16. Miscellanea.

Il sacerdote D. Mario Spitaleri in Bronte era un uomo di poca entità, mà

zelante; prendea però le misure questo suo zelo dal suo naturale poco

riflessivo. Quindi li Brontesi spesso lo stizzavano[32], per prendersi

gioco delle sue proposizioni e delle sue impazienze. In un giorno il

Tesoriere della Cappella del SS.o Sagramento, unito ad uno de' Deputati

della medema Cappella, cominciarono a toccarlo[33], e specialmente sopra

la sua cappellania. Era il D. Mario Cappellano della Chiesa di S. Marco,

situata in campagna, sopra un pogetto esposto ai venti, che col loro

impeto spesso faceano saltare le tegole di quel tetto; montato egli non

saprei se in zelo o in collera cominciò a riprenderli che mandassero a

male i frutti delle rendite pingui della Cappella, e poi soggiunse: _Vui

autri incappastivu cu l'altari di lu SS. Sagramentu, e vi lu mangiati

vivu e mortu, ed illu [è] chiusu in mezzu a quattru tavuli e non parra;

ma ju ncappai cu chill'armali di S. Marcu, chi tuttu lu jornu carriu

canali[34] in collu._

Tanto a me il sig.r Barone D. Filadelfo Papotto.

17.

Trovavasi in un'altro giorno il sudetto D. Mario Spitaleri su d'un

pogetto, volgarmente detto da' Brontesi il Pojo della Colla, in

campagna, ove cominciò a recitarsi l'_Offizio Divino_; ed era arrivato a

prima[35], quando capitò ivi l'Arciprete suo nipote D.r D. Mario

Franzone, _e chi c'è sigr Ziu_? gli disse l'Arciprete; il D. Mario avea

cominciato: _Deus in adjutorium_ etc., [e] rispose subito: _Lassatimi

stari, jam lucis orto sidere: gran diavulu: Deum præcemur supplices, ut

in diurnis actibus, nos servet a nocentibus: grandi diavulu di scecca._

L'Arciprete tornò a dimandargli: _Ch'aviti, chi ci fù?_ Ed egli, il D.

Mario: _E chi voghiu aviri! Sta santa scecca non m'à lassatu diri stu

diavulu d'offiziu: Linguam refrenans temperet_ etc. L'azzioni del

sudetto sacerdote sono celebri in Bronte.

18. Atto di Fede Teologica d'un Fratello congregato nella Novara li 17

Aprile 1739.

Fu giorno che toccava farsi la solita congregazione secreta per profitto

de' Fratelli congregati, i quali per esercitarsi negl'atti delle 3 Virtù

Teologali, esce in mezzo or l'uno, or l'altro a fare uno di questi atti.

Toccò ad uno d'essi far l'atto di Fede, e genuflesso in mezzo alla

Congregazione proruppe in quest'accenti: _SS. Patri, iu cci cridu chi

stati in Celu, ed ancora lu vostru SS. Fighiu, comu motrici di tutti li

cosi; iu cridu, mà non cridu beni, pirchì senza la Fidi non pozzu iri in

Paradisu, ne ad autra banda; la Fidi è fimmina, chi pozzu diri? lu

Vicerrè manda un ordini, e non è obbedutu; dunca non è_. Qui due o tre

Fratelli cominciarono a ridere, ed il Padre della Congregazione fù

necessitato che finisse. Uno d'essi era sacerdote; lo scrisse e lo

consegnò a me, e colle medesime parole qui l'ò trascritto.

Avvenimenti faceti: Raccolti da un Anonimo Siciliano del secolo XVIII · 第 15 / 62 题