24. Confessore in Marsala.

Un religioso in un convento della città di Marsala, già avanzato in età,

era la rovina dell'anima di quei giovanastri libertini. Sapevano essi

che assolveva dalla parte sua di pena e di colpa qualunque grave eccesso

senza applicar loro nessuno spirituale rimedio; sicchè quelli

impunemente correano come pulledri indomiti per tutte le praterie de'

loro capricci. Veniva il tempo del precetto, o di qualche festa

sollenne; l'andavano a trovare a buon'ora anche nel letto, bussavan la

porta; egli rispondeva: _Cu è ddocu? — Iu, lu N. N., — Trasi, chi cosa

voi? — Mi voghiu cunfissari. — Ginocchiati. — Confiteor Deo et tibi, mea

culpa, mea culpa. — Chi cosa ai fattu? — Aju bastuniatu ad unu_. Il

confessore: _Chi diaulu facisti? passa avanti — Aju itu a la tali casa;

aju avutu una fimmina schetta_. Il confessore: _Ora chistu è n'autru

diaulu, passa avanti. — Aju rubbatu tali e tali cosa_. Il confessore:

_Ti vitti nuddu? — Paternò. — Nè vistu, nè pighiatu non pò andari

carsaratu; passa avanti_[43]; ed uditi tant'altri eccessi, alzava la

mano con l'assoluzione, non per proscioglierli, mà per maggiormente

incatenarli ne' loro peccati.

Tanto a me il padre Lorenzo Spezzapane ed il padre Marino marsalese.

Avvenimenti faceti: Raccolti da un Anonimo Siciliano del secolo XVIII · 第 21 / 62 题