NOTE

[499] JEAN GABEREL, _Calvin à Genève_, p. 232-235. LADERCHI,

_Continuazione del Baronio_, p. 202.

[500] Cogliamo quest'occasione per avvertire come Michele Serveto,

ristampando nel 1535 a Lione la geografia di Tolomeo, è forse il solo

de' contemporanei che accusa Americo Vespucci d'aver usurpato la gloria

di Colombo. «Colombo (dice) in un nuovo viaggio scoprì il continente e

molte isole, di cui son oggi padroni affatto gli Spagnuoli. S'ingannano

dunque affatto quei che chiamano America questo continente, giacchè

Americo non la toccò che molto dopo di Colombo, e vi andò non cogli

Spagnuoli, ma coi Portoghesi, per farvi commercio». Humboldt mostrò

quanto a torto si accusi il Vespucci di aver soperchiato il gran

Genovese; del resto si sa che Americo fece il suo viaggio nel 1499 con

Hocheda e per la Spagna, e non come mercante, ma forse come astronomo.

Il bello è che l'edizione del Serveto contiene la mappa del 1522, dove

al nuovo mondo si dà il titolo d'America.

[501] _Opuscoli di Calvino_, p. 1991, 1923 ecc.

[502] HOORNBEECH, _Apparatus adv. Socin._, pag. 24.

[503] Sertorio Quattromani ha un'_Epistola ad Celsum Mollium_, riferita

da Leonardo Nicodemo, _Addizioni alla Biblioteca Napolitana_, ove dà il

Gentile per napoletano, e Calvino per autor della storia del suo

supplizio. Erra: questa storia è di Benedetto Arezio. Al sinodo di

Pinczovia, il 4 novembre 1562, aveva professato _Deum creavisse in

latitudine æternitatis spiritum quemdam excellentissimum, qui postea in

plenitudine temporis incarnatus est_.

[504] Vedi BAYLE, _Dictionnaire critique_.

[505] BAYLE, in Gribaldi. GERDES, p. 276; NICERON, _Mém. des hommes

illustres_, t. XLI, pag. 235. Sue opere sono:

_De methodo ac ratione studendi in jure civili libri tres_, Lione 1544.

_Recentiores jc singuli, singulis distichis comprehensi._

_Commentarius ad legem Falcidiam._ Pavia 1548.

_Epistola in mortem F. Spieræ_, 1554.

[506] Hody, _De Bibl. textibus originalibus_, pag. 552, dice che

Alberico Gentile stampò un libro _De latinitate veteris Bibliorum

versionis male accusata_.

[507] Lettera 7 dicembre 1553.

[508] OTT. _Annal. Anab._, p. 120, FUESSLIN, _Epist. Reform._, N. LXXII.

[509] Fu stampato nel Belgio. Il Sandro, nella _Bibliotheca

Antitrinitariorum_ lo confonde con un altro _De hæreticis an sint

persequendi_, stampato ad Argentorato il 1610, e che si attribuisce a

Sebastiano Chateillon.

[510] A coloro che pretendono la framassoneria inventata da Lelio

Soccino nel 1546 a Venezia possiamo opporre una circolare pubblicata dai

Franchi muratori fin dal 1535, della quale parleremo più avanti.

[511] Bayle corregge moltissimi errori del Varillas e del Mainbourg in

proposito di esso, ma cade in molti altri. Vedi MALACARNE, _Comm. delle

opere e delle vicende di Giorgio Biandrata_, Padova 1814.

[512] CALVINI _Ep._ CCCXXII.

[513] Id. _Ep._ CCCXXI.

[514] Qui sta la differenza dagli Ariani. Questi faceano Cristo creato,

ma avanti a tutte le cose, e che da lui fosse creato il mondo e

governato.

[515] Se non altro Warburton, per quanto ignaro e sprezzante della

teologia cattolica, diceva che l'esser creato l'uomo a immagine di Dio

significava la facoltà che ha di ragionare.

[516] Questa è la dottrina dedotta: ma Fausto professava intera

sommessione alle scritture. _Nihil in iis scriptis legi, quod non

verissimum sit... Præstat, mi frater, mihi crede, cum in aliquem

Scripturæ locum incidimus, qui nobis falsam sententiam continere

videatur, una cum Augustino in hac parte ignorantiam nostram fateri,

quam eum, si alioquin indubitatus plane sit, in dubium revocare._ Epist.

III ad Matth. Rudei. Naturalmente uno de' passi che gli Unitarj

impugnano maggiormente è quel di san Giovanni 1, v, 7. _Tres sunt qui

testimonium perhibent in cælo: Pater, Verbum et Spiritus: et hi tres

unum sunt_. E poichè quel versetto, massime dopo l'edizione del Nuovo

Testamento per Agostino Scholz è posto in dubbio anche da qualche

cattolico, la sua genuinità è dimostrata dal padre G. B. Franzelin,

professore nel Collegio Romano, nel trattato _De Deo trino secundum

personas_.

[517] _Div. Instit._, lib. VI, e 20.

[518] An pœnas capitales facinorosis hominibus irrogare liceat

magistratui christiano.

[519] È vero che i Valdesi negassero il diritto di infliggere la pena

capitale? In fatto ne sono accusati, ed essi se ne scolpano. Alano di

Lille (_De Insula_) detto il Dottore universale, nell'opera _De fide

catholica contra hæreticos sui temporis, præsertim Albigenses et

Waldenses, libri_ IV, tolse a confutar gli errori dei Valdesi, e questo

fra gli altri, assimilando il magistrato al soldato; se fuor di

battaglia uccide uno, è responsale del sangue versato; no, se lo fa

obbedendo al suo capo. Mostra come i Valdesi alterassero o

frantendessero i testi scritturali e de' santi padri, a cui appoggiavano

il loro abborrimento al sangue: ben dà loro ragione quando disapprovano

i rigori delle leggi penali d'allora; pe' ladri basterebbe la

fustigazione; ma la pena capitale non è troppa pei masnadieri; nè

dovrebbe infliggersi agli eretici, bensì, come cristiani, cercar di

ricondurli in grembo alla Chiesa.

Quando si vede Benedetto Carpzovio opporre gli argomenti stessi e le

stesse autorità ai Socciniani, si vorrebbe credere che veramente fin nel

XIII secolo fosse impugnata dottrinalmente la legittimità della pena

capitale. Ma ecco Paolo Perrin, il quale nel 1618 a Ginevra difese

calorosamente i Valdesi, protestare contro Alano, confutare quattordici

calunnie che i Cattolici appongono ai Valdesi, e tra l'altre questa, che

essi sostenessero non potersi condannare a morte (_Histoire des

Vaudois_, pag. 11). E a negarlo reca un manuscritto _Tresor e lume de

fe_ probabilmente del secolo XIV, ove è detto: _Lo es escrit, non

laissares vivre lo malfaitor. Si la ira non saré, la doctrina non

profitare, ni li judici non saren discerni, ni li pecca non saren

castiga. Donc la justa ira es moire de la disciplina, et la patiença sen

rason semena li vici et laissa prevaricar li mal._

Ciò non basterebbe a infirmar la diretta asserzione di Alano Dell'Isola,

ed anche di san Tommaso. Ma Ranerio Saccone, che abbiam mentovato

altrove (vol. I, pag. 79), nel 1250 scrisse una _Summa de Catharis_, e

men iroso che non sogliano i convertiti, racconta con calma e senza

fanatismo, non nega lodi ai settarj, confessando il loro attaccamento

alla Bibbia, e i lor buoni costumi. Or egli afferma opinare i Valdesi

_quod non licet regibus, principibus et potestatibus punire

malefactores_. Anche il padre Moneta cremonese, che fece un dotto

trattato _Adversus Catharos et Valdenses_ nel 1250, ha un lungo capitolo

per provare contro i Valdesi, che la società civile possiede lo _jus

gladii_. Nella _Biblioteca Maxima Patrum_, t. XXV, p. 308, è un _Index

errorum quibus Valdenses infecti sunt_, fatto da un contemporaneo, fra'

quali mette per XXIV: _Omne homicidium quorumcumque maleficorum credunt

esse mortale peccatum: sicut nos non posse vivificare, non posse

occidere._

È dunque singolare veder dagli accusatori asserita e dai difensori

negata una dottrina, che molti oggi ascriverebbero a merito ai Valdesi.

[520] È il nome che, nell'Accademia senese, apparteneva a Girolamo

Bargagli, come quel di Frastagliato a Fausto Sozzini, di Focoso a Giulio

Spannocchi, di Attonito a Lelio Marretti.

[521] Le ricerche intorno ai Soccini non son nuove, siccome apparrà

dalle seguenti lettere, che sono fra i manuscritti della Biblioteca di

Siena, codice E. IX, 17 a c. 35.

«_Al signor Uberto Bentivoglio, Siena._

«Illustrissimo signore, Essendomi venuto alle mani alcuni autentici

attestati in discolpa di Celso di Mariano Sozzini, e di Cornelio della

medesima famiglia, la di cui moglie era Francesca di Atoleo Bolognese, i

quali vivevano nel 1560, desidero da v. s. illustrissima di sapere se

alcuno di essi si dipartisse dal grembo di santa madre Chiesa, mentre le

dette attestazioni in forma pubblica furono ricercate, per esser loro

incolpati di vivere da Luterani e Eretici, da un certo Paolo de' Cataldi

bolognese, che era di quel tempo prigione in Siena a instanza

dell'Inquisizione, e per un esame statogli fatto dopo che fu scarcerato,

e per dar luogo alla verità, disse che tali imposture gli erano state

fatte dire da quell'inquisitore. V. s. illustrissima appaghi con tutto

suo comodo la mia curiosità, ecc.

Gli eretici d'Italia, vol. II · 第 75 / 88 题