[280] Les _Mémoires sur la vie de François Pétrarque_ (Amsterdam, 1764;
1767, 3 vol. in 4) presentano un'Opera abbondante di particolarità,
originale e gradevole assai; lavoro eseguito con impegno, e da tale che
avea studiati accuratamente e il Poeta, e i contemporanei del Poeta; ma
in mezzo alla Storia generale del secolo in cui visse l'eroe del
racconto, lui medesimo perdiamo troppo sovente di vista, e l'autore
comparisce talvolta snervato per troppa ostentazione di urbanità e di
galanteria. Nella prefazione posta al primo volume, l'abate di Sade
accenna, esaminando partitamente il merito di ciascheduno, venti
biografi italiani, che hanno trattato _ex professo_ l'argomento
medesimo.
[281] L'opinione di coloro che voleano Laura essere solamente un
personaggio allegorico, prevalse nel secolo decimoquinto, ma i
circospetti Comentatori non s'accordavano, volendo alcuni che _Laura_
fosse la Religione, altri la Virtù, e persino la Santissima Vergine, ec.
_V._ le Prefazioni del primo e secondo volume dell'abate di Sade.
[282] Laura di Noves, nata verso l'anno 1307, nel gennaio del 1325,
sposò Ugo di Sade, gentiluomo di Avignone, che fu geloso, ma non, a
quanto sembrò, per effetto di amore, perchè contrasse novelle nozze,
sette mesi dopo la morte di Laura, accaduta nel 6 di aprile 1348, ventun
anni esattamente dal dì, che Petrarca, vedendola per la prima volta, si
accese d'amore per lei.
[283] _Corpus crebris partubus exhaustum:_ l'abate di Sade, biografo del
Petrarca, e sì ardente di zelo e d'affetto per questo Poeta, discende in
decimo grado da un figlio di Laura. Gli è verisimile essere questo il
motivo che gli ha suggerito il disegno della sua Opera, e lo ha fatto
sollecito di rintracciare tutte le particolarità di una Storia sì
rilevante per la vita e la fama della sua progenitrice (_V._ soprattutto
il tom. I, p. 123-133, note, p. 7-58, e il t. II, p. 455-495, note, p.
76-82).
[284] La fontana di Valchiusa, cotanto nota ai nostri viaggiatori
inglesi, è stata descritta dall'abate di Sade (_Mémoires_, t. I, p.
340-359) che ha seguìto le Opere del Petrarca, e le sue proprie nozioni
locali. Essa per verità non era che un ritiro da eremita, e la sbagliano
assai que' moderni che nella grotta di Valchiusa mettono insieme Laura e
il suo amante.
[285] L'edizione di Basilea, del secolo decimosesto, senza additar
l'anno, contiene milledugencinquanta pagine, stampate in carattere
piccolo. L'abate di Sade predica con forza per una nuova edizione delle
Opere latine del Petrarca; ma io dubito se sarebbe nè molto proficua al
Tipografo, nè molto dilettevole al Pubblico.
[286] _V._ Seldeno, _Titles of Honour_ (t. III delle sue Opere, p.
457-466). Un secolo prima del Petrarca, S. Francesco avea ricevuta la
visita di un poeta _qui ab imperatore fuerat coronatus et exinde rex
versuum dictus_.
[287] Da Augusto fino a Luigi XIV, la Musa de' poeti non è stata che
troppo menzognera e venale; pure io dubito, se in verun secolo, o in
veruna Corte, siavi mai stato, come alla Corte d'Inghilterra, un poeta
stipendiato coll'obbligo di somministrare due volte all'anno, e sotto
tutti i regni, e qualunque fosse l'occasione, una certa quantità di
versi, e una certa dose di cantici di lode da cantarsi nella Cappella
regia, e credo, alla presenza del medesimo Re. Mi esprimo con tanto
maggiore franchezza sulla ridicolosità di un tal uso, che non vi sarebbe
miglior tempo d'abolirlo siccome questo in cui viviamo sotto un Monarca
virtuoso, ed avendo per poeta un uomo sommo.
[288] Isocrate (_Panagir._, t. I, pag. 116, 117, ediz. Battie.
Cambridge, 1729) vuole di Atene sua patria, la gloria dell'istituzione
αγωνας και τα αθλα μεγισαμη μονον ταχους και ρωμης, αλλα και λογων και
γνομης, _degli agoni e dei premj massimi non solo per la velocità e per
la forza, ma ancora per l'eloquenza e pel sapere_. I Panatenei vennero
imitati a Delfo, ma non v'ebbe ai Giuochi Olimpici alcuna corona per la
musica fuor quella che la vanità tirannica di Nerone si arrogò (Svet.,
_in Ner._, c. 23, Philostrat. presso il _Casaubon. ivi_, Dione Cassio, o
Xifilino, l. LXIII, p. 1032, 1041, _Potter's greek Antiquities_, v. I,
p. 445-450).
[289] I Giuochi Capitolini (_certamen quinquennale_ MUSICUM _equestre;
gymnicum_) vennero istituiti da Domiziano (Svet., c. 4) nell'anno 86 di
Gesù Cristo (Censorino, _De die Natali_, c. 18, p. 100, ediz.
Havercamp), nè furono aboliti che nel quarto secolo (Ausonio, _De
professoribus Burdegal_. V). Se la corona fosse stata conceduta a poeti
d'un merito straordinario, l'esclusione di Stazio (_Capitolia nostrae
inficiata lyrae, Sylv._, l. III, v. 31) potrebbe darne a divedere qual
fosse il merito di coloro che concorrevano alle corone dei giuochi del
Campidoglio; certamente i poeti latini vissuti prima di Domiziano sol
dall'opinione pubblica furono coronati.
[290] Il Petrarca e i Senatori di Roma ignoravano che l'alloro fosse la
corona de' Giuochi Delfici, non quella de' Capitolini (Plinio, _Hist.
nat._, XV, 39; _Histoire critique de la république des lettres_, t. I,
p. 150-220). I vincitori del Campidoglio venivano coronati con una
ghirlanda di foglie di quercia (Marziale, l. IV, ep. 54).
[291] Il pio discendente di Laura si è sforzato, e non senza efficacia,
a difendere la purità della sua progenitrice contro le censure di gravi
personaggi, e contro le derisioni del mondo maligno (t. II, _not._, p.
76-82).
[292] L'abate di Sade descrive con molta esattezza tutto quanto alla
incoronazione del Petrarca si riferisce (t. 1, p. 425, 435, t. II, p.
1-6, not. p. 1-13). Questi racconti sono tolti dagli scritti del
Petrarca e dal Diario romano del Monaldeschi, che ha avuto il senno di
non frammettere alle sue narrazioni le favole di cui ne ha recentemente
presentati Sannuccio Delbene.
[293] L'atto originale trovasi pubblicato fra i documenti giustificativi
alle _Mémoires sur Pétrarque_ (t. III, p. 50-53).
[294] Per avere prove sull'entusiasmo che il Petrarca nodriva per Roma,
voglia soltanto il leggitore aprire a caso le Opere dello stesso Poeta,
o quelle del suo francese biografo. Questi ha scritto il primo viaggio
del Petrarca a Roma (t. I, p. 323-335); ma in cambio di tanti fiori di
rettorica e di morale, sarebbe stato meglio che, per dilettare il suo
secolo e la posterità, il Poeta avesse offerta una descrizione esatta
della città e della propria Coronazione.
[295] Il Padre Du Cerceau, Gesuita, ha scritto la _Histoire de la
Conjuration de Nicolas Gabrini, dit de Rienzi, tyran de Rome, en 1347_,
Opera pubblicata a Parigi, nel 1748, in 12, dopo la morte dell'autore.
Ho tolti da quest'Opera alcuni fatti e diversi documenti che trovansi in
un libro di Giovanni Hocsemio, Canonico di Liegi, Storico contemporaneo
(Fabricius, _Biblioth. latin. medii aevi_, t. III, p. 273; t. IV, p.
85).
[296] L'abate di Sade che fa sì grande numero di scorrerie sulla Storia
del secolo decimoquarto, necessariamente ha dovuto trattare, come
proprio soggetto, una vicenda politica, che fece nel Petrarca una sì
viva impressione (_Mémoires_, t. II, p. 50, 51, 320, 417, not. p. 70-76;
t. III, p. 221-243, 366-375). V'ha luogo a credere che nessuna idea, o
nessun fatto accennati nelle Opere del Petrarca gli sieno sfuggiti.
[297] Giovanni Villani, l. XII, c. 89-104, in Muratori, _Rerum Ital.
script._, t. XIII, p. 969, 970, 981-983.
[298] Il Muratori ha inserito nel suo terzo volume delle _Antichità
italiane_ (p. 249-548) _i Fragmenta historiae romanae ab anno 1327,
usque ad annum 1354_, scritti nel dialetto che usavasi a Roma e a Napoli
nel secolo decimo quarto, con una versione latina a comodo degli
stranieri. Contengono questi le particolarità le più autentiche sulla
Vita di Cola (Nicolò) di Rienzi; erano stati pubblicati nel 1627, in 4.,
col nome di Tommaso Fortifiocca, del quale non parlasi nell'Opera, se
non se come d'uomo punito dal Tribuno per delitto di falso. La natura
umana rade volte è capace di una così sublime, o stupida imparzialità;
ma chiunque sia l'autore di tali Fragmenti, gli ha scritti sul luogo e
nel tempo della sommossa, e dipinge senza secondi fini e senza arte i
costumi di Roma e l'indole del Tribuno.
[299] La prima e la migliore epoca della vita del Rienzi, quella in cui
governò col carattere di Tribuno, trovasi descritta nel capitolo
decimottavo dei _Frammenti_ poc'anzi citati (p. 399-479). Questo
capitolo, nella nuova divisione, forma il secondo libro della Storia,
che contiene trent'otto capitoli, o sezioni meno estese.
[300] A taluno forse non dispiacerà di trovar qui un saggio dell'idioma
che parlavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimoquarto: _Fo da soa
juventuine nutricato di latte de eloquentia, bono gramatico, megliore
rettuorico, autorista bravo. Deh como et quanto era veloce lettore!
moito usava Tito Livio, Seneca, et Tullio, et Balerio Massimo, moito li
dilettava le magnificentie di Julio Cesare raccontare. Tutta la die se
speculava negl'intagli di marmo le quali iaccio intorno Roma. Non era
altri che esso, che sapesse lejere li antichi pataffii. Tutte scritture
antiche vulgarizzava; quesse fiure di marmo justamente interpretava. Oh
come spesso diceva:_ Dove suono quelli buoni Romani? dove ene loro somma
justitia? Poteramme trovare in tempo che quessi fiuriano!
[301] Il Petrarca raffronta la gelosia de' Romani col carattere facile
de' mariti avignonesi (_Mém._, t. I, p. 330).
[302] I frammenti della _Lex Regia_ trovansi nelle _Inscrizioni_ del
Grutero (t. I, p. 242) e in fine al Tacito dell'Ernesti, con alcune
dotte annotazioni dell'editore. (t. II).
[303] Non posso omettere un sorprendente e ridicolo abbaglio del Rienzi.
La _lex Regia_ conferisce a Vespasiano la facoltà di dilatare il
_Pomaerium_, vocabolo famigliare a tutti gli Antiquarj, ma non al
Tribuno, che lo confondeva con _pomarium_ (verziere), e traducea lo
_Jardino de Roma, cioene Italia_; il quale significato adottarono e il
traduttore latino (p. 406) e lo Storico francese (pag. 33), meno
scusabili nella loro ignoranza. Che più? La dottrina del Muratori su
questo passo si è addormentata.
[304] _Priori_ (Bruto) _tamen similior, juvenis uterque, longe ingenio
quam cujus simulationem induerat, ut sub hoc obtentu liberator ille P.
R. aperiretur tempore suo.... Ille regibus, hic tyrannis contemptus._
(Opp., p. 536).
[305] Leggo in un manoscritto _perfumante quatro_ SOLDI, in un altro
_quatro_ FIORINI; differenza non lieve, perchè il fiorino valeva dieci
_soldi romani_ (Muratori, _Dissert._ 28). Verrebbe dalla prima versione
che le famiglie di Roma ascendessero solamente a venticinquemila, la
seconda le porterebbe a dugencinquantamila; ma temo assai che la prima
versione sia più conforme allo stato di scadimento in cui trovavasi Roma
in allora, e alla poca estensione del suo territorio.
[306] V. Hocsemio, p. 398, presso Du Cerceau (_Hist. de Rienzi_, p.
194). Le quindici leggi pubblicate da questo tribuno trovansi presso lo
Storico che, per far più presto, chiamerò _Fortifiocca_, l. II, c. 4.
[307] _V._ Fortifiocca (l. II, c. 11). La descrizione di questo
naufragio ci dà a conoscere alcune particolarità del commercio e della
navigazione del secolo decimoquarto. 1. Il naviglio era stato costrutto
a Napoli, e noleggiato pe' porti di Marsiglia e di Avignone. 2. I
piloti, originarj di Napoli e dell'isola _Oenaria_, e meno abili dei
piloti siciliani e genovesi. 3. Lo stesso naviglio tornava allora,
costeggiando, da Marsiglia; assalito da una tempesta, si rifuggì alla
foce del Tevere, ma mancatagli la corrente, fu costretto a naufragare;
la ciurma, veduta l'impossibilità di salvarlo, scese a terra. 4. Questo
naviglio portava all'erario regio la rendita della Provenza, e contenea
molte balle di pepe, di cannella e drappi di Francia, per un valore di
ventimila fiorini, preda assai rilevante a quei giorni.
[308] Nello stesso modo un vecchio conoscente di Oliviero Cromwell, che
si ricordava di averlo veduto entrar goffamente, e con ignobile
atteggiamento nella Camera de' Comuni, fu attonito del contegno facile e
maestoso del Protettore sul trono (_V._ Harris's _Life of Cromwell_,
pag. 27-34, sulle testimonianze di Clarendon, Warwick, Witelocke,
Waller, ec.). Un uomo che senta il proprio merito e il proprio potere
assume facilmente le maniere confacevoli alla sua dignità.
[309] _V._ le particolarità, le cagioni e gli effetti della morte di
Andrea nel Giannone (t. VI, l. XXIII, p. 111, 130 dell'ediz. Bettoni,
Milano) e nelle _Mémoires sur la vie de Pétrarque_ (t. II, p. 143-148,
245-250, 375-379, _not._, p. 21-37). L'abate di Sade vorrebbe attenuare
il delitto di questa Regina.
[310] L'avvocato che arringò contro Giovanna di Napoli non poteva
aggiungere nulla alla forza de' ragionamenti espressi in poco nella
lettera di Luigi di Baviera: _Johanna! inordinata vita praecedens,
retentio potestatis in regno, neglecta vindicta, vir alter susceptus, et
excusatio subsequens, necis viri tui te probant fuisse participem et
consortem._ Giovanna di Napoli ha molti tratti singolari di somiglianza
con Maria di Scozia.
[311] _V._ l'_Epistola hortatoria de capessenda republica_, che il
Petrarca scrisse al Rienzi (_Opp._, pag. 535-550) e la quinta egloga o
pastorale dello stesso Petrarca, allegorica dal principio al fine, e
piena di oscurità.
[312] Plutarco nelle sue _Quistioni romane_ (_Opusc._, t. I, p. 505,
ediz. gr. Enr. Stef.), pone sopra principj sommamente costituzionali il
genere semplice del poter dei Tribuni, i quali, propriamente parlando,
non erano magistrati, ma argini opposti alla magistratura. Era di lor
dovere ομοιουσθαι σχηματι, και σολη και διαιτη τοιε επιτνγχανουσι των
πολιτων... καταπατεισαιδαι δει, _assomigliarsi nel contegno, nell'abito
e nella vita ai seguaci dei cittadini.... il tribuno dee passeggiare_,
(è detto di C. Curione) και μη σεμνον ειναιτη τον δημαρχον οψει... οσω
δε μαλλον εκταπεινουται τω σωματι, τοσουτω μαλλον αυξεται τη δυναμει, _e
non essere d'aspetto severo in vista.... Quanto più comparisce umile
all'esterno, tanto più cresce in potere_. Ma nè il Rienzi, nè forse lo
stesso Petrarca erano in istato di leggere un filosofo greco. Ciò
nondimeno Tito Livio e Valerio Massimo, che entrambi studiavano,
avrebbero potuto instillar loro questa modesta dottrina.
[313] Non si saprebbe come tradurre in inglese questo titolo energico,
ma barbaro, _Zelator Italiae_[*], che il Rienzi assumea.
* _Forse desiderosissimo di una Italia_ in italiano si accosterebbe al
concetto che Cola di Rienzi voleva esprimere. Dico si accosterebbe,
perchè _desiderare_ non è _adoperarsi per ottenere_. _Studiosissimo_,
_zelantissimo_ renderebbe meglio il _zelator_, ma senza un verbo col
segnacaso genitivo _di vedere, di creare_, si cadrebbe nell'oscuro, e
forse nel barbaro, anche in italiano. (_Nota del Trad. Ital._)
[314] _Era bell'uomo_ (l. II, c. I, p. 399). È da osservarsi che _il
riso sarcastico_ dell'edizione di Bracciano non si trova nel manoscritto
romano pubblicato dal Muratori. Di ritorno dal suo primo esilio, veniva
dipinto siccome un mostro. _Rienzi traeva una ventrasca tonna trionfale
a modo de un abbate asiano or asinino_ (l. III, c. 18, p. 523).
[315] Comunque stravagante possa sembrare una tal festa, se ne erano
vedute altre simili. Nel 1327, un Colonna e un Orsini furono creati
cavalieri dal popolo romano, che tentava questa via per avvicinare le
due famiglie; fu apprestato a ciascuno de' due candidati un bagno
d'acqua di rose; lor vennero apparecchiati letti con reale magnificenza,
e a S. Maria d'Araceli sul Monte Capitolino furono serviti dai venti
_buoni uomini_. Ricevettero indi da Roberto, re di Napoli, la spada di
cavalieri (_Hist. rom._, l. I, c. 2, p. 259).
[316] Tutti credeano in quel tempo alla lebbra e al bagno di Costantino
(Petr. _epist. fam._ VI, 2); e il Rienzi, per giustificare in appresso
la propria condotta presso la Corte di Avignone, allegò che un divoto
Cristiano non poteva avere profanato un vaso di cui s'era servito un
Pagano. Cionnullameno quando venne lanciata contro il tribuno una Bolla
di scomunica, fra i motivi della medesima veniva anche specificato
questo delitto (Hocsemio, presso il Du Cerceau, p. 189, 190).
[317] Questa intimazione verbale fatta al Pontefice Clemente VI, narrata
dal Fortifiocca, e che trovasi in un manoscritto del Vaticano, viene
negata dal biografo del Petrarca (t. II, _not._, p. 70-76); egli si
giova però d'argomenti più speciosi che atti a convincere. Non è
maraviglia, se la Corte di Roma non desiderò di entrare in una quistione
sì dilicata.
[318] Quanto ai due Imperatori rivali, che il Rienzi citò al suo
tribunale, è l'Hocsemio (Du Cerceau, p. 163-166) che racconta questo
tratto di libertà e di follia.
[319] È cosa singolare che il Fortifiocca non abbia fatto cenno di
questa coronazione, verisimile per sè stessa, e confermata dalle
testimonianze dell'Hocsemio e del medesimo Rienzi (Du Cerceau, p.
167-170-229).
[320] _Puoi se faceva stare denante a se, mentre sedeva, li baroni tutti
in piedi ritti co le vraccia piegate, e co li capucci tratti. Deh como
stavano paurosi_ (_Hist. rom._, l. II, c. 20, p. 409)! Gli ha veduti, ce
li fa vedere.
[321] La lettera, colla quale il Rienzi giustifica la condotta tenuta
verso i Colonna (Hocsemio, presso Du Cerceau, p. 222-229), svela al
naturale un mariuolo ad un tempo ed un pazzo[322].
[322] Trovo un concetto affatto identico nel Cantore del Ricciardetto.
«E v'è un misto di matto e di briccone.»
(_Nota dell'Ed._)
[323] Rienzi, nella lettera che abbiam citata poc'anzi, attribuisce a S.
Martino il Tribuno e a Bonifazio VIII, nemici della Casa Colonna, a sè
medesimo e al popolo romano, la gloria di questo combattimento, che il
Villani (l. XII, c. 104) trasforma in una regolare battaglia. Il
Fortifiocca (l. II, c. 34-37) descrive partitamente e con semplicità il
disordine del combattimento, la fuga de' Romani, e la viltà di Rienzi.
[324] Parlando della caduta della famiglia Colonna, intendo qui
solamente quella di Stefano. Il Padre Du Cerceau confonde spesse volte
il padre ed il figlio. Dopo l'estinzione del primo ramo, questa Casa si
è perpetuata ne' rami collaterali da me non conosciuti in un modo
abbastanza esatto. _Circumspice,_ dice il Petrarca, _familiae tuae
statum, Columniensium_ domos: _solito pauciores habeat Columnas. Quid ad
rem? Modo fundamentum stabile, solidumque permaneat._
[325] Il Convento di S. Silvestro era stato fondato e dotato dai
Cardinali della Casa Colonna a favore di quelle loro parenti che
volessero abbracciare la vita monastica, e la stessa Casa Colonna
continuò sempre a proteggerlo. Nel 1318 le religiose erano in numero di
dodici. Le altre figlie di questa Casa aveano la permissione di sposare
i lor cugini in quarto grado, dispensa fondata sul picciolo numero delle
nobili famiglie romane, e sulle strette loro parentele (_Mém. sur
Pétrarque_, t. I, p. 110; t. II, p. 401).
[326] Il Petrarca scrisse alla famiglia Colonna una lettera piena di
ricercatezza e di pedanteria (_Fam._, l. VII, _epist._ 13, p. 682, 685).
Vi si vede un'amicizia annegata in mezzo al patriottismo. _Nulla toto
orbe principum familia carior; carior tamen respublica, carior Roma,
carior Italia._
«_Je rends graces aux Dieux de n'être pas Romain._»
[327] Polistore, autore contemporaneo che ha conservati molti fatti
originali, nè privi di vezzo per gli eruditi (_Rer. Ital._, t. XXV, c.
31, p. 798-804), accenna oscuramente questa assemblea, e le opposizioni
che trovò il Rienzi nella medesima.
[328] Il P. Du Cerceau (p. 196-252) ha tradotti i Brevi e le Bolle di
Clemente VI contra il Rienzi seguendo gli Annali Ecclesiastici di
Oderico Rainaldi (A. D. 1347, n. 15-17-21) che trovò questi atti negli
archivj del Vaticano.
[329] Mattia Villani descrive l'origine, il carattere e la morte di
questo Conte di Minorbino, uomo _di natura incostante et sanza fede_.
Era stato avo del Minorbino un astuto notaio che arricchitosi delle
spoglie de' Saracini di Nocera, comperò indi la Nobiltà. _V._ il suo
imprigionamento, e gli sforzi fatti a pro del medesimo dal Petrarca (t.
II, p. 149-151).
[330] Mattia Villani (l. II, c. 47; l. III, c. 33-57-78) e Tommaso
Fortifiocca (l. III, c. 1-4) narrano le turbolenze accadute in Roma fra
l'intervallo della partenza e del ritorno del Rienzi. Non mi sono
fermato sulle amministrazioni del Cerroni e del Baroncelli che imitarono
unicamente il Rienzi, loro modello.
[331] Lo zelo di Polistore, l'Inquisitore dominicano (_Rer. ital._, t.
XXV, c. 36, p. 819), ha, non v'è dubbio, esagerato queste visioni, non
saputesi nè dagli amici, nè dai nemici del Rienzi. Se questi avesse
affermato, che il Regno dello Spirito Santo sottentrava in vece di
quello di Cristo, che la tirannide del Pontefice doveva essere abolita,
non si sarebbe tardato a convincerlo di eresia e di ribellione, senza
dar disgusto al popolo di Roma.
[332] La maraviglia, e quasi gelosia, del Petrarca è una prova, se non
della verità di questo fatto incredibile, almeno della buona fede di chi
lo racconta. L'abate di Sade (_Mém._ t. III, p. 242) cita la sesta
epistola del lib. decimoterzo del Petrarca; ma egli ha consultato il
manoscritto reale, non l'edizione ordinaria di Basilea (p. 920).
[333] Egidio, o Gille Albornoz, Nobile spagnuolo, Arcivescovo di Toledo,
e Cardinale Legato in Italia (A. D. 1353-1367), restituì coll'armi e col
consiglio l'autorità temporale ai Pontefici. Sepulveda ne ha scritta la
vita; ma il Dryden non ha potuto ragionevolmente supporre che il nome di
Albornoz, o di Volsey fosse pervenuto all'orecchio del Mufti della
tragedia del _Don Sebastiano_.
[334] Il P. Du Cerceau (p. 344-394) ha tolta da Mattia Tillani e dal
Fortifiocca la sua relazione sulle azioni e la fine del Cavaliere di
Montréal, vissuto da ladro e morto da eroe. Capo di una compagnia libera
(la prima di queste bande che avesse ancora desolata l'Italia) si
arricchì e divenne formidabile; aveva impiegato danaro in tutti i
banchi, e a Padova, solamente, sessantamila ducati.
[335] Il Fortifiocca che non si mostra nè amico, nè nemico del Rienzi,
ne racconta con tutte le particolarità (l. III, p. 12-25) l'esilio, la
seconda amministrazione e la morte. Il Petrarca che amava il _Tribuno_,
intese con indifferenza la morte del _Senatore_.
[336] L'abate di Sade descrive in piacevole modo, e attenendosi allo
stesso Petrarca, la fiducia e le speranze deluse del Poeta (_Mem._ t.
III, p. 375-413); ma il maggior cordoglio, benchè il più nascosto, fu
per lui la corona che il Poeta Zanubi ottenne dalle mani medesime
dell'Imperatore Carlo IV.
[337] _V._ nell'Opera aggradevole ed esatta dell'abate di Sade le
lettere scritte dal Petrarca, nel 1334, a Benedetto XII (t. I, p.
261-265), nel 1342, a Clemente VI (t. II, p. 45-47) e nel 1336, ad
Urbano V (t. III, p. 677-691); l'elogio dell'ultimo di questi Pontefici
(p. 711-715), l'apologia del medesimo (p. 771); e si consulti (_Opp._ p.
1068-1085) ove si rinverrà il parallelo pieno di fiele che il Petrarca
instituisce fra il merito della Francia e quel dell'Italia.
[338]
_Squallida sed quoniam facies, neglectaque cultu_
_Caesaries; multisque malis lassata senectus_
_Eripuit solitam effigiem; vetus accipe nomen;_
_Roma vocor._
(Carm. l. II, p. 77.)
Protrae una tale allegoria al di là di tutti i limiti, e sin della
pazienza dei leggitori. Le lettere in prosa che il Petrarca scrisse ad
Urbano V sono più semplici e più persuasive (_Senilium_, l. VII, p.
811-827; l. IX, _epist._ 1. p. 844-854).
[339] _In vece di credulità bisognava dire fede, o credenza, perchè
credulità significa credenza eccessiva senza motivi di credibilità. S.
Paolo scrisse_ rationabile obsequium vestrum. _Si sa poi da quella parte
d'istoria Ecclesiastica risguardante i Papi specialmente, ch'essi furono
premurosissimi, per loro istituto, di tener fermi gli animi nella
credenza._ (Nota di N. N.)
[340] Non ho tempo di trattenermi sulle leggende di Santa Brigida e di
Santa Catterina: la seconda di queste leggende potrebbe somministrare
alcune dilettevoli storie. L'impressione che fecero sull'animo del Papa
è attestata dai discorsi tenuti da lui medesimo al letto di morte,
quando avvertì i circostanti _ut caverent ab hominibus, sive viris, sive
mulieribus, sub specie religionis loquentibus visiones sui capitis, quia
per tales ipse seductus_ etc. (Baluzio, _Not. ad vit. pap.
Avenionensium_, t. I, p. 1223).
[341] Questa spedizione di scorridori viene narrata dal Froissard
(Chronique, t. I, p. 230) e nella Vita del Du Guesclin (_Collection
générale des Mémoires historiques_, t. IV, c. 16, p. 107-113). Fin
dall'anno 1361 la Corte avignonese avea sofferte violenze da bande
d'uomini della stessa indole, che indi attraversavano l'Alpi (_Mémoires
sur Pétrarque_, tom. III, p. 563-569).
[342] Il Fleury, seguendo gli Annali di Oderico Rinaldi, cita il
Trattato originale stipulato e sottoscritto nel dì 21 decembre, 1776,
fra Gregorio XI e i Romani (_Hist. eccl._, t. XX, p. 275).
[343] La prima Corona, o _regnum_ (Ducange, _Gloss. lat._, t. V, p.
702), che vedesi far comparsa sulla mitra de' Papi, significa la
donazione di Costantino, o di Clodoveo. Bonifazio VIII vi aggiunse la
seconda per dare a divedere che i Pontefici, oltre al regno spirituale,
un regno temporale possedono. I tre Stati della Chiesa vengono
rappresentati dalla triplice Corona che adottarono Giovanni XXII, o
Benedetto XII (_Mém. sur Pétr_. t. I, p. 258, 259).
[344] Il Baluzio (_Not. ad pap. Avenion._, t. I, p. 1194, 1195) cita
diverse testimonianze intorno alle minacce degli ambasciatori romani e
alla rassegnazione dell'Abate di Monte Cassino, _qui ultro se offerens,
respondit se civem romanum esse, et illud velle quod ipsi vellent_.
[345] Possono leggersi, nelle Vite di Urbano V, e di Gregorio XI,
Baluzio, (_Vit. pap. Avenion._, t. I, p. 363-486), Muratori, (_Script.
rer. ital._, t. III, part. I, pag. 613-712) il ritorno de' Papi a Roma,
e l'accoglienza che dal popolo ricevettero. Nelle dispute dello scisma
vennero esaminate severamente, benchè con parzialità, tutte le
circostanze; soprattutto allor quando accadde la grande verificazione
che decise sull'obbedienza della Castiglia, verificazione alla quale il
Baluzio, seguendo un manoscritto della Biblioteca di Harlay, rimanda sì
di frequente i proprj leggitori nelle sue note, p. 1281, etc.
[346] Può forse, chi crede l'immortalità dell'anima, ravvisare nella
morte un gastigo per l'uom dabbene? Mostrerebbe così una perplessità
nella propria fede. Ma un filosofo non può essere di concorde avviso coi
Greci ον οι θεοι φιλουσιν αποθνησκει νεος, _muore giovane chi è amato
dagli Dei_ (Brunck, _Poetae Gnomici_, p. 231). _V._ in Erodoto (l. I, c.
31) la Novella e morale de' giovani d'Argo.
[347] Il Sig. Lenfant, nella _Storia del Concilio di Pisa_, ha compilati
e paragonati fra loro i racconti de' partigiani d'Urbano, e di quei di
Clemente, degl'Italiani e degli Alemanni, de' Francesi e degli
Spagnuoli. Sembra che gli ultimi si mostrassero più operosi e verbosi in
questa querela. Il loro editore Baluzio ha nelle sue _Note_
somministrate le prove sopra tutti i fatti e i detti che vengono narrati
nelle Vite di Gregorio XI e di Clemente VII.
[348] Sembra che i numeri adottati dai successori di Clemente VII, e di
Benedetto XIII, sciolgano a svantaggio della legittimità di questi
Pontefici la quistione. Gl'Italiani li chiamano, senza riguardo,
Antipapi, mentre i Francesi, dopo avere ventilate le ragioni d'entrambe
le parti, si limitano a dubitare e a tollerare (Baluz., _in Praef._). È
cosa singolare, o piuttosto è cosa da non maravigliarsene, che l'una e
l'altra fazione ebbero Santi, visioni e miracoli.
[349] Il Baluzio si studia (_Not._ p. 1271-1280) a giustificare la
purezza e la pietà de' motivi di Carlo V, Re di Francia: «Questo
Principe ricusò di ascoltare le ragioni di Urbano; ma e i partigiani di
Urbano non ricusarono forse di ascoltare quelle di Clemente etc.?».
[350] Una lettera o declamazione pubblicata col nome di Eduardo III
(Baluzio, _Vit. papar. Avenion._, t. I, p. 553), mostra con quanto zelo
la nazione inglese si movesse contra la fazione di Clemente; nè a sole
parole si limitò questo zelo. Il Vescovo di Norwick sbarcò a capo di
sessantamila fanatici sul Continente (Hume's, _History_, vol. III, p.
57, 58).
[351] Oltre a quanto narrano in generale gli Storici, i Giornali di
Delfino Gentile, di Pietro Antonio e di Stefano Infessura, nella grande
Raccolta del Muratori, ne danno a conoscere quai fossero in quella età
lo stato e le sciagure di Roma.
[352] Il Giannone (T. VI, l. XXIV, c. VI, p. 247, ediz. Bettoni) suppone
che Ladislao si fosse intitolato _Rex Romae_, benchè tale titolo più non
si conoscesse dopo l'espulsione dei Tarquinj. Ma si è scoperto in
appresso che conveniva leggere _Rex Ramae_, di Rama, oscuro regno
congiunto a quel di Ungheria.
[353] Qual precipua e decisiva parte abbia sostenuta il Regno di Francia
nello scisma di Occidente, leggesi in una Storia particolare, composta
sulla traccia di autentici documenti da Pietro Dupuis, ed inserita nel
settimo volume dell'ultima edizione dell'opera del Presidente De Thou,
amico dello stesso Dupuis (part. XI, p. 110-184).
[354] Giovanni Gerson, uno de' più intrepidi fra que' dottori, autore, o
per lo meno il propugnatore zelante di questo partito, regolò spesse
volte in ordine a ciò la condotta dell'Università di Parigi e della
Chiesa Gallicana, come egli medesimo ne parla a lungo ne' proprj scritti
teologici, dei quali abbiamo una buona compilazione eseguita dal Le
Clerc (_Bibl. choisie_, t. X, p. 1-78).
[355] Leonardo Bruni di Arezzo, un di quelli che maggiormente
contribuirono al risorgimento della letteratura classica nell'Italia, e
che, dopo avere servito parecchi anni alla Corte di Roma, qual
Segretario, abbandonò questa carica per assumere l'altra onorevole di
Cancelliere della Repubblica di Firenze (Fabr., _Bibl. med. aevi_, t. I,
p. 290). Il Lenfant nella sua Opera (_Concile de Pise_, t. I, p.
191-195) ne ha offerta la traduzione di questa curiosa lettera.
[356] Non posso passare sotto silenzio la grande lite nazionale che gli
ambasciatori dell'Inghilterra sostennero valorosamente contro quelli di
Francia. Pretendeano questi che la Cristianità fosse per essenza
scompartita in sole quattro grandi nazioni, l'Italia, l'Alemagna, la
Francia e la Spagna, sole, secondo essi, che avessero voce nella grande
contesa; e quanto ai Regni men vasti (la Danimarca, il Portogallo ec., e
vi aggiugnevano l'Inghilterra) non erano che compresi sotto l'una, o
l'altra di queste generali divisioni. Gl'Inglesi affermavano per parte
loro che le Isole Britanniche, di cui la principale era l'Inghilterra,
dovevano essere riguardate come quinta nazione, e quinta nell'aver voce;
e per rialzare lo splendore della loro patria ricorsero a tutti gli
argomenti che la verità e la favola ai medesimi suggeriva. Comprendendo
nelle Isole Britanniche l'Inghilterra, la Scozia, il paese di Galles, i
quattro Regni d'Irlanda e le Orcadi, presentarono questi territorj di
otto reali Corone, distinte per quattro o cinque lingue, l'inglese, la
gallese, il dialetto della contea di Cornovaglia, la scozzese e
l'irlandese; asserirono che la maggiore fra queste Isole era lunga, da
tramontana ad ostro, ottocento miglia, corrispondenti a quaranta giorni
di cammino; che la sola Inghilterra contenea trentadue contee, o
cinquantaduemila parrocchie (asserzione un poco avanzata) oltre alle
cattedrali, ai collegi, ai priorati, agli ospitali. Furono allegate la
missione di S. Giuseppe di Arimatea, la nascita di Costantino, la
legazione de' due Primati, ec.; nè venne posta in obblivione la
testimonianza di Bartolomeo di Glanville (A. D. 1360 ) il quale non
vedeva che quattro Regni nella Cristianità; 1. quel di Roma; 2. quel di
Costantinopoli; 3. quel dell'Irlanda, passato negl'inglesi Monarchi; 4.
quel della Spagna. Gl'Inglesi trionfarono ne' Consigli; ma per vero dire
aggiunsero grande peso alle loro fazioni le vittorie di Enrico V. Ser
Roberto Wingfield, ambasciatore di Enrico VIII presso l'Imperatore
Massimiliano I, trovò a Costanza le allegazioni d'entrambe le parti, e
le fece stampare a Lovanio nel 1517. Vennero indi più correttamente
pubblicate nella Raccolta di Vonder-Hardt (t. V), che si giovò di un
manoscritto di Lipsia; ma non ho veduto che la compilazione di tali atti
pubblicata dal Lenfant (_Conc. de Const._, t. II, p. 447-453; ec.).
[357] Un Ministro protestante, il sig. Lenfant, che abbandonando la
Francia, si ritirò a Berlino, ha scritta con molta buona fede, diligenza
ed eleganza, la Storia de' tre successivi Concilj di Pisa, di Costanza e
di Basilea, in sei volumi in 4. La parte men pregevole di quest'Opera è
quanto si riferisce al Concilio di Basilea, la migliore, quella che
tratta del Concilio di Costanza.
[358] _V._ la _Diss. 27 delle Antichità_ del Muratori, e la prima
_Istruzione della Scienza delle Medaglie_ del P. Joubert e del Barone
della Bastia. La Storia numismatica di Papa Martino V e de' suoi
successori venne composta da due frati, Moulinet, oriondo francese, e
Bonanni, oriondo italiano. Credo però che la prima parte della Serie sia
stata rifatta con più recenti medaglie.
[359] Oltre alle Vite di Eugenio IV (_Rer. Ital._, tom. IX, p. 869, e t.
XXV, p. 256) il Giornale di Paolo Petroni e di Stefano Infessura, sono i
testi più sicuri ed originali che si abbiano intorno alla ribellione de'
Romani contra Eugenio IV; il primo che vivea in que' giorni a Roma,
tiene il linguaggio di un cittadino, pavido, nella stessa guisa, della
tirannide de' preti e di quella del popolo.
[360] Il Lenfant (_Conc. de Basle_, t. II, pag. 276-268) nel descrivere
la coronazione di Federico III, segue Enea Silvio, spettatore ed attore
di questa sfarzosa cerimonia.
[361] Il giuramento di fedeltà che il Papa prescriveva all'Imperatore, è
stato registrato e consacrato nelle _Clementine_ (l. II, tit. 9); ed
Enea Silvio, il quale si oppose a questa nuova pretensione del
Pontefice, non prevedea che dopo il volgere di pochi anni, ascenderebbe
egli stesso il trono di S. Pietro, e abbraccerebbe allora le massime di
Bonifazio VIII.
[362] _Lo senatore di Roma, vestito di brocarto con quella beretta, con
quelle maniche, e ornamenti di pelle, co' quali va alle feste di
Testaccio e Nagone_, non ferì forse gli sguardi di Enea Silvio; ma il
cittadino di Roma parla con ammirazione e compiacenza di una tal
circostanza.
[363] _V._ negli _Statuti_ di Roma il _Senatore_ e i tre _Giudici_ (l.
I, c. 3-14), i _Conservatori_ (lib. I, cap. 15, 16, 17; l. III, c. 4), i
_Caporioni_ (lib. I, c. 18; l. III, c. 8), il _Consiglio segreto_ (lib.
III, cap. 2), il _Consiglio comune_ (l. III, c. 3). Il titolo delle
_querele domestiche_, delle _disfide_, e degli _atti di violenza_, ec.,
occupa molti capitoli (c. 14-40) del secondo libro.
[364] _Statuta almae urbis Romae auctoritate S. D. N. Gregorii XIII,
Pont. Max. a senatu populoque Rom. reformata et edita Romae, 1580, in
folio._ I vecchi statuti cadendo in disuso, nè convenendo più per
l'avvenire ai Romani, furono raccolti in cinque libri non pubblicati.
Luca Peto, dotto giureconsulto e antiquario venne incaricato di esserne
il Triboniano; per altro io m'augurerei il vecchio codice colla sua
rozza corteccia di libertà e di barbarie.
[365] Nel tempo ch'io stetti a Roma, e nel tempo parimente che vi
soggiornò il sig. Grosley (_Observ. sur l'Italie_, t. II, p. 361), il
Senatore di Roma era il sig. Bielke nobile svedese che aveva abbracciata
la religione cattolica. Gli Statuti accennano anzichè determinare i
diritti del Papa sulla elezione del Senatore e de' Conservatori.
[366]
_Sopra il monte Tarpeio, Canzon, vedrai_
_Un cavalier che Italia tutta onora_
_Pensoso più d'altrui che di sè stesso_