[1] L'epistola di Manuele Crisoloras all'Imperatore Giovanni Paleologo
non offenderà gli occhi, o le orecchie di persone dedite allo studio
dell'antichità (_ad calcem_ Codini, _De antiquitatibus C. P._, 107-126);
la sottoscrizione prova che Giovanni Paleologo fu associato all'Impero
prima dell'anno 1411, epoca della morte di Crisoloras. L'età de' due più
giovani figli di esso, Demetrio e Tommaso, entrambi _Porfirogeneti_,
mostra una data anche più autentica, almeno l'anno 1408 (Ducange, _Fam.
byzant._, p. 224-247).
[2] Uno Scrittore ha osservato che si poteva navigare attorno alla città
di Atene (τις ειπεν την πολιν των Αθηναιων υδνασθαι και παραπλειν και
περαπλειν, _alcuno disse che si poteva costeggiare e navigare intorno
alla città di Atene_). Ma quanto può essere vero intorno alla città di
Costantinopoli, non conviene ad Atene, situata cinque miglia in distanza
del mare, nè circondata, o traversata da canali navigabili.
[3] Niceforo Gregoras ha descritto il colosso di Giustiniano (l. VII, n.
XII), ma le sue dimensioni son false e contraddittorie. L'editore Boivin
ha consultato il suo amico Girardon, e lo scultore gli ha date le giuste
proporzioni di una statua equestre. Pietro Gillio ha parimente veduta la
statua di Giustiniano che non posava più sopra una colonna, ma stavasi
in un cortile esterno del Serraglio. Egli era a Costantinopoli quando
venne fusa per convenirla in un pezzo d'artiglieria (_De topograph._, C.
P. l. II, c. 17).
[4] _V._ Gregoras (l. VII, 12, l. XV, 2), intorno alle rovine e alle
riparazioni di S. Sofia. Andronico fece puntellare la chiesa, nel 1317,
e la parte orientale della cupola rovinò nel 1345. I Greci esaltano,
colla solita pompa del loro stile, la santità e la magnificenza di
questo paradiso terrestre, soggiorno degli Angeli e del medesimo Dio ec.
[5] Stando all'originale e sincero racconto di Siropulo (pag. 312-351),
lo scisma de' Greci si manifestò la prima volta che ufiziarono a
Venezia, e venne confermato dall'opposizione generale del Clero e del
popolo di Costantinopoli.
[6] Quanto allo scisma di Costantinopoli, _V._ Franza (l. II, c. 17),
Laonico Calcocondila (l. VI, p. 155-156) e Duca (c. 31). L'ultimo di
questi si esprime con franchezza e libertà. Fra i moderni meritano
distinzione il Continuatore del Fleury (t. XXII, p. 238-401, 402 ec.), e
lo Spondano (A. D. 1440, n. 30) Ma quando si parla di Roma e di
religione, il retto sentire di quest'ultimo annega entro un mare di
pregiudizj e di pretensioni.
[7] Isidoro era Metropolitano di Chiovia, ma i Greci, sudditi della
Polonia, hanno trasportata questa residenza dalle rovine di Chiovia a
Lemberg o Leopold (Herbestein, in _Ramusio_, t. II, p. 127); d'altra
parte i Russi si posero sotto la dependenza spirituale dell'Arcivescovo,
divenuto, dopo il 1588, Patriarca di Mosca. Levesque, (_Hist. de
Russie_, tom. III, p. 188-190), compilazione d'un manoscritto di Torino,
_Iter et labores archiepiscopi Arsenii_.
[8] Il singolare racconto del Levesque (_Storia di Russia_, t. II, p.
242-247) è tolto dagli archivj del Patriarcato. Gli avvenimenti di
Ferrara e di Firenze vi sono descritti con altrettanta imparzialità ed
ignoranza. Ma si può credere ai Russi intorno a quanto riguarda i lor
pregiudizj.
[9] Il _Cammanismo_, ossia l'antica religione de' _Cammari_, o
_Ginosofisti_, è stata respinta ai deserti del Nord dalla religione più
popolare dei Bramini dell'India; e una Setta di filosofi che andavano
affatto ignudi, si vide costretta ad avvilupparsi in pellicce.
Coll'andar del tempo tralignarono in una Setta di astrologhi o
ciarlatani. I _Morvan_, o _Tsceremissi_ della Russia europea,
professarono questa religione formata sul modello terrestre di un Re, o
di un Dio, de' suoi Ministri, o Angeli, e degli spiriti ribelli, che al
governo di questo superiore si oppongono. Poichè queste tribù del Volga
non ammettono le immagini, poteano a miglior diritto rinversar sui
Latini il nome d'idolatri, che ad essi davano i Missionarj. (Levesque,
_Storia dei popoli sottomessi alla dominazione de' Russi_, t. I, p.
194-237, 423-460).
[10] Spondano (_Annal. eccles._, t. II, A. D. 1451, n. 13). L'epistola
de' Greci colla traduzione latina trovasi tuttavia nella Biblioteca del
Collegio di Praga.
[11] _V._ Cantemiro, Storia dell'Impero Ottomano, pag. 94. Scrivendo
Murad o Morad, sarei forse più corretto, ma ho preferito il nome
generalmente conosciuto a questa esattezza scrupolosa, nè molto sicura,
quando è d'uopo convertire in lettere romane i caratteri orientali.
[12] _Le leggi e la loro osservanza sono certamente un benefizio a tutti
comune. La libertà poi, se non è regolata da prescrizioni governative,
facilmente diviene turbolenta e piena di gravi mali._ (Nota di N. N.)
[13] _V._ Calcocondila (l. VII, p. 186, 188), Duca (c. 33) e Marino
Barlezio nella Vita di Scanderbeg (pag. 145-146). La buona fede mostrata
da Amurat verso la guernigione di Sfetigrado fu un esempio ed una
lezione al figlio di lui Maometto.
[14] Il Voltaire (_Essai sur l'Histoire générale_, cap. 89, p. 283, 284)
ammira il _filosofo turco_. Avrebbe egli fatto lo stesso elogio ad un
Principe cristiano che si fosse ritirato in un Monastero? Il Voltaire
alla sua usanza era intollerante e bacchettone.
[15] Cioè _eremiti, o solitarj della religione maomettana, ch'ebbero
origine quattro secoli circa dopo la di lei fondazione, detti Santi da'
Maomettani_. (Nota di N. N.)
[16] _V._ nella Biblioteca orientale del d'Herbelot gli articoli
_Derviche, Fakir, Nasser, Rohbaniat_. Nondimeno gli scrittori arabi e
persiani hanno trattato leggiermente questo argomento, e fra i Turchi
soprattutto questa specie di monaci si è moltiplicata.
[17] Rycault, nell'opera, (_Etat présent de l'Empire Ottoman_, pag.
242-268) narra molte particolarità tratte da intertenimenti personali
avuti co' primarj Dervis, i quali per la maggior parte fanno ascendere
la loro origine al regno di Orcano; ma non fa menzione dei _Zichidi_ di
Calcocondila (l. VII, pag. 286), fra i quali Amurat si ritirò. I _seid_
di questo autore sono discendenti di Maometto.
[18] Nel 1431, l'Alemagna mise in armi quarantamila uomini a cavallo, o
sergenti, per far la guerra agli Hussiti della Boemia (Lenfant, _Hist.
du Conc. de Bâle_, t. I, p. 318). Nell'assedio di Nuys sul Reno, nel
1474, i Principi, i Prelati e le città inviarono ciascuno il lor
contingente; e il Vescovato di Munster (che non è de' più grandi)
somministrò millequattrocento uomini a cavallo, seimila fanti, tutti
vestiti di verde, e dugento carriaggi. Le forze congiunte del Re
d'Inghilterra e del Duca di Borgogna erano appena eguali ad un terzo di
questi eserciti d'Alemanni (_Mém. de Philippe de Comines_, lib. IV, c.
2). Le potenze dell'Alemagna possono far conto sopra sei o
settecentomila combattenti ben pagati ed ottimamente disciplinati.
[19] Solamente nel 1444 la Francia e l'Inghilterra convennero di una
tregua d'alcuni mesi (_V. Foedera_ del Rymer, e le _Cronache_ delle due
nazioni).
[20] Nel descrivere la Crociata dell'Ungheria mi è stato guida lo
Spondano (_Annal. eccles._ A. D. 1443, 1444). Egli ha letti
accuratamente e paragonati coll'abilità di un vero critico gli scritti
de' Greci e degli Ottomani, le Storie dell'Ungheria, della Polonia e
dell'Occidente. Chiaro mostrasi ne' racconti, e allorchè può spogliarsi
dai pregiudizj religiosi, non sono da sprezzarsene le deduzioni.
[21] Ho tolta dal nome di Ladislao la lettera W, con cui lo cominciano
per la maggior parte gli Storici (_Wladislao_), o il facciano per
uniformarsi alla pronuncia polacca, o per distinguerlo dal suo rivale,
l'infante Ladislao d'Austria. Callimaco (l. I, part. II, pag. 447-486),
Bonfinio (_Dec._ III, l. IV), Spondano e Lenfant parlano diffusamente
delle gare di questi due principi per conseguire il trono d'Ungheria.
[22] Gli Storici greci, Franza, Calcocondila e Duca, non ci dimostrano
il loro Principe come personaggio molto operoso in questa Crociata.
Sembra che dopo esserne stato instigatore, l'abbia indi impacciata colla
sua pusillanimità.
[23] Cantemiro attribuisce al Caramano l'onore del divisamento citando
una lettera incalzante che scrisse al Re d'Ungheria. Ma le Potenze
maomettane son di rado istrutte degli affari della Cristianità, e la
situazione de' Cavalieri di Rodi e la loro corrispondenza danno a
credere che essi abbiano avuto parte a questo disegno del Sultano di
Caramania.
[24] Nelle loro lettere all'Imperatore Federico III, gli Ungaresi
ammazzarono trentamila Turchi in una sola battaglia; ma il modesto
Giuliano riduce il numero de' morti a soli seimila, o fors'anche duemila
Infedeli (Enea Silvio, in _Europa_, c. 5, et _epist._ 44-81, _apud
Spondanum_).
[25] _Siccome tanto i Cristiani che i Maomettani ammettevano ed
ammettono l'esistenza di un Esser Supremo, creatore e reggitore d'ogni
cosa, così ambidue i partiti, fecero in nome di lui il loro giuramento:
la differenza poi fra il dogma de' primi, e quello de' secondi è questa:
i Maomettani ammettono soltanto l'unità di Dio, cioè che c'è un solo Dio
senza trinità di persone, contro i politeisti, ossia idolatri, che
ammettono molti Dei; i Cristiani poi credono all'unità dell'essenza di
Dio, ed alla trinità della di lui persona, contro i Maomettani e contro
i politeisti ad un'ora._ (Nota di N. N.)
[26] _Non è da meravigliarsi che i Turchi maomettani sapendo, che i
Cristiani credono alla transustanziazione, abbiano chiesto che
giurassero l'osservanza del Trattato sul pane eucaristico, ossia mutato
nel corpo reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, pensando che
cotale giuramento legasse vie più le loro coscienze (non superstiziose
per quella credenza) che quello fatto sull'Evangelio._ (Nota di N. N.)
[27] _V._ l'origine della guerra de' Turchi e la prima spedizione di
Ladislao nel quinto e sesto libro della terza decade di Bonfinio, che
molto felicemente imita lo stile e l'ordine di T. Livio. Nondimeno
Callimaco (l. II, p. 487-496) lo supera in purezza di lingua ed
autenticità.
[28] Non pretendo farmi mallevadore per l'esattezza letterale del
discorso di Giuliano, le cui espressioni variano in Callimaco (l. III,
p. 505-507), in Bonfinio (_Dec._ III, l. VI, p. 457, 458) e in altri
Storici che hanno forse adoperata la propria loro eloquenza nel far
parlare gli Oratori di questo secolo; ma tutti s'accordano
nell'attribuirgli il consiglio dello spergiuro, che i Protestanti hanno
amaramente censurato, e mal difeso i Cattolici, cui tolse ogni coraggio
la rotta di Warna.
[29] Varnes, o Warna, era sotto la denominazione greca di Odessa, una
colonia di Milesj così chiamati ad onore di Ulisse (Cellario, t. I, p.
374. D'Anville, t. I, p. 312). Giusta la descrizione dell'Eussino data
da Arianno (p. 24-25, nel primo volume de' _Geografi di Hudson_) essa
era situata 1740 stadj lontano dalla foce del Danubio, 2140 da Bisanzo,
e 360 a tramontana del Promontorio del monte Emo che sporge nel mare.
[30] Alcuni Autori cristiani affermano che Amurat si trasse dal seno
un'ostia diversa da quella su di cui avea giurato di mantenere i patti
della negoziazione. I Musulmani più semplicemente suppongono ch'ei si
appellasse al _Profeta Gesù Cristo_, nella quale opinione sembra
accordarsi anche Callimaco (l. III, p. 516; Spondan., A. D. 1444, n. 8).
[31] Un critico giudizioso, crederà difficilmente a quegli _spolia
opima_ di un general trionfante, ottenuti sì rare volte dal valore, e sì
spesso inventati dall'adulazione (Cantemiro, p. 90, 91). Callimaco (l.
III, p. 517) dice con più semplicità e verisimiglianza:
_Supervenientibus janizaris, telorum multitudine, non tam confossus est,
quam obrutus._
[32] Oltre ad alcuni passi preziosi di Enea Silvio accuratamente
raccolti dallo Spondano, i nostri migliori testi sono tre Storici del
secolo XV, Filippo Callimaco (_De rebus a Wladislao Polonorum atque
Hungarorum rege gestis, libri III, in Bell., scriptor. rer. hungar._, t.
I, p. 433-518), Bonfinio (_Décad._ III, l. V, pag. 460-467) e
Calcocondila (l. VII, p. 165-179). I due primi erano Italiani, ma
trascorsero la loro vita in Polonia e nell'Ungheria (Fabricius, _Bibl.
lat. medii infimae aetatis_, t. I, p. 524; Vossius, _De Hist. lat._, l.
III, c. 8-11; _Dictionn. de Bayle_, Bonfinius) v. quanto al teatro della
guerra del secolo XV un Trattatello di Felice Petancio, Cancelliere di
Segnia (_ad calcem Cuspinian. de Caesaribus_, p. 716-722).
[33] Il sig. Lenfant ne fa conoscere l'origine del Cardinale Giuliano
(_Hist. du concil. de Bâle_, t. I, p. 247, ec.) e le guerre da esso
fatte in Boemia (p. 515, ec.). Spondano e il Continuatore di Fleury
raccontano, secondo le circostanze, i servigi da esso prestati a Basilea
ed a Ferrara, e l'infausto fine che ebbe.
[34] Syropulo fa un elogio ben generoso de' meriti del suo nemico (p.
117): τοιαυτα τινα ειπεν ο Ιουλιανος, πεπλατυσμε ως αγαν και λογικως,
και μετ’ επιστημης και δεινοτητος Ρητορικης, _disse Giuliano alcune cose
molto ampiamente e logicamente, e con sapiente e vigorosa rettorica_.
[35] _V._ Bonfinius (_Déc._ III, l. IV. p. 423). Come mai gli Italiani
poteano pronunziare senza vergogna, o il Re d'Ungheria ascoltare, nè
arrossirne, la ridicola adulazione che confondea il nome di un villaggio
della Valachia col soprannome glorioso, ma accidentale, di un ramo della
famiglia Valeria dell'antica Roma?
[36] Filippo di Comines (_Mém._, l. VI, cap. 13) si fonda sulla
tradizione de' tempi, e tesse uno splendido elogio ad Uniade, chiamato
col singolar nome di Cavalier Bianco di Valeigne (Valachia).
Calcocondila e gli Annali turchi del Leunclavio però ne mettono in
dubbio il valore e la fedeltà.
[37] _V._ Bonfinio (Déc. III, l. VII, p. 492), e Spondano (A. D. 1457,
n. 17). Uniade ebbe comune la gloria di difendere Belgrado con
Capistrano, Frate dell'Ordine di S. Francesco; ma ne' lor racconti nè il
Santo, nè l'Eroe si degnano far menzione l'uno dell'altro.
[38] _V._ Bonfinio (Déc. III, l. VIII, Déc. IV, l. VIII). Ridondano di
sana critica le singolari osservazioni che ha fatte lo Spondano sul
carattere e sulla vita di Mattia Corvino (A. D. 1464, n. 1; 1475, n. 6;
1476, n. 14-16; 1490, n. 4, 5). La prima ambizione di questo Principe
era volta a meritarsi l'ammirazione degl'Italiani. Pietro Ranzani,
Siciliano, ne ha celebrate le imprese nell'_Epitome rerum hungaricarum_.
(p. 322-412). Galesto Marzio di Narni ha raccolte tutte le arguzie e le
sentenze di Mattia Corvino (p. 528-568); e abbiamo inoltre una relazione
particolare sul suo matrimonio e sulla cerimonia della sua
incoronazione. Queste tre Opere trovansi unite nel primo volume
_Scriptores rerum hungaricarum_ del Bell.
[39] Ser Guglielmo Temple nel suo pregevole Saggio sulle virtù eroiche
(vol. III, p. 385 delle sue Opere) collegò Uniade e Scanderbeg ai sette
uomini che ad avviso di lui meritarono, senza averla cinta, una Corona;
Belisario, Narsete, Gonzalvo di Cordova, Guglielmo I, Principe d'Orange,
Alessandro, Duca di Parma, Giovanni Uniade e Giorgio Castriotto, o
Scanderbeg.
[40] Bramerei trovare alcuni Comentarj semplici ed autentici scritti da
un amico di Scanderbeg, ove mi venissero dipinti a dovere il luogo,
l'uomo ed i tempi. La vecchia Storia nazionale di Marino Barletti, prete
di Scodra (_De vita, moribus et rebus gestis Georgii Castrioti_, ec.,
lib. XIII, p. 367, _Strab._ 1537, _in fol._ ), non cel dà a divedere che
avvolto in bizzarri panni e carico di menzogneri ornamenti. _V._
Calcocondila, l. VII, p. 185; l. VIII, p. 229.
[41] Marino tratteggia appena e con ripugnanza tutto quanto si riferisce
alla educazione e alla circoncisione di Scanderbeg (l. I, p. 6-7).
[42] Se Scanderbeg morì nel 1466, compiendo il sessantesimoterzo anno
della sua età (Marino, l. XIII, p. 270 ), ne deriva che nacque nel 1403.
Se in età di nove anni, _novennis_ (Mar. l. I, pag. 1-6), fu dai Turchi
rapito ai genitori, sarà ciò accaduto nel 1412, vale a dire nove anni
prima che Amurat II salisse il soglio: questo Principe ereditò dunque,
non comprò egli lo schiavo albanese. Spondano ha osservata questa
contraddizione (A. D. 1341, n. 31; A. D. 1443, n. 14).
[43] Per buona sorte Marino ci ha istrutti delle rendite di Scanderbeg
(l. II, p. 44).
[44] Vi erano due Dibras, Dibras Superiore, e Dibras Inferiore, uno
nella Bulgaria, l'altro nell'Albania. Il primo distante settanta miglia
da Croia (l. I, pag. 17) era contiguo alla Fortezza di Sfetigrado, i cui
abitanti ricusarono di attinger l'acqua ad un pozzo, ove era stata usata
la perfidia di gettare un cane morto (l. V, pag. 139-140). Una buona
carta dell'Epiro ne manca.
[45] Si paragoni il racconto del turco Cantemiro colla prolissa
declamazione del prete Albanese (l. IV, V, VI), copiata da tutti quelli
che vennero dopo.
[46] Ad onore del suo Eroe, il Barletti (l. VI, p. 188-192) fa morire il
Sultano sotto le mura di Croia, di malattia per dir vero; ma questa
ridicola favola è smentita dai Greci e dai Turchi, che convengono
unanimemente sul tempo e sulle circostanze della morte di Amurat
avvenuta dopo.
[47] _V._ le sue imprese in Calabria, ne' libri IX, X di Marino
Barletti, ai quali può contrapporsi la testimonianza, o il silenzio del
Muratori (_Ann. d'Ital._ t. XII, p. 291) e dei suoi Autori originali
(Giovanni Simoneta, _De rebus Francisci Sfortiae_, in Muratori, _Script.
rerum Ital._, tom. XXI, p. 728, ed altrove). La cavalleria albanese
divenne ben tosto famosa in Italia sotto il nome di Stradiotti (_Mém. de
Comines_, l. VIII, c. 5).
[48] Lo Spondano, fondato sopra ottime autorità e giudiziose
considerazioni, ha ridotto il colosso di Scanderbeg a proporzioni
ordinarie (A. D. 1461, n. 20; 1463, n. 9; 1465, n. 12, 13; 1467, n. 1).
Le lettere che lo stesso Scanderbeg scriveva al Papa e la testimonianza
di Franza, riparatosi a Corfù, vicino al luogo dell'asilo sceltosi
dall'Albanese, ne dimostrano le angustie cui si vide questi ridotto,
angustie che Marino cerca palliare con poco garbo (l. X).
[49] _V._ intorno alla famiglia de' Castriotti il Ducange (_Fam.
Dalmat._, XVIII, p. 548-550).
[50] Colonia d'Albanesi citata dal sig. Swinburne nel suo viaggio alle
Due Sicilie (vol. I, p. 350-354).
[51] Chiara ed autentica è la Cronaca di Franza, ma invece di quattro
anni e sette mesi, lo Spondano (A. D. 1445, n. 7) attribuisce sette o
otto anni al regno dell'ultimo Costantino, fondandosi sopra una lettera
apocrifa di Eugenio IV al Re di Etiopia.
[52] Il Franza (l. III, c. 1, 6) è meritevole di confidenza e di stima.
[53] Supponendo che cotest'uomo fosse preso nel 1394, allorchè Timur
invase la Georgia la prima volta, (Serefeddino l. III, cap. 50), egli è
possibile che abbia seguito il suo padrone tartaro nell'Indostan,
nell'anno 1398, e di lì siasi imbarcato per le Isole degli aromi.
[54] I felici e virtuosi Indiani vivevano oltre a cencinquanta anni, e
possedevano le più perfette produzioni de' regni vegetabili e minerali;
gli animali vi erano di statura gigantesca, draghi di settanta cubiti,
formiche lunghe nove pollici (formica indica), pecore grandi come gli
elefanti, e anche elefanti grandi come pecore. _Quidlibet audendi...._
etc.
[55] Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle
Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India,
_invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus_. Un
tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni
avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o
miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio
errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.
[56] Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de'
Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non
sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui
stettero insieme il Sultano _corpus ejus non tetigit_. Dopo la presa di
Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c.
XXII).
[57] Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone
(_Iliade_, l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.
[58] Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo
nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e
fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col
carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).