CAPITOLO X.

_Politia delle nostre Chiese durante il tempo dello Scisma, insino al

Regno degli Aragonesi._

Le revoluzioni accadute dopo la morte del savio Re Roberto insino al

Regno placido e pacato del Re Alfonso, conturbarono non meno lo Stato

politico e temporale di questo Reame, che l'Ecclesiastico e spirituale

delle nostre Chiese. Lo Scisma, che surse per l'elezione d'_Urbano IV_

e di _Clemente VII_, ci fece conoscere in un medesimo tempo non pure

due Re, ma due Papi; e diviso il Regno in fazioni, siccome miseramente

afflissero l'Imperio, così anche il Sacerdozio rimase in confusione ed

in continui sconvolgimenti e disordini. Colui era fra noi riputato il

vero Pontefice, il quale avea il favore e l'amicizia de' nostri Re; e

siccome la fortuna sovente mutava il Principe, così variavasi fra noi

il Pontefice. L'indisposizione del capo faceva languire tutte le altre

membra; onde i Prelati delle nostre Chiese si videro ora intronizzati,

ora cacciati dalle loro Sedi, secondo la varia fortuna de' Principi

contendenti. _Urbano VI_ nel principio della sua intronizzazione, che

avvenne nel 1378, fu da noi riconosciuto per Papa; ma scovertisi poi

i difetti della sua elezione e l'animo de' Cardinali di dichiararla

nulla, e di crearne un, altro, la nostra Regina Giovanna I per le

cagioni rapportate nel XXIII libro di questa Istoria, gli diè favore,

ed agevolò l'impresa, e diede mano, che l'elezione si facesse ne'

suoi Stati e propriamente a Fondi, dove nello stesso anno s'elesse

il nuovo Papa _Clemente VII_, il quale fu da lei accolto ed adorato

in Napoli come vero Pontefice. Nacquero perciò nelle nostre Chiese

disordini grandissimi, e sopra ogni altra in quella di Napoli, poichè

sedendo quivi l'Arcivescovo _Bernardo_, avendo costui aderito alle

parti della Regina e di Clemente, fu da Urbano deposto e creato in suo

luogo Arcivescovo l'Abate Lodovico _Bozzuto_, il quale concitando il

Popolo avea occupata la sede, e cacciata la famiglia di Bernardo. Ma

la Regina avendo sedato il tumulto, fugò il Bozzuto, fece abbattere

le sue case, ruinare le possessioni[307], e richiamò Bernardo, il

quale resse questa Chiesa insino che Napoli non fu occupata da Carlo

III di Durazzo. Questi invitato da Urbano, il quale avea scomunicata

la Regina, e data a lui l'investitura del Regno, fece strozzare la

Regina, s'impossessò del Reame, ed afflisse inumanamente tutti i suoi

partigiani, spogliandogli de' loro Feudi, delle dignità e di tutti

i loro beni. Dall'altra parte Urbano, per vendicarsi di coloro, che

aveano aderito a Clemente, mandò tosto per Legato nel Regno il Cardinal

Gentile di Sangro, il quale superando di gran lunga le crudeltà di

Carlo, perseguitò barbaramente tutti gli Arcivescovi, Vescovi, Abati,

Preti, in fine tutti i Cherici del Regno partigiani di Clemente,

imprigionandogli, tormentandogli e spogliandogli di tutte le dignità,

beneficj e beni, non perdonando nè ad età, nè ad onore, nè allo stato

di qualunque persona; ed Urbano lodando il rigore del suo Legato, per

accrescere maggior miseria agli spogliati, e tor loro ogni speranza,

diede ad essi tosto i successori e per cosa assai portentosa si narra,

che in un sol giorno creasse trentadue tra Vescovi ed Arcivescovi per

lo più Napoletani, e singolarmente favorisse coloro, i quali aveano

dato ajuto a Carlo per l'acquisto del Regno, non richiedendo altro

merito che questo[308]. Nè di ciò soddisfatto il Legato, fece un dì

nella chiesa di S. Chiara al cospetto del Re Carlo, de' suoi principali

Signori e di tutto il Popolo napoletano, ignominiosamente condurre

Lionardo di Gifoni Generale dell'Ordine de' Minori di S. Francesco,

già stato eletto Cardinale da Papa Clemente: Giacomo de Viss franzese,

Arcivescovo di Otranto e Patriarca di Costantinopoli Cardinale eletto

da Clemente, e mandato nel Regno per suo Legato: Casello Vescovo di

Chieti, ed un certo Abate nominato Massello, ch'erano stati affezionati

alla Regina, e gli costrinse ad abjurare Clemente, e professare Urbano:

da poi gli fece spogliare degli abiti e del Cappello Cardinalizio,

del manto e della cocolla episcopale, ed accesa una pira, fece quelle

spoglie tutte ardere al cospetto del popolo: dopo questo gli fece di

nuovo condurre in oscuro carcere, dove per lungo tempo dimorarono[309].

E narra Teodorico di Niem[310], che le crudeltà, che usò il Cardinal di

Sangro nel Regno contro tutti gli Arcivescovi, Vescovi, Abati, Preti e

Cherici partigiani della Regina e che avean aderito a Clemente, furono

tali, che non si possono senz'orrore ascoltare.

Ma furono non guari da poi disturbati i partigiani d'Urbano; perchè

Luigi I d'Angiò chiamato al Regno da Giovanna, ed investito da

Clemente, calò nel 1382 per riacquistarlo. Si oppose Urbano, ed usò

ogni arte ed ingegno per render vano il suo disegno; e venuto in

Napoli lo dichiarò scismatico, lo scomunicò, gli bandì contro _la

Cruciata_, concedendo indulgenza plenaria e remission di ogni peccato

a tutti coloro, che contro lui pigliavano l'arme; e creò Confaloniere

di S. Chiesa il Re Carlo, benedicendogli lo stendardo, che gli diede

nel Duomo di Napoli nella solennità della Messa. Perchè mancava il

denaro per sostenere una sì aspra e crudel guerra, egli diede facoltà

a Filippo Gezza e Poncello Orsino suoi Cardinali di poter vendere e

pignorare li fondi e le robe di tutte le chiese, ancorchè i Prelati

ed i Capitoli dissentissero; ed allora le nostre Chiese patirono un

guasto terribile de' loro beni, perchè Carlo, premendo il bisogno della

guerra, gli faceva vendere a vilissimo prezzo[311]. Mentre Carlo visse,

la parte Angioina quasi in niente prevalse; ma costui morto, Re Luigi

invase il Regno, ne discacciò Margarita, vedova del morto Re, col suo

figliuolo Ladislao; e nell'anno 1387 gli confinò a Gaeta.

Risorta perciò nel Regno la fazione di Clemente, gli partigiani

d'Urbano furono tutti a terra. Clemente intanto, morto _Bernardo_

nell'anno 1380 avea rifatto in suo luogo per Arcivescovo di Napoli

_Tommaso de Amanatis_, il quale, mentre durò l'intrusione del _Bozzuto_

e la fazione d'Urbano, dimorò sempre in Avignone, dove Clemente lo creò

pure Cardinale e dove morì; variando gli Scrittori non meno intorno

l'anno della sua promozione, che della sua morte[312]; e Clemente tosto

gli diede l'Arcivescovo _Guglielmo_ per successore. Dall'altra parte

Urbano, morto _Bozzuto_ nell'anno 1384 non mancò di dargli _Niccolò

Zanasio_ per successore; ma costui, non meno che Tommaso, seguendo le

parti della Regina Margarita, morì esule della sua Chiesa, da lui già

resignata, in Cremona nell'anno 1389 avendogli intanto Urbano prima di

morire nell'anno 1386 dato per successore l'Arcivescovo _Guindazzo_,

il quale seguitando con molta costanza le parti d'Urbano; e prevalendo

a' suoi tempi la parte Angioina, non potè godere la possession

pacifica della sua Chiesa: poichè confinata la Regina Margarita e

Ladislao in Gaeta, ed ubbidendo Napoli ed il Regno al Re Luigi ed al

Pontefice Clemente, l'Arcivescovo _Guglielmo_ era riconosciuto da'

Napoletani[313].

Papa Clemente non volle essere riputato meno di Urbano in opporsi a'

disegni di Ladislao che fatto adulto s'accingeva all'Impresa del Regno,

per discacciarne Luigi suo competitore; onde pure egli residendo in

Avignone, diede licenza al Re Luigi ed a coloro che governavano il

Regno suoi partigiani, che per la guerra contro Ladislao potessero

valersi di tutti i vasi d'argento e d'oro delle chiese per coniar

moneta per stipendio de' soldati: e così fu fatto, perchè tutti i vasi

delle chiese furono parte coniati e parte venduti, con inestimabile

danno di quelle[314]. Non si legge però essersi praticate da Clemente

contro i Vescovi ed Abati, partigiani del suo Competitore, quelle

crudeltà che usò Urbano per mezzo del Cardinal di Sangro.

Rimase il partito di Clemente in fiore per tutto l'anno 1389 quando

Ladislao rinvigoritosi, e prendendo forza il suo partito riacquistò

buona parte del Regno; ed allora li disordini si viddero maggiori

nelle nostre Chiese, poichè ardendo la guerra, al variar della fortuna

de' Principi contendenti, variavano le condizioni ed i Prelati delle

Chiese. Nè bastò, per far cessare lo Scisma, la morte d'Urbano seguìta

dopo di quella di Clemente; poichè siccome i Cardinali della fazione

d'Urbano elessero per suo successore _Bonifacio IX_, così morto

Clemente in Avignone nell'anno 1394 i suoi Cardinali tosto vi rifecero

_Benedetto XIII_, e siccome Bonifacio favoriva il Re Ladislao, così

Benedetto prese le parti di Luigi, al quale confermò la Corona del

Regno, concedendogli nuova investitura. E stando il Regno diviso,

Bonifacio era da' suoi riconosciuto, e Benedetto che resisteva in

Avignone avea sotto la sua ubbidienza tutti coloro che seguitavano la

parte Angioina; ed i prelati erano sempre in forse ed in timore di non

esserne cacciati; onde è che Ladislao per accrescere il suo partito

assecurava i timidi, che i loro parenti non sarebbero stati scacciati

dalle Sedi: come fece a Galeotto Pagano, assicurandolo che _Niccolò

Pagano_ suo fratello ch'era nell'ubbidienza di Benedetto XIII non

sarebbe stato cacciato dalla Chiesa di Napoli, ma ch'egli l'avrebbe ad

ogni suo costo fatto mantenere; siccome parimente promise a Giacomo

di Diano di far rimanere in Arcivescovo di Napoli _Niccolò di Diano_

suo fratello, e di là non farlo rimovere o transferire per qualunque

occasione o tempo; siccome si legge ne' diplomi di questo Re rapportati

dal Chioccarello[315]. E per tutto quel tempo che la parte Angioina

potè contrastare a Ladislao, furono non meno che le città, combattute

le nostre Chiese, insino che abbassata la parte Angioina, e tornato il

Re Luigi in Francia, _Bonifacio IX_, _Innocenzio VII_ e _Gregorio XII_

suoi successori, affezionati del Re Ladislao non ripigliasser nel Regno

maggior forza e vigore.

Mentre in Avignone sedeva Benedetto XIII, ed in Roma Gregorio XII,

i Cardinali d'amendue i Collegi, per togliere lo Scisma, presero

espediente d'unirsi in un Concilio a Pisa, e crear essi un nuovo Papa,

e deporre Benedetto e Gregorio e così fecero, creando _Alessandro

V_; ma questo Concilio ebbe per noi inutile successo, perchè ciò

non ostante, il Re Ladislao continuò nell'ubbidienza di Gregorio e

l'accolse nel Regno; ordinò a' suoi sudditi che lo riconoscessero

per vero Pontefice, e gli assegnò la Fortezza di Gaeta per sicuro suo

asilo, dove dimorò per lungo tempo, malgrado d'Alessandro, il quale

perciò gli mosse contro Baldassar Cossa Cardinal Diacono, che trovò

ben presto il modo d'impadronirsi di Roma, di cacciare gli Ufficiali

di Ladislao, e stabilirvi Paolo Orsino. Ma Alessandro, che quando

fu eletto Papa era settuagenario, non sopravvisse gran tempo alla

sua elezione: morì egli in Bologna l'anno 1410, ed in suo luogo fu

rifatto Baldassar Cossa, fiero nemico di Ladislao, che prese il nome

di _Giovanni XXIII_. Costui che nella sua elezione ebbe il favore e la

raccomandazione del Re Luigi II d'Angiò emolo di Ladislao, il primo

disegno, che concepì giunto al Pontificato, fu di spogliar Ladislao

del Regno di Puglia: ed in effetto pose in piedi un esercito contro

lui, andò verso Capua, lo sconfisse, e ritornò trionfante in Roma.

Ma Ladislao, ch'era un Principe d'animo invitto, tosto si ristabilì,

sicchè ridusse il Papa a voler pace con lui, la qual si fece con

condizione che cacciasse da' suoi Stati Gregorio, e facesse in quelli

riconoscer lui come vero Pontefice. Ladislao eseguì il trattato: onde

Gregorio cercò il suo rifugio nella Marca d'Ancona sotto la protezione

di Carlo Malatesta, dove dimorò sino al Concilio di Costanza. Così

discacciato _Gregorio_, il quale insino all'anno 1412 era stato adorato

in Napoli, fu da poi riconosciuto per Pontefice _Giovanni_ insino

all'anno 1415 quando dal Concilio di Costanza fu egli deposto; il

quale finalmente acquetandosi alla sentenza di quel Concilio si spogliò

l'abito pontificale.

Non riconobbe poi il nostro Reame niun altro Pontefice per tutto il

tempo che corse dalla deposizione di Giovanni, insino all'elezione

fatta dal Concilio di Costanza di Papa _Martino V_, seguita in

novembre dell'anno 1417, tanto che quasi per due anni e mezzo si riputò

appresso noi vacare la Sede Appostolica: onde nelle scritture fatte

in Napoli in questo tempo, non si metteva nome d'alcun Pontefice, ma

si diceva, _Apostolica Sede vacante_[316]; poichè siccome dopo deposto

dal Concilio _Giovanni_, non fu riputato Pontefice, molto più deposti

Gregorio e Benedetto, non furono da noi per niente riconosciuti.

Ma eletto dal Concilio _Martino V_, siccome questi fu riconosciuto

da quasi tutto il Mondo cattolico per vero e legittimo Pontefice,

così da' nostri Principi e da tutte le Chiese e Popoli del Regno, in

Napoli, e da per tutto fu adorato ed avuto per solo e vero Pontefice;

e quantunque il Re Alfonso per tener in freno il Pontefice Martino

sostenesse ancora il partito di _Benedetto XIII_, e costui morto

nell'anno 1424, quello di _Clemente VIII_ suo successore, eletto da

due soli Cardinali ch'erano rimasi appresso di esso; nulladimanco

ciò presso di noi non apportò alterazione alcuna, così perchè Alfonso

non impedì a suoi sudditi il riconoscer Martino, come anche perchè si

sapeva il fine che lo spingeva a proteggere il partito di Clemente:

essendosi ancora Alfonso sdegnato con Martino, perchè avea investito

Luigi III del nostro Regno suo emolo e competitore. Ma cessate infra

di loro le discordie e rappacificati, Alfonso mandò il Cardinal di Foix

Legato in Ispagna, perchè Clemente cedesse, il quale nell'anno 1429 fu

costretto nelle mani del Legato renunziare ogni suo diritto, siccome

i Cardinali ch'egli avea creati, anche volontariamente rinunziarono

al Cardinalato; ed in cotal maniera terminossi interamente lo Scisma

che per lo spazio di cinquantuno anni avea miseramente lacerata la

Chiesa; e _Martino V_ restò solo ed unico Papa, riconosciuto da tutto

l'Occidente.

Fu data perciò pace alle nostre Chiese, le quali non furono in niente

turbate per lo Scisma rinovato dal Concilio di Basilea, il quale

nell'anno 1439 avendo deposto _Eugenio IV_ successor di Martino,

avea confermata l'elezione fatta da' suoi Commessarj d'Amedeo Duca di

Savoja, che si faceva chiamare _Felice V_ poichè sebbene Alfonso per

le cagioni, che si diranno nel seguente libro, lo favorisse, non fu

mai dalle nostre Chiese riconosciuto per Pontefice, rimanendo sempre

nell'ubbidienza di Papa Eugenio: siccome dopo la di lui morte, accaduta

nel 1447, di _Niccolò V_ successore, per l'elezione del quale finì

anche lo Scisma, perchè essendo costui un uomo mite e pacifico, ascoltò

volentieri le proposizioni d'accordo che gli furono fatte da' Principi

cristiani; e dall'altra parte _Felice_, ed i suoi aderenti trovandosi

parimente disposti alla pace, s'indusse a rinunziare alla pontifical

dignità, e gli fu accordato che sarebbe egli rimaso il primo fra'

Cardinali e Legato perpetuo della Santa Sede in Alemagna.

Il Concilio di Costanza rimediò ancora a' disordini preceduti delle

nostre Chiese; poichè, per lo ben della pace e per togliere le

dissensioni fra due partiti, sul dubbio di chi de' due Contendenti

dovesse riputarsi il vero e legittimo Pontefice, e per conseguenza

quali elezioni e provisioni da essi fatte dovessero rimaner ferme,

previde che i Cardinali, Vescovi, Abati, Beneficiati e tutti gli

Ufficiali delle due Ubbidienze fossero mantenuti nel possesso de'

loro posti, e che le dispense, indulgenze e l'altre grazie concedute

da' Papi delle due Ubbidienze, come pure i decreti, le disposizioni

ed i regolamenti che avessero fatti, dovessero avere la loro

sussistenza[317]. In cotal guisa rimasero le nostre Chiese in pace;

siccome la Chiesa di Roma dopo l'elezione di _Niccolò V_ insino

alla fine di questo secolo fu in pace; ed i Pontefici furon da poi

occupati più nelle guerre d'Italia, e nella cura di sostenere la

lor potenza temporale, e di stabilire la propria famiglia, che negli

affari ecclesiastici. Erano ancora occupati per cagion di coloro, che

d'ordinario si portavano in Roma per le Canonizzazioni de' Santi: per

ottener privilegi a' monasterj: per gli affari degli Ordini di tante

e sì varie religioni: per ottener indulgenze e dispense: per le liti

fra le Chiese e gli Ecclesiastici che si tirarono tutte a Roma, dove

parimente si tirarono le collazioni di tutti i beneficj, colle riserve,

grazie, aspettative, prevenzioni, annate e tutte l'elezioni de'

Vescovadi e Badie, ed altre provisioni di beneficj; per i litigj fra

Curati e Religiosi sopra l'amministrazione de' Sacramenti e sopra tante

altre faccende; onde lor si diede occasione di stabilire tante Bolle

e lettere, le quali col correr degli anni crebbero in tanto numero,

che ora se ne veggono compilati ben cinque volumi, sotto il titolo di

_Bullario Romano_[318].

§. I. _Monaci e beni temporali._

Le nostre Chiese, durante il tempo dello Scisma, non fecero notabili

acquisti di beni temporali, poichè l'Ordine chericale era in poco

credito; anzi le ostinate guerre che insorsero, sovente obbligarono i

nostri Principi, con permissione de' romani Pontefici, di dare a' loro

beni guasti terribili, insino a venderli e impegnargli, ed a valersi,

per gli stipendj de' soldati, de' loro vasi d'oro e d'argento. I

Monaci vecchi avendo già perduto il credito di santità, non erano più

riguardati. Tutta la devozion de' popoli era rivolta verso i novelli

Ordini di nuove religioni, che s'andavano alla giornata ergendo;

e siccome altrove fu osservato, nel Regno degli _Angioini_, i più

accreditati erano i _Mendicanti_, e fra questi i più favoriti furono

i _Frati Predicatori_ ed i _Frati Minori_. La Regina Giovanna II in

ammenda delle sue lascivie diedesi pure a favorirgli, e a disporre il

suo animo ad opere di pietà. Oltre di aver fondato un nuovo ospedale

nella chiesa dell'Annunziata di Napoli, dotandolo di ricchissime

rendite, e d'aver ampliato l'ospedale e la chiesa di S. Niccolò del

Molo, riparò in grazia de' _Frati Minori_ il monastero della Croce

di Napoli, ed ordinò che tutti coloro ch'aveano rubato in tempo suo

e della Regina Margarita e di Ladislao suo fratello al Fisco regio,

fossero assoluti, con pagar il due per cento delle quantità rubate ed

occupate: ed a tal effetto avea posta una cassa dentro il monastero di

S. Maria della Nuova, dove i ladri doveano portar il denaro, ch'ella

avea destinato per reparazione di quel monastero[319]. Donò ancora

al monastero di S. Antonio di Padova, ora disfatto, molti poderi,

a contemplazione di Suor Chiara già Contessa di Melito; e confermò

al monastero di S. Martino sopra Napoli, li privilegi e concessioni

fatte al medesimo dalla Regina Giovanna I di governare lo spedale

dell'Incoronata da lei fondato e dotato, facendo franca la chiesa e sue

robe d'ogni ragion fiscale, affinchè gl'infermi fossero ben trattati;

ora i beni donati e le franchigie concesse son rimase, ma _lo spedale_,

come dice il Summonte[320], _è dismesso; e dove si governavano

gl'infermi, ora vi sono magazzini di vino_.

Favorì ancora questa Regina _Giovanni da Capistrano_, Terra posta

nell'Apruzzo Ultra, _Frate Minore_ e discepolo di S. Bernardino di

Siena, il quale datosi nella sua giovanezza agli studii legali, vi

riuscì eminente e fu creato Giudice della Gran Corte della Vicaria; ma

da poi abbandonando il secolo, si fece religioso di S. Francesco, e fu

più celebre per le sue spedizioni, che per li suoi trattati di legge e

di morale che ci lasciò, de' quali il Toppi[321] fece catalogo. Egli si

fece capo d'una Crociata contro i _Fraticelli_ e gli _Ussiti_, ed andò

in persona alla testa delle truppe che guerreggiavano contro i Boemi.

La Regina Giovanna gli diede anch'ella commessione di proibire ai

Giudei del nostro Regno l'usure, e che potesse costringergli a portare

il segno del _Thau_, perchè fossero distinti da' Cristiani. Fu ancor

rinomato per lo spaventoso soccorso, che diede alla città di Belgrado

assediata da Turchi, e per gli altri impieghi marziali, ch'ebbe in

Ungheria, dove nell'anno 1456 finì i giorni suoi.

(La morte di _Giovanni da Capistrano_, secondo che rapporta

_Gobellino_[322], bisogna riportarla ne' seguenti anni; poichè questi

lo fa intervenire nel Concilio di Francfort, celebrato nell'anno 1454,

scrivendo ancora, che le sue prediche poco profittarono nella guerra

contro a' Turchi. _Aderat et Johannes Capistranus ordinis minorum

Professor vitae sanctimonia, et assidua verbi Dei praedicatione clarus,

quem populi velut prophetum habebant, quamvis in bello contra Turcas

suadendo paucum proficeret)._

Un nuovo Ordine, che surse a questi tempi fra noi, diede occasione a

nostri Principi _Aragonesi_, perchè non fossero riputati meno degli

_Angioini_, di accrescere anch'essi gli acquisti de' Monaci. Fu questo

l'Ordine _di Monte Oliveto_ istituito in Italia da tre Sanesi, i

quali ritiratisi nel contado di Monte Alcino a menar vita solitaria

in un Monte chiamato _Oliveto_, essendo stati accusati al Pontefice

Giovanni XXII come inventori di nuove superstizioni, fur costretti

giustificare il loro instituto a quel Pontefice, il quale diede

commessione al Vescovo d'Arezzo, nella cui Diocesi era _Monte Oliveto_,

che prescrivesse loro la regola, colla quale dovessero vivere: il

Vescovo gli fece vestire di un abito bianco, dando loro la regola di S.

Benedetto; ed avendo essi edificato in quel Monte un monastero ch'ora

è rimaso capo di questa Congregazione, fra poco tempo se ne edificarono

in Italia degli altri: onde nel 1372 Papa Gregorio XI approvò il nuovo

Ordine, e Martino V parimente lo confermò. In Napoli furono questi

novelli Religiosi introdotti da Gurrello Origlia Cavalier di Porto,

Gran Protonotario del Regno, e molto familiare del Re Ladislao, il

quale nel 1411 dai fondamenti gli edificò chiesa e monastero, dotandolo

di 133 once d'oro l'anno per vitto di 24 Monaci e 14 Oblati. Assegnò

loro anche molti poderi e censi, e fra gli altri li feudi di Savignano,

di Cotugno e di casa Alba nel territorio d'Aversa: li territorii

d'Echia colle grossissime rendite che da quelli si traggono, non

riserbandosi altro per se e suoi successori, se non che i Monaci gli

dovessero ogni anno nel dì della Cerajuola, presentare un torchio di

cera d'una libbra, in segno del padronato che e' si riserbava, come

fondatore di quella chiesa[323].

Ma da poi ne' tempi de' nostri Re Aragonesi crebber assai più

gli acquisti e le lor ricchezze; ed Alfonso II sopra gli altri

affezionatissimo di quest'Ordine, gli arrichì estraordinariamente;

poichè oltre d'aver loro donate molte preziose suppellettili e vasi

d'argento, ed ingrandite le loro abitazioni, ed adornate con dipinture

eccellenti, donò loro anche tre castelli cioè Teverola, Aprano e

Pepona, con la giurisdizione civile e criminale. Ciò che fu imitato

anche dagli altri Re _Aragonesi_, il Regno de' quali saremo ora a

narrare:

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 44 / 64 题