CAPITOLO I.

_L'Imperadore ERRICO VII collegato col Re di Sicilia nuove guerra al

Re ROBERTO, e facendo risorgere l'antiche ragioni dell'Imperio, con sua

sentenza lo priva del Regno; ma tosto lui morto, svanisce ogni impresa;

e si rinova la guerra in Sicilia._

Passò Roberto i primi tre anni del suo Regno in questi esercizj di

pace; favorendo altresì, nel miglior modo che potea, la parte Guelfa

per tutta l'Italia; ma furono questi studj di pace interrotti per la

morte accaduta gli anni a dietro dell'Imperadore Alberto d'Austria;

poichè essendo stato in suo luogo rifatto Re de' Romani Errico VII,

il primo Imperadore dell'illustre Casa di Lucemburgo, e coronato in

Aquisgrana, tutti i Ghibellini d'Italia mandarono a sollecitarlo, che

venisse a coronarsi in Roma; e poichè lo Stato suo in Germania era di

poca importanza, e bisognava con le ricchezze d'Italia sostenere il

decoro imperiale, fu convocata una Dieta, ove furono tutti i Principi

di Germania, nella quale fu conchiuso, che la Nazione alemana pagasse

ad Errico un esercito, col quale potesse venire a coronarsi in Italia.

Papa Clemente che ciò intese, dubitando, che per la sua residenza in

Avignone non venisse ad occupare tutto lo Stato Ecclesiastico, ed a

ponere la Sedia dell'Imperio a Roma, creò Conte di Romagna e Vicario

Generale di tutto lo Stato della Chiesa Re Roberto, affinchè se gli

opponesse. Mandò per tanto Roberto, sentendosi ch'Errico dovea calar

in Italia, l'anno 1312 D. Luni di Raona con cento Cavalieri in ajuto

dei Fiorentini, siccome fece ancor l'altro anno a Roma, mandandovi

Giovanni Principe d'Acaja suo fratello con seicento Cavalieri catalani

e pugliesi per contrastar la coronazione dell'Imperadore[28].

Dall'altra parte Federico Re di Sicilia, che avea preso gran

dispiacere, che 'l Regno di Puglia fosse rimasto a Roberto più tosto

che al Re d'Ungheria, del quale per la distanza potea dubitar meno, e

che avea pensato di battere in ogni occasione le forze del Re Roberto,

pose molta speranza nella venuta dell'Imperadore, se bene nel principio

non si discoverse. Ma offeso da Roberto per esser posto in acerbissima

prigione (dove finì la sua vita) un suo Ministro, che avea mandato

a Napoli a visitar Ferdinando figliuolo del Re di Majorica, fatto

prigioniere in Grecia dal Principe di Taranto; da questa ingiuria

pigliando occasione Federico non volle tardar più a scovrirsi; e giunto

l'Imperadore in Italia, mandò Manfredi di Chiaramonte a visitarlo, ed

a trattar lega con lui contra Re Roberto. L'Imperadore fe gran conto

di quest'ambasciata e strinse la lega, e dichiarò Federico Ammiraglio

dell'Imperio, e mandò a pregarlo, che con l'armata infestasse le marine

del Regno, ch'egli presto sarebbe ad assalirlo per terra.

I Genovesi vedendo ora più gagliardo Errico per questa lega, lo

riceverono come loro Signore, onde egli cominciò ad essere formidabile

a tutta Italia; e giunto a Roma a' 29 di giugno di quest'anno 1312 fu

con molta celebrità coronato in S. Gio. Laterano[29]; indi ripassato a

Pisa, fece citar Roberto, come vassallo dell'Imperio, a comparir avanti

di lui.

Gl'Imperadori d'Occidente, come s'è veduto nei precedenti libri

di questa Istoria, pretendevano sovranità sopra questi Reami:

l'investiture, come altrove fu detto, sono più antiche quelle

degl'Imperadori d'Occidente che de' Romani Pontefici; onde è, che

S. Bernardo, adulando l'Imperador Lotario, disse, che _omnis, qui

in Sicilia Regem se facit, contradicit Caesari_; quindi, sempre

che gli Imperadori ripigliavano forza in Italia, non tralasciavano

quest'impresa. Errico cita Roberto, e questi non comparendo, lo

dichiara contumace, indi a' 25 aprile del seguente anno 1313 fulmina

contro lui la sentenza, colla quale lo sbandisce[30], lo priva del

Regno e di tutti i suoi dominii, e come ribello dell'Imperio lo

condanna ad esser decapitato. Questa sentenza si legge presso noi nel

primo tomo de' MS. giurisdizionali compilati per Chioccarello, e la

rapporta anche Alberico ne' suoi Commentarii[31].

(Questa sentenza è rapportata tutta intera da Lunig[32]; ma varia

intorno al tempo della data, notandosi l'anno 1311. Rapporta eziandio

alla pag. 1079 una lettera di _Filippo_ Re di Francia scritta a Papa

_Clemente V_, nella quale gl'incarica ad usar tutti gli sforzi per

impedire gli attentati ed i progressi d'Errico contro _Roberto_ suo

parente, i quali potrebbero frastornar anche l'impresa di Terra Santa;

onde Clemente fulminò una Bolla contro tutti i nemici del Re _Roberto_,

dichiarandoli invasori del Regno, la quale si legge pag. 1086).

Nell'istesso tempo il Re Federico con potente armata infestava le

Calabrie, e certamente le cose di Roberto sarebbero capitate male,

se morte opportuna non l'avesse liberato; poichè mentre Errico se ne

tornava in Toscana per quindi venire con gagliardo esercito a' danni

del Re Roberto, per cammino cadde infermo, e arrivato a Buonconvento,

castello del Contado di Siena, a' 24 agosto di quest'istesso anno 1313

se ne morì. Non mancano Scrittori che rapportano la sua morte essere

stata proccurata da' Fiorentini, i quali avendo corrotto un Frate

Domenicano nominato Pietro di Castelrinaldo, narrasi che questi gli

dasse un'ostia attossicata nel tempo che gli richiese di voler prendere

il Viatico.

(Il nome del Frate Domenicano che nell'Eucaristia attossicò

l'Imperadore Errico VII non fu altrimente di Pietro di Castelrinaldo,

ma di _Bernardo di Montepulciano_, e l'abbaglio d'alcuni Scrittori

nacque d'aver confuso Frate Pietro, che presso il Re di Boemia Giovanni

figlio d'Errico, prese la difesa di Frate Bernardo e del suo Ordine

Domenicano, con Frate Bernardo imputato d'una tale scelleraggine nelle

lettere apologetiche del Re Giovanni impresse dal _Baluzio_ T. 1,

Miscel., p. 162 si legge così: _Nuper autem retulit nobis Religiosus

Vir frater Petrus de Castro-Reginaldi, ordinis fratrum Praedicatorum,

quod in magnum ipsius ordinis dedecus et contemptum facti sunt

Romancii, Chronicae et Moteti, in quibus continetur, quod clarae

memoriae Dominum et genitorem nostrum Imperatorem Henricum, Frater

quidam Bernhardus de Montepeluciano, ordinis supra dicti, administrando

ei Sacramentum Eucharistiae, venenavit; et propter hoc, ad defensionem

veritatis, praedictus frater Petrus de Castro Reginaldi, habere super

hoc litteram testimonialem humiliter supplicavit_. E questo medesimo

nome gli danno Tritemio Chron. Hirsaug. ad An. 1313 e Cuspiniano pag.

366. Parimente è da notarsi, che durando ancor a' tempi d'Errico VII

il costume di darsi anche ai Laici la communione _sub utraque specie_,

molti Scrittori antichi rapportano che il veleno non fu propinato

nell'ostia, ma mescolato dentro il calice che se gli diede a bere:

ed in questa maniera narra esser seguito l'avvelenamento Alberto

Argent. pag. 118 dicendo: _Dicebatur enim, quod ipse praedicator

venenum sub ungue digiti tenens absconsum, post communionem potui

Caesari immississet et illico discessisset_. E lo stesso scrisse

H. Stero ad A. 1313. _Hic Imperator, ut communis fuit opinio, per

penitentiarium suum, immixto veneno in Calice Domini, cum Imperator ab

ipso Eucharistiam sumeret, extinctus fuit, et Pisis sepultus_. Veggasi

Martino Disembachio, il quale compilò una particolar dissertazione, _de

vero mortis genere, quo Henricus VII. obiit_. Dove nel §. 39 sulla fede

di Tritemio Cron. Hirsaug. ad Annum 1313 rapporta, che a que' tempi fu

così comune e costante la credenza che Errico fosse stato avvelenato

da un Frate Domenicano, che per questo misfatto fosse stata imposta

pena a tutto l'ordine de' Predicatori, che i loro Monachi non potessero

comunicare se non colla mano sinistra coloro, che s'accostavano

all'altare. Veggasi parimente _Burcardo Struvio_ Syntag. Hist.

Germanor. Dissert. 25, §. 15, il quale rapporta le arti e gli sforzi

che fecero i Domenicani presso Giovanni Re di Boemia, per purgarsi

di questa imputazione; e la propensione di quel Re di favorirli,

così perchè temeva che non gli concitassero l'odio del Clero, come

anche perchè de' medesimi valevasi per Confessori e Consultori di sua

coscienza, rapportando eziandio i sospetti che s'aveano, non quelle

lettere apologetiche trascritte da Baluzio, fossero false o almanco

estorte da Giovanni per loro importunità ed artificj).

Altri lo niegano, e dicono essersi ammalato per contagion d'aria e

morto di febbre[33]. Checchè ne sia, la morte d'Errico pose in tanta

confusione i Capi del suo esercito ed il Re Federico che, ciascuno

tolse la sua via, e Federico mesto si ritornò in Sicilia; ma essendo

il Re Roberto fieramente con lui adirato, il qual rotta la pace, che

avea seco, s'era scoperto in su quella venuta amico dell'Imperadore;

fatta un'armata di cento venti galee tra quelle di Provenza, del Regno

e de' Genovesi, andò egli stesso in persona con Giovanni e Filippo

suoi fratelli a danni di quell'isola. E furono i principj molto lieti,

perciò ch'egli prese per forza Castello a mare, e posto l'assedio a

Trapani, ebbe grande speranza d'averla; ma ingannato da' terrazzani che

l'aveano tenuto in parole di concerto con Federico, l'indugio fu tale

che vedendosi mancata la vettovaglia, ed andar tuttavia infermando il

suo esercito, nè volere il Re Federico venire seco a battaglia, nè in

mare, nè in terra, fu costretto far tregua co' Siciliani per tre anni,

e tornossene il primo giorno dell'anno 1315 a Napoli molto peggiorato.

Fra questo mezzo Papa Clemente V, morto Errico, avendo ripreso vigore

il suo partito, cavò fuori una sua Bolla, colla quale rivocò, ed

annullò la sentenza fatta dall'Imperadore contro Roberto. Questa oggi

la leggiamo tra l'altre decretali de' romani Pontefici, avendola i

Compilatori del dritto Canonico inserita fra le _Clementine_[34], e si

legge ancora nel primo volume dei MS. giurisdizionali del Chioccarelli.

Re Roberto convenendogli portarsi ora in Provenza, ora nell'impresa

di Sicilia, sovente in Fiorenza, in Genova ed altrove, avea costituito

_Vicario_ del Regno, secondo il costume de' suoi maggiori, _Carlo Duca

di Calabria_ suo figliuolo, di cui perciò, come si disse, abbiamo molti

_Capitoli_, fatti da lui mentr'era Vicario in assenza di suo padre.

Ma Roberto non avendo altri figliuoli, pensò di casarlo e conchiuse

il matrimonio con la figliuola dell'Arciduca d'Austria, onde mandò in

Alemagna il Conte Camerlingo, e l'Arcivescovo di Capua Ambasciadori

con onoratissima compagnia di Nobiltà. Costei ebbe nome _Caterina_,

la quale condotta con grandissimo onore a Napoli, fu poco fortunata,

perchè dopo non molto tempo morì senza lasciar figliuoli; tanto che da

poi Re Roberto diede a Carlo la seconda moglie che fu _Maria_ figliuola

di Carlo Conte di Valois, della quale ebbe tre figliuole, come diremo

più innanzi.

Intanto essendo finito il tempo della triegua co' Siciliani, il Re

Roberto deliberò seguire l'impresa di Sicilia, ed avendo posto in acqua

un buon numero di navi, afflisse tanto quell'isola, e le forze del Re

Federico, che fu comune opinione che se Roberto avesse continuata la

guerra in quel modo, avrebbe certamente ricoverato quel Regno; ma i

Siciliani, essendo morto nel mese di aprile dell'anno 1314 Clemente

V e rifatto in suo luogo Gio. XXII mandarono subito una imbasciata

de' maggiori uomini dell'isola a rallegrarsi della creazione, ed a

pregarlo, volesse trattare la pace o la triegua fra que' due Principi.

Il nuovo Papa mandò perciò un Legato al Re Roberto, che lo indusse a

far nuova triegua per cinque altri anni.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 4 / 64 题