NOTE:

[161] _Cioè Gregorio II che fu eletto Vescovo di Roma circa l'anno 716,

tempo in cui, appunto, l'Imperatore Leone Isaurico voleva abolire il

culto delle Immagini, introdottosi circa due secoli prima, sostenendolo

in Italia Gregorio cogli altri Vescovi. Cotale controversia mise a

sollevazione l'Italia contro l'Imperatore suo Sovrano, e diede occasione

a Gregorio d'opporsi biasimevolmente al pagamento delle pubbliche

gravezze, ch'egli non doveva confondere colla quistione del culto delle

Immagini, e di prendere dominio temporale in Roma e ne' vicini

territorj. Fu questo il primo passo de' Papi (anteriore agli atti di

Pipino, ed ai diplomi de' principi Carolini, e degli Ottoni), poco

considerato dalla maggior parte degli Storici, alla potestà e sovranità

temporale._ (Nota di N. N.)

[162] L'Abate Dubos, che ha sostenuta ed esagerata l'influenza del clima

con minore acume del Montesquieu, succedutogli in questa opinione, fa

un'obbiezione a sè stesso dedotta dal tralignamento de' Romani e de'

Batavi; e sul primo di questi esempj risponde; 1. essere l'alterazione,

sofferta dai Romani, meno reale che apparente; e doversi attribuire alla

prudenza de' Romani moderni, se tengono celate entro sè stessi le virtù

de' loro maggiori; 2. aver sofferto un grande e sensibile cambiamento

l'aere, il suolo e il clima di Roma. (_Réfléxions sur la Poésie et la

Peinture_, p. II, sect. 16).

[163] Ho tenuti per tanto tempo lontani da Roma i miei leggitori, che mi

è forza insinuar loro di richiamare a memoria o rileggere il Capitolo

XLIX di questa Storia.

[164] Gli autori che descrivono meglio la coronazione degli Imperatori

alemanni, soprattutto di quelli dell'undicesimo secolo, sono il

Muratori, che si tiene ai monumenti originali (_Antiquit. ital. medii

aevi_, t. I, _Dissert._ 6, p. 99, ec.) e il Cenni (_Monument. domin.

pontific_., tom. II, _Dissert._ 6, p. 261). Non conosco quest'ultimo che

per le compilazioni fattene dallo Schmidt (_Storia degli Alemanni_, tom.

III, p. 225-266).

[165] _Exercitui romano et teutonico!_ Si scorgea di fatto la realtà

dell'esercito degli Alemanni, ma quanto chiamavasi esercito romano, non

era più che _magni nominis umbra_.

[166] Il Muratori ne ha offerta la serie delle monete pontificie

(_Antiquit._, t. II, _Dissert._ 27, pag. 548-554). Non ne trova che due

anteriori all'anno 860; e noi ne abbiamo, da Leone III fino a Leone IX,

cinquanta, nelle quali vedonsi il titolo e l'effigie dell'Imperatore

regnante; nessuna di quelle di Gregorio VII, o di Urbano II, è pervenuta

sino a noi; sembra però che Pasquale II non volesse permettere sulle

proprie monete questo contrassegno di dependenza.

[167] _Vedi_ la nota di N. N. in fine del Volume.

[168] _Il Teologo dice, che que' contrasti ostinatissimi non derivano

d'ambizione, ma da zelo._ (Nota di N. N.)

[169] _V._ Ducange, _Gloss. Mediae et infimae latinitatis_, t. VI, p.

364, 366, _Staffa_. I Re prestavano questo omaggio agli Arcivescovi, e i

vassalli ai loro Signori (Schmidt, t. III, pag. 262). Era una delle più

sagaci arti della politica della Corte di Roma il confondere i

contrassegni della sommessione figliale con quelli della feudale.

[170] _Vedi_ la nota di N. N. alla fine del Volume.

[171] Lo zelante S. Bernardo (_De Consideratione_, lib. III, t. II, p.

431-442, edizione di Mabillon, Venezia 1750) e il giudizioso Fleury

(_Discours sur l'Hist. eccles._, IV e VII) deplorano queste appellazioni

che tutte le Chiese portavano innanzi al Pontefice romano; ma il Santo,

che credeva alle false decretali, condanna solamente l'abuso di tali

appellazioni: lo Storico, più avveduto, rintraccia l'origine e combatte

i principj di questa nuova giurisprudenza.

[172] _Germanici..... Summarii non levatis sarcinis onusti nihilominus

repatriant inviti. Nova res! Quando hactenus aurum Roma refudit? et nunc

Romanorum consilio id usurpatum non credimus_ (S. Bernard., _De

Consideratione_, l. III, c. 3, p. 437). Le prime parole di questo passo

sono oscure, e verisimilmente alterate.

[173] _È già noto a' dotti d'istoria civile ed ecclesiastica quanto

grandi sieno stati i mali e gli abusi in ciò, e quante le cattive e

ridicole consuetudini, che, contrarie alle vere idee della religione,

influirono a corrompere in quel tempo la buona morale pubblica._ (Nota

di N. N.)

[174] «Allorchè i Selvaggi della Luisiana vogliono cogliere il frutto,

tagliano il tronco, e dalla pianta atterrata lo svelgono. Ecco qual è il

governo dispotico» (_Esprit de Lois_, lib. V, cap. 13). Le passioni e

l'ignoranza sono sempre dispotiche.

[175] _Gli oracoli de' preti (così non bene denominando l'Autore le

decisioni ecclesiastiche) non sono in sostanza, se rettamente dati, che

cose derivanti più o meno direttamente dalle Sacre Scritture, o da

queste dedotte, e definite coll'autorità de' Concilj, de' SS. Padri e

de' Papi, e quindi il buon cattolico che crede alle Sacre Scritture, ed

ai giudizj di quelle autorità, riceve per mezzo de' preti spiegazioni,

istruzioni e precetti, giacchè i laici o non vogliono, o non possono

istruirsi su i libri anzidetti. Se poi si abusò per ignoranza o per

arte, cagionando in tempi d'ignoranza e di fanatismo mali grandissimi,

ciò è da condannarsi._ (Nota di N. N.)

[176] Giovanni di Salisbury in un colloquio famigliare con Adriano IV,

suo compatriotta, accusa l'avarizia del Papa e del Clero: _Provinciarum

diripiunt spolia, ac si thesauro Craesi studeant reparare. Sud recte cum

eis agit Altissimus, quoniam et ipsi aliis et saepe vilissimis hominibus

dati sunt in direptionem_ (_De Nugis Curialium_, l. VI, c. 24, p. 387).

Nella pagina successiva, biasima la temerità e l'infedeltà de' Romani,

l'affezione dei quali invano si sforzavano i Papi di cattivarsi con

donativi anzichè per virtù meritarla. Dobbiamo dolerci che Giovanni di

Salisbury, avendo scritto sopra tanti argomenti diversi, non ci abbia

somministrata, in vece di tratti di morale e di erudizione, qualche

notizia di sè medesimo, e de' costumi del suo tempo.

[177] Hume's, _History of England_, vol. I, p. 419. Lo stesso autore,

sulla testimonianza di Fitz-Stephen, racconta un atto di crudeltà,

singolarmente atroce, commesso contro i preti da Goffredo, padre di

Enrico II. «In tempo ch'egli (Goffredo) dominava la Normandia, il

Capitolo di Seez avvisò di procedere senza il consenso del suo Signore

alla elezione di un Vescovo. Goffredo ordinò che i Canonici e il Vescovo

testè nominati venissero privati delle parti genitali, indi che sopra un

piatto gli venisse portata la prova materiale dell'esecuzione della

sentenza». Quegl'infelici aveano bene ogni ragione di lamentarsi del

dolore e del pericolo di vita ai quali soggiacquero; ma poichè aveano

fatto voto di castità, il tiranno non li privò che d'una ricchezza per

essi inutile.

[178] Trovansi negli _Storici Italiani del Muratori_ ( t. III, p.

277-685) le Vite de' pontefici, da Leone IX insino a Gregorio VII,

composte dal Cardinal d'Aragona, da Pandolfo da Pisa, da Bernardo Guido

ec., che hanno tolte da autentici monumenti le narrate cose; e ho sempre

avuta questa raccolta dinanzi agli occhi.

[179] Le date che si troveranno a mano a mano in questo capitolo possono

riguardarsi come citazioni degli Annali del Muratori, eccellente guida,

da cui d'ordinario non mi diparto. Egli adopera e cita con magistrale

sicurezza, la sua grande Raccolta degli Storici Italiani, divisa in

vent'otto volumi, e benchè io l'abbia consultata, possedendo nella mia

biblioteca un tale tesoro, ho fatto ciò per diletto, non per un bisogno

che l'Autor degli Annali, coll'esattezza delle sue citazioni, mi avrebbe

risparmiato.

[180] Non posso a meno di qui trascrivere il seguente energico passo di

Pandolfo da Pisa: _Hoc audiens inimicus pacis atque turbator jam factus

Centius Frajapane, more draconis immanissimi sibilans, et ab imis

pectoribus trahens longa suspiria, accinctus retro gladio sine mora

concurrit, valvas ac fores confregit. Ecclesiam furibundus introiit,

inde custode remoto papam per gulam accepit, distraxit, pugnis,

calcibusque percussit, et tamquam brutum animal intra limen ecclesiae

acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum Dominum per capillos et

brachia, Iesu bono interim dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit,

inibi catenavit et inclusit._

[181] _Ego coram Deo et Ecclesia dico, si unquam possibile esset, mallem

unum imperatorem quam tot Dominos_ (Vit. Gelas. II, p. 398).

[182] _Quid tam notum saeculis quam protervia et cervicositas Romanorum?

Gens insueta paci, tumultui assueta, gens immitis et intractabilis usque

adhuc, subdi nescia, nisi cum non valet resistere_ (_De Consideratione_,

l. IV, c. 2, pag. 441). Il Santo riprende fiato, continuando di poi in

tal guisa: _Hi invisi terrae et caelo, utrique injecere manus_, etc. (p.

443).

[183] Il Petrarca, nella sua qualità di cittadino romano, si fa lecito

di osservare, che S. Bernardo, comunque santo, era uomo; che avea potuto

lasciarsi trasportare dalla collera, e fors'anche pentirsi dopo del

proprio impeto, ec. (_Mém. sur la vie de Pétrarque_, t. I, p. 330).

[184] Il Baronio nel dodicesimo volume de' suoi Annali trova una scusa

semplice e facile, separando i Romani in due categorie, di _Cattolici_

l'una, di _Scismatici_ l'altra. Spetta ai primi tutto il bene, ai

secondi tutto il male che è stato detto di Roma.

[185] Il Mosheim che dà conto delle eresie del dodicesimo secolo, nelle

_Inst. Hist. eccles._ (p. 419-427), porta favorevole opinione di Arnaldo

da Brescia. Ho fatto parola altrove della Setta de' Paoliziani (c. 54)

seguendoli nelle loro migrazioni dall'Armenia fino nella Tracia e nella

Bulgaria, nell'Italia e nella Francia.

[186] Arnaldo da Brescia ci è stato dipinto in originale da Ottone di

Freysingen (_Chron._, l. VII, cap. 31; _De Gestis Frederici_ I, l. I, c.

27; 1. II, c. 21), e nel terzo libro di _Ligurinus_, poema di Gunther,

Autore che vivea nel 1200 (Fabricius, _Bibl. lat. med. et infim.

aetat_., t. III, p. 174, 175). Il Guilliman (_De rebus helveticis_, lib.

III, cap. 5, pag. 108) copia il lungo tratto che a quest'eresiarca si

riferisce.

[187] Il Bayle, trascinato dalla sua malnata inclinazione a buttare in

giuoco tutte le cose, si è sbizzarrito con inconsideratezza e dottrina

eguali, quando nel suo Dizionario critico è venuto agli articoli

_Abelardo_, _Fulbert_, _Eloisa_. Il Mosheim con somma aggiustatezza ne

racconta le dispute di Abelardo e di S. Bernardo intorno a diversi punti

di teologia scolastica e positiva (_Instit. Hist. eccles._, p. 412-415).

[188]

— _Damnatus ab illo_

_Praesule, qui numeros vetitum contingere nostros,_

_Nomen ab INNOCUA ducit, laudabile vita._

Meritano qualche applauso la sagacia e l'esattezza del poeta che trae

partito, per fare un complimento, dalle angustie in cui lo ponea il nome

anti-poetico di Innocenzo II.

[189] Si è trovata a Zurigo una Iscrizione di _Statio Turicensis_, in

caratteri romani (d'Anville, _Notice de l'ancienne Gaule_, p. 642-644);

ma la Città e il Cantone mancavano di prove per arrogarsi ed appropiarsi

in privilegio i nomi di _Tigurum_ e di _Pagus Tigurinus_.

[190] Il Guilliman nella sua Opera _De rebus helveticis_ (l. III, cap.

5, pag. 106) ci dà conto della donazione fatta nell'anno 833

dall'Imperatore Lodovico il Pio alla badessa Ildegarda sua figlia.

_Curtim nostram Turegum in ducatu Alemanniae in pago Durgaugensi_,

unitamente ai villaggi, ai boschi, ai prati, alle acque, ai censi, alle

chiese, ec.... tutte le quali cose formavano un magnifico donativo.

Carlo il Calvo concedè a Zurigo il _Jus monetae_; la città venne cinta

di mura sotto Ottone I, e gli Antiquarj di questo paese ripetono con

piacere quel verso del Vescovo di Freysingen.

_Nobile Turegum multarum copia rerum._

[191] _V._ S. Bernardo (_Epist._ 195, 196, t. I, p. 187-190). In mezzo

alle sue invettive, il Santo si lasciò sfuggire una confessione

importante, _qui, utinam tam sanae esset doctrinae, quam districtae est

vitae_. Afferma inoltre che Arnaldo sarebbe stato per la Chiesa un

acquisto prezioso.

[192] Arnaldo consigliava ai Romani,

_Consiliis armisque suis moderamina summa_

_Arbitrio tractare suo: nil juris in hac re_

_Pontifici summo, modicum concedere regi_

_Suadebat populo. Sic laesâ stultus utraque_

_Majestate, reum geminae se fecerat aulae._

La poesia del Gunther qui s'accorda colla prosa di Ottone.

[193] _V._ Baronio (A. D. 1148, n. 38, 39) che ha seguito il manoscritto

del Vaticano: egli inveisce violentemente contro Arnaldo (A. D. 1141, n.

3), cui pure dà colpa delle eresie _politiche_ che a quei giorni

dominavano nella Francia, e gli effetti delle quali il ferivano.

[194] I leggitori inglesi possono consultare la _Biografia Britannica_,

articolo _Adriano IV_; ma i nostri autori nazionali nulla hanno aggiunto

alla fama, o al merito del loro concittadino.

[195] Oltre allo Storico e al Poeta da me citati, anche il Biografo di

Adriano IV racconta gli ultimi fatti di Arnaldo (Muratori, _Script. rer.

ital._, t. III, part. I, p. 441, 442).

[196] _V._ Ducange (_Gloss. latin, med. et infim. aetat._ Il

Decarchones, t. II, p. 726) riferisce, seguendo il Biondi, il seguente

passo (_Decad._ II, l. 2): _Duo consules ex nobilitate quotannis

fiebant, qui ad vetustum consulum exemplar, summae rerum praeessent_; e

il Sigonio (_De regno Italiae_, l. VI, _opp._ t. II, p. 400) parla de'

Consoli e de' Tribuni del decimo secolo. Il Biondi ed anche il Sigonio

si sono troppo attenuti al metodo classico di supplire colla ragione e

coll'immaginazione alla mancanza di monumenti.

[197] Nel Panegirico di Berengario (Muratori, _Script. rer. ital._, t.

II, part. I, p. 408) parlasi di un Romano _consulis natus_, nel

principio del decimo secolo. Il Muratori (_Dissert._ 5) ha trovato negli

anni 952, 956 un _Gratianus in Dei nomine consul et dux_, e un _Georgius

consul et dux_; nel 1015, Romano, fratello di Gregorio VIII, si

intitolava superbamente, ma in un modo alquanto vago, _Consul et Dux et

omnium Romanorum Senator_.

[198] Gl'Imperatori greci, fino al secolo decimo, hanno usato coi Duchi

di Venezia, di Napoli, d'Amalfi, ec., del titolo di υπατος o console

(Vedi _Chron. Sagornini_ in diversi luoghi), e i successori di

Carlomagno non rinunziarono ad alcune delle loro prerogative. Ma in

generale, i nomi di _Console_ e di _Senatore_ che si usarono altra volta

presso i Francesi e gli Alemanni, non vogliono dir altro che _Conte_, o

_Signore_ (_Seigneur_; Ducange, _Gloss._). Gli Scrittori monastici

cedono di frequente all'ambizione di mettere in uso belle espressioni

classiche.

[199] La forma più costituzionale è quella che trovasi in un Diploma di

Ottone (A. D. 998): _Consulibus Senatus populique romani_; ma

verisimilmente è apocrifo un tale atto. Lo Storico Dithmar (Muratori,

_Dissert._ 25) narrando la coronazione di Enrico I, accaduta nel 1014,

lo rappresenta: _A senatoribus duodecim Vallatum quorum sex rasi barba,

alii prolixa, mystice incedebant cum baculis._ Il Panegirico di

Berengario fa menzione del Senato (p. 406).

[200] Nell'antica Roma, l'Ordine equestre, soltanto sotto il consolato

di Cicerone, che si dà merito dell'instituzione di quest'Ordine, divenne

un terzo ramo della repubblica, prima composta unicamente del Senato e

del popolo. (Plinio, _Hist. nat._ XXXIII, 3; Beaufort, _Republ. rom._,

t. I, p. 144-155).

[201] Il Gunther descrive ancora il sistema democratico immaginato da

Arnaldo di Brescia:

_Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;_

_Nomini plebeio secernere nomen equestre,_

_Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,_

_Et senio fessas mutasque reponere leges._

_Lapsa ruinosis et adhuc pendentia muris_

_Reddere primaevo Capitolia prisca nitori._

Ma alcune di tali riforme erano chimere, altre si riducevano a sole

parole.

[202] Dopo lunghe dispute fra gli Antiquarj di Roma, sembra cosa oggidì

convenuta, che la cima del monte Capitolino, presso al fiume, sia il

_mons Tarpeius_, l'_Arx_, e che sull'altra sommità, la chiesa e il

convento di _Aracoeli_, occupati dai Franciscani Scalzi, tengano il

luogo ove fu un giorno il tempio di Giove (Nardini, _Roma antica_, l. V,

c. 11-16).

[203] Tacit., _Hist._ III, 69, 70.

[204] Questo parteggiamento delle monete fra l'Imperatore e il Senato

non è per altro un fatto positivo, ma opinione verisimile de' migliori

Antiquarj (_V._ la _Scienza delle Medaglie_ del P. Joubert, t. II, pag.

208-211, nella edizione, perfetta quanto rara, del Barone della Bastia).

[205] La dissertazione ventesimasettima sulle Antichità d'Italia (tom.

II, p. 559-599 delle Opere del Muratori) offre una serie di monete

senatoriali che portavano gli oscuri nomi di _Affortiati_, _Infortiati_,

_Provisini_, _Parparini_. Nel durare di quest'epoca, tutti i Papi, senza

eccettuarne Bonifazio VIII, si astennero dall'usare il diritto di batter

moneta, ripreso poi da Benedetto XI, il quale ne usò in modo regolare

nella Corte di Avignone.

[206] Uno Storico alemanno, Gerardo di Reicherspeg (in _ Baluz.

Miscell._, t. V, pag. 64, _V._ Schmidt, _Storia degli Alemanni_, t. III,

pag. 265 ), così descrive la costituzione di Roma dell'undicesimo

secolo: _Grandiora urbis et orbis negotia spectant ad romanum

pontificem, itemque ad romanum imperatorem; sive illius vicarium urbis

praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet dominum

papam cui facit hominium, et dominum imperatorem a qua accipit suae

potestatis insigne, scilicet gladium exertum._

[207] Un autore contemporaneo (Pandolfo da Pisa nella Vita di Pasquale

II, pag. 357, 358) racconta come accaddero nel 1118 l'elezione del

Prefetto e la formalità del giuramento: _Inconsultis patribus..... loca

praefectoria.... laudes praefectoriae... comitiorum applausam....

juraturum populo in ambonem sublevant.... confirmari eum in urbe

praefectum petunt._

[208] _Urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum

quod illi donavit de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id

tempus juramento fidelitatis imperatori fuit obligatus, et ab eo

prefecturae tenuit honorem_ (Gesta Innocent. III, _in_ Muratori, tom.

III, part. I, p. 487).

[209] _V._ Ottone di Freysing, _Chron._ VII, 31; _De gestis Frederici_

I, l. I, c. 27.

[210] Un Autore inglese, Ruggero Hoveden, fa menzione dei soli senatori

della famiglia _Capuzzi_ ec., _quorum temporibus melius regebatur Roma

quam nunc_ (A. D. 1194) _est temporibus LVI senatorum_ (Ducange,

_Gloss._, t. VI, p. 191, SENATORES).

[211] Il Muratori (_Dissert._ 42, t. III, p. 785-788) ha pubblicato un

Trattato originale, il cui titolo è: _Concordia inter D. nostrum papam

Clementem III et senatores populi romani super regalibus et aliis

dignitatibus urbis_, etc., _anno 44 Senatus_. Ivi il Senato assume il

linguaggio dell'autorità: _Reddimus ad praesens.... habebimus....

dabitis praesbyteria... jurabimus pacem et fidelitatem_, etc. Lo stesso

autore ne offre ancora una _chartula de Tenimentis Tusculani_, che porta

per data il quarantasettesimo anno della stessa epoca, e vien confermata

_decreto amplissimi ordinis senatus acclamatione P. R. publice Capitolio

consistentis_. Trovasi quivi la distinzione fra i _senatores

consiliarii_ e i semplici senatori (Murat., _Diss._ 42, t. III, p.

787-789).

[212] Il Muratori (_Dissert._ 45, t. IV, p. 64-92) ha data ottimamente a

conoscere questa forma di governo, e l'_Oculus pastoralis_, che trovasi

in fine di tale Opera, è un trattato, o sermone sugli obblighi de'

Magistrati stranieri.

[213] Gli Autori latini, quelli almeno del secolo d'argento, aveano già

trasportato dall'uffizio alla persona insignita di esso il vocabolo

_potestas_.

_Hujus qui trahitur praetextam sumere mavis._

_An Fidenarum Gabiorumque esse POTESTAS._

(Juven., Satir. XI, 99)

[214] _V._ la Vita e la morte di Brancaleone nella _Historia major_ di

Mattia Paris, p. 741, 757, 792, 797, 799, 810, 823, 833, 836, 840. I

pellegrinaggi e le sollecitazioni delle cause mantenevano in

corrispondenza le Corti di Roma e di S. Albano; e il Clero inglese,

pieno d'astio contro i Papi, si rallegrava in veggendoli umiliati ed

oppressi.

[215] Così Mattia Paris conchiude il tratto che si riferisce a

Brancaleone: _Caput vero ipsius Brancaleonis in vase pretioso super

marmoream columnam collocatum, in signum sui valoris et probitatis,

quasi reliquias, superstitiose nimis et pompose sustulerunt. Fuerat enim

superborum potentum et malefactorum urbis malleus et exstirpator, et

populi protector et defensor, veritatis et justitiae imitator et amator_

(p. 840). Un biografo d'Innocenzo IV (il Muratori, _Script._, t. III,

parte I, p. 591, 592) fa un ritratto men favorevole di questo Senator

ghibellino.

[216] Quegli Storici, le cui Opere trovansi inserite nell'ottavo volume

della Raccolta del Muratori, Nicolò di Iamsilla (p. 592), il monaco di

Padova (pag. 724), Sabba Malespini (lib. II, cap. 9, p. 808), e

Ricordano Malespini (c. 177, p. 999), parlano della nomina di Carlo

d'Angiò all'uffizio di Senatore perpetuo di Roma.

[217] L'arrogante Bolla di Nicolò III, che fonda la sua temporale

sovranità sulla donazione di Costantino, ne rimane tuttavia, e Bonifazio

VIII avendola inserita nella sesta delle Decretali, i Cattolici, o

almeno i Papisti, debbono riverirla siccome legge sacra e perpetua.

[218] Devo al Fleury (_Hist. eccles._, t. XVIII, p. 306) una

compilazione di quest'atto dell'autorità del popolo, ch'egli ha tolto

dagli Annali ecclesiastici di Odorico Rainaldo, A. D. 1281, n. 14, 15.

[219] Ottone, Vescovo di Freysingen, ha conservato tali lettere e

discorsi (Fabricius, _Bibliot. latin. medii et infim._ t. V, pag. 186,

187). Ottone era forse lo Storico che potea fra tutti i suoi colleghi

vantare più eccelsi natali. Figlio di Leopoldo, marchese d'Austria, e di

Agnese figlia dell'Imperatore Enrico IV, era divenuto fratello di

Corrado III, zio di Federico I. Ha lasciata una Cronaca de' suoi tempi

in sette libri, e una Storia _De Gestis Frederici I_, in due libri;

questa ultima Opera si trova nel sesto volume degli Storici del

Muratori.

[220] Noi desideriamo, diceano que' Romani ignoranti, di restituire

l'Impero _in cum statum, quo fuit tempore Constantini et Justiniani, qui

totum orbem vigore senatus et populi romani suis tenuere manibus_.

[221] _V._ Ottone di Freysing., _De gestis Freder. I_, l. I, c. 28, p.

662-664.

[222] _Hospes eras, civem feci. Advena fuisti ex transalpinis partibus,

principem constitui._

[223] _Non cessit nobis nudum imperium, virtute sua amictam venit,

ornamenta sua secum traxit. Penes nos sunt consules tui_, etc. Cicerone,

o Tito Livio non avrebbero disdegnate queste immagini che adoperava un

Barbaro nato ed allevato nell'ercinia Foresta.

[224] Ottone di Freysingen, che conoscea certamente il linguaggio della

Corte e della Dieta alemanna, parla de' Franchi del dodicesimo secolo

come della nazione regnante (_proceres Franchi, equites Franchi, manus

Francorum_): aggiunge nondimeno l'epiteto _Teutonici_.

[225] _V._ Ottone di Freysingen (_De Gestis Frederici I_, l. II, c. 22,

pag. 720-723). Nella traduzione e nel compendio di questi atti autentici

e originali, mi sono permesse alcune libertà, senza per altro

discostarmi dal senso.

[226] Il Muratori (_Dissert_. 26, tom. II, p. 492) ha tolto dalle

Cronache di Ricobaldo e di Francesco Pipino questo bizzarro avvenimento,

e i pessimi versi che accompagnarono il donativo.

_Ave decus orbis, ave! Victus tibi destinor, ave!_

_Currus ab Augusto Frederico Caesare justo._

_Vae Mediolanum! Jam sentis spernere vanum_

_Imperii vires, proprias tibi tollere vires._

_Ergo triumphorum urbs potes memor esse priorum_

_Quos tibi mittebant reges qui bella gerebant._

Ecco ora un passo delle _Dissertazioni italiane: Nè si dee tacere che

nell'anno 1727, una copia di esso Carroccio in marmo, dianzi ignoto, si

scoprì nel Campidoglio, presso alle carceri di quel luogo, dove Sisto V

l'avea fatto rinchiudere. Stava esso posto sopra quattro colonne di

marmo fino colla seguente inscrizione_, ec., il soggetto della quale

collimava con quello dell'Inscrizione antica.

[227] Il Muratori narra con imparziale erudizione (_Annal_., t. X, XI,

XII) quanto si riferisce al declinare delle forze e dell'autorità

degl'Imperatori in Italia; e i nostri leggitori potranno raffrontarne i

racconti colla _Storia degli Alemanni_ (tom. III, IV) scritta da

Schmidt, che con quest'Opera si meritò la stima de' proprj concittadini.

[228] _V._ Floro, l. I, c. 11, (traduzione Liguì, edizione Bettoni del

1823, p. 17, 18). Può leggersi con molta soddisfazione questo passo di

Floro che meritò gli elogi di un uomo sommo (_Oeuvres de Montesquieu_,

t. III, p. 634, 635, edizione in 4).

[229] _Ne a feritate Romanorum, sicut fuerant Hostienses, Portuenses,

Tusculanenses, Albanenses, Labicenses, et nuper Tiburtini destruerentur_

(Mattia Paris, p. 757). Questi avvenimenti vengono accennati negli

Annali e nell'Indice del Muratori (vol. XVIII).

[230] _V._ la vivace pittura che ne presenta il P. Labat (_Voyage en

Espagne et en Italie_) dello stato e delle rovine di queste città,

sobborghi, per così dire, di Roma, e quanto egli dice sulle rive del

Tevere, ec. Era egli riseduto lungo tempo in vicinanza di Roma. _V._

anche una descrizione più esatta di questa città che il P. Eschinard

(Roma, 1750, in 8) ha unita alla Carta topografica del Cingolani.

[231] Il Labat (t. III, p. 233) porta un decreto che, prima di questo

risorgimento, era stato emanato dal Governo romano, e nel quale

trovavasi una espressione che feriva crudelmente l'amor proprio e la

povertà de' Tivolesi: _In civitate Tiburtina non vivitur civiliter._

[232] Per assicurarsi questa data, il Muratori ha avuta la saggezza di

ponderare le testimonianze di nove autori, contemporanei alla battaglia.

[233] _V._ Mattia Paris, (p. 345). Il Prelato che comandava una parte

dell'esercito pontifizio, era Pietro di Roche, stato Vescovo di

Winchester trentadue anni. Lo Storico inglese ce lo dipinge, come

guerriero e uomo di Stato (p. 178-399).

[234] _I fatti su i quali l'Autore scorre colla sua solita rapidità,

sono veri pur troppo, ma null'altro proveranno se non se i Papi, ed i

preti in generale, essendo uomini, furono talvolta presi, come gli

altri, da ambizione, da avidità, e da altre passioni, e quindi alcune

volte i partiti loro, pel grande loro potere su gli animi, furono

terribili; l'espressione figurata_ la vigna del Signore, _onde l'Autore

disegna la Chiesa, non era da usarsi, perchè i teologi dicono che la

Chiesa è il corpo mistico, cioè misterioso di Cristo, nel quale

veramente non devono essere le cose anzidette, avendo egli detto a' suoi

seguaci_ pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis; _ma pur troppo la

Storia ecclesiastica e civile è piena di fatti, che mostrano avere i

Cristiani spesse volte dimenticato quelle parole._ (Nota di N. N.)

[235] _Se il volgo riguardava quale idolo il Papa, s'allontanava assai

dal vero cristianesimo e dalla vera idea che devesi avere del Papa._

(Nota di N. N.)

[236] _V._ Mosheim (_Instit. Hist. eccl._, p. 401-403). Lo stesso

Alessandro non rimase per poco vittima di una di queste tumultuose

elezioni; e Innocenzo, il cui merito era dubbioso, fu riconosciuto Papa

soltanto, perchè l'ingegno e il sapere di S. Bernardo fecero piegare a

favore di lui la bilancia. Vedine la _Vita_ e gli scritti.

[237] Il Thomassin (_Discipl. de l'Eglise_, t. I, pag. 1252-1287) ha

discusso con molto senno sopra tutto quanto si riferisce all'origine, ai

titoli, all'importanza, alle preminenze, agli abiti, ec. de' Cardinali,

ma la loro porpora non ha conservato lo stesso splendore. Il sacro

Collegio venne aumentato e determinato al numero di settantadue

individui, onde raffigurasse, sotto l'autorità del Vicario di Gesù

Cristo, il numero de' suoi discepoli.

[238] _V._ la Bolla di Gregorio X (_Approbante sacro Concilio_ nel SESTO

della legge canonica, l. I, t. 6, c. 3) vale a dire nel supplemento alle

Decretali che Bonifazio VIII promulgò a Roma nel 1298, diramandole a

tutte le Università dell'Europa.

[239] L'ingegno del Cardinale di Retz gli dava diritto di dipingere il

Conclave del 1665 al quale assistè (_Mem_. t. IV, p. 15-57). Ma non so

in qual conto debbano tenersi il sapere e la veracità di un anonimo

italiano, la cui Storia (_Conclavi_, in 4, 1667) è stata continuata dopo

il regno di Alessandro VII. La fortuna accidentale dell'Opera offre agli

ambiziosi una lezione non fatta per iscoraggiarli. Per mezzo a un

intricato labirinto si arriva alla cerimonia dell'adorazione, e la

pagina successiva comincia dai funerali del Candidato prescelto.

[240] Le espressioni del Cardinale di Retz sono positive e pittoresche.

«Vi si stette sempre col medesimo rispetto, e colla medesima civiltà,

che vengono osservati ne' gabinetti dei Re; colla stessa gentilezza che

vedeasi adoperata alla Corte di Enrico III; con quella famigliarità che

appartiene ai Collegi, colla modestia addicevole ai noviziati, con

quella carità, almeno in apparenza, che regnar potrebbe in mezzo a

fratelli perfettamente concordi tra loro».

[241] «_Richiesti per bando_ (così si esprime Giovanni Villani)

_senatori di Roma, e 52 del populo, e capitani de' 25, et consoli_

(Consoli?) _e 13 buoni huomini, uno per rione_». Noi non abbiamo

cognizioni bastanti su quella età per determinare qual parte di una tale

costituzione fosse solamente temporanea, e qual altra ordinaria e

permanente. Però, gli antichi statuti di Roma ne porgono in ordine a ciò

qualche debole lume.

[242] Il Villani (l. X, c. 68-71, _in_ Muratori, _Script_. t. XIII, p.

641-645) parla di cotesta legge, narrando l'avvenimento con molto meno

orrore di quello che ne dimostra il prudente Muratori. Coloro che hanno

studiati i tempi barbari de' nostri Annali, avranno anche veduto quanto

le idee, o, a dir meglio, le assurdità della superstizione, sieno

incoerenti e variabili.

[243] _V._ nel primo volume de' Papi d'Avignone la seconda _Vita_

originale di Giovanni XXII (p. 142-145), la confessione dell'Antipapa

(p. 145-152) e le laboriose note del Baluzio (p. 714, 715).

[244] _Romani autem non valentes nec volentes ultra suam celare

cupiditatem, gravissimam contra papam movere caeperunt quaestionem,

exigentes ab eo urgentissime omnina quae subierant per ejus absentiam

damna et jacturas, videlicet in hospitiis locandis, in mercimoniis, in

usuris, in redditibus, in provisionibus, et in aliis modis

innumerabilibus. Quod cum audisset papa, praecordialiter ingenuit, et se

comperiens_ MUSCIPULATUM etc-. (Mattia Paris, p. 757). Circa alla Storia

ordinaria della vita de' Papi, alle loro azioni, alle morti, residenze

in Roma, e allontanamenti, ci contentiamo di accennare ai nostri

leggitori gli Annalisti ecclesiastici, Spondano e Fleury.

[245] Oltre alle Storie generali delle Chiese d'Italia e di Francia,

abbiamo un prezioso Trattato, composto da un Dotto, amico del sig. de

Thou, che ha per titolo _Histoire particulière du grand différent entre

Boniface VIII et Philippe le-Bel, par_ Pierre Dupuis (t. VII, part. II,

p. 61-82); ed è inserito nelle Appendici delle ultime e migliori

edizioni della Storia del Presidente De Thou.

[246] Non è cosa sì facile da comprendersi, se il Labat (t. IV, pag.

53-57) scherzi, o parli sul serio, quando racconta che il paese d'Agnani

si risente tuttavia di questa maledizione di Benedetto XII; e che la

natura, fedele suddita de' Pontefici, vi tarda ciascun anno la maturità

delle biade, degli olivi e delle vigne.

[247] _Se il Labat scriveva di buona fede, egli era grandemente

ingannato dalle sue cieche prevenzioni, e dal fanatismo; e se faceva la

satira della stupida credulità del popolo d'Agnani di quel tempo, avea

ben ragione di farla; ma colle satire non s'istruiscono, ma s'irritano i

popoli; vi vogliono libri ben fatti e scuole._ (Nota di N. N.)

[248] _V._ nella Cronaca di Giovanni Villani (l. VIII, c. 63, 64, 80, in

Muratori, t. XIII) l'imprigionamento di Bonifazio VIII e l'elezione di

Clemente V. I particolari di tale elezione, come quelli di molti

aneddoti, non sono troppo chiari.

[249] Le Vite originali degli otto Papi di Avignone, Clemente V,

Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V,

Gregorio XI e Clemente VII, furono pubblicate da Stefano Baluzio (_Vitae

paparum Avenionensium_, Parisiis, 1693, 2 vol. in 8), con lunghe note e

ben fatte, e con un volume d'atti e documenti. Collo zelo di un uomo

amante della sua patria e di un editore, giustifica, o scusa

pietosamente i caratteri de' suoi concittadini.

[250] Gl'Italiani paragonano Avignone a Babilonia, e chiamano la

migrazione della Santa Sede in quella città _cattività di Babilonia_. La

Prefazione del Baluzio confuta gravemente tali metafore più addicevoli

alla fantasia del Petrarca che alla ragione del Muratori. L'abate di

Sade si va trovando in impaccio tra la sua affezione verso il Petrarca e

l'amore di patria. Osserva modestamente che molti svantaggi locali di

Avignone sono spariti, e che gl'Italiani venuti a stanziarsi colà,

seguendo la Corte de' Pontefici, vi aveano portati que' vizj contro cui

l'estro del Petrarca si è scatenato (t. I, p. 23-28).

[251] Filippo III, re di Francia, cedè nel 1273 la Contea del Venesino

ai Pontefici, dopo avere egli ereditati i dominj del Conte di Tolosa.

Quarant'anni prima, l'eresia del Conte Raimondo avea somministrato un

pretesto agli stessi Papi di impadronirsi di questa Contea; e fin

dall'undicesimo secolo riscoteano diversi diritti d'oscura origine sopra

alcune terre citra Rhodanum (Valois, _Notitia Galliarum_, p. 459-610;

Longuerue, _Déscript. de la France_, t. I, p. 376-381).

[252] Se un possedimento di quattro secoli non tenesse vece di un

diritto, sì fatte obbiezioni basterebbero a rendere nullo il contratto;

ma farebbe sempre di mestieri restituire la somma, perchè fu realmente

pagata. _Civitatem Avenionem emit... per ejusmodi venditionem pecunia

redundantes_, etc. (_Secunda vita Clement. VI_, _in_ Baluzio, t. I, p.

272; Muratori, _Script._, t. III, part. II, p. 565). Giovanna, e il

secondo marito della medesima, furono sedotti dal danaro contante, senza

del quale non avrebbero potuto ritornare nel loro regno di Napoli.

[253] Clemente V fece in una sola volta una promozione di dieci

Cardinali, nove francesi, uno inglese (_Vit. quarta_, pag. 63, Baluzio,

p. 625, etc.). Nel 1331 il Papa ricusò due Prelati raccomandatigli dal

Re di Francia, _quod XX cardinales, de quibus XVII de regno Franciae

originem traxisse noscuntur, in memorato collegio existant_ (Thomassin,

_Discipl. de l'Eglise_, t. I, p. 1281).

[254] Le prime nozioni intorno a ciò, ne vengono dal Cardinale Giacomo

Gaetano (_Maxima Bibl. patrum_, t. 25); sarei imbarazzato a decidere se

il nipote di Bonifazio VIII fosse uno stupido, o un malvagio; le

incertezze sono minori rispetto al carattere dello zio.

[255] _Sanno già le colte persone la condotta di Bonifazio VIII, e

conoscono il di lui carattere; egli fu ed è disapprovato per avere

voluto colle scomuniche sottomettere l'autorità del re di Francia,

Filippo il Bello, nelle cose temporali, e per avere quindi recato molti

mali._ (Nota di N. N.)

[256] _V._ Giovanni Villani (l. VIII, c. 36) nel dodicesimo volume della

Raccolta del Muratori, e il _Chronicon Astense_, nell'undecimo volume

della stessa Raccolta. _Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem accepit,

nam duo clerici, cum rastris_, etc.

[257] Le due Bolle di Bonifazio VIII e di Clemente VI si trovano nel

_Corpus juris canonici_, (_Extravag. commun._, l. V, tit. 9, c. 1, 2).

[258] Gli _Anni e i giubbilei sabbatici_ della legge di Mosè (_Car.

Sigon. de republ. Hebraeorum_, _Opp._, tom. IV, lib. III, c. 14, 15,

pag. 151, 152); la sospensione di ogni specie di cura e lavori, quella

restituzione periodica dei fondi, quell'affrancamento dai debiti e dalla

servitù, ec., offrono una bella idea, ma l'esecuzione ne sarebbe

impossibile in una repubblica non teocratica; e avrei piacere, se mi si

potesse dimostrare che gli Ebrei osservavano di fatto questa rovinosa

festa.

[259] _V._ la Cronaca di Mattia Villani (t. I, c. 56) nel volume

decimoquarto del Muratori, e les _Mém. sur la vie de Pétrarque_ (t. III,

p. 75-89).

[260] Il sig. Chais, Ministro della Comunione protestante all'Aia, ha

trattato profondamente questo argomento nelle sue _Lettres historiques

et dogmatiques sur les Jubilées et les Indulgences_ (Aia, 1751, 3 v. in

12); Opera laboriosa, e che riuscirebbe dilettevole, se l'Autore non

avesse preferito il carattere di teologo polemico a quel di filosofo.

[261] Il Muratori (_Dissert._ 47) cita gli Annali di Firenze, di Padova,

di Genova ec., l'analogia degli altri avvenimenti, la testimonianza di

Ottone di Freysingen (_De Gestis Freder. I_, lib. II, cap. 13) e la

sommessione del Marchese d'Este.

[262] Nell'anno 824 l'Imperatore Lotario I si credè in necessità

d'interrogare il popolo romano per intendere dai singoli individui,

secondo qual legge nazionale intendevano di essere governati.

[263] Il Petrarca inveisce contro questi stranieri, tiranni di Roma, in

una declamazione, o epistola piena di ardite verità, e di assurda

pedanteria, che pretendeva applicare le massime ed anche i pregiudizj

dell'antica Repubblica a Roma, qual trovavasi nel secolo decimoquarto

(_Mem._, t. III, p. 157-169).

[264] Il Pagi (_Critica_, t. IV, p. 435, A. D. 1124, n. 3, 4) racconta

l'origine e le avventure di questa famiglia di ebrei, traendo le sue

testimonianze dal _Cronographus Maurigniacensis_, e da _Arnulphus

Sagiensis de Schismate_ (_in_ Muratori, t. III, part. I, p. 423-432). I

fatti debbono sotto alcuni aspetti esser veri; ma piacerebbemi che

fossero stati narrati freddamente prima di farne un argomento di

rimprovero all'Antipapa.

[265] Il Muratori ha pubblicate due dissertazioni (41 e 42) su i nomi, i

soprannomi e le famiglie d'Italia. La critica ferma e moderata di questo

Storico può forse avere offesi alcuni Nobili che delle favolose loro

genealogie superbiscono. Nondimeno poche once di oro puro vagliono

meglio di molte libbre di metallo grossolano.

[266] Il Cardinale di S. Giorgio, nella sua Storia poetica, o a meglio

dire versificata, della elezione e coronazione di Bonifazio VIII

(Muratori, _Scriptor. Ital._, tom. III, parte I, p. 641, ec.) ne fa

conoscere lo stato di Roma e le famiglie ch'essa racchiudeva all'epoca

di tale coronazione (A. D. 1295):

_Interea titulis redimiti sanguine et armis_

_Illustresque viri Romana a stirpe trahentes_

_Nomen in emeritos tantae virtutis honores_

_Intulerant sese medios festumque colebant,_

_Aurata fulgentes toga sociante caterva._

_Ex ipsis devota domus praestantis ab URSA_

_Ecclesiae, vultumque gerens demissius altum_

_Festa COLUMNA Jocis, nec non SABELLIA mitis;_

_Stephanides senior, COMITES, ANNIBALICA proles,_

_Praefectusque urbis magnum sine viribus nomen._

(l. II, c. 5, 100, p. 647, 648)

Gli antichi statuti di Roma distinguono undici famiglie di Baroni, che

debbono prestare _in consilio communi_, e dinanzi al Senatore, il

giuramento di non concedere asilo nè protezione ai malfattori, agli

esiliati ec., giuramento che poi non osservavano.

[267] Possiam dolerci che i Colonna non abbiano eglino stessi pubblicata

una Storia compiuta e critica della illustre loro famiglia; la quale

idea mi viene suggerita dal Muratori (_Dissert._ 42, t. III, p. 647,

648).

[268] _V._ Pandolfo da Pisa, _in vit. Pascal. II_, _in_ Muratori,

_Script. Ital._, t. III, part. I, p. 335. Questa famiglia possede

tuttavia vasti fondi nella Campagna di Roma; ma ha venduto ai

Rospigliosi il feudo _Colonna_ (Eschinard, p. 358, 359).

[269] _Te longinqua dedit tellus et pascua Rheni_, dice il Petrarca; e

nel 1417 un duca di Gheldria e di Juliers si riconobbe (Lenfant,

_Histoire du Concile de Constance_, t. II, p. 539) discendente degli

antenati di Martino V (Ottone Colonna). Ma il re di Prussia osserva

nelle _Mémoires de Brandebourg_, che ne' suoi stemmi lo scettro è stato

confuso colla Colonna. Per sostenere l'origine romana di questa

famiglia, fu ingegnosamente supposto (_Diario di Monaldeschi_, ne'

_Script. ital._, t. XII, p. 553) che un cugino dell'Imperatore Nerone,

nel fuggir da Roma, andasse ad edificare la città di Magonza.

[270] Non è a questo luogo da tacersi il trionfo romano, o l'ovazione di

Marc'Antonio Colonna, che avea comandate le galee del Papa alla

battaglia di Lepanto (De Thou, _Hist._, l. VII, t. III, p. 55, 56;

Muratori, _Oratio 10, opp._ t. I, p. 180-190).

[271] Muratori, _Annali d'Italia_, t. X, p. 216, 220.

[272] Il grande affetto dimostratosi sempre dal Petrarca alla famiglia

Colonna ha indotto l'abate di Sade a raccogliere molte particolarità

intorno la condizione, in cui si trovavano i Colonna nel secolo

decimoquarto, la persecuzione che soffersero da Bonifazio VIII, il

carattere di Stefano e de' suoi figli, i loro litigi cogli Orsini, etc.

(_Mém. sur Pétrarque_, t. I, pag. 98-110, 146-148, 174-176, 222-230,

275-280). La critica del Sade spesse volte corregge i fatti narrati dal

Villani sopra semplici tradizioni, e gli errori di alcuni moderni meno

esatti. Vengo assicurato che il ramo di Stefano è estinto.

[273] Alessandro III avea promulgati incapaci di possedere alcun

beneficio ecclesiastico tutti i Colonna che parteggiarono per

l'Imperatore Federico I (Villani, l. V, c. 1), e Sisto V abolì l'usanza

di rinovare ogni anno la scomunica emanata contro di essi (_Vit. di

Sisto V_, t. III, pag. 416). Il tradimento, il sacrilegio e l'esilio

sono di frequente la miglior prova di antica nobiltà.

[274]

— _Vallis te proxima misit_

_Apenninigenae qua prata virentia sylvae_

_Spoletana metunt armenta gregesque protervi._

Il Monaldeschi (t. XII, _Script. ital._, pag. 533) attribuisce origine

francese alla casa Orsini. Può essere che in tempi lontanissimi sia

migrata di Francia in Italia.

[275] La Vita di Celestino V, pubblicata in versi dal Cardinale di S.

Giorgio (Murat., t. III, part. I, pag. 613, ec.) contiene il seguente

passo assai chiaro, nè privo di eleganza (l. I, c. 3, p. 203. ec. ).

— _Genuit quem nobilis Ursae_ (Ursi?)

_Progenies, romana domus, veterataque magnis_

_Fascibus in clero, pompasque experta senatus,_

_Bellorumque manu grandi stipata parentum_

_Cardineos apices nec non fastigia dudum_

_Papatus_ iterata _tenens._

Il Muratori (Dissert. 42, t. III) vorrebbe si leggesse _Ursi_, ed

osserva che il primo pontificato di Celestino III, Orsino, era

sconosciuto.

[276] _Filii Ursi, quondam Celestini papae nepotes, de bonis Ecclesiae

romanae ditati_ (_Vit. Innocent. III_, _in_ Muratori, _Script._, t. III,

p. 1). La prodigalità usata da Nicolò III a favore de' suoi parenti

apparisce anche meglio dalle Opere del Villani e del Muratori. Ciò

nonostante gli Orsini avrebbero trattati con disdegno i nipoti di un

Papa moderno.

[277] Il Muratori nella sua _Diss._ 51 sulla Antichità d'Italia, spiega

l'origine delle fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini.

[278] Il Petrarca (t. I, p. 222-230) come partigiano de' sentimenti dei

Colonna, ha celebrata una tale vittoria; ma due autori contemporanei,

l'uno di Firenze (Giovanni Villani, lib. X, c. 220), l'altro di Roma

(Lodovico Monaldeschi, p. 533, 534), contraddicono l'opinione del Poeta,

e si mostrano men favorevoli all'armi Colonna.

[279] L'abate di Sade (t. I, _Notes_, p. 61-66) ha applicato il sesto

Sonetto del Petrarca _Spirto Gentil_, ec., a Stefano Colonna il Giovane.

ORSI, _lupi, leoni, aquile e serpi_

_Ad una gran marmorea_ COLONNA

_Fanno noja sovente ed a sè danno_.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13 · 第 13 / 26 题