CAPITOLO VI.

_Re ALFONSO tenta rientrare nella grazia della Regina, ma in vano.

Nozze di Re LUIGI con MARGARITA figliuola del Duca di Savoia; sua

morte, seguita poco da poi da quella della Regina GIOVANNA._

Quando il Re Luigi, che stava in Calabria, ed avea fermata la sua

sede in Cosenza, intese la morte del G. Siniscalco, si credette che

la Regina lo mandasse subito a chiamare; ma la Duchessa di Sessa, che

con questa morte era divenuta potentissima, persuase alla Regina che

non lo chiamasse, e per trattenerlo gli fè commettere nuovi negozi in

quella provincia: e per questo si crede, che quel Re per poca ambizione

avesse perduto per se e per gli suoi successori questo Regno; il

contrario di quel che avea fatto Re Alfonso, che per troppa ambizione

se ne trovava fuori. Era allora Alfonso in Sicilia, e quando intese

la novella della morte del G. Siniscalco, si rallegrò molto e molto

più si rallegrò quando intese, che la Duchessa di Sessa era quella che

governava; e confidando molto in costei, venne in speranza di essere

chiamato dalla Regina, ed essere confermato nella prima adozione.

Per non mancare a questa prima opportunità, venne con alcune galee

in Ischia, che si tenea per lui, e cominciò segretamente con messi a

pregare e trattare con la Duchessa, che avesse indotta alle voglie sue

la Regina; ed avrebbe forse questo trattato avuto il suo effetto, se il

troppo desiderio di Alfonso non l'avesse guasto; poichè non contento

del maneggio della Duchessa, mandò a trattar col Duca di Sessa suo

marito finchè alzasse le sue bandiere, perchè di grande l'avrebbe fatto

grandissimo; del che subito che fu avvisata la Duchessa, ch'era capital

nemica del marito, non solo converse in odio l'affezione che avea col

Re Alfonso, ma accusò il marito alla Regina del trattato che tenea

di ribellarsi, e fece che Ottino Caracciolo e gli altri del Consiglio

supremo mandassero genti d'arme per lo Stato del Duca, acciocchè non

potesse mutarsi a favore d'Alfonso, il quale vedendosi usciti vani

amendui i maneggi, fece tregua per diece anni colla Regina, e se ne

tornò con poca riputazione in Sicilia.

Nel seguente anno 1433 Margarita figliuola del Duca di Savoia fu

sposata col Re Luigi, la quale partita da Nizza, dopo una crudelissima

tempesta, arrivò a Sorrento molto maltrattata dal viaggio; la Regina

voleva farla condurre in Napoli, con quell'onore che si conveniva, e

mandare a chiamare il Re da Calabria, per far celebrare con pomposità

lo sponsalizio in Napoli; ma la Duchessa di Sessa la distolse, dandole

a sentire, che si guardasse di farlo, perchè avrebbe conturbato lo

Stato, e che per quel poco tempo che le restava di vita, volesse

vivere e morire Regina senza contrasto. E per questo la Regina, che

mutava d'ora in punto sempre pensiero, mandò solamente a visitare

la sposa ed a presentare, e di là quella Signora andò in Calabria,

dove si fece la festa in Cosenza con le maggiori solennità che si

poterono. Ma ben tosto fu tal nodo disciolto; poichè nel mese di

novembre del seguente anno 1434, dopo avere Re Luigi in quella state

guerreggiato col Principe di Taranto, ritirato in Calabria, tra le

fatiche durate in quella guerra, e tra l'esercizio del letto con la

moglie, gli venne un accidente di febbre, del quale morì senza lasciar

di se prole alcuna. Fece testamento, e lasciò che il corpo suo fosse

portato all'Arcivescovado di Napoli, ed il cuore si mandasse in Francia

alla Regina Violante sua madre, e questo fu eseguito subito; ma il

corpo restò nella maggior chiesa di Cosenza, dove ancora si vede il

suo tumulo; perchè non vi fu chi si pigliasse pensiero di condurlo

in Napoli. Questo Re fu di tanta bontà, e lasciò di se tanto gran

desiderio a' popoli di Calabria che si crede, che per questo sia stata

sempre poi quella provincia affezionatissima del nome d'Angiò.

La Regina, quando ebbe la nuova della sua morte, ne fece grandissimo

pianto, lodando la grandissima pazienza che quel Principe avea avuta

con lei, e l'ubbidienza che l'avea sempre portata, e mostrò grandissimo

pentimento di non averlo onorato e trattato com'egli avea meritato. E

nell'entrar del nuovo anno 1435, travagliata da' dispiaceri dell'animo

ed oppressa dagli anni e da' suoi mali, rese lo spirito nel dì 2

di febbrajo, giorno della purificazione di Maria Vergine, in età di

sessanta cinque anni, dopo averne regnato venti e sei mesi: ordinò

che fosse seppellita alla Chiesa della Nunziata di Napoli senza alcuna

pompa, in povera ed umile sepoltura, ove ora giace.

Questa Regina fu l'ultima di Casa Durazzo: e non avendo nè col

primo, nè col secondo marito concepiti figliuoli, durando ancor in

lei l'odio contro il Re Alfonso, fece testamento nel quale istituì

erede _Renato_ Duca d'Angiò e Conte di Provenza, fratello carnale

del Re Luigi, esprimendo in quello le cagioni, per le quali fu mossa

a talmente stabilire. Ecco ciò che si legge in una particola di

questo testamento, fatta imprimere dal Tutini nel suo trattato de'

Contestabili del Regno: _Praefata Serenissima, et Illustrissima Domina

nostra Regina Joanna fide digna, et veridice informata, quod bonae

memoriae Dominus Papa Martinus V per quasdam Bullas Apostolicas olim

concessit clarae memoriae Domino Ludovico III Calabriae, et Andegaviae

Duci, ipsius Reginalis Majestatis consanguineo, et ejus filio

arrogato, et ejus fratribus haeredibus, et successoribus hoc Regnum

Siciliae post ipsius Reginalis Majestatis obitum: nec non noscens

omnes Regnicolas ejusdem Regni affectos, intentos, et inclinatos

velle unum ex germanis fratribus dicti q. Domini Ludovici in Regem,

et quod si secus fieret, vel evenerit, fieri non posset absque maxima

aspersione sanguinis, miserabilique clade, et strage, et finaliter

calamitate, et destructione hujus Regni. Nec minus et considerans, quod

Serenissimus, et Illustrissimus Princeps Dominus Renatus Dux Bari,

etc. ipsius Majestatis Reginalis consanguineus, praefatique quondam

Domini Ludovici germanus frater ab inclita, et Christianissima Regia

Stirpe domus Franciae, sicut ipsa Reginalis Majestas, suam claram

trahit originem; volens praefatis futuris scandalis tacite providere,

et salubriter obviare, et per consequens votis, et desideriis dictorum

suorum Regnicolarum satisfacere, cupiensque praeterea, quod hoc Regnum

potius perveniat ad suum clarissimum Francorum sanguinem, et inclitam

progeniem, quam ad quamvis aliam nationem: Jam dictum Serenissimum,

et Illustrissimum Principem Dominum Renatum ejus consanguineum,

ac dicti q. Domini Ludovici ejus arrogati filii germanum fratrem,

ejusdem Regnicolis ita gratum, desideratum et acceptum, in quantum

ad ipsam Serenissimam Reginalem Majestatem spectat, et in ea est, et

quod potest omni meliori via, modo et forma quibus de jure melius, et

aptius potest et debet suum universalem haeredem, et successorem in hoc

Regno Siciliae, et in omnibus aliis ejus Regnis, Titulis et Juribus,

Actionibus, et cum omnibus Provinciis, Juribus, Jurisdictionibus, et

omnibus pertinentiis suis quacumque vocabuli appellatione distinctis,

et ad illam spectantibus, et pertinentibus, quovis modo, coram

nobis, instituit, ordinavit et fecit, infrascriptis legatis, et

fideicommissis, dumtaxat exceptis._

Lasciò cinquecentomila ducati alla Tesoreria che avessero da servire

in beneficio della città di Napoli, ed in mantenimento del Regno nella

fede di Renato, ed ordinò che sedici Baroni Consiglieri e Cortigiani

suoi, governassero il Regno fin alla venuta di Renato.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 40 / 64 题