CAPITOLO II.

_L'Imperador LODOVICO bavaro cala in Roma, e muove guerra al Re

ROBERTO. Il Duca di Calabria si muore, onde s'affrettano le nozze di

GIOVANNA sua figliuola con ANDREA secondogenito del Re d'Ungheria._

Ma nuovo turbine interruppe i progressi, e turbò la quiete del Re

Roberto: morto, come si disse, l'Imperadore Errico, essendosi gli

Elettori adunati in Francfort l'anno 1314 si divisero sopra l'elezione

del successore: gli uni elessero _Lodovico di Baviera_; gli altri

_Federico_ figliuolo d'Alberto _Arciduca d'Austria_. Giovanni XXII

ricusò di confermare alcuno de' due eletti, e dichiarò vacante

l'Imperio. I due Pretendenti fecero guerra insieme in Alemagna, ed

i lor partigiani in Italia. In fine Federico restò sconfitto l'anno

1323 e preso prigione insieme con suo fratello Errico da Lodovico

di Baviera. Il lor terzo fratello _Leopoldo_ ricorse al Papa, che

pronunziò una sentenza contro Lodovico di Baviera. Questo Principe se

ne appellò al Concilio generale, ed al futuro Pontefice legittimamente

eletto[35]; all'incontro il Papa non lasciò di continuare la sua

azione, di scomunicar Lodovico di Baviera, e di dichiararlo eretico.

L'Italia per conseguenza fu parimente turbata dalle fazioni de' Guelfi

partigiani del Papa e de' Ghibellini partigiani dell'Imperadore; ma

chi fra' Guelfi si segnalasse sopra tutti gli altri fu il nostro Re

Roberto, e Carlo Duca di Calabria suo figliuolo. Il Papa lo chiamò,

e fece levar delle truppe per far la guerra contro il partito di

Lodovico. I Ghibellini veggendo, che i Guelfi per le forze di sì

potente Re andavano tuttavia crescendo, sollecitarono che venisse in

Italia il Bavaro. Lodovico calò in Italia, e giunto a Trento, andarono

ad incontrarlo Cane della Scala Signor di Verona, Passerino Signore

di Mantua, Azzo e Marco Visconte, Guido Tarlati Vescovo e Signore

d'Arezzo, gli Ambasciadori di Castruccio Castracani e de' Pisani, e

tutti i primi della fazione Ghibellina, tanto di Lombardia, quanto di

Romagna e di Toscana. Fu celebrato un Parlamento, dove Lodovico promise

e giurò di venir a Roma, e di favorire in tutta l'Italia il nome e la

parte Ghibellina; ed all'incontro i Principi e gli Ambasciadori, che

si trovarono al Parlamento, promisero dargli centocinquantamila fiorini

d'oro, quando egli fosse giunto a Milano[36].

In questo Parlamento ancora Lodovico fece pubblicar un processo contro

Papa Gio. XXII, nel quale per giudicio di quelli Vescovi e Prelati,

ch'eran appresso di lui, fu dichiarato eretico, imputandosi al Papa,

ch'errasse in sedici articoli di quelli, che negli altri Concilj era

determinato, che si tenessero per la Chiesa cattolica, e fatto questo

venne a Milano[37] e nel dì della Pentecoste si fece coronare dal

Vescovo d'Arezzo della Corona di ferro nella chiesa di S. Ambrogio;

ed invitato da' Romani intraprende di passare a Roma. Il Re Roberto

vedendo quel che potea importare la venuta del Bavaro in Roma e che

l'aiuto del Pontefice sarebbe stato debole e tardo, fece ogni sforzo

per impedirgli la venuta. A questo fine mandò egli il Principe della

Morea suo fratello con grossa cavalleria in Roma per tenere stretto

il Bavaro; mandò anche nuova armata in Sicilia, essendo finita la

triegua, per dar tanto da fare al Re Federico, ch'egli non potesse

esser d'alcuno aiuto all'Imperadore; ma tutti questi sforzi non furono

valevoli ad impedire, che il Bavaro non venisse tuttavia innanzi armato

per coronarsi in Roma; onde il Re fu costretto rivocar il Duca di

Calabria, il qual era al Governo di Fiorenza, e mandarlo a guardare le

frontiere del Regno. Carlo a' 28 settembre di quest'anno 1327 con la

moglie, e con tutti i Baroni ch'erano seco, partì di Fiorenza e per la

via di Siena, Perugia e Rieti giunse all'Aquila il medesimo giorno, che

il Bavaro fu coronato a Roma con molta celebrità: ciò che avvenne il dì

16 di gennaio del seguente anno 1328.

Ma l'indugio del Bavaro in Roma fu la salvezza del Re Roberto, essendo

stata fama in que' tempi, che egli non avrebbe potuto sostenere

l'impeto del Tedesco, il quale avea seco cinquemila buoni Cavalieri,

se senza tardar punto in Roma, dopo aver presa la Corona dell'Imperio,

fosse passato alla conquista del Reame. Ma l'aver egli voluto crear

nuovo Papa, da cui la seconda volta volle esser coronato, ed occupatosi

in far leggi, e dar altri ordini, fu cagione, che quando volle passar

nel Regno, non fu più a tempo: anzi le genti del Re presero Ostia di

nuovo ed Alagna, ed avendo fortificati i passi, costrinsero finalmente

il Bavaro ad uscir di Roma, e tornarsene in Toscana[38].

Essendo riusciti vani i disegni del Bavaro e de' Ghibellini, Re

Roberto non solo fu liberato dal pensiero della guerra, ma fatto assai

maggiore di forza e di autorità per se stesso e per l'aiuto del Papa,

divenne formidabile a tutti i suoi nemici; laonde ordinate le cose di

Toscana, senza dubbio avrebbe finito felicemente l'impresa di Sicilia;

ma come nelle maggiori felicità si conosce spesso la fragilità delle

cose umane, accadde, ch'ammalandosi il Duca di Calabria in Napoli, al

primo di novembre del medesimo anno 1328 morì la vigilia di S. Martino

con incredibile dolore dell'infelice padre e di tutto il Regno, e con

infinite lagrime fu sepolto nella chiesa di S. Chiara. Narrasi, che

quando questo Principe fu portato alla sepoltura, l'infelice padre

vedendosi tolto l'unico suo figliuolo, dicesse: _Caduta è la Corona dal

capo nostro._ Come veramente seguì per le ruine e turbulenze, che poi

vennero al Regno, perchè a Carlo, se bene mentr'era in Fiorenza Maria

di Valois sua seconda moglie gli avesse partorito un figliuolo maschio,

che nomossi Carlo Martello, questi non visse più che otto giorni; nè

di Maria, che sopravvisse al marito, lasciò maschi, ma due figliuole

già nate, ed un'altra nel ventre. La prima nominossi _Giovanna_, e fu

quella, che poi successe al padre, e fu Regina di Napoli. La seconda

fu chiamata Maria, la quale poco da poi morì, e fu seppellita in S.

Chiara. Poco appresso la vedova Duchessa partorì un'altra figliuola,

che fu anche chiamata _Maria_, la quale, come diremo, divenne Duchessa

di Durazzo.

Carlo Duca di Calabria fu un Principe, se ben non molto bellicoso,

adorno nondimeno di tutte le altre virtù convenienti a Re. Fu egli

religiosissimo, giustissimo, clementissimo e liberalissimo, amatore de'

buoni e nemico de' cattivi, e tale che il padre quasi dall'adolescenzia

gli pose il governo di tutto il Regno in mano. Lo creò suo Vicario,

ch'esercitò con tanta lode e prudenza, che il Re suo padre ne vivea

molto contento e soddisfatto. Il Tribunal della Vicaria nel suo tempo

era in somma floridezza e vigore. Egli vi creò Giustiziero Filippo

Sangineto, con stabilirgli provisione di 150 once d'oro l'anno, e

90 once per diece uomini a cavallo e 16 a piedi per guardia e decoro

di quel Tribunale. Ebbe in costume ogni anno cavalcare per lo Regno,

per riconoscere le gravezze, che facevano i Baroni e Ministri del Re

a' Popoli. Per mezzo di molti _Capitoli_ da lui stabiliti, mentr'era

Vicario del Regno, diede varie providenze, e sesto a molte cose

appartenenti al buon governo e retta amministrazione della giustizia,

della quale fu cotanto zeloso ed amatore, che nel suo sepolcro, per

ispiegar questa sua virtù, si vede sotto i suoi piedi tener scolpita

una conca d'acqua, nella quale pacificamente beve un lupo ed un

agnello.

Celebrate l'esequie del Duca, il Re pose ogni studio in fare bene

allevare la bambina, che avea da succeder al Regno, ed egli intanto,

come Principe di grande e generoso animo, non lasciò nè il governo del

Regno, nè il pensiero della guerra di Sicilia.

Ma passato alcun tempo, sentendosi già tuttavia invecchiare, pensò

stabilire la successione del Regno, e benchè i Reali fossero molti nel

medesimo Regno, come Roberto, Luigi e Filippo figliuoli del Principe

di Taranto; Carlo, Luigi e Roberto figliuoli del Principe della

Morea, ed altri, tra' quali avrebbe potuto eleggere alcuno abile alla

successione e governo del Regno, dandolo per isposo alla picciola

nipote; nulladimanco stimolato, come si crede, ed accenna Baldo[39],

d'alcun rimorso di coscienza, perchè il Regno per più diritta ragione

dovea toccare a suo Nipote Re d'Ungheria figliuolo di Carlo Martello

primogenito, o per altra occulta cagione, che a far ciò lo stringesse;

si risolse di far tornare lo Stato in quel ceppo onde si era partito,

e per questo deliberò d'eleggere uno dei figliuoli del già detto

Re d'Ungheria[40]: benchè i calamitosi successi, che ne seguirono,

dimostrarono apertamente, quanto il giudizio umano sia spesse volte

fallace.

Mandò a quest'effetto solenne ambasciaria a Caroberto Re d'Ungheria,

il quale con molta allegrezza ricevè l'ambasciata, e fatta elezione

d'Andrea suo figliuolo secondogenito, ne rimandò gli Ambasciadori con

ricchi doni, dicendo loro, facessero intendere al Re Roberto, ch'egli

fra pochi dì si sarebbe posto in viaggio collo sposo, e verrebbe

a Napoli, come già fece non dopo molto indugio; perocchè partitosi

d'Ungheria col picciolo figliuolo e gran compagnia di suoi Baroni

per la via del Friuli, all'ultimo di luglio del 1333 giunse a Vesti

città di Puglia, posta alle radici del Monte Gargano, dove da Giovanni

Principe della Morea, mandato dal Re con molti Baroni e Cavalieri del

Regno, fu onorevolmente ricevuto. Fu a' 26 settembre di quest'anno

celebrato lo sponsalizio tra Andrea e Giovanna pari d'età, non avendo

ambedue, che sette anni, e verso la fine d'ottobre, il Re d'Ungheria

lieto d'aver lasciato un figliuolo così ben ricapitato, con la certezza

di succedere a sì opulento Regno, si partì, e ritornò in Ungheria,

lasciando alcuni de' suoi Ungari, che servissero il figliuolo, già

intitolato _Duca di Calabria_, e tra gli altri lasciò con grande

autorità un Religioso chiamato _Fra Roberto_, che avesse da essere

Maestro di lettere e di creanza al picciolo Andrea.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 5 / 64 题