Si doveva fare nella detta città un'opera sagra[39], ed avevano avvisato
le vicine terre e città se volessero intervenirvi, e furono loro
prefissi i giorni ne' quali dovesse rappresentarsi. In quei medesimi
giorni capitò in Randazzo un delegato, non saprei se dalla Gran Corte, o
del Tribunale del Patrimonio; e comechè alcuni dei recitanti si
trovavano imbarazzati in quei conti reggij, giudicarono altri fugirsene
da Randazzo, altri mettersi in salvo sù la chiesa[40], uno ancor de'
personaggi gravemente ammalossi. Alla vista di tanti sinistri accidenti,
si videro in debito i sig.ri Randazzesi di riavvisare i convicini paesi
a farsi quell'opera sagra, e per render più sonoro un cotal avviso
mandarono un tamburo, il quale doppo aver battuto la cassa in ogni capo
di strada gridasse in questa forma: _Oh chi a Randazzu l'opera non si
fà! Lu Diavulu si cumunicau, l'Angilu si ni fuiu, lu Cristu pighiau la
cresia_[41]; batteva di nuovo la cassa, ed andava a cantare in un'altra
strada la medesima canzona, che meritò d'esser cantata per tutti i
secoli.