NOTE:

[59] Per chi voglia formarsi idea del carattere di Maometto II, è cosa

egualmente mal sicura il creder troppo ai Turchi e ai Cristiani. Il

ritratto più moderato di questo conquistatore lo abbiamo da Franza (l.

I, c. 33), in cui gli anni e la solitudine aveano raffreddati i

sentimenti dell'odio. _V._ anche Spondano (A. D. 1451, n. 11), il

Continuatore di Fleury (t. XXII, pag. 552), gli _Elogia_ di Paolo Giovio

(l. III, p. 164-166) e il _Dictionnaire de Bayle_ (t. III, p. 272-279).

[60] Cantemiro (p. 115): «Le moschee da lui fondate attestano il

rispetto che mostrò in pubblico alla religione. Disputò liberamente col

Patriarca Gennadio intorno alle religioni, greca e musulmana» (Spond.,

A. D. 1453, n. 22).

[61] _Quinque linguas praeter suam noverat; graecam, latinam,

chaldaicam, persicam._ L'autore che ha tradotto il Franza in latino, ha

dimenticata la lingua araba, che sicuramente tutti i Musulmani

studiavano per poter leggere il libro del Profeta.

[62] Filelfo con un'Ode latina chiese al vincitore di Costantinopoli la

libertà della madre e delle sorelle di sua moglie, ed ottenne la grazia.

L'Ode fu portata a Maometto dagl'inviati del Duca di Milano. Evvi chi

attribuisce allo stesso Filelfo l'intenzione di ritirarsi a

Costantinopoli; la qual cosa mal concilierebbesi co' suoi _Discorsi_,

spesse volte intesi a suscitare la guerra contro i Musulmani. (Vedine la

_Vita_ scritta dal Lancelot nelle _Mém. de l'Acad. des inscript._, t. X,

p. 718-721, ec.).

[63] Roberto Valturio, nel 1483, pubblicò a Verona i suoi dodici libri

_De re militari_, prima Opera che faccia menzione dell'uso delle bombe.

Sigismondo Malatesta, principe di Rimini, e protettore del Valturio,

intitolò la stessa opera, con un'epistola latina, a Maometto II.

[64] Se crediamo al Franza, Maometto II studiava assiduamente la vita e

le azioni di Alessandro, di Augusto, di Costantino e di Teodosio. Ho

letto in qualche luogo che per ordine di Maometto erano state tradotte

in latino le Vite di Plutarco. Ma se questo Sultano sapea il greco, una

tal traduzione non poteva essere che ad uso de' suoi sudditi; e per vero

dire, se le vite di Plutarco sono una scuola di valore, lo sono anche di

libertà.

[65] Il celebre Gentile Bellino, che Maometto II avea fatto venir da

Venezia, n'ebbe in dono una catena e una collana d'oro con una borsa di

tremila ducati; ma sono incredulo, al pari del Voltaire, sulla storia

ridicola dello schiavo decollato per far vedere al pittore il meccanismo

de' muscoli.

[66] Questi Imperatori dediti all'ubbriachezza furono Solimano I, Selim

II e Amurat IV (Cantemiro, p. 61). I Sofì della Persia a tale proposito

offrono un catalogo più lungo e compiuto. E nell'ultimo secolo i nostri

viaggiatori europei assistettero alle orgie di questi principi, e ne

parteciparono.

[67] Uno di questi giovani principi di nome Calapino, fu sottratto alle

mani del suo barbaro fratello e condotto a Roma, ove ricevè il battesimo

col nome di Calisto Ottomano. L'imperatore Federico III gli concedè un

dominio nell'Austria, ove terminò i suoi giorni. Cuspiniano, che, in sua

gioventù, aveva conversato a Vienna con questo principe, in allora

vecchio, ne loda la pietà e la saggezza (_De Caesaribus_ p. 672, 673).

[68] _V._ l'avvenimento di Maometto II al trono, in Duca (c. 33), in

Franza (l. I, c. 33; l. III, c. 2), in Calcocondila (l. VII, p. 199) e

in Cantemiro (p. 96).

[69] Prima di descrivere l'assedio di Costantinopoli, noterò che, ad

eccezione di poche cose dette per incidenza da Cantemiro e dal

Leunclavio, non ho potuto intorno a questo avvenimento procurarmi alcuna

relazione fatta dai Turchi, nè alcun racconto che stia a petto di quello

della presa di Rodi eseguita da Solimano II (_Mém. de l'Acad. des

Inscript._, t. XXVI, p. 723-769). Ho dovuto quindi fidarmi de' Greci, i

cui pregiudizj in questa occasione si trovano in qualche modo diminuiti

dalle angustie del momento. Seguirò soprattutto Duca (c. 34-42), Franza

(l. III, c. 7-20), Calcocondila (l. VIII, p. 201-214) e Leonardo di Chio

(_Historia C. P. a Turco expugnatae_, Norimberga, 1544, in 4.); l'ultimo

di questi racconti è il più antico, perchè porta la data dei 16 agosto

dell'anno medesimo della presa di Costantinopoli, ed essendo stato

composto settantanove giorni dopo di essa, nell'isola di Chio, dà a

divedere la prima confusione di idee e di sensazioni eccitate da un

simile avvenimento. Intorno al medesimo si possono parimente trarre

alcuni schiarimenti da una lettera del Cardinale Isidoro (_in Farragine

rerum turcicarum, ad calc._ Calcocondyles, Clauseri, Basilea, 1584) al

Papa Nicolò V, e da un Trattato che nel 1581 Teodosio Zigomala inviò a

Martino Crusio (_Turco-Graecia_ l. 1, p. 74-98, Basilea, 1584). Spondano

(A.D. 1453, n. 1-27) in pochi cenni, ma da critico valente, passa in

rassegna i materiali e i fatti diversi. Mi prenderò la licenza di

lasciar da un canto le relazioni di Monstrelet e de' Latini, i quali,

lontani dal teatro dell'azione, le fondavano soltanto su quel che

avevano udito dire.

[70] Pietro Gilli (_De Bosphoro Tracio_, l. II, cap. 15), Leunclavio

(_Pandect._, p. 445) e Tournefort (_Voyage dans le Levant_, t. II,

_lettre_ XV. p. 443, 444) sono gli autori che danno a conoscere meglio

la situazione della Fortezza e la topografia del Bosforo. Ma mi

augurerei la carta, ossia la pianta, che il Tournefort spedì in Francia

al Ministro della marina. Il leggitore può trascorrere nuovamente il

capitolo XVII di questa Storia.

[71] Duca esprime col vocabolo di _Kabur_ il predicato di spregio che i

Turchi applicano agl'Infedeli; Leunclavio e i moderni scrivono Giaur. La

prima di queste parole, giusta il Ducange (_Gloss. graec._, t. I, p.

530), viene da Καβουρον, che in greco volgare significa _testuggine_,

«col quale, continua il Ducange, i Turchi voleano indicare un moto

retrogrado fuor della fede». Ma sfortunatamente per l'interpretazione

del Ducange, _Gabur_ (_Bibl. orient._, p. 375) non è altra cosa che il

vocabolo _Gheber_, ghebro, che è passato dalla lingua persiana alla

turca, ed applicato prima agli adoratori del fuoco, venne appropiato a

quei della Croce.

[72] Il Franza attesta il senno e il coraggio del suo padrone.

_Calliditatem hominis non ignorans imperator prior arma movere

constituit_; parla con dileggio delle opinioni assurde dei _cum sacri

tum profani proceres_ che egli aveva veduti e uditi, _amentes spe vana

pasci_. Duca non apparteneva al Consiglio privato.

[73] Invece di questo chiaro ed ordinato racconto, gli Annali turchi

(Cantemiro, p. 97) fanno rinascere la ridicola favola del cuoio, e dello

stratagemma adoperato da Didone per fabbricare Cartagine. Questi Annali,

fuorchè per coloro che le preoccupazioni anticristiane traviano, sono

molto men da apprezzarsi delle Storie scritte dai Greci.

[74] Circa le dimensioni di questa Fortezza, chiamata oggidì il Vecchio

Castello d'Europa, Franza non è affatto d'accordo con Calcocondila, la

cui descrizione fu verificata sopra luogo dall'editore Leunclavio.

[75] Fra i Turchi trovatisi a Costantinopoli, quando ne furono chiuse le

porte, eranvi alcuni paggi di Maometto, sì convinti dell'inflessibil

rigore del lor padrone, che chiesero venisse loro tagliata la testa,

poichè volevansi ad essi impedire i modi di tornare al campo prima del

tramontare del Sole.

[76] _V._ Duca (c. 35). Franza (l. III, c. 3), che avea navigato sul

vascello veneto, ne riguarda siccome un martire il Capitano.

[77] _Auctum est Palaealogorum genus, et imperii successor, parvaeque

Romanorum scintillae haeres natus, Andraeas_, ec. (Franza, l. III, c.

7). Espressione energica ispirata dal dolore.

[78] _V._ Cantemiro, p. 97, 98.

[79] Il presidente Cousin traduce il vocabolo Συντροφος, _Coeducato_,

padre, balio. Egli segue, è vero, la versione latina, ma nella sua

fretta, ha trascurata la nota, ove Ismaele Boillaud (_ad Ducam_)

riconosce e corregge il proprio errore.

[80] L'uso di non mostrarsi al Sovrano, o ai superiori, senza offrirgli

doni, è antichissimo fra gli Orientali; sembra analogo all'idea de'

sagrifizj, più antica ancora e più generale. _V._ alcuni esempj di

questa costumanza presso i Persiani, in Eliano (_Hist. Variar._, l. I,

c. 31, 32, 33).

[81] Il _Lala_ de' Turchi (Cantemiro, p. 54) e il _Tata_ dei Greci

(Duca, c. 35) vengono dalle prime sillabe che i fanciulli pronunciano; e

può osservarsi che queste voci primitive, fatte per indicare i genitori,

sono sempre la ripetizione d'una medesima sillaba composta d'una

consonante _labiale_ o _dentale_ seguita da una vocale aperta (De

Brosses, _Mécanisme des langues_, t. I, p. 231-247).

[82] Il talento attico pesava circa sessanta mine, o libbre (_V._ Hooper

_on Ancient Weights Measures_, etc.); ma tra i Greci moderni questa

denominazione classica è stata applicata ad un peso di cento e di

centocinque libbre (Ducange, ταλαντον). Leonardo da Chio misura la

palla, o il sasso del secondo cannone: _Lapidem qui palmis undecim ex

meis ambibat in gyro._

[83] _V._ Voltaire, _Hist. génér._, c. 91, p. 294, 295. Si sa che questo

autore aspirava alla monarchia universale nella letteratura. Onde il

vediamo nelle sue poesie pretendere il titolo di astronomo, di chimico,

ec., e sollecito di ostentare il linguaggio di tali scienze.

[84] Il Barone di Tott (t. III, p. 85-89), che nell'ultima guerra

fortificò contro i Russi i Dardanelli, ha descritto, con tuono enfatico

ed anche comico, la sua prodezza e la costernazione in cui furono gli

Ottomani. Ma questo ardimentoso viaggiatore non possede l'arte

d'inspirar confidenza.

[85] _Non audivit indignum ducens_, dice l'ingenuo Antonino; ma poichè i

timori e la vergogna non tardarono a crucciar l'animo del Pontefice, il

Platina dice in tuono d'abile cortigiano: _In animo fuisse Pontifici

juvare Graecos._ Enea Silvio dice ancora in termini più asseveranti:

_Structam classem_, ec. (Spond., A. D. 1453, n. 3).

[86] Antonino, _in Proëm. epist. cardinal. Isid., ap. Spond._ Il dottore

Iohnson ha ottimamente espressa questa circostanza caratteristica nella

sua tragedia, l'Irene.

_The groaning Greeks dig up the golden caverns,_

_The accumulated wealth of hoarding ages;_

_That wealth which, granted to their weeping prince,_

_Had rang'd embattled nations at their gates._

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 13 · 第 10 / 26 题