XIII.

Quale sarà dunque la intima bellezza del dolore che si rivela

nell'inconscio dell'artista e ci attrae inesplicabilmente nell'opera

d'arte?

Il dolore è per sè così ripugnante alla natura umana che se lo si

considera non solamente all'infuori di ogni specificazione individuale

ma puranche all'infuori dell'ordine delle cose esistenti, è

impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli bellezza

alcuna. Ove in un mondo ordinato alla gioia entrasse un giorno senza

causa, nè apparente nè occulta, il dolore, non si concepisce come un

essere intelligente potrebbe compiacersi di esprimerlo ad arte, come

altri potrebbe compiacersi di contemplarne o leggerne o udirne la

studiata espressione. Quindi la bellezza del dolore non può essere che

nell'ordine suo con le cose esistenti, come la bellezza di una seconda

minore, per sè il più spiacente connubio di suoni, non può essere che

nell'ordine degli accordi cui è inserta. Ora non è difficile a chi

mediti le cose umane scoprire normali funzioni benefiche del dolore

nell'ordine delle cose esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo

come un grande artefice di progresso, perchè fu veramente il dolore

inflitto dagli elementi, dalle belve, dai morbi, che costrinse

l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente vigore

l'intelligenza e crescente impulso la civiltà. Veramente dal terrore

degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia e le matematiche, come

dalle zuffe che insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque

la geometria. L'orrore della indigenza e della morte generò

l'alchimia, madre della chimica. La dottrina della fraternità umana

insegnata dal Cristianesimo generò, accomunando le sofferenze, quel

mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro tempo combatte

indefesso il dolore individuale e sociale e con le sue continue

conquiste accumula potenza nello spirito. Il dolore purifica e

ritempra, precede ogni nascita anche nell'ordine delle grandi idee

sorgenti a illuminare e dirigere la evoluzione della razza. Il dolore

finalmente, tanto nell'ordine morale quanto nell'ordine fisico, non

altro è che il salutare indice del disordine. Tali visibili aspetti di

bellezza morale ha dunque il dolore nell'ordine delle cose esistenti.

Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso? Non lo

credo. Comprendo come un'arte moralista si compiaccia di

rappresentarci il dolore che procede da un disordine morale, il dolore

che ammaestra; come un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci

il dolore che procede da un disordine sociale, il dolore che richiama

a giustizia; come un'arte civile si compiaccia di rappresentarci il

dolore che procede da un disordine nelle condizioni della patria, il

dolore che infiamma all'adempimento del dovere civile; ma non posso

dimenticare che il dolore nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più

attraente quanto più inesplicabile, quanto meno visibilmente

rappresentato dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico

inoltre che il dolore espresso dalla musica pura, disgiunta dalla

parola, tanto potente sull'animo nostro, è impossibile a collegare con

alcun disordine apparente. Vi ha dunque una suprema bellezza del

dolore che ancora si nega alla mente indagatrice, che senza un

conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che

non risiede in alcun visibile ordine delle cose esistenti e ha quindi

la ragione propria o in un ordine ignoto e impenetrabile di esse o in

un ordine più ampio del quale il mondo presente non sarebbe che un

termine intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti

alla conoscenza umana, qui l'esploratore che avanza passo passo

nell'ombra crescente, ode il fragore, sente l'alito di quel mare che

non ha barca nè vela. Egli ristà.

Il dolore nell'arte: discorso · 第 20 / 23 题