XIV.

Si mette invece per le onde oscure, qualunque sorte lo attenda, il

poeta. Se la suprema bellezza del dolore risiede forse in un ordine

diverso da quello che soltanto collega fra di esse le cose del mondo

presente e se deve per necessità esser simile alla bellezza di una

dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi

che da un passato più lontano della nebulosa originaria vanno a un

avvenire più lontano del giorno in cui si compierà la evoluzione del

sistema solare. «Niente avviene senza causa» dice Eliphaz nel libro di

Job «e il dolore non nasce dal suolo.» No, il dolore inesplicabile che

echeggia nelle viscere della musica non è senza causa e la sua causa

non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto della

evoluzione universale, mi è difficile arrestarmi alla materia prima,

inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare che pur

essa è uno stadio di quel moto, che altre forme dell'essere l'hanno

preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del Libro Sacro

accennanti a un mondo di gloria e di colpa scomparso ma non estinto,

connesso e compenetrato copertamente con le cose presenti; e mi dico

che in quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui tanto

ci turba nel mondo presente lo spettacolo amaro, il soffrire

degl'innocenti, le ingiustizie crudeli della fortuna. Le tristezze che

ci ascendono talvolta nell'anima senza che ne sappiamo il perchè, le

tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente,

quasi a consenso di pena in una comune sorte, tutto procede da quel

mondo prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma

vive sotto di essa. E comprendo come l'Arte, che attinge le proprie

ispirazioni all'inconscio, crei, quando prende a soggetto il dolore

che non ha visibile causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo

intuisce occultamente nell'ordine che collega la dissonanza

intermedia del mondo presente a due mondi sovrumani appunto, a un

mondo passato di splendore e di colpa dove si è dischiuso il seme del

piangere, a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le

creature rifatte splendide per esso e spira. E se la Intelligenza

ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a elevare l'ideale del piacere

sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri umani aspirino a

un'armoniosa gioia dello spirito e della sua veste, comprendo pure che

abbia disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza ma

l'idea del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino liberamente

e richiamino allora in sè le ombre di ogni dolore del mondo,

afferrino, almeno per un momento, il più intero disegno di questa vita

terrena e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto

d'infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante

.... se ode squilla di lontano

Che paia il giorno pianger che si muore.

Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di un

tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo,

anello sensibile di due mondi inaccessibili al senso.

L'Arte che obbedisce a questo divino appello non esercita un

insegnamento morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, solamente

imprime all'anima umana un moto che seconda il moto volgente tutte le

cose a uno stato superiore. Più che mai si conviene all'Arte nel

nostro tempo di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii

degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì

lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto dei beni

economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana

conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. E

mentre la scienza, mentre tutte le forze operose del Bene combattono

con gloria i dolori sanabili della terra, più che mai si conviene

all'Arte, che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini

alla contemplazione del dolore insanabile, fatale e fermo, perchè

soltanto dalla piena coscienza di tutto il dolore può emergere un

perfetto sperato ideale di gioia; e un perfetto sperato ideale di

gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran parte della

possibile felicità umana, è del Bene stesso artefice così potente!

Il dolore nell'arte: discorso · 第 21 / 23 题