CAPITOLO IX.

A San Paolo di Monti.

Poco dopo rincontro con la mia bambina, mi era nata l’idea di portare

come voto una bandiera a San Paolo, nel giorno della festa. Ne

parlai per il primo al mio parente Piana, il marito della serva di

prete Pittui, col quale mi ero un po’ riconciliato. Egli si offrì

spontaneamente a contribuirvi per la metà; ma essendosi in seguito

unito ad altri, non volli più sapere di soci, e feci eseguire la

bandiera a tutte mie spese.

La mia bandiera era bellissima, speciale. Mi ero rivolto a diversi

negozianti della piazza di Sassari, i quali pensarono a tutto. Vi

spesi oltre 400 lire; poichè 76 scudi mi costò la stoffa e l’asta, 4

scudi l’effigie di San Paolo, e 2 scudi la colomba da collocarsi sulla

sommità della croce.

La festa di San Paolo ha luogo nelle vicinanze del villaggio di Monti

ai 17 di agosto. È propriamente la festa dei banditi, e chiama gran

folla di devoti da ogni parte della Sardegna, specialmente dal capo

settentrionale.

Alla vigilia della festa i miei fratelli, con uno zio di mia madre,

accompagnati da una quindicina di persone, tutti a cavallo, mossero

da Florinas per San Paolo di Monti. La mia bambina sedeva in arcione

con lo zio Giomaria; il mio fratello Peppe portava la bandiera da me

provveduta.

Avevo raccomandato a mia madre di dire ai parenti che avessero dato

alla mia figliuola abbastanza danaro, e che non l’avessero disgustata.

Col cuore straziato per non poter andare alla festa, ma fiero di quella

comitiva che conduceva la bimba e la bandiera mia, rimasi per un’ora

sul ciglione della strada, per dove la cavalcata doveva passare.

Li vidi finalmente da lontano, in un nembo di polvere, e mi si gonfiò

il cuore. Quando giunsero a me dinanzi, si fermarono tutti. Io gridai a

mio fratello Peppe:

— Spiega la bandiera, perchè si veda!

La fissai con orgoglio, e diedi uno scudo alla bambina; la quale, tutta

lieta e sorridente, mi disse:

— Babbo: dallo a _Tiu Mia_ (Zio Giomaria) che ha il mio danaro!

Tornai ad avvertire la comitiva, che non disgustassero la mia

figliuola, ma che le dessero quanto avrebbe chiesto, soddisfacendo ogni

suo desiderio. Avrei rimborsato qualunque spesa.

La comitiva si mosse continuando la sua strada; ed io commosso

l’accompagnai cogli occhi, salutando con una mano la figliuola, e

rasciugando coll’altra una lagrima di tenerezza.

*

* *

Alla festa di San Paolo di Monti accorreva in altri tempi un gran

numero di banditi; i quali vi godevano piena libertà, essendo stato

vietato ai carabinieri d’intervenirvi.

Si recavano colà i soli banditi dei dintorni, poichè i lontani non si

fidavano per i molti sentieri sospetti e pericolosi.

Verso il 1854 avvenne a San Paolo una rissa sanguinosa, in cui un

festaiuolo uccise un _torronaio_ pattadese. Dietro a quel caso,

dall’anno susseguente, il Governo mandò alla festa un forte nerbo di

soldati, obbligando i festaiuoli a recarvisi disarmati. Il divieto

delle armi allontanò per sempre i banditi dalla chiesetta di Monti.

I devoti entrano prima in chiesa per fare orazione; indi rimontano

a cavallo, spiegano la bandiera, e fanno per tre volte il giro della

chiesa, fermandosi ogni volta dinanzi alla porta per salutare il santo.

Ciò eseguito smontano di nuovo da cavallo, rientrano in chiesa, e

dispongono le bandiere in bell’ordine ai due lati del simulacro.

Messe le bandiere a posto, e fatta la preghiera, si pensa a far

custodire alla meglio i cavalli; e poi di nuovo tutti uniti in chiesa,

per recitare una terza orazione.

L’anno ch’io mi recai alla festa di San Paolo (verso il 1846) contai

sul luogo 72 bandiere — senza tener conto di altre 14 che mancavano

da Bottida, poichè il paese era in lutto per un attacco sanguinoso fra

due partiti. Si può quindi immaginare il numero dei festaiuoli devoti;

toccavano i quattromila.

*

* *

Non mancarono i parenti e gli amici di darmi ragguaglio sul viaggio

della mia bambina e sull’ammirazione che destava la mia bandiera.

La mia bambina, meravigliata di quanto vedeva, si accostava ogni tanto

allo zio:

— _Tiu Mia_, dammi danaro!

— Quanto vuoi, figliuola?

— Mezzo _reale_.

— Che ne fai?

— Per comprare i confetti.

Come lo zio glie li comprava, Maria Antonia non faceva che distribuirli

alle bambine e ai bambini che l’attorniavano, cosichè ben pochi glie ne

rimanevano. Quando li aveva esauriti tornava a mio fratello:

— _Tiu Mia!_

— Che vuoi?

— Mezzo _reale_!

E così continuò il giuoco dei _mezzo reali_ da baracca in baracca. La

mia bambina pagava, gli altri mangiavano, ed io fui soddisfatto del

buon cuore della mia figliuola verso i piccoli compagni di baldoria.

A festa finita furono tutti di ritorno a Florinas, ed io di nuovo li

aspettai sul ciglione della strada per vederli e salutarli colla gioia

nel cuore.

Quando l’allegra comitiva a cavallo giunse vicino al convento di

Ploaghe, i frati si fecero al portone per vederla sfilare.

Il vecchio guardiano disse a voce alta ai suoi confratelli, indicando

lo stendardo spiegato:

— È questa la più bella bandiera finora andata a San Paolo di Monti!

Entrati in Florinas, si recarono tutti in casa di mamma Bazzone per

accompagnarvi la bambina e per deporvi la bandiera. Ivi fu fatta

larga distribuzione di confetti e di torrone alla famiglia, come avevo

raccomandato.

In seguito la comitiva si sciolse, e ciascuno si ritirò nella propria

abitazione.

La mia bambina, dopo essere andata dalla mamma per farle parte dei

confetti e dei torroni, era ritornata in casa della nonna per i

preparativi di un nuovo viaggio, che doveva effettuarsi due giorni

dopo.

Giovanni Tolu, vol. 2/2 · 第 19 / 63 题