(_Nota dell'Ed._).
[367] _Nicolò V ben lungi dall'essere un tiranno avea trattato Stefano
Porcaro con molta clemenza, e questi avendo giurato fedeltà doveva
osservarla._ (Nota di N. N.)
[368] Il Machiavello (_Ist. fiorentina_, l. VI, p. 373-375, edizione
Bettoni) ne porge un racconto brevissimo e in un curiosissimo della
cospirazione del Porcaro. La troviamo parimente nel giornale di Stefano
Infessura (_Rer. Ital._, t. III, part. II, p. 1134, 1135) e in uno
scritto particolare pubblicato da Leone Battista Alberti (_Rer. Ital._,
t. XXV, p. 609-614). È cosa non priva di vezzo l'istituir paragone fra
lo stile di questi due scrittori, e fra le opinioni del cortigiano e del
cittadino. _Facinus profecto quo... neque periculo horribilius, neque
audacia detestabilius, neque crudelitate tetrius, a quoquam perditissimo
uspiam excogitatum sit.... Perdette la vita quell'uomo da bene, e
amatore dello bene e libertà di Roma._
[369] I disordini di Roma, inveleniti oltre ogni dire dalla parzialità
di Sisto IV, vengono narrati ne' Giornali di Stefano Infessura e di un
cittadino anonimo che ne furono spettatori. _V._ le turbolenze dell'anno
1484 e la morte del Protonotario Colonna (t. III, part. II, p.
1083-1158).
[370] «_Est toute la terre de l'Eglise troublée pour cette partialité_
(dei Colonna e degli Orsini), _comme nous dirions Luce et Grammont, ou
en Hollande Houc et Caballan; et quand ce ne serait ce différend, la
terre de l'Èglise serait la plus heureuse habitation pour les sujets,
qui soit dans tout le monde (car ils ne payent ni tailles ni guères
autres choses), et seraient toujours bien conduits (car toujours les
papes sont sages et bien conseillés); mais très-souvent en advient de
grands et cruels meurtres et pilleries_».
[371] _Non può negarsi, che le scomuniche, le quali escludono alcuno dal
numero de' fedeli, non fanno effetto sull'animo di quelli che non
credono alla loro forza ed alle loro conseguenze. Per altro le
scomuniche devono avere un giusto e certo soggetto. Ogni diritto di
scomunicare, ed ogni scomunica, ha la sua origine e la sua forza da
quelle parole di Cristo riferite nell'Evangelio._ Si autem peccaverit in
te frater tuus vade et corripe eum inter te et ipsum solum; si te
audierit lucratus eris fratrem tuum; si autem non audierit adhibe tecum
adhuc unum vel duos, ut in ore duorum vel trium testium, stet omne
verbum. Quod si non audierit eos, die ecclesiae; si autem ecclesiam non
audierit sit tibi sicut Ethaicus et Publicanus. _S. Matteo, c. 18. La
Storia civile ed ecclesiastica concordemente ci mostrano quali grandi e
replicati abusi sieno stati fatti del diritto di scomunicare, secondando
le passioni, e recando mali e disordini gravissimi._ (Nota di N. N.)
[372] L'assegnatezza di Sisto V portò a due milioni e mezzo di scudi
romani la rendita dello Stato ecclesiastico (_Vit._ t. II, p. 291-296),
e sì bene fornito era l'esercito pontifizio, che in un mese Clemente
VIII potè occupare con tremila uomini a cavallo, e ventimila fantaccini
lo Stato di Ferrara (t. III, p. 64). D'indi in poi (A. D. 1593) le armi
del Pontefice han presa per buona sorte la ruggine; e la rendita, almeno
in apparenza, debb'essere cresciuta.
[373] Soprattutto dal Guicciardini e dal Machiavello. Il leggitore può
consultare _l'Istoria generale_ del primo, _l'Istoria fiorentina_, il
_Principe_, e i _Discorsi politici_ del secondo. Il Guicciardini e il
Machiavello, Fra Paolo e il Davila degni loro successori, sono stati
considerati a buon diritto, come i primi Storici de' moderni popoli fino
a questo momento, in cui la Scozia è surta al vanto di contendere
cotesta palma all'Italia.
[374] Nel descrivere l'assedio di Roma fatto dai Goti (c. XXI) ho
paragonati i Barbari coi sudditi di Carlo V, anticipazione che mi feci
lecita senza scrupolo, siccome usai nel narrare prima del tempo le
conquiste dei Tartari, per la poca speranza che allora era in me di
terminare quest'Opera.
[375] Il racconto delle deboli ostilità cui si lasciò trascinare per
ambizione il Pontefice Paolo IV della famiglia Caraffa, leggesi nel
Presidente De Thou (l. XVI, XVIII) e nel Giannone (t. VIII, l. 33, c. 1,
p. 203-232, edizione Bettoni). Due bacchettoni cattolici, Filippo II e
il Duca d'Alba, osarono separare il principe romano dal Vicario di Gesù
Cristo. Nondimeno il carattere sacro che ne avrebbe santificata la
vittoria, giovò onorevolmente a proteggerlo nella sconfitta.
[376] Il dottore Adamo Smith (_Wealth of Nations_, vol. I, p. 495-504)
spiega in ammirabile guisa il cambiamento dei costumi e le spese che
trae seco il progresso della civiltà. Forse dimostra con troppa
acredine, che le mire le più personali ed ignobili hanno partoriti gli
effetti i più salutevoli.
[377] Un Italiano uscito del suo paese, Gregorio Leti, ha pubblicata la
Vita di Sisto V (_Amsterd_. 1721, 5 vol. in 12), opera circostanziata e
dilettevole, ma non fatta per inspirare piena fiducia. Nondimeno quanto
vi si legge sul carattere del Pontefice, e sui principali fatti di
questa Storia trovasi confermato negli Annali dello Spondano e del
Muratori (A. D. 1585-1590), e nella Storia contemporanea del grande De
Thou. (l. LXXXII, c. 1, 2; l. LXXXIV, c. 10; l. C, c. 8).
[378] I Ministri esteri, ad esempio della Nobiltà romana vollero avere
questi luoghi privilegiati, _quartieri_, o _franchigie_. Giulio II avea
abolito l'_abominandum et detestandum franchitiarum hujus modi nomen_;
ma le franchigie ricomparvero ancora dopo Sisto V. Non so trovare ove
fosse la giustizia, o la grandezza di Luigi XIV quando, nel 1687, spedì
a Roma un ambasciatore (il Marchese di Lavardin) con mille ufiziali,
guardie e servi armati per sostenere questo iniquo diritto e insultare
Innocenzo XI in seno della sua Capitale. (_Vita di Sisto V_, t. III, p.
260-278; Muratori, _Annali d'Italia_, t. XV, p. 494-496, e Voltaire,
_Siècle de Louis XIV_, t. II, c. 14, p. 58, 59).
[379] Questo oltraggio diede origine ad un decreto scolpito in marmo e
collocato in Campidoglio; decreto il di cui stile è di una semplicità
nobile e repubblicana. _Si quis, sive privatus, sive magistratum gerens,
de collocanda_ vivo _pontifici statua mentionem facere ausit, legitimo
S. P. Q. R., decreto in perpetuum infamis et publicorum munerum expers
esto M. D. X. C. mense Augusto_ (_Vita di Sisto V_, tom. III, p. 469).
Credo che un tale decreto venga tuttavia osservato, nè dubito di
affermare che dovrebbero mettere una simile proibizione tutti i principi
meritevoli veramente di statua.
[380] Le Storie della Chiesa, dell'Italia e della Cristianità mi hanno
giovato a comporre questo capitolo. Nelle Vite originali de' Papi si
scopre sovente lo stato della città e della Repubblica di Roma, e gli
avvenimenti de' secoli XIV, XV trovansi registrati nelle rozze Cronache
che ho esaminate accuratamente, e che ora, seguendo l'ordine dei tempi,
indicherò ai leggitori.
1. Monaldeschi (Ludovici Boncomitis), _Fragment_. _Annalium roman_. (A.
D. 1328), in _Scriptores rerum italicarum_ del Muratori, t. XII, p. 525.
N. B. La fiducia che può essere inspirata da questo fragmento, viene
alquanto diminuita da una singolare interpolazione mediante cui l'Autore
racconta la sua _propria morte_, accaduta quando compieva il
centoquindicesimo anno.
2. _Frammenta Historiae romanae_ (_vulgo_ Thomas Fortifiocca, _in romana
Dialecto vulgari_) A. D. 1327-1354, nel Muratori (_Antiquit. med. aevi
ital._, t. III, p. 247-548), base autentica della Storia del Rienzi.
3. Delphini (Gentilis) _Diarium romanum_ (A. D. 1370-1410) in _Rerum
italic._, etc. t. III, part. II, p. 846.
4. Antonini (Petri), _Diarium romanum_ (A. D. 1404-1417) t. XXIV, p.
969.
5. Petroni (Pauli) _Miscell. historica romana_ (A. D. 1433-1446), t.
XXIV, p. 1101.
6. Volaterrani (Jacob), _Diarium rom._ (A. D. 1472-1484), t. XXIII, p.
81.
7. _Anonymi Diarium urbis Romae_ (A. D. 1481-1492), t. III, part. I, II,
p. 1069.
8. Infessura (Stephani), _Diarium romanum_ (A. D. 1294, 1378-1494), t.
III, part. II, p. 1109.
9. _Historia arcana Alexandri VI, sive excerpta ex Diario Joh. Burcardi_
(A. D. 1492-1503) _edit. a Godefr. Gulielm. Leibnizio_, Hanov. 1897, in
4. I manoscritti che si trovano nelle diverse Biblioteche dell'Italia e
della Francia possono giovare a compire la grande e preziosa Opera del
Burcardo, (Foncemagne, _Mém. de l'Acad. des Inscript._, t. XVII, p.
597-606).
Eccetto l'ultima Opera, questi frammenti e giornali si trovano nella
Raccolta del Muratori, mia scorta e mio maestro nella Storia d'Italia.
Il Pubblico gli debbe in ordine a ciò: 1. _Rerum italicarum Scriptores_
(A. D. 500-1500) _quorum potissima pars nunc primum in lucem prodit_,
etc., 28 vol. _in fol._, Milano, 1723-1738-1751. Rimangono a desiderarsi
un soccorso di tavole cronologiche ed alfabetiche che servano di chiave
a questa grand'Opera, tuttavia in disordine e in uno stato difettoso. 2.
_Antiquitates Italiae medii aevi_, 6 volumi _in fol._; Milano,
1738-1743, in settantacinque Dissertazioni piene d'interesse su i
costumi, il governo, la religione ec. degli Italiani del Medio Evo con
un supplimento considerabile di chirografi, cronache, ec. 3.
_Dissertazioni sopra le Antichità italiane_, 3 vol. in 4; Milano, 1751,
traduzione in italiano dell'Opera precedente, eseguita dal medesimo
Autore, e che per essere citata merita la stessa fiducia del testo
latino _Antiquitates_. 4. _Annali d'Italia_, 18 volumi in 8; Milano,
1753-1756, compilazione arida, ma esatta ed utile della Storia d'Italia,
dopo la nascita di Gesù Cristo fino alla metà del secolo XVIII. 5.
_Delle Antichità Estensi ed Italiane_, 2. vol. _in fol._; Modena,
1717-1740. Nella Storia di questa nobile famiglia d'ond'escono gli
attuali Re d'Inghilterra, il Muratori non si è lasciato trasportare
dalla fedeltà e dalla gratitudine che, come suddito, doveva ai Principi
della Casa d'Este. In tutte le sue Opere si manifesta scrittore
laborioso ed esatto, e cerca sollevarsi al di sopra de' pregiudizj
ordinarj ad un prete. Nato nel 1672, morì nel 1750, dopo avere trascorsi
circa 60 anni nelle Biblioteche di Milano e di Modena. _Vita del
Proposto Ludovico Antonio Muratori_, scritta da Gian Francesco Soli
Muratori, nipote e successore del medesimo. Venezia, 1756, in 4.