per la sua forma e durata, furono stabiliti
più ordinamenti, che si leggono nel volume delle nostre prammatiche;
ed il Reggente Tappia[304] ne unì insieme molti sotto il titolo _De
Officio M. Cancellarii_. Giovan Domenico Tassone[305] ne trattò anche
nel suo Magazzino _De Antefato_ e finalmente _Muzio Recco_[306] nel
1647 ne stampò un volume, ove anche vi tessè un ben lungo Catalogo di
tutti i Dottori di questo Collegio dall'anno 1428 sino al 1647, il qual
Catalogo fu poi dagli altri continuato sino a' nostri tempi.