Era stato sorpreso e tormentato da un spasimo un contadinello nella
Giojosa con tal vehemenza, che tutti lo tenean per morto: senza calore,
senza polsi, e senza moto. Si sparse di già che il NN. morì di puro
spasimo; egli avea un poderuccio, e però c'era il fondo per far le spese
del funerale proporzionato alla sua condizione; i preti non esaminando
con tanto vigore quel sinistro accidente, ebber il penzier di far
suffragij, a quell'anima, che non era ancor uscita dal suo corpo, anzi
quanto più violento era stato il mortale assalto, il vigore della
gioventù con più di robbustezza potè ribatterlo, a segno che quello
nell'istessa giornata se ne andò al podere per cogliere i fichi verso
l'ore 22. Vestiti i preti con cotta, sotto la Croce della Chiesa Madre,
andaro processionalmente alla casa del defonto supposto; mà dal
accorgersi che non v'era segno alcuno di lutto dubitarono che non
avessero sbagliato la casa, e bussarono la porta di quel giovane: i
preti domandando del morto, e quella rispose: _Sig.ri, si nni ju a
coghirisi li ficha_[90]. Quanto restarono affrontati quei preti, ogniuno
se lo può immaginare; basta dire che sino adesso riesce di rossore
rammentargli tal successo, come io son testimonio.