X.

Signori, prima di esporvi il mio concetto circa la natura di questa

intima bellezza del dolore che innamora gli artisti e le moltitudini

raggiando nel loro inconscio, mi piace dire alto che nessuno mi vince

nel sentire la grandezza e la bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi

rapiscono palpitante a sè le sublimi forme di poesia che Dante creò

per la gioia quando immaginava esser tratto dagli occhi sfavillanti di

Beatrice per entro un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi di

sacro entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino

corpo slanciato nel vento da una gioia che lo libera dall'impero della

terra? Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto

dei versi rapidi con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento

io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di fuoco che ha

posseduto il poeta? Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia

greca, nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di

un'arte che alle gioie dell'amore diviso e pago fa partecipare lo

spirito senz'abbassarlo? Persino davanti al meraviglioso dipinto di

Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato di quella trionfale gioia

del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite monarca beone,

sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo liquore, del cortigiano

acclamante alle sue spalle col calice in alto, dei cavalieri barbuti e

delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale, del

bimbo ignudo in grembo alla madre, nel quale si ostenta, ignuda del

pari, la innocenza magnifica della natura.

Il dolore nell'arte: discorso · 第 17 / 23 题