V'è fuori le mura della città di Trapani una chiesetta chiamata dal
volgo S. Maritana. Solea lasciarsi la porta di essa per devozione de'
fedeli aperta, e nel imbrunarsi la sera il sagristano l'andava a
chiudere. Un giorno un asino trovando quella porta spalancata, entrò
dentro quella chiesa, e o il fresco, o altro commodo a quella bestia
l'invitasse a giacer in riposo, a questo appunto s'appigliò. Si annottò;
il sagristano, al solito, andò per serrare la porta, ne si accorgeva di
quel asino adaggiatosi in quella chiesa; si risvigliò la fame: e andava
in giro della chiesa, avanzata la notte, l'asino, se trovava qualche
cosa di soffiarla. Finalmente trova un sarmento seccho, che faceva le
veci di corda alla campana, cominciò a rosicarlo, e col tirare di quà e
di là sonava la campana. Attentò da principio il sagristano; mà
finalmente accertatosi della realtà del sono, uscì di casa mettendo in
rumore un vicinato ed ogni altro con cui incontravasi, gridando: _S.
Maritana! La chiesa chiusa, e la campana sona?_ S'apprese da molti ciò
esser un gran prodigio, con cui significasse il Signore o qualche gran
cosa succeduta, o altra gran cosa che dovesse succedere. Andò intanto
una gran chiurma di persone ad ammirar quello stupendo miraculo, e
trovarono esserne l'autore un asino affamato, di cui non si era accorto
il sagristano, primacchè chiudesse la chiesa.