I quali versi così furono trasportati nella nostra lingua:

Dal grembo della terra, ove gli avari

Progenitori li celaro, a stento

Le gemme e l'oro ritogliean; tesori

Che, del lor prence conceduti al pianto,

Falangi di guerrieri avrian condotte

Nanti le porte di Bisanzo, e salva

Da servitù de' Cesari la sede.

[87] Presso i Turchi, le truppe poste a guardar il palagio chiamansi

_Capiculi_, quelli che difendono le province _Seratculi_. La maggior

parte de' nomi e delle istituzioni della milizia turca precedevano il

_Canone Nameh_ di Solimano II, sul qual codice il Conte Marsigli,

giovandosi anche della propria esperienza, compose il suo _Stato

militare dell'Impero ottomano_.

[88] L'osservazione di Filelfo venne confermata nel 1508 da Cuspiniano

(_De Caesaribus in epilog. de militia turcica_, p. 697). Il Marsigli

prova che gli eserciti effettivi de' Turchi son men numerosi assai di

quanto appariscono. Leonardo da Chio, non conta più di quindicimila

giannizzeri nell'esercito che assediò Costantinopoli.

[89] _Ego, eidem (Imperatori) tabellas exhibui, non absque dolore et

maestitia, mansitque apud nos duos, aliis occultus numerus._ (Franza,

lib. III, c. 8). Purchè si perdonino a Franza alcuni pregiudizj

nazionali, non saprebbe desiderarsi un testimonio più autentico di lui,

sia intorno ai fatti pubblici, sia intorno ai consigli privati.

[90] Spondano racconta il fatto di questa unione non solamente con

parzialità, ma d'una maniera imperfetta. Il Vescovo di Pamiers morì nel

1642, e la Storia di Duca, che parla di questi avvenimenti (c. 36, 37)

con verità e coraggio eguali, non fu pubblicata che nel 1649.

[91] Il Franza, uno del numero de' Greci conformisti, confessa aversi

avuto ricorso a tale riconciliazione solamente _propter spem auxilii_; e

favellando di quelli che non vollero assistere al divin servigio in

comune nella chiesa di S. Sofia, afferma con soddisfazione che _extra

culpam et in pace essent_ (l. III, c. 20).

[92] _Già i Greci, vale a dire l'Imperatore, la Corte, ed alcuni

Vescovi, Commissarj de' rimasti in Oriente, tanto al Concilio di Lione,

che a quello di Firenze, non si unirono momentaneamente nella credenza

co' Latini, ammettendo nel_ Credo ec. _l'aggiunta_ filioque, _usando nel

tempo de' due Concilj il pane azzimo e riconoscendo il primato del

Vescovo di Roma, ed ammettendo il purgatorio ed altre cose, che per

avere soccorsi contro i Turchi, che minacciavano perfino Costantinopoli;

l'unione nella credenza fra Cristiani-greci e Cristiani-latini, durò

come quella dei loro Vescovi ne' due detti Concilj; i Vescovi greci,

nell'aderire a' Latini per bisogno, non furono sinceri; il fatto lo

provò, perchè andati alla loro patria, la divisione nella credenza

tornò, e dura anche oggidì e durerà._ (Nota di N. N.)

[93] Il nome secolare di lui era Scolario, al quale sostituì l'altro di

Gennadio nel vestir la cocolla, ovvero nell'atto di divenir Patriarca.

Essendo quell'istesso che avea difesa a Firenze cotesta unione,

perseguendola poi a Costantinopoli con tanto accanimento, Leone Allazio

(_Diatrib. de Georgiis in Fabric. Bibl. graec._, t. X, p. 760-786) ha

creduto che vi fossero due uomini di tal nome; ma il Renaudot (p.

343-383) ha confermata l'identità della persona, e la doppiezza del

carattere.

[94] _Quest'ultima espressione è inconveniente; bastava dire, ostinate

nella loro opinione, e fanatiche: si sa pur troppo che in cotali

controversie non vi fu e non v'è luogo a via di mezzo, a riconciliazione

ed a pace._ (Nota di N. N.)

[95] Φσκιολιον, καλυπτρα ammettono assai bene l'interpretazione

_cappello di Cardinale_. La differenza di vesti incrudeliva ancor la

discordia fra i Greci e i Latini.

[96] _Il buon credente non deve dire chimerica la speranza di qualche

miracolo; ma bisogna saperlo domandare, e meritarlo._ (Nota di N. N.)

[97] Fa d'uopo ridurre le miglia greche ad una picciola misura che si è

conservata nelle _werste_ di Russia, che sono di cinquecento

quarantasette tese di Francia. I sei miglia del Franza non eccedono le

quattro miglia inglesi, secondo il d'Anville (_Mésures itineraires_, p.

61-123, ec.).

[98] _At in dies doctiores nostri facti paravere contra hostes

machinamenta, quae tamen avare dabantur. Pulvis erat nitri modica

exigua; tela modica; bombardae, si aderant, incommoditate loci primum

hostes offendere maceriebus alveisque tectos non poterant. Nam siquae

magnae erant, ne murus concuteretur noster, quiescebant._ Questo

passaggio di Leonardo da Chio è singolare ed importante.

[99] Al dire di Calcocondila e di Franza, il grande cannone scoppiò.

Duca pretende che l'abilità dell'artigliere evitasse questo disastro. È

evidente che i primi e l'ultimo di questi Storici non parlano dello

stesso pezzo.

[100] Circa un secolo dopo l'assedio di Costantinopoli, le squadre di

Francia e d'Inghilterra si diedero il vanto di avere, in un

combattimento di due ore accaduto nella Manica, tratti trecento colpi di

cannone (_Mémoires de Martin du Bellay_, l. X, nella _Collection

générale_, t. XXI, p. 239).

[101] Ho scelti alcuni singolari fatti, senza aspirare all'instancabile

quanto truce eloquenza adoperata dall'Abate Vertot nelle sue prolisse

narrazioni degli assedj di Rodi, di Malta, ec. Questo vivace Storico,

fornito di una mente romanzesca, e sollecito di piacere co' proprj

scritti ai Cavalieri di Malta, ne ha adottato l'entusiasmo e lo spirito

cavalleresco.

[102] La dottrina delle mine artificiali trovasi per la prima volta

accennata in un manoscritto del 1480 di Giorgio da Siena (Tiraboschi, t.

VI, parte I, p. 324). Vennero tosto adoperate nel 1487 a Sarzanella; ma

il loro miglioramento appartiene al 1503, e ne viene attribuito l'onore

a Pietro di Navarra, che ne fece uso con buon successo nelle guerre

d'Italia (_Hist. de la Ligue de Cambrai_, t. II, p. 93-97).

[103] È cosa singolare che i Greci non si accordano sul numero di questi

famosi vascelli. Duca ne indica cinque, Franza e Leonardo, quattro,

Calcocondila, due: forse l'ultimo indica solamente i due più grandi; gli

altri comprendono ancora i piccoli. Il Voltaire, che ne assegna uno di

questi a Federico III, confonde fra loro gl'Imperatori d'Oriente e

d'Occidente.

[104] Il Presidente Cousin trascura manifestamente, o piuttosto ignora

affatto ogni erudimento della lingua e della geografia, quando fa che un

vento australe trattenga a Chio questi vascelli, e che un vento di

tramontana li conduca a Costantinopoli.

[105] Può vedersi qual fosse la debolezza e lo scadimento della turca

marineria in Rycault (_State of the ottoman Empire_, p. 372-378), in

Thevenot (_Voyages_, part. 1, p. 229-242) e nelle _Mémoires du baron de

Tott_ (t. III). Questo ultimo Scrittore si mostra sempre sollecito di

dilettare e sorprendere i suoi leggitori.

[106] Devo confessarlo, in questo momento mi si rappresenta alla

immaginazione la pittura animata che ne offre Tucidide (l. VII, c. 71)

dell'atteggiamento degli Ateniesi, allorchè, perplessi ed inquieti,

stavano contemplando la battaglia navale che accadde nel gran porto di

Siracusa.

[107] Giusta il testo esagerato, o corrotto di Duca (c. 38) questo

bastone d'oro pesava cinquecento libbre. Il Bouillaud legge cinquecento

dramme, o cinque libbre, peso che bastava per tenere in azione il

braccio di Maometto sul corpo del suo ammiraglio.

[108] Duca, mal istrutto, a confessione di lui medesimo, degli affari

dell'Ungheria, attribuisce a questo fatto un motivo di superstizione.

«Gli Ungaresi, dic'egli, credeano che Costantinopoli sarebbe il termine

delle conquiste de' Turchi.» _V._ Franza (l. III, c. 20) e Spondano.

[109] La testimonianza unanime di quattro Greci vien confermata da

Cantemiro (p. 96), che fonda sugli Annali turchi le sue narrazioni; pur

sarei proclive a ridurre la distanza di dieci miglia, e a prolungare

l'intervallo d'una notte.

[110] Franza cita due esempj di navigli trasportati in tal guisa

sull'Istmo di Corinto per uno spazio di sei miglia; l'un, favoloso,

riguarda le imprese d'Augusto dopo la battaglia di Azio; l'altro, vero,

si riferisce a Niceta, Generale greco del decimo secolo. Il ridetto

Storico poteva aggiugnere l'audace impresa operata da Annibale per

introdurre nel porto di Taranto le sue navi (Polibio, l. VIII, pag. 749,

edizione di Gronov.).

[111] Questa fazione fu probabilmente consigliata ed eseguita da un

Greco di Candia, che in una occasione di tal natura prestò servigio

simile ai Veneziani (Spond., A. D. 1438, n. 37).

[112] A questo luogo, intendo favellar soprattutto delle imbarcazioni

eseguite dai nostri, nel 1776 e 1777, sui laghi del Canadà, impresa che

tanti disagi costò e tornò sì inutile nell'effetto.

[113] Calcocondila e Duca non vanno d'accordo sul tempo e i particolari

della negoziazione, nè questa essendo stata, o gloriosa, o salutare, il

fedele Franza risparmia al suo principe fin la taccia d'aver pensato ad

arrendersi.

[114] Queste ali (Calcocondila, l. VIII, p. 208) non sono che una figura

orientale; ma nella Tragedia inglese Irene, la passione di Maometto esce

dai limiti della ragione e perfino dal senso comune.

_Should the fierce North, upon his frozen wings,_

_Bear him aloft above the wondering clouds,_

_And seat him in the Pleiads' golden chariot — _

_Thence should my fury drag him down to tortures._

«Quand'anche l'impetuoso vento del Nort sulle sue ali addiacciate li

portasse al di sopra delle nubi stupefatte, e li collocasse nel dorato

carro delle Pleiadi, il mio furore li toglierebbe di là per consegnarli

a nuovi tormenti».

Indipendentemente dalla stravaganza di questo discorso senza

conclusione, noterò, 1 Che l'azione de' venti non opera al di là

dell'atmosfera. 2 Che il nome, l'etimologia e la favola delle Pleiadi

appartengono unicamente al popolo greco (_Scholiast. ad Homer._ Σ. 686,

_Eudacia in Ionia_, p. 339; Apollodoro, l. III, c. 10; Heyne, p. 229,

not. 682), e non han che fare coll'astronomia degli Orientali (Hyde,

_Ulugbeg. Tabul. in Syntag. Dissert._, t. I, p. 40-42; Goguet, _Origine

des arts_, etc; t. VI, p. 73, 78; Gebelm, _Hist. du Calendrier_, p. 73)

studiata da Maometto. 3 Il carro delle Pleiadi non entrò nè nelle

scienze dell'astronomia, nè nella favola: temo che il dottore Iohnson

abbia confuso le Pleiadi coll'Orsa Maggiore, ossia col Carro, il Zodiaco

con una costellazione del Nort.

Αρκτον θ’ ην και αμαξαν επικλησιν καλεουσι

_Chiamò l'orsa anche carro._

[115] Il Franza prende collera per queste acclamazioni dei Musulmani,

non perchè adoperavano il nome di Dio, ma perchè vi frammetteano quello

del Profeta. Il pio zelo del Voltaire è eccessivo ed anche ridicolo.

[116] Sospetto assai che Franza si sia fabbricato a suo modo questo

discorso il quale sa di predica e di convento siffattamente da indurre

il dubbio se Costantino lo abbia mai pronunziato. Leonardo gli

attribuisce un'arringa diversa, in cui si mostra più riguardoso verso

gli ausiliari latini.

[117] Questo contrassegno di umiltà, che la divozione talvolta ha

suggerito ai principi giunti all'estremità della vita, è un

perfezionamento aggiunto alla dottrina del Vangelo sul perdono delle

ingiurie: è cosa più facile il perdonare novecentonovantanove volte, che

il chiedere una sola volta perdono ad un inferiore.

[118] Oltre alle diecimila guardie, ai marinai e ai soldati di mare, il

Duca annovera dugencinquantamila Turchi, o a cavallo o fantaccini, che a

questo assalto generale parteciparono.

[119] Il Franza nel censurare severamente la ritirata del Giustiniani,

esprime il proprio cordoglio e quello del pubblico. Duca, per motivi che

a noi sono ignoti, lo tratta con più riguardi e dolcezza; ma le parole

di Leonardo da Chio manifestano un'indegnazione che era tuttavia nel suo

primo impeto, _gloriae, salutis, suique oblitus_. I Genovesi,

compatriotti del Giustiniani, sono sempre stati sospetti e spesse volte

colpevoli in tutto quanto operarono nelle loro spedizioni dell'Oriente.

[120] Duca dice che l'Imperatore fu ucciso da due soldati turchi. Se

prestiam fede a Calcocondila, egli rimase ferito in una spalla, indi

schiacciato sotto la porta della città. Franza, trasportato dalla

disperazione, si precipitò in mezzo ai Turchi, nè fu spettatore della

morte di Paleologo; al quale possiamo senza taccia di adulazione

applicare que' nobili versi di Dryden.

«Per la vasta pianura, è vana speme

«Di rinvenirlo; allorchè ai vostri sguardi

«Di cadaveri un monte appaia, a quello

«V'inerpicate; e giunti in su la cima,

«Il troverete; al generoso aspetto

«Come nol ravvisar? Coi lumi al cielo

«Ancor conversi, in su quel letto istesso

«Giace supin che di nemiche salme

«Pria gli compose il formidabil brando.

[121] Spondano (A. D. 1453, n. 10), che spera l'Imperatore in luogo di

salute, vorrebbe potere assolvere questa sua inchiesta dalla colpa di

suicidio.

[122] Leonardo da Chio giustamente osserva, che se i Turchi avessero

riconosciuto l'Imperatore, non avrebbero perdonato a sforzi per salvare

un prigioniero di tanta importanza che Maometto dovea desiderare d'aver

fra le mani.

[123] _V._ Cantemiro, p. 96. I vascelli Cristiani che si trovavano alla

bocca del porto, aveano sostenuto e tardato l'assalto da quella banda.

[124] Calcocondila non arrossisce della ridicola supposizione che gli

Asiatici saccheggiassero Costantinopoli per vendicare le antiche

sciagure di Troia; laonde i gramatici del secolo decimoquinto fanno

derivare con compiacenza la grossolana denominazione _Turchi_ dall'altra

più classica _Teucri_.

[125] Allorchè Ciro sorprese Babilonia, che stava celebrando una festa,

la città era sì grande e sì poca la cura degli abitanti nel farne la

guardia, che lungo tempo vi volle prima di far giungere ai lontani rioni

la notizia della vittoria del Re persiano. _V._ Erodoto (l. 1, c. 191) e

Usher (_Annal._, p. 78) che cita su di ciò un passo del Profeta Geremia.

[126] _Nelle sue prime parole_, che i Turchi prenderebbero

Costantinopoli, _la predizione era facile a farsi, e ad avverarsi pel

tristissimo stato de' Greci; il resto fu ben lungi dal verificarsi: il

linguaggio poi ond'è espressa e modificata, è proprio del tempo della

presa di Costantinopoli, e della circostanza d'una prossima pubblica

sciagura, che mettendo spavento grandissimo negli animi, li dispone a

ricevere le predizioni e a divenirne fanatici; quel linguaggio poi

rassomiglia molto ad uno stile più antico. Vi sono sempre stati veri e

falsi Profeti, e vi furono imperfette, e perfette predizioni; fatta dal

buon credente l'eccezione de' Profeti della Sacra nostra Scrittura, la

considerazione de' tempi, delle politiche e civili circostanze, del

carattere nazionale, del clima, della religione, della specie di

letteratura del paese di cui si tratta, somministra fondamenti e mezzi

per ben intendere le loro mire e per giudicarle._ (Nota di N. N.)

[127] Questa animata descrizione è tolta da Duca (c. 39), che due anni

dopo si trasferì presso il Sultano, come ambasciatore del principe di

Lesbo (c. 44). Fino alla conquista di Lesbo, accaduta nel 1463 (Franza,

l. III, c. 27), questa isola avrà ringorgato di fuggiaschi bizantini, i

quali non avranno fatto altro che raccontare, e forse arricchir di

favole la storia della loro sventura.

[128] _V._ Franza, l. III, c. 20, 21. Le sue espressioni son chiare:

_Ameras sua manu jugulavit.... volebat enim eo turpiter et nefarie

abuti. Me miserum et infelicem!_ Del rimanente, ei non poteva sapere che

per via di vaghe vociferazioni le sanguinolente, o infami scene, che

accadeano in fondo al Serraglio.

[129] _V._ Tiraboschi (t. VI, part. I, pag. 290) e Lancelot (_Mém. de

l'Acad. des Inscript._ t. X, pag. 718). Sarei curioso di sapere come

egli abbia potuto lodare cotesto pubblico nemico, dopo averlo in più

d'un luogo vilipeso, come il più corrotto e il più barbaro de' tiranni.

[130] I _Comentarj_ di Pio II, suppongono che Isidoro mettesse il suo

cappello di Cardinale sulla testa d'un morto; che questa testa venisse

recisa e portata in trionfo, intanto che il padrone vero del cappello,

era contrattato, venduto, e liberato, come un prigioniero di poco

prezzo. La grande Cronaca dei Belgi orna di nuove avventure la fuga

d'Isidoro. Ma questi (dice Spondano, A. D. 1453, n. 15), le tacque nelle

sue lettere, per paura di perdere il merito e la ricompensa di avere

sofferto per Gesù Cristo.

[131] Il Bosbec si diffonde con piacere e approvazione su i diritti

della guerra e sulla schiavitù tanto comune fra gli Antichi e fra i

Turchi (_De legat. turcica_, epist. 3, p. 161).

[132] Somma indicata in una nota in margine dal Leunclavio

(Calcocondila, l. VIII, p. 211); ma quando ci vien raccontato che

Venezia, Genova, Firenze ed Ancona perdettero cinquanta, venti e

quindicimila ducati, sospetto sia stata dimenticata una cifra, ed, anche

in tale supposizione, le somme tolte agli stranieri avrebbero appena

oltrepassata la quarta parte dell'intero bottino.

[133] _V._ gli elogi esagerati e le lamentazioni di Franza (l. III, cap.

17).

[134] _È vero che i Latini, o Cattolici, prendendo Costantinopoli,

commisero degli eccessi per l'odio che portavano a' Cristiani

greci-scismatici; ma i mali cagionati da' Turchi prendendo

Costantinopoli sono stati maggiori. Il vedere nella Storia

l'odio persecutore e sanguinario fra Cristiani-cattolici, e

Cristiani-scismatici, e quello ancora che per simili cagioni venne,

merita la nostra compassione riguardando a' traviamenti del fanatismo,

riprovati dalla buona morale. L'uomo imparziale, e dotto della Storia

civile ed ecclesiastica, conosce che i mali prodotti dalle molte e

lunghe controversie e guerre per motivi di religione, e di riti, non

furono inferiori a quelli derivati dall'altre guerre._ (Nota di N. N.)

[135] _V._ Duca (c. 43) e una lettera 15 luglio 1453 scritta da Lauro

Quirini al Pontefice Nicolò V (Hody, _De Graecis_, p. 192 sopra un

manoscritto della Biblioteca di Cotton).

[136] Faceasi uso a Costantinopoli del Calendario Giuliano che conta i

giorni e le ore incominciando da mezza notte; ma qui sembra che Duca le

conti dal nascere del Sole.

[137] _V._ gli _Annali Turchi_, pag. 329, e le _Pandette di Leunclavio_,

p. 448.

[138] Ho già parlato di questo monumento singolare dell'antichità greca

(_V._ il cap. XVII di quest'Opera).

[139] Dobbiamo a Cantemiro (pag. 102) le descrizioni fatte dai Turchi

sulla trasformazione della chiesa di S. Sofia in Moschea, acerbo

argomento delle lamentazioni di Franza e di Duca. È cosa non priva di

vezzo l'osservare, come una medesima cosa appare sotto aspetti contrarj

a un Musulmano, e a un Cristiano.

[140] Il distico originale, da cui questi versi sono tradotti, vien

riportato da Cantemiro, e trae nuova bellezza dall'applicazione che ne

fu fatta. Così nel saccheggio di Cartagine, Scipione ripetè la profezia

famosa di Omero. Parimente un egual sentimento di generosità trasportò

la mente de' due conquistatori sul passato o sull'avvenire.

[141] Non posso persuadermi con Duca (_V._ Spondano, A. D. 1453, n. 13)

che Maometto abbia fatto portare la testa dell'Imperator greco

all'intorno per le province dalla Persia, dell'Arabia ec. Egli sarebbe

stato certamente contento di meno inumani trofei.

[142] Franza era il personale nemico del Gran Duca, nè il tempo, o la

morte di questo nemico, o la solitudine del chiostro, poterono

inspirargli qualche sentimento di compassione o di perdono. Duca

propende a lodarlo siccome un martire. Calcocondila è neutrale, ma egli

è però quel fra gli Storici che ne dà qualche traccia sulla cospirazione

ordita dai Greci.

[143] _V._ intorno alla restaurazione di Costantinopoli, e alle

fondazioni de' Turchi, Cantemiro (p. 102-109), Duca (c. 42) Thevenot,

Tournefort, e gli altri nostri moderni viaggiatori. L'Autore del

_Compendio della Storia ottomana_ (tom. I, p. 16-21) fa una pittura

esagerata della grandezza e della popolazione di Costantinopoli, dalla

quale nondimeno possiamo comprendere che, nel 1586, i Musulmani erano in

questa Capitale men numerosi de' Cristiani e ancor degli Ebrei.

[144] Il _Turbé_, o monumento sepolcrale di Abu-Ayub, trovasi descritto

e delineato nel _Tableau général de l'Empire ottoman_ (Parigi, 1787,

grande _in folio_), Opera la cui magnificenza supera forse l'utilità.

[145] Franza descrive una tale cerimonia, che è stata probabilmente

abbellita passando dalle labbra de' Greci in quelle de' Latini. Il fatto

vien confermato da Emanuele Malasso, che ha scritta in greco-volgare la

_Storia de' Patriarchi dopo la presa di Costantinopoli_, inserita nella

_Turco-Graecia_ del Crusio (l. V, p. 106-184). Ma i leggitori, anche i

più proclivi a credere, si persuaderanno difficilmente che Maometto

abbia adottata la seguente formola cattolica: _Sancta Trinitas quae mihi

donavit imperium, te in patriarcham novae Romae delegit._

[146] Lo Spondano descrive (A. D. 1453, n. 21; 1458, n. 16), seguendo la

_Turco-Graecia_ del Crusio, la schiavitù e le intestine dissensioni

della Chiesa greca. Il Patriarca successore di Gennadio si gettò in un

pozzo per disperazione.

[147] Cantemiro (p. 101-105) si tiene fermo sulla unanime testimonianza

de' Turchi antichi e moderni, facendo osservare che questi autori non si

sarebbero fatta lecita una menzogna per diminuire la loro gloria

nazionale, giacchè ella è cosa più onorevole il prendere una città

d'assalto che per capitolazione; ma, 1. sospette mi sembrano tali

testimonianze, non citandosi particolarmente dal ridetto Storico alcun

autore, mentre gli _Annali Turchi_ del Leunclavio affermano senza

eccezione, che Maometto s'impadronì di Costantinopoli _per vim_ (p.

329). 2. Lo stesso argomento varrebbe a favore dei Greci, i quali non

avrebbero posto in dimenticanza un Trattato sì onorevole, e in un

vantaggioso per essi. Il Voltaire, giusta il suo stile, preferisce i

Turchi ai Cristiani.

[148] _V._ Ducange (_Fam. byzant._, pag. 195) intorno la genealogia e la

caduta de' Comneni di Trebisonda, e v. parimente questo Antiquario,

sempre esattissimo nelle sue ricerche, sulle cose degli ultimi

Paleologhi (p. 244-247, 248). Il ramo de' Paleologhi di Monferrato non

si estinse che nel secolo successivo; ma essi avevano dimenticato la

loro origine e i congiunti che lasciarono nella Grecia.

[149] Nella obbrobriosa Storia delle dispute e delle sciagure de' due

fratelli, Franza (l. III, c. 21-30) mostra eccedente parzialità a favor

di Tommaso. Duca (c. 44-45) è troppo laconico; troppo diffuso

Calcocondila (l. VIII, IX, X) che inoltre impaccia con soverchie

digressioni i proprj racconti.

[150] _V._ la perdita, o la conquista di Trebisonda in Calcocondila (l.

IX, pag. 263-266), in Duca (c. 45), in Franza (l. III, c. 27), in

Cantemiro (p. 107).

[151] Il Tournefort (t. III, lett. 17, p. 179) afferma che Trebisonda è

_mal popolata_; ma il Peyssonel, l'ultimo ed il più esatto fra gli

osservatori, le attribuisce centomila abitanti (_Commercio del mar

Nero_, t. II, p. 72, e in quanto spetta alla provincia, p. 53-90). La

prosperità e il commercio di questo paese vengono continuamente

disturbati da due _Ode_ di giannizzeri, in una delle quali si arrolano

per l'ordinario trentamila _Lazi_ (_Mém. de Tott_, t. III, p. 16, 17).

[152] Ismael-Beg, principe di Sinope, o Sinople, godea una rendita di

dugentomila ducati, derivatagli soprattutto dalle sue miniere di rame

(Calcocondila, l. IX, p. 258, 259). Peyssonel (_Com. del mar Nero_, t.

II, p. 100) attribuisce alla moderna città di Sinope trentamila

abitanti; calcolo che sembra smisurato. Nondimeno, sol trafficando con

una nazione, può conseguirsi una giusta idea della sua popolazione e

ricchezza.

[153] Lo Spondano, seguendo il Gobelin (_Comment. Pii II_, l. V), narra

l'arrivo del despota Tommaso a Roma, e il ricevimento che v'ebbe (A. D.

1461, n. 3).

[154] Con un atto che porta la data de' 6 settembre, 1494, trasportato

di recente dagli archivj del Campidoglio alla Biblioteca reale di

Parigi, il despota Andrea Paleologo, serbandosi la Morea ed alcuni

privilegi, trasmise a Carlo VIII, re di Francia, gl'Imperi di

Costantinopoli e di Trebisonda (Spond., A. D. 1493, n. 2). Il sig. di

Foncemagne (_Mém. de l'Acad. des Inscript._, t. XVII, p. 539-578) ne ha

offerta una dissertazione intorno a quest'atto che gli era pervenuto in

copia da Roma.

[155] _V._ Filippo di Comines, il quale conta con soddisfazione il

numero de' Greci, che speravasi di eccitare a sommossa. Aggiunge a

questi suoi calcoli l'osservazione, che i Francesi non avrebbero dovuto

eseguire, se non se una traversata di mare di sole settanta miglia e

facile assai; e che la distanza da Valona a Costantinopoli non è che di

diciotto giorni di cammino ec. In questa occasione la politica dei

Veneziani salvò l'Impero dei Turchi.

[156] Vedi la descrizione di tale festa in Olivieri della Manica

(_Mémoires_, part. I, c. 29, 30) e la compilazione e le osservazioni del

sig. di S. Pelagia (_Mém. sur la Chevalerie_, t. I, p. III, p. 182-185).

— Così il fagiano, come il pavone, venivano riguardati augelli reali.

[157] Un computo fatto in que' tempi diè a divedere che la Svezia, la

Gozia e la Finlandia, conteneano un milione e ottocentomila combattenti;

onde erano ben più popolate che nol sono oggidì.

[158] Lo Spondano, nel 1454, seguendo Enea Silvio, ha fatta una pittura

dello stato d'Europa, che di proprie osservazioni ha arricchita. Questo

pregiabilissimo Annalista, e il Muratori, hanno narrato la sequela delle

cose accadute dal 1453 al 1481, epoca della morte di Maometto, alla

quale io chiuderò il presente capitolo.

[159] Oltre ai due Scrittori d'Annali accennati nella nota precedente, i

leggitori potranno consultare il Giannone (_Istoria Civile_, t. III)

intorno all'invasione di Napoli fatta dai Turchi. Quanto alla

descrizione del Regno e delle conquiste di Maometto II, mi sono valso

talvolta delle _Memorie istoriche de' Monarchi ottomani di Giovanni

Sagredo_, edizione di Venezia del 1677, in 4. O in tempo di pace, o di

guerra, i Turchi furono sempre scopo all'attenzione della Repubblica di

Venezia. Il Sagredo, Procuratore di S. Marco, potè in virtù della sua

carica, veder per entro a tutti i dispacci ed archivj della sua

Repubblica, e l'Opera di questo Nobile non va priva di meriti nè per la

sostanza, nè per lo stile. Nondimeno dà a divedere troppa acredine

contro gl'Infedeli, e la sua narrazione (di sole settanta pagine in

quanto spetta a Maometto) diviene più ricca di particolari ed autentica,

coll'avvicinarsi agli anni 1640 e 1644 che la compiscono.

[160] Terminando qui i miei lavori che si riferiscono all'Impero greco,

darò alcuni cenni sulla grande Raccolta degli Scrittori di Bisanzo, de'

quali più d'una volta ho citati i nomi e le testimonianze nel corso

della presente Storia. Aldo e gl'Italiani non impressero in greco che

gli Autori Classici dei tempi migliori; ma dobbiamo agli Alemanni le

prime edizioni di Procopio, di Agatia, di Cedreno, di Zonara ec. I

volumi della Bisantina (36 vol. _in fol._) sono comparsi successivamente

(A. D. 1648, ec.) per opera della Tipografia del Louvre, cui hanno

prestati alcuni soccorsi le Tipografie di Roma e di Lipsia. Ma

l'edizione di Venezia del 1729, meno costosa per vero dire, e più

abbondante di quella di Parigi, altrettanto le cede in lusso e

correzione. I Francesi che furono incaricati di questa edizione, non

possedono tutti eguale grado di merito; le note storiche però di Carlo

Dufresne Ducange aggiungono pregio al testo di Anna Comnena, di Cinnamo,

di Ville-Hardouin. Le altre Opere pubblicate da questo Scrittore sullo

stesso soggetto, vale a dire il _Glossario_ greco, la _Costantinopolis

christiana_, le _Familiae byzantinae_, spargono sulle tenebre del Basso

Impero una vivissima luce.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13 · 第 11 / 26 题