Quando, posseduto ancora nel pensiero dal fantasma della Desolata,
camminavo lentamente lungo il ritmico fragore delle onde cadenti sulla
riva, pensai ai profondi accordi che aprono la _Mondscheinsonate_ di
Beethoven. Se adesso, pieno il cuore delle ombre dolenti che ho
evocate davanti a voi, mi figuro di ascoltare in una solitudine o
nelle tenebre quel sublime adagio, vi sento l'anima unica, vi odo
l'unica voce di tutti i dolori del mondo. Non è un lamento, è un
canto solenne e grave che insiste in suoni profondi, echeggianti nelle
viscere immote delle cose, sotto un ondeggiar vago di parvenze
mutabili. Dolore, mistero, inesprimibile bellezza; questo mi dicono i
sovrumani accordi e una voluttuosa pena simile alla pena dell'amore
m'invade, un desiderio infinito di confondermi all'onda sonora del
canto che ascende come la preghiera di tutto che soffre verso un
Potere immenso e silenzioso. Suprema forma dell'arte, primizia quasi
di parole e d'idee superiori allo stadio presente della intelligenza
nostra, la musica sola vale a esprimere il dolore impersonale e puro,
e allora nel suo linguaggio magnifico è sempre un elemento di
preghiera, di aspirazione a qualche ignoto stato felice ch'è nelle
possibilità del futuro, di speranza nell'ordine ideale di un mondo sul
quale si apre la porta di uscita delle generazioni umane. Anche quando
a commento di poesia la musica esprime ebbrezze amorose, le avviene
talvolta d'infondere nelle parole più tenere e liete un'anima di
tristezza. «Sommesso nella notte» dice il poeta «il canto mio a te
sospira, vieni, rendimi beato». La musica di Schubert si slancia con
un grido amoroso, cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato pianto.
Vede ella forse venir l'ora delle lagrime dopo l'ora della gioia o non
dice piuttosto ch'è impossibile sulla terra di amare senza dolore
perchè le condizioni della vita terrena non concedono la unione
completa e perpetua che dell'amore è inestinguibile sete? Neppure
Schubert saprebbe rispondere, ma certo il divino incanto della melodia
è in quell'accento di tristezza che vi risponde all'amoroso richiamo.