Il sacerdote D. Mario Spitaleri in Bronte era un uomo di poca entità, mà
zelante; prendea però le misure questo suo zelo dal suo naturale poco
riflessivo. Quindi li Brontesi spesso lo stizzavano[32], per prendersi
gioco delle sue proposizioni e delle sue impazienze. In un giorno il
Tesoriere della Cappella del SS.o Sagramento, unito ad uno de' Deputati
della medema Cappella, cominciarono a toccarlo[33], e specialmente sopra
la sua cappellania. Era il D. Mario Cappellano della Chiesa di S. Marco,
situata in campagna, sopra un pogetto esposto ai venti, che col loro
impeto spesso faceano saltare le tegole di quel tetto; montato egli non
saprei se in zelo o in collera cominciò a riprenderli che mandassero a
male i frutti delle rendite pingui della Cappella, e poi soggiunse: _Vui
autri incappastivu cu l'altari di lu SS. Sagramentu, e vi lu mangiati
vivu e mortu, ed illu [è] chiusu in mezzu a quattru tavuli e non parra;
ma ju ncappai cu chill'armali di S. Marcu, chi tuttu lu jornu carriu
canali[34] in collu._
Tanto a me il sig.r Barone D. Filadelfo Papotto.
17.
Trovavasi in un'altro giorno il sudetto D. Mario Spitaleri su d'un
pogetto, volgarmente detto da' Brontesi il Pojo della Colla, in
campagna, ove cominciò a recitarsi l'_Offizio Divino_; ed era arrivato a
prima[35], quando capitò ivi l'Arciprete suo nipote D.r D. Mario
Franzone, _e chi c'è sigr Ziu_? gli disse l'Arciprete; il D. Mario avea
cominciato: _Deus in adjutorium_ etc., [e] rispose subito: _Lassatimi
stari, jam lucis orto sidere: gran diavulu: Deum præcemur supplices, ut
in diurnis actibus, nos servet a nocentibus: grandi diavulu di scecca._
L'Arciprete tornò a dimandargli: _Ch'aviti, chi ci fù?_ Ed egli, il D.
Mario: _E chi voghiu aviri! Sta santa scecca non m'à lassatu diri stu
diavulu d'offiziu: Linguam refrenans temperet_ etc. L'azzioni del
sudetto sacerdote sono celebri in Bronte.
18. Atto di Fede Teologica d'un Fratello congregato nella Novara li 17
Aprile 1739.
Fu giorno che toccava farsi la solita congregazione secreta per profitto
de' Fratelli congregati, i quali per esercitarsi negl'atti delle 3 Virtù
Teologali, esce in mezzo or l'uno, or l'altro a fare uno di questi atti.
Toccò ad uno d'essi far l'atto di Fede, e genuflesso in mezzo alla
Congregazione proruppe in quest'accenti: _SS. Patri, iu cci cridu chi
stati in Celu, ed ancora lu vostru SS. Fighiu, comu motrici di tutti li
cosi; iu cridu, mà non cridu beni, pirchì senza la Fidi non pozzu iri in
Paradisu, ne ad autra banda; la Fidi è fimmina, chi pozzu diri? lu
Vicerrè manda un ordini, e non è obbedutu; dunca non è_. Qui due o tre
Fratelli cominciarono a ridere, ed il Padre della Congregazione fù
necessitato che finisse. Uno d'essi era sacerdote; lo scrisse e lo
consegnò a me, e colle medesime parole qui l'ò trascritto.