Firenze, 24 ottobre 1772.
_Dev. Obbl. Serv._
ANTON FRANCESCO MARMI».
Della risposta hassi la minuta del 29 novembre 1772 non firmata, ma
evidentemente del Bentivoglio, al codice E. IX, 18. a c. 243.
«.... di Cornelio Sozzini non ho alcuna notizia: di Celso Sozzini io ho
le sue dispute, fatte, a mio credere, intorno al 1540. Di costui così ne
parla il P. Ugurgieri nel 3º tomo inedito delle Pompe Sanesi. — Celso
Sozzini fratello d'Alessandro, anch'egli nobile giureconsulto, professò
primieramente nella patria, ispiegando l'instituta civile e tenendo poi
una cattedra straordinaria: e poi in grazia del padre lesse in Bologna
Jus canonico con salario di scudi cento d'oro, e poi, morto il padre,
lesse Jus civile, ma dopo pochi anni lasciò la professione. Si legge di
suo un'Epistola al cardinale d'Augusta, la quale è stampata nel 4º tomo
de' Consigli di Mariano suo genitore.
«Questo Celso nella nostra accademia fu chiamato il Sonnacchioso, e
stampò anche altre opere che si ritrovano in _Bibliotheca auctorum
polonorum_, il che essendo, non pare a me che vi sia da dubitare ch'egli
non fusse un eretico; e certamente costoro nel famoso passaggio dei
Tedeschi abbracciarono il luteranismo, com'apparisce da processi che si
ritrovano nella nostra Inquisizione, ma di poi riconoscendo la vanità di
questa sètta, e non volendo ritornare al grembo di nostra santa fede, si
fecero unitarii, che oggi dichiamo Soccinisti. E di questa illustre
famiglia tali stimo che fossero Lelio, Fausto, Celso e Alessandro
Sozzini, ma, a dire lo vero, Celso dovette ritornare alla vera fede,
mentre, se dobbiamo credere a quello che dice il P. Ugurgieri nel titolo
16, fog. 433, egli morì in Siena li 12 di marzo 1570, e fu seppellito
nella chiesa di San Domenico di Siena».
[522] Soccino, nella terza lettera a Mattia Rudeio, parla della sua
disputa col Puccio, il quale non si tenne vinto, ma non si volle più
ascoltarlo, nè legger un suo libro in italiano.
Vedi GIAMBATTISTA GASPARI, _De vita... Francisci Pucci Filidini_ nella
Nuova Raccolta Callogeriana, tom. XXX. Venezia 1776. BAYLE _ad nomen_ e
DODD.
Nel volume della «Biblioteca de' fratelli Polacchi» v'è una _De statura
primi hominis ante lapsum disputatio_, che contiene dieci tesi del
Pucci, con cui pruova che tutte le creature erano immortali avanti il
peccato; la risposta di Soccino, la replica del Puccio; la difesa del
Soccino.
[523] _Ann. Eccl._ al XL del 1583.
[524] Nella relazione sulla _Nunziatura di Polonia_ del cardinale
Alberto Bolognetto, stampato da F. Calori Cesi a Modena 1861, dicesi che
i Polacchi mal soffrivano di veder i beneficj posseduti da stranieri,
fra cui nomina «il Bucella, medico padovano, eretico ostinatissimo,
l'Alamanni gentiluomo fiorentino, maestro di cucina, uomo cattolico e
dabbene».
[525] In una lettera di monsignor Della Casa da Venezia, 2 luglio 1547,
leggesi: «Uno Stancario, che fu già preso qui per eretico e abjurò, ha
scritto a questi signori deputati (come v. s. illª vedrà per le copie
incluse in questa), e mandato a lor signorie un libro suo stampato, e
intitolato alla Ill. Signoria, il qual libro ha di molte eresie. Per il
che i prefati signori deputati stanno sospesi se debbiano farne querela
o sprezzarlo, e hanno detto, così per via di discorso che sarebbe forse
bene che io scrivessi al cardinale d'Augusta per far pigliare il detto
Stancario. Io non so come Augusta si governi, e però sono andato
sfuggendo, e mi è parso dare avviso a V. S. Illª (il cardinale Farnese).
_Lettere d'uomini illustri conservate nell'Archivio di Parma._
[526] Ap. DE PORTA, P. II, pag. 120.