d'un Sacerdote della terra di monte Albano scritta al Prencipe della
Cattolica, per confortarlo della morte del suo primogenito.
Ecc.mo Sigr Prencipe.
Non hò inteso tanta pena da venti anni che hò podagra, quanto sentì
[_sentii_] la morte di suo figlio il più giovine. Questo Sig.r Gesù
Christo mi dita il mio cervello che si serve della legge
macchiavellistica che cui ci fa bene lo remunera in mali. Questo lo
[_l'ho_] toccato e maniato sopra la mia persona[69]. Io non fazzo altro
che diricci _Ave marii, Creddi e Paternostri_, ed io come lavassi la
testa all'asino, e ci perdo la liscia[70]. Questo galantuomo di Dio avi
la testa dura come Petru Paulu a la funtana, e con tutto ciò ci dico tre
_creddi_ la notte, e ci l'applicu a Maria Vergine che è tutta pietà, ed
è amurusa, e al mio patriarca S. Francesco di Paula, S.n Nicolau e S.
Antoni. Questi tre sono galantomini e fanno qualchi piaciri, ma lu
primu, _induratum est cor Faraonis_. Soggiungo: _chi si ci fussi autru
Diu m'aviria appellatu; ma è sulu; bon prudu ci fazza! e bisogna fari
costi di balena[71]. Quandu dicu la missa, e lu vidu, mi scantu
vardandulu. E fazzu fini. Maria Santissima ci guardi!_