Quale sarà dunque la intima bellezza del dolore che si rivela
nell'inconscio dell'artista e ci attrae inesplicabilmente nell'opera
d'arte?
Il dolore è per sè così ripugnante alla natura umana che se lo si
considera non solamente all'infuori di ogni specificazione individuale
ma puranche all'infuori dell'ordine delle cose esistenti, è
impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli bellezza
alcuna. Ove in un mondo ordinato alla gioia entrasse un giorno senza
causa, nè apparente nè occulta, il dolore, non si concepisce come un
essere intelligente potrebbe compiacersi di esprimerlo ad arte, come
altri potrebbe compiacersi di contemplarne o leggerne o udirne la
studiata espressione. Quindi la bellezza del dolore non può essere che
nell'ordine suo con le cose esistenti, come la bellezza di una seconda
minore, per sè il più spiacente connubio di suoni, non può essere che
nell'ordine degli accordi cui è inserta. Ora non è difficile a chi
mediti le cose umane scoprire normali funzioni benefiche del dolore
nell'ordine delle cose esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo
come un grande artefice di progresso, perchè fu veramente il dolore
inflitto dagli elementi, dalle belve, dai morbi, che costrinse
l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente vigore
l'intelligenza e crescente impulso la civiltà. Veramente dal terrore
degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia e le matematiche, come
dalle zuffe che insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque
la geometria. L'orrore della indigenza e della morte generò
l'alchimia, madre della chimica. La dottrina della fraternità umana
insegnata dal Cristianesimo generò, accomunando le sofferenze, quel
mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro tempo combatte
indefesso il dolore individuale e sociale e con le sue continue
conquiste accumula potenza nello spirito. Il dolore purifica e
ritempra, precede ogni nascita anche nell'ordine delle grandi idee
sorgenti a illuminare e dirigere la evoluzione della razza. Il dolore
finalmente, tanto nell'ordine morale quanto nell'ordine fisico, non
altro è che il salutare indice del disordine. Tali visibili aspetti di
bellezza morale ha dunque il dolore nell'ordine delle cose esistenti.
Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso? Non lo
credo. Comprendo come un'arte moralista si compiaccia di
rappresentarci il dolore che procede da un disordine morale, il dolore
che ammaestra; come un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci
il dolore che procede da un disordine sociale, il dolore che richiama
a giustizia; come un'arte civile si compiaccia di rappresentarci il
dolore che procede da un disordine nelle condizioni della patria, il
dolore che infiamma all'adempimento del dovere civile; ma non posso
dimenticare che il dolore nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più
attraente quanto più inesplicabile, quanto meno visibilmente
rappresentato dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico
inoltre che il dolore espresso dalla musica pura, disgiunta dalla
parola, tanto potente sull'animo nostro, è impossibile a collegare con
alcun disordine apparente. Vi ha dunque una suprema bellezza del
dolore che ancora si nega alla mente indagatrice, che senza un
conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che
non risiede in alcun visibile ordine delle cose esistenti e ha quindi
la ragione propria o in un ordine ignoto e impenetrabile di esse o in
un ordine più ampio del quale il mondo presente non sarebbe che un
termine intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti
alla conoscenza umana, qui l'esploratore che avanza passo passo
nell'ombra crescente, ode il fragore, sente l'alito di quel mare che
non ha barca nè vela. Egli ristà.