Si mette invece per le onde oscure, qualunque sorte lo attenda, il
poeta. Se la suprema bellezza del dolore risiede forse in un ordine
diverso da quello che soltanto collega fra di esse le cose del mondo
presente e se deve per necessità esser simile alla bellezza di una
dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi
che da un passato più lontano della nebulosa originaria vanno a un
avvenire più lontano del giorno in cui si compierà la evoluzione del
sistema solare. «Niente avviene senza causa» dice Eliphaz nel libro di
Job «e il dolore non nasce dal suolo.» No, il dolore inesplicabile che
echeggia nelle viscere della musica non è senza causa e la sua causa
non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto della
evoluzione universale, mi è difficile arrestarmi alla materia prima,
inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare che pur
essa è uno stadio di quel moto, che altre forme dell'essere l'hanno
preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del Libro Sacro
accennanti a un mondo di gloria e di colpa scomparso ma non estinto,
connesso e compenetrato copertamente con le cose presenti; e mi dico
che in quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui tanto
ci turba nel mondo presente lo spettacolo amaro, il soffrire
degl'innocenti, le ingiustizie crudeli della fortuna. Le tristezze che
ci ascendono talvolta nell'anima senza che ne sappiamo il perchè, le
tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente,
quasi a consenso di pena in una comune sorte, tutto procede da quel
mondo prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma
vive sotto di essa. E comprendo come l'Arte, che attinge le proprie
ispirazioni all'inconscio, crei, quando prende a soggetto il dolore
che non ha visibile causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo
intuisce occultamente nell'ordine che collega la dissonanza
intermedia del mondo presente a due mondi sovrumani appunto, a un
mondo passato di splendore e di colpa dove si è dischiuso il seme del
piangere, a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le
creature rifatte splendide per esso e spira. E se la Intelligenza
ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a elevare l'ideale del piacere
sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri umani aspirino a
un'armoniosa gioia dello spirito e della sua veste, comprendo pure che
abbia disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza ma
l'idea del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino liberamente
e richiamino allora in sè le ombre di ogni dolore del mondo,
afferrino, almeno per un momento, il più intero disegno di questa vita
terrena e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto
d'infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante
.... se ode squilla di lontano
Che paia il giorno pianger che si muore.
Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di un
tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo,
anello sensibile di due mondi inaccessibili al senso.
L'Arte che obbedisce a questo divino appello non esercita un
insegnamento morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, solamente
imprime all'anima umana un moto che seconda il moto volgente tutte le
cose a uno stato superiore. Più che mai si conviene all'Arte nel
nostro tempo di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii
degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì
lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto dei beni
economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana
conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. E
mentre la scienza, mentre tutte le forze operose del Bene combattono
con gloria i dolori sanabili della terra, più che mai si conviene
all'Arte, che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini
alla contemplazione del dolore insanabile, fatale e fermo, perchè
soltanto dalla piena coscienza di tutto il dolore può emergere un
perfetto sperato ideale di gioia; e un perfetto sperato ideale di
gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran parte della
possibile felicità umana, è del Bene stesso artefice così potente!